Commenti a: Il sitplot senza confine di Roberto Bolaño https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/ un blog di approfondimento culturale Fri, 14 Oct 2011 13:16:13 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Ilpinciodasulpincio https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-53621 Fri, 14 Oct 2011 13:16:13 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-53621 Caro Il Mio Pinciotto, ma mi facci il piacere se ne vadi lei e la sua faccia di Paz!

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Di: Giorgio Di Costanzo https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-12555 Fri, 27 May 2011 18:12:44 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-12555 Evviva Juan Rodolfo Wilcock!

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Di: Cronopio https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-1994 Sun, 06 Feb 2011 22:23:04 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-1994 Confesso che questa è la prima volta che mi permetto di prendere parte a una discussione in questi spazi e in rete in genere. Mi spiacerebbe innescare o aver innescato polemiche, le assicuro Chiara lontane dal mio modo di pensare. Le cose che lei dice sono indubbiamente giuste. E ritengo che i saggi critici possano essere di indubbio valore conoscitivo ed esperienziale, credevo di mettere in evidenza che il problema fosse più di toni che di contenuti. Condivido inoltre con lei che la coscienza si formi attraverso la lingua, e che sia decisamente un fatto sostanziale. E condivido persino, e ovviamente, che non credo esistano grandi scrittori che non siano stati anche grandi lettori – cosa che potrebbe farle sembrare le mie parole in contraddizione con le precedenti. Non starò a spiegare come e perché io non le senta in contraddizione, se non altro perché rileggendomi temo di essermi già preso troppo spazio all’interno di questo dibattito e le assicuro tendo a essere in genere poco appariscente. Lei dice di aver scelto di rispondere solo alle cose che non le sembravano uno spreco di tempo, eppure mi lascia con la sensazione che abbia scelto le cose sbagliate. Non c’era bisogno che spiegasse del nodo cortazariano, e non perché io lo conoscessi o meno – mi scuso per quel poco di ironia che le avevo usato al riguardo – ma perché era un modo come un altro (come lo stesso rendere esplicita la mia non lettura di Bolano, o una certa “ignoranza” ontologica dell’Arte) attraverso il quale volevo comunicare un’altra cosa. Una cosa senza nome della quale secondo me le sue parole soffrivano troppo la mancanza in uno spazio che ho trovato sempre bello come questo. O anche, che se non è possibile produrre narrativa di qualità senza leggere narrativa di qualità forse è possibile che alcuni scrittori siano riusciti a farlo – questo sì – senza aver letto libri di critica ed essendo magari perfettamente in grado di riconoscere e apprezzare e reinventare l’estetica di un nodo cortazariano senza necessariamente averlo analizzato in modo tassonomico… È solo che anche in quell’esercizio di tassonomia, se decontestualizzato anche interessante e utile, ho trovato la parte di quel tutto di cui le parlavo. Ma questo non è affatto un invito a continuare oltre questo scambio di opinioni soprattutto nel modo in cui era partito, che era anzi una di quelle cose di cui mi permettevo di lamentare l’eccesso. Il mio non voleva essere un elogio dell’ignoranza. E mi scuso per eventuali forzature che dipendono forse da un atteggiamento che mi porta a prendere posizione mio malgrado soprattutto quando la cultura e l’erudizione sembrano essere usate in modo apparentemente costruttivo ma poi come mero strumento di esercizio di differenza e di scarto. Ma forse non è il suo caso. E forse ha ragione lei ed è il mio intervento a essere poco centrato e ad aver spostato il fuoco della discussione, come mi scuso se dovessi averla offesa in qualche modo. Non è mia intenzione psicanalizzare né prendere di mira nessuno. Non volevo mancar di rispetto, tanto meno a Pincio come lei sembrerebbe o vorrebbe suggerire. Non ho né l’arroganza né sussisteva il bisogno di dover difendere qualcuno, se non una particolare idea del mondo e della letteratura della quale, secondo me e non se ne voglia, le sue parole erano prive, pur nella proprietà e anche nell’interesse dei contenuti.

