Commenti a: Venticinque anni senza Bukowski https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/charles-bukowski/ un blog di approfondimento culturale Sat, 23 Mar 2019 12:11:05 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Venticinque anni senza Bukowski – hookii https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/charles-bukowski/#comment-1990497 Sat, 23 Mar 2019 12:11:05 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=19230#comment-1990497 […] In un lungo articolo pubblicato su Minima&moralia, Christian Raimo propone un’analisi della figura e dell’opera letteraria di Charles Bukowski, il celebre scrittore statunitense di origini tedesche scomparso il 9 marzo del 1994 all’età di 73 anni. […]

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Di: Max Bosch https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/charles-bukowski/#comment-1990225 Fri, 15 Mar 2019 08:41:28 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=19230#comment-1990225 Ho sempre cercato di capire se da Bukowski si potesse arrivare ad altro. A parte Fante e forse Bunker, non ho mai trovato molto. Che ne pensate? Qualcosa da segnalare?

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Di: Marcello https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/charles-bukowski/#comment-1989987 Sun, 10 Mar 2019 17:22:15 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=19230#comment-1989987 Aspetta un attimo..un conto è parlare di pederastia e un conto di alcolismo. Accomunare due vizi totalmente opposti e con fini diversi mi sembra quantomeno scandalaso. Stavolta hai pisciato fuori dal vaso. Bukowsky con Pasolini non c’entra niente, i vizi del secondo non sono minimamente paragonabili a quelli del primo e tantomeno giustificabili. Pasolini non era un santo e giustificarlo mi sembra esagerato. Come viene giustificato Montanelli dopo che aveva sposato e abusato una dodicenne etiope. Intellettuali si ma con una macchia visibile dalla luna e per questo porci immondi. Bukowsky era un’altra cosa. Hai esagerato.

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Di: Subhaga Gaetano Failla https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/charles-bukowski/#comment-541202 Tue, 11 Mar 2014 17:11:39 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=19230#comment-541202 “F. Pivano: Dai tuoi libri pensavo che tu fossi aggressivo e invece sei tollerante. Ed è una bella sorpresa per me. Peccato che questa intervista è stata troppo corta. Forse Joe mi porterà qui di nuovo la prossima volta che vengo a San Francisco. Così la prossima volta non dovrò pensare al registratore e potremo passare un paio d’ore soltanto a chiacchierare. Non posso dire a bere perchè io bevo solo soda, quella che noi chiamiamo acqua minerale. Hemingway mi diceva sempre: ‘Figlia, questa non me la dovevi fare’.
C. Bukowski: Già, a quelli che bevono piace la gente che beve con loro. Altrimenti…
(…)
F. Pivano: Se non si fa insieme, gli altri si imbarazzano. Ma noi siamo amici lo stesso, vero?”
C. Bukowski: Certo. Prendi questa rosa.”
(“Charles Bukowski: ‘Quello che mi importa è grattarmi sotto le ascelle’ – Fernanda Pivano intervista Bukowski”, Sugarco, 1982)

“Mi ricordo che un giorno ricevetti una lettera furibonda di un tale il quale sosteneva che non avevo diritto di dire che Shakespeare non mi piace. Troppi giovani mi avrebbero creduto senza nemmeno darsi la pena di leggere Shakespeare. Non avevo diritto di affermare una cosa simile. E così via. Non gli ho mai risposto. Lo faccio adesso.
Fottiti, amico. E non mi piace nemmeno Tolstoj!”
(C. Bukowski, “Il Capitano è fuori a pranzo”, trad. di Andrea Buzzi, Feltrinelli, 2000)

“Piacere di conoscerla, signora,” dissi.
“Smettila di guardare fisso, per favore. Non c’è niente che tu non abbia visto prima.”
“Si sbaglia, signora. Posso sapere come si chiama?”
“Signora Morte.”
“Signora Morte? Lavora al circo? Nel cinema?”
“No.”
“Dov’è nata?”
“Non ha importanza.”
“Anno di nascita?”
“Non cercare di far lo spiritoso…”
“Volevo solo alcune informazioni preliminari…”
In qualche modo mi persi, cominciai a guardarla su per le gambe. Mi sono sempre piaciute, le gambe. E’ stata la prima cosa che ho visto quando sono nato. Ma allora stavo cercando di uscire. Da quel momento in poi ho sempre tentato di andare nell’altra direzione, ma con fortuna piuttosto scarsa.
(C. Bukowski, “Pulp. Una storia del XX secolo”, trad. di Luigi Schenoni, Feltrinelli, 1995)

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