Federico Sardo, Autore a Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/author/federicosardo/ un blog di approfondimento culturale Thu, 21 Feb 2019 11:12:33 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Federico Sardo, Autore a Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/author/federicosardo/ 32 32 Il futuro e la scomparsa della sinistra https://minimaetmoralia.it/politica/futuro-la-scomparsa-della-sinistra/ https://minimaetmoralia.it/politica/futuro-la-scomparsa-della-sinistra/#comments Thu, 21 Feb 2019 10:05:39 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=39548 Mentre all’estero persino l’Economist dedica una copertina (con un articolo critico, certo) a “The rise of millennial socialism”, e mentre Bernie Sanders ufficializza la sua candidatura alle primarie del 2020 in Italia quella che sembra completamente sparita dal dibattito pubblico è qualsiasi prospettiva di sinistra, di una vera sinistra che non si rifaccia supinamente al modello neoliberale ma che provi a dare risposte risposte diverse a problemi vecchi e nuovi.

Ci troviamo sicuramente in una situazione politica molto grave a livello nazionale, con un governo composto da un matrimonio combinato tra due partiti che esprimono quelle che sono le peggiori ideologie in ambito occidentale: sovranismo, populismo e razzismo, misti a impreparazione e inesperienza.

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Mentre all’estero persino l’Economist dedica una copertina (con un articolo critico, certo) a “The rise of millennial socialism”, e mentre Bernie Sanders ufficializza la sua candidatura alle primarie del 2020 in Italia quella che sembra completamente sparita dal dibattito pubblico è qualsiasi prospettiva di sinistra, di una vera sinistra che non si rifaccia supinamente al modello neoliberale ma che provi a dare risposte risposte diverse a problemi vecchi e nuovi.

Ci troviamo sicuramente in una situazione politica molto grave a livello nazionale, con un governo composto da un matrimonio combinato tra due partiti che esprimono quelle che sono le peggiori ideologie in ambito occidentale: sovranismo, populismo e razzismo, misti a impreparazione e inesperienza. Sono ingredienti che non possono portare a nulla di buono, e se l’emergenza è quella di fare opposizione a questo governo è normale che ogni parola ad esso contraria sembri una boccata di aria fresca (si sono viste perfino accorate adesioni da sinistra alle dichiarazioni di gente come Guido Crosetto e Mara Carfagna), però si tratta anche di una prospettiva assolutamente miope per quanto riguarda il futuro, e forse è proprio nei momenti di crisi che si dovrebbe provare a immaginare scenari nuovi.

Quando questa ondata finirà, quali risposte saprà dare la sinistra? Il successo del Movimento Cinque Stelle sembra già in fase calante, dopo che a tante parole (che hanno saputo convincere gli elettori) hanno dato seguito mostrando soltanto confusione e incompetenza, e se la politica è fatta di cicli anche quello di Matteo Salvini è destinato a finire prima o poi – come già è stato per Craxi e Berlusconi, altri singoli politici che in momenti diversi hanno incarnato un partito e sono stati prima molto amati e poi molto odiati. In quali condizioni vuole farsi trovare la sinistra quando questo succederà?

Gli esponenti del principale partito di opposizione in Italia, fatto salvo per il discorso migranti al quale, a fronte di parole più civili rispetto a quelle della Lega, quando si trovano al governo dedicano provvedimenti discutibili per poi rivendicare risultati del tipo “con noi sì che erano calati gli sbarchi”, in una sorta di gara al “facciamo la destra meglio della destra”, vanno in televisione avendo come priorità quella di dire (oltre che quelli che in Francia spaccano le vetrine sono dei criminali, che la droga fa molto male – so che sembra assurdo ma è un tema che Renzi ha ritenuto di citare in chiusura della sua intervista a Che tempo che fa – che Maduro è un dittatore che toglie le medicine ai bambini e che la TAV si deve fare assolutamente) che il modello per i giovani non deve essere qualche misura assistenziale ma il lavoro, il sacrificio, i doveri, l’imprenditoria, le start-up, la Apple Academy di Napoli “di cui Tim Cook è tanto contento”.

Va tutto bene, sono posizioni in cui qualcuno sicuramente si riconoscerà: c’è solo il dettaglio che questa però non è la sinistra, è la destra liberale, e francamente sembra un po’ poco continuare a dirsi di sinistra semplicemente perché a differenza di “quegli altri” si è favore delle unioni civili.

La sinistra, storicamente, filosoficamente, come sua stessa ragion d’essere (o mission se vogliamo usare un termine caro agli evangelisti delle start-up) ha sempre messo al primo posto i bisogni, i desideri e le istanze delle persone, e il miglioramento delle loro condizioni di vita.