A Carmelo vorrei soltanto ricordare, senza intenti polemici, che non aver letto un autore o non conoscere ancora qualcosa non costituisce necessariamente motivo di vergogna o di biasimo, purché non ci si atteggi a conoscitori di ciò di cui non si è. Io ho molto rispetto per l’ignoranza, e alle volte sospetto per i suoi accaniti intransigenti avversari. Perché nell’ignoranza può nascondersi non soltanto e necessariamente negligenza – ma anche sfortuna, nobiltà e pulizia. Poco tempo fa mi è capitato di sentire uno scrittore interrogarsi su come fosse possibile che un ragazzo di sua conoscenza decidesse e si mettesse poi effettivamente a scrivere, se poi neanche conosceva una specifica e particolare opera di narrativa italiana (citò uno dei primi romanzi di Eco). Anche se era chiaro l’intento di quelle parole (che è lo stesso espresso da Chiara e che condivido, che non si possa essere grandi scrittori, grandi pittori, grandi architetti, senza prima aver studiato avidamente altri libri, altri quadri, altri edifici), io ho trovato quelle parole fuorvianti, fosse anche solo perché lasciate lì e non argomentate. È mia opinione che nessun libro sia veramente imprescindibile, in un gioco di maree in cui nessuna bibbia letteraria può esserci data, sicuramente non al singolo lettore o scrittore, per fortuna, per quanto importante possa essere un testo. Qualsiasi testo contemporaneo o classico possa venirle in mente, imprescindibile per la Storia del Pensiero o della Letteratura o della Sociologia della Letteratura, non lo sarà mai per il singolo, per ogni singolo, saremo sempre in grado di trovare uno scrittore altrettanto classico che di quel testo abbia fatto a meno, e che ha partecipato, se ha partecipato, alla sua formazione solo attraverso un processo a lui stesso oscuro di osmosi, cosa che io trovo bella oltre che salvifica. Mi permetto anche io di citarle qualcosa, lo ripeto e la prego di credermi senza il minimo intento polemico, solo per presentarle un punto di vista diverso, sulle possibilità che offre la comunione e quel vento salutare e circolare delle idee che non rende necessariamente inopportuno intervenire anche su argomenti dei quali non si ha piena conoscenza, se fatto con onestà e pulizia.

“…E se ci penso rivedo decine, centinaia di porte rimaste aperte, e che un giorno si chiuderanno. Quando voglio prendermi in giro dico che più che un lettore sono un grande iniziatore di libri. […] A ripensarli ora, tutti i libri non ancora finiti della mia vita, tutte quelle porte aperte, li vedo creare corrente, agitare l’aria delle storie accumulate nella mia testa. […] Mi piace tenere queste porte, queste storie aperte, così come mi piace poi trovare il momento giusto, il momento perfetto per chiuderle…”

Nessuno conosce tutti i libri del mondo, fosse anche l’editore che ci offre questo spazio di riflessione, ma ciò non gli impedisce di svolgere il suo lavoro nel più egregio dei modi.

Mi scuso ancora per lo spazio rubato e con Chiara, se, come lei dice, ho fatto qualunque cosa pur di spostare l’oggetto della discussione. Ma gli oggetti si spostano prima e più con i toni che non con i contenuti. In ogni modo cercherò in futuro di avere più cura.

Un saluto cordiale.

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Di: Chiara https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-1990 Sun, 06 Feb 2011 09:45:23 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-1990 Qualunque cosa, pur di distrarsi dall’oggetto della discussione.

Caro Cronopio, di tutto quello che lei ha scritto, che è lunghissimo e abbastanza buffo (mi perdoni, ma è oggettivamente buffo il modo in cui ve la prendete per una questione formale non rivolta a voi. Ed è buffa anche la scarsa considerazione che avete di Pincio, cui era rivolta: nonostante la sua gentilezza, mi sembra persona abbastanza intelligente da capire da sè quando intervenire e come), risponderò solo a quelle che non mi sembrano uno spreco di tempo (se poi scrivere un saggio sulla mia persona è stato per lei piacevole, allora le darò volentieri il mio contatto mail, così potremo conoscerci e lei potrà psicanalizzarmi in modo consapevole, magari in sedi più opportune).

1)Il nodo Cortàzariano è la frazione di secondo in cui l’autore opera il ribaltamento dei piani, passa da ragno a mosca: il lettore non sa come sia successo, ma è successo e non può fare a meno di trovarsi lì. Axolot, Lejanìa, Segunda vez e Las armas secretas rendono bene l’idea.

