Commenti a: Città sommersa, Marta Barone e il ragazzo che corre nella notte https://minimaetmoralia.it/altro/citta-sommersa-marta-barone-ragazzo-corre-nella-notte/ un blog di approfondimento culturale Tue, 28 Jul 2020 15:07:01 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: MGColombo https://minimaetmoralia.it/altro/citta-sommersa-marta-barone-ragazzo-corre-nella-notte/#comment-2009958 Tue, 28 Jul 2020 15:07:01 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=43795#comment-2009958 ” Come sarebbe andata se non avessimo sprecato tutti quegli anni “.
Marta Barone

Può essere che anche Leo Hollis oggi si sia ricreduto su quanto espresso con tanta convinzione ed entusiasmo in Cities are Good for You: the genius of the metropolis (ed.Bloomsbury 2013), ove sosteneva la tesi, già allora con alterni toni contestata dai più, che le grandi città, proprio in quanto regine di caos, congestione, diseguaglianze e ingiustizie sociali, siano il posto migliore dove vivere.

In netta emozionale controtendenza Marta Barone nel suo libro Città Sommersa, elegge Milano ad inquietante set attivo della vicenda narrata, suggerendo una dimensione alienante, di suoni stridenti e stranianti, di metafisico oscuro vuoto, nell’ambito della quale il motto graffittato sui muri Fuori luogo ovunque diventa per la protagonista l’insistente mantra/monito della Città, già evocata dal nonno come città di streghe e oggetto di malinconici interrogativi da parte del padre ( perchè mi hai respinto? Perchè non son riuscito ad appartenerti?).

E’ in questo spazio urbano, colto, con bella scrittura fortemente evocativa e dark, nella sua inquietante nudità materica e percepito estraneo e indecifrabile come una cattedrale vuota in cui ogni passo aveva un’eco sproporzionata, che, tassello dopo tassello si ricostruisce la vita di L.B. uomo/ padre/ marito /compagno/ leader/ medico spaventosamente libero, spaventosamente innocente, eppure condannato per partecipazione a banda armata.Il ritrovamento casuale da parte della Scrittrice, ormai non più rabbiosa adolescente, di alcuni documenti dimenticati, relativi alla vicenda giudiziaria paterna, i contatti con i superstiti testimoni dell’epoca, la riflessione sulle caratteristiche temperamentali del genitore, brevi ricordi personali, riflessioni sull’estetica del perdente, che caratterizzava la complessa figura paterna, portano oltre l’ottica del riscatto personale e diventano occasione di ripensamento di un’intera epoca privata e pubblica.

Ed è lungo le strade di Milano, ma anche di Torino, Napoli, Roma nella febbrile Italia degli scioperi, dei licenziamenti, degli attentati dei 70 che Marta Barone tenta puntigliosamente e dolorosamente di ricostruire i pensieri di quel padre bizzarro, con un talento per la gioia ( gli piacevano tutti, tutti erano da salvare), immischiato suo malgrado in una vicenda di sangue per il pressapochismo giudiziario, affidato a testimonianze contraddittorie e memorie inaffidabili e lacunose.

La ricostruzione dell’identità paterna la porta, oltre i ricordi personali, a ripercorrere il complesso mondo delle formazioni armate di quegli anni, colte nella violenta escalation competitiva che le travolse e che, con dettagli strategici raccapriccianti e surreali pratiche gestionali, le assimilarono a bande malavitose.

Leonardo Barone, rampante e ammaliante intellettuale, nè organico nè pifferaio, entusiasta e sentimentale, sembra evocare l’impegno pittoresco e fuori dal coro di Cosimo di Rondò, che, nel prendere le distanze, rifugiandosi sugli alberi, trova la giusta dimensione per condividere con la comunità il suo sapere, capace di cogliere le difficoltà della vita quotidiana, senza smettere di esercitare diritto di critica anche verso la propria parte, di cui pure porta il peso.

Così, a proposito del ruolo dell’intellettuale, nel segno della leggerezza, raccomandava Calvino, inascoltato nelle surriscaldate parossistiche assemblee sessantottine.

La conclusione del libro, nel grandioso scenario di Stromboli, riporta ad una immagine, che, pur parzialmente pacificata tra la personalità contrastante nel privato e nel pubblico di L.B. e l’implacabile figlia, deve fare i conti con il mistero dell’esistenza, o, come molto meglio, in originalità e profondità di pensiero, fil rouge di tutto il libro, dice Marta Barone, con la malinconia della vastità.
https://www.criticipercaso.it/2020/06/11/citta-sommersa-marta-barone-ed-bompiani/

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Di: Luigi Mazziotta https://minimaetmoralia.it/altro/citta-sommersa-marta-barone-ragazzo-corre-nella-notte/#comment-2009893 Wed, 15 Jul 2020 13:08:29 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=43795#comment-2009893 Marta Barone con le sue istantanee scritte, appunti, attraverso ricordi personali, racconti, dialoghi, descrive, con sguardo retrospettivo, in modo intimo e collettivo allo stesso tempo la solitudine e il travaglio del padre L.B, Leonardo Barone durante gli anni oscuri del terrorismo dal ‘70 all’80.
La sua capacità di svolgere questa investigazione è straordinaria per l’intensità, perché non c’è parola che non riesca a impadronirsi del lettore. Nulla in queste pagine è sprecato, ogni frase è precisa, premessa di quella successiva. Ogni pagina innesca l’emotività, allo stesso tempo mantenendosi asciuttissima.
Un racconto pieno di punti interrogativi, di domande, di contrapposizioni; ma anche di parole e silenzi cocenti e della capacità straordinaria di riappropriarsi di una figura ignorata, di un uomo chiuso nel ripiegamento di frammenti come spazi bianchi.
L’autrice con bravura scrive su cosa significa smarrirsi e poi ritrovarsi, raccontando l’umanità vissuta fino in fondo di un padre che fa parte dei movimenti operai nella conturbante Torino degli anni ‘70 nell’incomprensione di un figlio che non conosce quel passato, sopperendo alla mancanza di dettagli, indovinando una vita nei suoi interstizi segreti, utilizzando il dolore e il rimpianto di una mancata partecipazione per inventare, lì dove il racconto altrui viene meno, l’identità di un personaggio sconosciuto.
Un libro attraversato da «un senso di separatezza segreta>>, in cui resiste centrale il tentativo di dare volto a certi personaggi misteriosi che talvolta abitano la nostra vita, e di cui scopriamo la complessità solo in un tempo a posteriori.
Marta Barone scrive un racconto nel tentativo di (rin)tracciare l’identità del padre, nel momento in cui è già scomparso; ma la natura della sua «storia evanescente e imprecisa» diventa indagine nel momento in cui riemerge una memoria difensiva che svela il suo presunto coinvolgimento in certe agitazioni ad opera dei brigatisti di Prima Linea. E proprio quella memoria segna il punto d’accesso al libro, e diventa lo strumento con cui interrogare il passato per decifrare la storia perduta di LB a dispetto di ogni forma di resistenza e negazione di chi scrive.

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