In questi peana al capitalismo della Silicon Valley, all’imprenditoria e alla voglia di fare, non ci si sta forse dimenticando – oltre a chi per qualsiasi motivo non ce la fa all’interno di quella continua competizione che è il capitalismo – una serie di temi cruciali?

Mentre là fuori trionfano i barbari che sperano di vedere scomparire chiunque non sia italiano da almeno quattro generazioni (perché in una spietata guerra tra poveri li hanno convinti che sono loro la causa di tutti i mali della contemporaneità), chiunque esprima qualche parola anche solo di vago buon senso viene considerato una valida alternativa. Ma non sarebbe intanto anche il caso che qualcuno all’interno della sinistra provasse, mentre fuori c’è la peste, a ricostruire una visione del futuro, in attesa di quello che verrà quando passerà questo momento – e forse per contribuire a superarlo?
Già oggi vediamo una disuguaglianza sociale mostruosa e un mondo del lavoro in crisi profondissima, e nei prossimi decenni le cose non faranno che peggiorare. Tutti gli indicatori ci dicono che se la tendenza dovesse continuare in questo senso ci sarà sempre più ricchezza nelle mani di sempre meno “padroni del vapore” (i vari Bezos, Musk, Zuckerberg e quelli che prenderanno i loro posti) e una povertà sempre più grave e diffusa, oppure come unica alternativa una diversa distribuzione della ricchezza. Questa è una delle sfide cruciali che aspettano l’umanità, e non dovrebbe essere una battaglia perfettamente tagliata per la sinistra?

Intermezzo: Howard Schultz, CEO di Starbucks, ha lasciato trapelare che forse si candiderà come indipendente alle presidenziali americane del 2020. La spinta a fare questa mossa, secondo quanto ha dichiarato, è stata la proposta della nuova sinistra “radicale” di aumentare le tasse utilizzando un sistema progressivo marginale che vedrebbe una tassa del 70% sugli introiti superiori ai 10 milioni di dollari annui e applicabile solo alle cifre oltre i primi dieci milioni.

Fine dell’intermezzo.

Il reddito di cittadinanza come progettato dai Cinque Stelle prende un’idea di sinistra e post-lavorista e la fa diventare un ricatto per i disoccupati, ma non è certo sputando sul reddito base universale e su qualsiasi idea di redistribuzione dei redditi che la sinistra si può preparare al futuro.

Viene da chiedersi perché la cosiddetta sinistra italiana abbia come priorità quella di parlare di sacrifici, doveri, imprenditoria, start up e del modello positivo della Silicon Valley invece che provare a immaginare nuovi scenari con prospettive realiste sulle questioni che riguardano il futuro.

Questioni che tutti gli studiosi inquadrano come cruciali come il cambiamento climatico, le migrazioni su scala globale, la fine del lavoro, l’automazione, la tassazione sulle nuove tecnologie e dei colossi informatici, la sperequazione sociale, l’intelligenza artificiale, la disoccupazione tecnologica, lo sviluppo sostenibile, la crescita della popolazione, la scarsità delle risorse, il futuro dell’alimentazione, la green economy, la lotta alla criminalità organizzata a livello sovranazionale, l’internet governance, l’allungamento esponenziale della vita e il superamento dei limiti biologici, le nuove sfide che si troveranno a fronteggiare i servizi pubblici come la sanità e l’istruzione… (o perfino la realizzazione personale degli esseri umani anche in termini di ozio e svago)?

Sarà gioco facile rispondere, con una retorica molto in voga, che questi sono discorsi da professoroni e che la gente che fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena non ha certo l’urgenza di occuparsi di queste cose. Ma è proprio per questo che invece la politica dovrebbe farlo.

Ovviamente non è su questi temi che si vincono le elezioni (anche se è importante saper raccontare e interpretare il mondo, e di questo si tratta) però mi piacerebbe poter pensare che ci sia un dibattito in corso intorno a queste questioni, che nei think tank qualcuno se ne stia occupando, e che non ci faremo invece cogliere completamente alla sprovvista da quelle che saranno le sfide più importanti dei decenni a venire.

Si tratta di alcune tra le tematiche di cui tutti gli accademici stanno discutendo rispetto al futuro, ed è pericolosissimo (letteralmente in senso catastrofico) pensare che questioni del genere possano essere regolamentate dal libero mercato. Non è proprio per evitare che questo accada e che a dominare siano l’ingordigia degli esseri umani e la loro scarsa visione globale che esiste la politica? O meglio ancora, che esistono le politiche di sinistra?