2)Consigliare a qualcuno di rileggere un testo e di associare a quel testo la lettura di quanto la critica ha prodotto non è un’offesa. E’ un’esortazione onesta, e un buon consiglio. Conosco persone che hanno letto l’Ulisse e la tauromachia almeno venti volte, e persone che priuma di comprendere l’Aleph integralmente hanno avuto bisogno di almeno una decina di letture. Rileggere un testo è cercare una comunicazione più profonda, cercare l’autore e il suo intento, dirsi: va bene autore, è chiaro che tu ne sai più di me. Vediamo se riesco a capirti fino in fondo. Lo stesso vale per molti saggi critici. Partono anche quelli dal testo, e quando si rivelano validi sono un ottimo strumento di confronto. Un ottimo strumento per valutare se le nostre idee e il nostro istinto siano migliorabili.

3) La retorica.
Un giorno un tizio – un poeta grandioso, per inciso – mi disse una cosa, forse banale, ma su cui non avevo mai riflettuto: la nostra coscienza si forma attraverso la nostra lingua. Pensiamo attraverso le parole che sentiamo ogni giorno e costruiamo un metodo di pensiero attraverso quelle parole. La stessa persona un altro giorno mi spiegò come si era ampliata l’area semantica della parola “cattivo” a scapito dell’originario latino “malus”, fenomeno che non appare in altre lingue neolatine e che dà un indizio su un’intera popolazione, cioè quella che utilizza la lingua italiana. L’indizio, ovviamente, è una questione pregiudiziale che riguarda chi non è più libero, se si considera l’etimologia del termine “cattivo”. In una sola parola è raccontata un’attitudine secolare di un’intera nazione, presumibilmente una brutta attitudine, rivolta al pregiudizio.

Le ho fatto questo esempio noiosissimo solo per farle capire che l’attenzione alla lingua per me è un fatto sostanziale, non formale o retorico. Ci sono persone in questo paese che pensano, che si assumono volontariamente l’onere di trasmettere pensieri e riflessioni attraverso le parole, e se queste non vengono usate con attenzione allora non c’è speranza di uscire dal buco in cui ci siamo, o siamo stati, infilati. E’ decisamente un fatto di sostanza.

4)Il campo artistico è molto vasto, limitiamoci agli scrittori: per quel che ne so, non esistono grandi scrittori che non siano stati anche grandi lettori, e questo esclude a priori l’ignoranza.
Il punto è banale: è veramente arduo creare qualcosa di nuovo senza conoscere quello che già è stato creato. La letteratura, come tutto il resto, richiede conoscenze tecniche e conoscenze sostanziali e lunghe riflessioni e stimoli immensi, fatti sia di vita che di parole. Altrui. Quindi no: non conosco grandi autori ignoranti, faccio proprio fatica a figurarmeli.

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Di: Eric https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-1985 Sat, 05 Feb 2011 20:26:22 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-1985 Caro Cronopio, il caso vuole che io abbia letto qualche mese fa “Storie di cronopios e famas” e in quei giorni mi sia capitato di usare in un blog il nickname “Cronopio”… può immaginare che colpo al cuore sia stato leggere le sue parole!
Grazie davvero per aver espresso in modo compiuto ed emozionante le riflessioni e i sentimenti alla base del mio piccolo moto di ribellione.

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Di: Michele https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-1984 Sat, 05 Feb 2011 11:53:13 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-1984 Il commento di Cronopio diceva tutta un’altra cosa. Non c’entrava con Bolano in particolare, ma con la vita in generale. E, leggendomelo, mi si è proprio aperto il cuore. Dunque, grazie Cronopio.

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Di: carmelo https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-1983 Sat, 05 Feb 2011 11:02:30 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-1983 Davvero edificante!
i critici non leggono le opere di cui parlano, i lettori – persino i lettori forti intervengono nelle discussioni su autori di cui non hanno ancora letto niente, “non una riga” ci viene detto.
Insomma tutti scrivono e nessuno legge.

“” la scomparsa del lettore fittizio simbolizza, forse, l’indebolimento della cittadinanza reale. E della cittadinanza culturale, in particolare. Ci sono meno cittadini culturali e più consumatori di cultura. ci sono meno lettori di narrativa profonda e più dipendenti dalle distrazioni superficiali. Diminuiscono i soggetti attivi, disposti a una relazione di mutua responsabilità con la cultura. Spettatori che non solo domandano, ma che offrano, qualcosa di più dei loro soldi: una lettura impegnata, inquisitiva, lenta, rischiosa. Aumentano gli oggetti passivi della moda, la pubblicità e il kitsch. Diminuiscono i lettori seri di narrativa non utilitaria (perchè utilitaria è la mera distrazione che offrono le supervendite di best seller). Nel frattempo, l’importanza sociale della buona letteratura continua ad attenuarsi ” (carlos franz).

