Commenti a: Nazifascismo: «Non è male…» https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/nazifascismo-non-e-male/ un blog di approfondimento culturale Tue, 20 Nov 2012 13:25:35 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Tatyana https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/nazifascismo-non-e-male/#comment-178053 Wed, 23 May 2012 12:36:52 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7091#comment-178053 Why don’t you remove the picture, ignorante e pusillanime Sign. Vasta? Jesus was never a Nazi. But about you I’m not so sure… To insult the faith of Christians is easy, isn’t? Breivik’s religion was christianity and here we are … Jesus Christ is already a Hitler! Have you posted a picture of prophet Mohammed with the same look after September 11? Why not? Too scared of a possible vengeance of “the never-fascists” with islamic religion views?

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Di: Minuz https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/nazifascismo-non-e-male/#comment-162963 Fri, 23 Mar 2012 12:30:19 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=7091#comment-162963 Credo che il discorso, almeno su scala generale, sia anche legato all’interpretazione dei simboli. A proposito ricordo (ed è per questo che intervengo su un argomento che non è fra quelli che frequento di più) quel testo ormai classico, forse mai abbastanza letto, che è “La nazionalizzazione delle masse” di G. Mosse, impeccabile nel proporre l’ipotesi di come i prodromi del nazionalsocialismo tedesco incontrassero tutto un corollario di simboli, rituali, drammatizzazioni e spettacolarizzazioni della politica. Dimostrando poi come Hitler non fosse l’unica leva azionante ma uno dei tanti ingredienti, se pur preponderante, che portarono al “fenomeno” nazismo. Così Vanni che urla viva il Duce su youtube, il “kapò” del nostro ex Presidente del Consiglio, perfino il noncurante “non è male” di Step sono tutti ingredienti, o segnali del precipitare di certi simboli sul territorio della “cultura popolare”, con eventuale fraintendimento (diverso a seconda che l’osservatore sia un “saputello”, un “democratico”, un simpatizzante, un militante, un esercente che sceglie di esporre un gadget facendone così “folklore”, ecc.). L’elemento da tenere presente è che anche fraintendere un simbolo -invece di ricordarne esattamente il significato o, al limite, di rimuoverlo tout-court- conferisce nuova vita al simbolo stesso, una vita che darà luce a chissà quale fenomeno, magari simile ma non identico alla fonte del simbolo originaria e, magari, meno individuabile perché mutazione di un fenomeno già noto. Questo solo per dire che mi permetto di consigliare, a chi sia interessato e a chi non l’abbia ancora fatto, una lettura critica del classico di Mosse. Credo sia davvero illuminante come punto di partenza per interpretare meglio un argomento importante, e senz’altro non ancora concluso, della storia mondiale.

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