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Di: Cronopio https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-1979 Fri, 04 Feb 2011 19:25:11 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-1979 Cari tutti, sono un lettore che stanotte si è imbattuto nella lettura di questa interessante discussione e che, ci tengo a dirlo subito, non conosce ancora l’opera di Bolaño, e non ha alcuna competenza al riguardo – non una riga ancora rubata dagli occhi avidi a uno scaffale di libreria, quegli occhi che appena aprono un libro chiedono imperiosi stupiscimi, cosa che poche volte accade, (è stato ricordato qui l’Aleph che è uno di quei racconti in cui decisamente si materializza quella possibilità), non una recensione o una parola che non siano quelle qui ascoltate e dette da voi – per cui le mie osservazioni in questo spazio potrebbero essere fuori luogo. Dico potrebbero quando avrei voluto dire volentieri saranno, ma mi astengo perché l’eccesso di verità può alle volte venir confuso con immodestia o malcelato snobismo, due cose che non mi appartengono come spero traspaia dal nome che qui ho deciso di darmi. Sono un lettore credo forte, quale che sia la declinazione che voglia darsi a tale termine, a cui capita di imbattersi negli articoli pubblicati su Minima et Moralia con cadenza irregolare ma costante e fare la cernita di argomenti e nomi a cui mi piace tornare come a un balsamo fuori dal tempo, il tempo del quotidiano di chi non vive di letteratura, nel senso di chi non ne ha fatto un lavoro o un percorso di studi, e non può ricavar da essa pane mozzarelle birre denari carriera negroni da consumare la sera, ma solo, e per fortuna, quella vita che esiste in uno spazio altro dove albergano lo spirito e i sogni, l’alterità e quel sentimento e direi comandamento di vita insufficiente che ci spinge a leggere e scrivere storie. Difficilmente leggo i commenti che seguono agli articoli ma questa volta mi sono lasciato vincere dalla curiosa lunghezza del commento di Chiara e dall’analoga mole della risposta di Pincio, e mi sono avventurato nella lettura. Restando edificato dalla constatazione che esista ancora la possibilità di trovare spazi così interessanti in rete ma anche vagamente indispettito, paradossalmente più di quanto siano in grado di toccarmi la cianfrusaglia e la valanga di parole vuote che riempiono la televisione i telegiornali e buona parte dei libri, cosa che mi ha spinto a dare a quel sentimento nome e parole – perché come Chiara ricorda le parole sono importanti, sono i nomi della ribellione urlati dai titoli dei libri che riverstono blocchi di cartapesta coi quali i ragazzi vanno per strada, sono il senso profondo e un desiderio che trascende spesso persino chi quelle parole le porta appese a un braccio, chi forse neanche le conosce e le ha adoperate e rivestite della potenza dei propri sogni, o trascende anche chi le ha lette, e scritte, per quello che erano, parole attive non piegate alla necessità, talvolta l’orrore, di un’esegesi – o di chi leggendole ne ha fatto critica letteraria. Cercherò di essere meno laterale e arrivare subito al punto che evidentemente ha mosso dentro di me qualcosa di importante dato che mi spinge a scriverne, e che non ha a che vedere con Bolaño. Almeno non più che non con altri scrittori. Posso comprendere il sentimento di Chiara, di Raul, di Alphaproteina, di indignazione nei confronti di approssimazione vera o presunta esacerbata da un tempo italiano in cui l’approssimazione è una delle cifre mutevoli di un’etica che si veste e si trasforma, si mette i tacchi alti o si compone di stracci a seconda dei giorni e del contesto, si muta ci muta e ci vende un eterno presente senza prospettiva in cui tutto è riscritto in base all’effetto da produrre sull’uditorio come appena ieri ci raccontava Borges, fra le altre cose. Posso comprendere la passione e l’amore. Posso comprendere. Posso comprendere l’indignazione. Che parte da queste pagine e non ha più solo a che fare con queste pagine. E questa è forse l’unica giustificazione che posso trovare alle parole decisamente esacerbate di Chiara. Ha a che fare a ben guardare con le tecniche di comunicazione faziose, approssimate, mediocri ed efficaci attraverso le quali, come Chiara ricorda, si sono prodotti diversi danni nel paese. Ma tutto questo, per buona pace di Chiara, mi permetto, non ha a che fare con Pincio e con il suo articolo, e questo non può essere taciuto. Il rischio è quello di spostare in questi spazi quelle stesse tecniche di contrapposizione vacua e autoreferenziale di cui è così già saturo il paese, e di rendere un servizio contrario a quello di cui sono sicuro anche Chiara avverte l’esigenza, fatto prima che di contenuti di nuove forme, quelle forme che avrebbero potuto portare Chiara, in una realtà diversa da quella che di fatto è stata, a mettere semplicemente in evidenza le eventuali inesattezze concernenti la questione eroina, magari anche puntualizzando, come è stato fatto, il pericolo nascosto nel prestar fede a certa critica americana mossa dalla necessità magari di mercato di creare nomi e personaggi da affiancare ai titoli dei libri. Circostanziata e precisa avrebbe svolto un compito serio e gradito. Chiara, invece, ha preso un’altra strada. Per mio gusto trovo di tono – e il tono, sono sicuro Chiara converrà, è parte fondamentale del contenuto – sgradevole frasi come “Se la risposta le sarà incomprensibile come la precedente…”, oppure: “Ho detto che il parallelismo di atmosfere con Lynch è un’osservazione banale…” (per un ignorante come me la cui giornata lavorativa è fatta in buona parte di scienza e non di letteratura o di cinema non lo è stata) , oppure “Rilegga l’opera di Bolaño, rilegga i saggi critici scritti su di lui…” o ancora “Se vuole ne riparliamo, perché l’argomento è complesso…”, e ancora “però insomma: ci pensi su…”. Ecco forse è da questo che deriva parte della mia piccola inoffensiva indignazione, o l’affermazione di Eric, che io mi sento di sottoscrivere, quando sostiene con minore verbosità di quanto stia facendo io adesso ma con efficacia che se Bolaño leggesse questa discussione forse proverebbe più simpatia per Pincio che non per Chiara. Qui, si dirà, non è questione di simpatia e sono sicuro che Chiara lo sappia bene dato che anche la simpatia presumo non rientri nel suo modo di riflettere sulla letteratura, ma sono sicuro altrettanto che sempre Chiara sappia bene quanto possa nascondere e sintetizzare quella parola usata da Eric. Quella parola è stretta parente delle parole empatia, dei verbi ammaliare, incantare, defecare, scopare, vivere, di quei demoni di cui così bene Chiara si è fatta espressione quando con chiarezza esemplare ci ha raccontato del senso dell’epica e della magia, dei nodi cortazariani, dell’esortazione e del dito di Bolaño puntato contro un vicolo cieco. Eppure c’era qualcosa di profondamente sbagliato. Poi ho compreso il fraintendimento e il mio turbamento, stamattina mentre in metro arrivavo al lavoro (e lei dirà, mentre andava a lavorare pensava a queste cose…), il fraintendimento, l’antiparola di quell’agglomerato di parole a cui possiamo dar nome simpatia, è rappresentato da quella sua per mio gusto orribile frase, più di tono che di contenuto: rilegga i saggi critici scritti su di lui… Ecco in quella frase io trovo lo scarto vero (sono sicuro lei ne troverà molti di più) tra quelli come me e quelli come lei, Chiara, accomunati dalla stessa passione forse, quella delle parole e delle parole esatte, ma da angolazioni decisamente distanti, sicuramente complementari ma sotto alcuni aspetti inconciliabili – è una frase mediocre (è mia opinione e me ne assumo la responsabilità) che racchiude un mondo e un modo di essere forse anche più vasto di quello contenuto nella simpatia di Eric. E allora tutto mi è apparso chiaro e ho ritrovato il buonumore. Come lei sostiene forse con appena un po’ più di supponenza di me, sono discorsi complessi, e non è forse questo lo spazio per approfondirli. E sempre per mio gusto, a differenza del suo, ed ecco una seconda differenza, non c’è nemmeno il desiderio di approfondirli. La critica letteraria, quella vera, ha sicuramente il suo compito e il suo indiscusso valore, e concordo con Guglielmi quando sostiene che forse oggi la critica sia di maggiore utilità per gli scrittori che non per i lettori, tuttavia – mi verrebbe da dire querida Chiara, ma mi allontanerebbe più di quanto purtroppo sto già facendo dall’esempio di umiltà di cui Pincio le ha dato prova – sono, forse romanticamente (inteso non nel senso accademico forse a lei più congeniale ma in quello colloquiale della gente comune) persuaso che a uno scrittore, ieri, oggi e domani, darà sempre meno fastidio la ramificazione delle verità legate alla sua biografia, vera o presunta, che non il tentativo, per quanto lodevole, di innalzarlo a vate e incanalarne i testi nei binari del giudizio, della classificazione e dell’etichetta, che trattengono i ciottoli e lasciano passare l’oro, giusto per citare Rodari. Se io fossi Bolaño (e lei dirà, per fortuna non lo è) non mi interesserebbe se qualcuno mi desse dell’ubriacone o del drogato o del frustrato se io sentissi in quelle parole – come si sente nelle parole di Pincio – partecipazione, né accademica né votata alla diffusione propagandistica di un autore, ma quella partecipazione – e non saprei dire se Chiara nel suo quantomeno allegro furore canonico ha mai conosciuto – di chi magari può davvero immaginare, forse perché le ha vissute, forse perché nell’arte c’è un invisibile cordone ombelicale comune, cosa significhi dedicare una vita alle parole scritte e alle proprie ossessioni. Le confesso, Chiara, nell’orgoglio privo di orgoglio della mia ignoranza di non sapere cosa intende quando lei parla di nodo cortazariano, forse perché, non me ne voglia, di Cortazar non ho mai letto nulla oltre che i suoi testi, e per di più, fino ad ora, solo quelli di narrativa. Magari io, o altri lettori di questi articoli, potremmo non sapere cosa sia un nodo cortazariano, possiamo anche immaginare nella autosufficienza e nella licenza della nostra fantasia che sia un buco nero pieno di urgenza nascosto chissà dove in ogni buon testo dal quale esploda la magia, o potremmo usare anacoluti e preterizioni senza conoscerne neanche il nome, pensando magari che gli anacoluti siano degli animaletti piccoli e flessibili dall’intelligenza essa pure flessibile e deviata, che si attaccano ai divani ridendosela allegramente, simili forse ai coniglietti di quel bel racconto di Cortazar, ma saremo sempre più vicini, Chiara, a chi quei demoni è in grado di crearli e mostrarli, con approssimazione, lateralmente, e finanche con un senso vago di insufficienza e di perdita, che a lei può sembrare incomprensibile o orribilmente inesatto, piuttosto che a chi quei demoni è in grado non di crearli ma di metterli sotto spirito, in un’ampolla di mago o scienziato, e di assegnare loro un nome. Forse, mi permetto, è più lei, creatura dell’occidente, ad analizzare e decostruire più di quanto in questo spazio fosse necessario e opportuno. Spostando anche il discorso di livello, come ha fatto, parlando di società e paese, mossa retorica che mi ha fatto storcere il naso perché –spesa forse anche con la buona e sincera convinzione di non voler ridurre i discorsi sulla letteratura allo squallore del mondo che abbiamo intorno – ha invece messo in evidenza, almeno ai miei occhi, che quanto lei stava facendo era l’esatto contrario, spostare le tecniche di quel mondo in questo discorso, defraudando i lettori di una possibilità di crescita e conoscenza attraverso elevature e nodi cortazarioani che scusi se lo ripeto ma un poco mi inquietano pure… Mi permetterei di ricordarle, due per tutti, anche se sono sicuro non ce ne sarà bisogno visto che lei può parlarci dei nodi cortazariani, di quei bei testi che sono Filantropia e soprattutto Il Canto del Cronopio, all’interno di Historias de cronopios y de famas, sempre di Cortazar, nodo o senza. Non sono un critico, credo si sia capito, e non ho letto altro se non i testi, ma sono abbastanza convinto di averne ugualmente colto il senso, e che quel testo possa sintetizzare bene il significato di queste mie parole e della simpatia di Eric. Quanti artisti lei conosce ignoranti? O dalla conoscenza decisamente non enciclopedica, che nel corso della storia siano emersi come fiori dalle macerie del mondo –poveri e che abbiano costruito prima la loro arte che la conoscenza onnivora e globale dell’arte, quelli che sono arrivati a farlo, quello in cui lei pare vedere il vero valore di questo discorso e il senso – quante volte a quegli uomini che adesso lei stima uomini e donne come lei hanno detto con tono di superiorità: legga i saggi critici, ci pensi su… In tutto questo, sempre stamattina, mentre ero in quest’ordine di pensieri affaccendato, mi ha assalito un terribile dubbio (colpa sua, querida Chiara): e se d’improvviso, un giorno qualunque, a caso, come gli altri, magari proprio oggi, mentre un po’ più accigliato del solito mi concedo questi pensieri, un cronopio diventasse, improvvisamente… un famas? Immagini… Roma. Ore 08:30: vedo un Cronopio in metropolitana. Tutto felice all’idea di scendere al Colosseo e fare due passi prima di arrivare al lavoro. Improvvisamente grande ombra sulla faccia del Cronopio. Un pensiero orribile gli attraversa i puntini che ha per occhi e gli toglie tutto il colore verde. E se lui, un cronopio come lui, potesse una mattina come un’altra risvegliarsi con le sembianze di un Famas? ! Perplessità del cronopio mentre tanti fama entrano ed escono dalla metropolitana. Tristezza del cronopio. Fortissima e dolce come solo quella di un cronopio può essere. Poi chiamano fermata Colosseo, mi alzo per scendere, e cammino sui sampietrini del centro in questo giorno che se vive a Roma avrà visto stamattina con un cielo azzurro molto bello, e mi son detto che per fortuna non c’è il rischio per il cronopio, cara Chiara, né c’è il rischio che un Cronopio possa non voler bene anche a lei, giacché per un cronopio anche una piccola fonte di indignazione fa parte del bello della vita. Ma non si creda però che i cronopio non abbiano occhi. Anche i cronopios, magari senza usare nelle arti lo spazio esatto del giudizio o della classificazione, magari ignoranti come pochi – ma pazzi, e dolci, e disperati, e visionari – sanno vedere i demoni, l’orrore, i fiori e il culo del mondo.

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Di: Giuliaweb https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-1939 Tue, 01 Feb 2011 15:34:51 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-1939 Soprattutto Pincio è a differenza di Chiara uno dei figli di Auxilio Lacouture

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Di: Tommaso Pincio https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-1918 Mon, 31 Jan 2011 19:27:08 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-1918 Gentile Chiara,

torno ancora a ringraziarla per la critica meditata e approfondita che ha voluto dedicare al mio articolo, che davvero non meritava tanta attenzione. Stia pur certa che rileggerò Bolano tenendo conto di quanto mi ha scritto. Lo dico in sincerità: se c’è un piacere nella vita è (almeno per me) la possibilità di guardare con occhi diversi le cose che si sono già viste. Su alcune questioni non mi sento di condividere la sua sicurezza, ma è un dettaglio marginale e conservo comunque come preziose le sue sollecitazioni.

Un saluto cordiale.

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Di: Eric https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-1902 Sun, 30 Jan 2011 10:52:51 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-1902 La mia impressione è che se Bolano leggesse questa discussione proverebbe più simpatia per Pincio che per Chiara…

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Di: Enrico Macioci https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-1901 Sun, 30 Jan 2011 10:34:26 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-1901 Premesso che questo tipo di pregiata discussione dovrebbe essere molto più frequente nei blog letterari, e dato dunque merito a minima e moralia e ai suoi lettori, voglio sottolineare un aspetto di Bolano su cui già si sono espressi Pincio e Chiara, ma che mi sembra basilare per comprendere l’autore.
La sua autentica e geniale originalità sta a mio avviso nella struttura, ove per struttura intendo sia il lessico che la maniera di narrare e cioè di ordinare e incastrare le vicende. Bolano regala tale sensazione d’infinitezza sia sul lungo periodo (I detective selvaggi, 2666), sia sul medio periodo (Stella distante), sia nel racconto breve (Puttane assassine) sia in singoli paragrafi o addirittura singole frasi. Si direbbe che il concetto d’infinito, una sorta d’ingordigia ontologica fossero talmente connaturati allo scrittore cileno da penetrare in ogni suo lemma, in ogni seppur minima articolazione del suo pensiero. Il suo pensiero era assolutamente anagogico – benchè capace poi di precisioni chirurgiche, ossessive – e perpetuamente sintonizzato sulla molteplicità della vita (Lagioia proprio qui parlò, qualche tempo fa, di narratore sintomatico e anzi precursore di internet e della perpetua connessione).
In tal senso Bolano mi sembra davvero un innovatore, un romanziere che apre mondi nuovi – anche se non possiamo ancora sapere se egli farà scuola o rimarrà un caso isolato, se sarà un Baudelaire insomma o un Rimbaud (il suo punto di riferimento antropologico/spirituale, si direbbe; e fra i due non mancano analogie).
Dinanzi a un’opera tanto innovativa e complessa è spinoso indagare la biografia, benché possa risultare interessante (almeno per me, patito di biografie). Certo, in parte suo malgrado, l’uomo condusse un’esistenza tribolata e ricca di dinamiche creative. L’idioletto di Bolano però, la sua personalissima cifra stilistico/morale, la sua tensione apocalittica al di-più-e-sempre-e-ovunque tocca vertici quasi mistici e resta per molti versi imperscrutabile; benchè lui non credesse (pare) nell’aldilà, la sua opera così osmotica, porosa e continuamente POTENZIALE, rappresenta un’autentica “svolta del respiro” in quest’era di nichilismo puro.

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Di: alphaproteina https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-1899 Sat, 29 Jan 2011 14:54:59 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-1899 Ineccepibile il primo commento a firma “Chiara”.

Vuota retorica e imprecisioni, articolo che fa il paio con quello apparso pochi giorni or sono sul sole-24ore, in cui l’autore [Gianluigi Ricuperati] scrive “ieri a Manhattan, ho sentito con le mie orecchie un lettore chiedere al libraio se stavano traducendo qualcosa di nuovo di Bolaño” …

(La literatura nazi en América è stato tradotto e pubblicato da Sellerio nel 1998, e sono almeno dieci anni che clienti occasionali o lettori abituali soliti frequentare la mia libreria me ne (ri)chiedono una copia. A Salerno, in Italia.)

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Di: carmelo https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-1898 Sat, 29 Jan 2011 13:24:24 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-1898 beh chiedo scusa mi dicono che il problema nasce dal fatto che ho inserito dei link;
provo a riscrivere il post:

Il problema a mio modestissimo parere è che a volte, presi dalla fretta, si scrive senza verificare le fonti (così è successo nel caso della stampa americana: solo dopo un anno e mezzo qualcuno si è preso la briga di capire da dove deriva la notizia che tutti davano per vera (in buona o mala fede) che bolano fosse tossicodipendente.
Il secondo problema è che siamo spesso condizionati dalla stampa USA; questa autentica fandonia basata sul nulla non ha mai messo piede In America latina.
Il terzo problema, nel caso di bolano, come hanno gia’ ampiamente sostenuto Javier cercas e jorge volpi tra tanti, è che si confonde
la finzione autobiografica (definizione usata da javier cercas per caratterizzare la sua narrativa) con l’autobiografia,
i personaggi alter ego di bolano con la persona di Bolano.
Oltre che uno sbaglio micidiale è un grande torto che si fa all’opera dello scrittore cileno, ridotta a una specie di diario di vita di un uomo un pò Che Guevara e un pò Kurt Cobain, animale esotico oggetto di gossip.

Bolano, tra l’altro, in merito si è espresso innumerevoli volte ma valga per u tutte questa citazione:
“””
un alter ego è ciò che uno avrebbe voluto essere, ma è anche ciò che uno ha corso il rischio di essere e si è salvato dal diventarlo. Io mi sono salvato dall’essere Arturo Belano, e avrei voluto anche essere, in qualche altro momento, Arturo Belano. Per il resto, abbiamo moltissime cose in comune. “””

la recensione apparsa su Repubblica oltre a un frettoloso esercizio di copia incolla – riprende anch’essa l’altro luogo comune circolato qualche anno fa e cioè che non sarebbe vero che
bolano restò prigioniero 8 giorni nelle carceri di pinochet e fu liberato da una guardia ex compagno di scuola

Questa circostanza è stata ampiamente verificata e documentata da amici, critici e scrittori del calibro di horacio castellanos moya che di solito non fa sconti a nessuno.

Allora perchè invece di leggere l’opera di bolano, si continua a fare del gossip sulla sua persona?

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Di: carmelo https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/il-sitplot-senza-confine-di-roberto-bolano/#comment-1897 Sat, 29 Jan 2011 11:13:27 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3685#comment-1897 vorrei capire perchè
i miei interventi hanno l’onore di restare per giorni in attesa di moderazione.
Faccio parte di una lista particolare?
i miei post sono maleducati, offensivi, gratuiti, volgari?
se mi sispiega il motivo magari con reciproco benificio, smetto di scrivere (quelle pochissime volte che lo faccio) e voi smettete di perdere tempo a moderarmi

cordiali saluti

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