Probabilmente è ingenuo muovere questo tipo di critiche al Partito Democratico e pensare che sia da lì che dovrebbe ripartire la sinistra in Italia, ma allora la domanda è: da dove? Quali sono le realtà che potrebbero farsi carico di queste tematiche? Da dove possono arrivare delle risposte che siano davvero di sinistra? Una risposta ovviamente non ce l’ho, ma forse sarebbe il caso che tra chi fa politica in questo Paese qualcuno, oltre che andare in televisione a ripetere giustamente quanto fa schifo questo governo, cominciasse a pensarci, prima che sia troppo tardi.

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Il caso Cesare Battisti e quello che accade in Italia oggi https://minimaetmoralia.it/attualita/caso-cesare-battisti-quello-accade-italia/ https://minimaetmoralia.it/attualita/caso-cesare-battisti-quello-accade-italia/#comments Mon, 14 Jan 2019 13:30:21 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=39200 Dopo l’arresto di Cesare Battisti si sono levate da tutte le parti parole di giubilo per la fine della latitanza di quello che, forse suo malgrado, era diventato ormai un simbolo vivente della stagione della lotta armata, pur senza averne davvero la caratura.

Battisti era infatti un membro (mai stato il capo) dei PAC, Proletari Armati per il Comunismo, una formazione tra le decine appartenenti alla lotta armata in Italia che non spiccava certo per le sue formulazioni politiche, più vicina alla delinquenza comune che ai proclami e alle teorizzazioni di altri gruppi, attiva soprattutto negli espropri proletari e nella lotta contro le istituzioni carcerarie, e diventata famosa principalmente per il numero di omicidi compiuti (cinque, un numero molto lontano dagli ottantasei delle Brigate Rosse, ma comunque sufficiente a renderla il terzo gruppo armato di quella stagione per numero di attentati).

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Dopo l’arresto di Cesare Battisti si sono levate da tutte le parti parole di giubilo per la fine della latitanza di quello che, forse suo malgrado, era diventato ormai un simbolo vivente della stagione della lotta armata, pur senza averne davvero la caratura.

Battisti era infatti un membro (mai stato il capo) dei PAC, Proletari Armati per il Comunismo, una formazione tra le decine appartenenti alla lotta armata in Italia che non spiccava certo per le sue formulazioni politiche, più vicina alla delinquenza comune che ai proclami e alle teorizzazioni di altri gruppi, attiva soprattutto negli espropri proletari e nella lotta contro le istituzioni carcerarie, e diventata famosa principalmente per il numero di omicidi compiuti (cinque, un numero molto lontano dagli ottantasei delle Brigate Rosse, ma comunque sufficiente a renderla il terzo gruppo armato di quella stagione per numero di attentati).

A contribuire alla loro fama è stata anche la celeberrima foto di Giuseppe Memeo che punta la pistola contro la polizia durante gli scontri del 14 maggio 1977 in via De Amicis.

La latitanza di Cesare Battisti però non ha fatto che renderlo molto più importante di quanto non fosse mai stato, come se dovesse portare sulle spalle tutto il peso degli anni di piombo.

Una narrazione perfetta quella del terrorista scappato a fare la bella vita (in Francia faceva il portinaio, in Brasile è impiegato in un sindacato e vive all’estrema periferia di San Paolo), difeso dagli intellettuali di sinistra (principalmente per via di un processo molto discutibile), con la complicità dei governi stranieri che non concedono l’estradizione (sia in Francia che in Brasile gli è stato concesso l’asilo politico per via dei numerosi dubbi sulle modalità del processo fatto in Italia), lasciandosi dietro una scia di sangue.

La malafede di come i media italiani hanno trattato il caso Battisti è dimostrata per esempio dalle continue interviste al figlio del gioielliere Torreggiani, interpellato ogni volta che viene nominato Battisti. Se è vero che la sua è sicuramente una storia triste e tragica, è anche provato e riconosciuto dalle sentenze che ad averlo ferito e reso disabile sono stati i colpi sparati dal padre durante lo scontro a fuoco con una formazione dei PAC della quale Cesare Battisti non faceva parte, trovandosi quel giorno in provincia di Venezia per l’omicidio Sabbadin (anche questo non compiuto materialmente da Battisti, che faceva parte della copertura armata).

Oggi, mentre le autorità brasiliane e italiane fanno la gara nell’attribuirsi i meriti di questo arresto (quando la cattura è stata compiuta in Bolivia), accodandosi a questo tipo di narrazione tutta la sinistra istituzionale anziché rabbrividire di fronte al fatto che un arresto venga presentato come “regalo personale” da parte del figlio di Bolsonaro a Matteo Salvini, esulta per l’estradizione verso l’Italia, quarant’anni dopo i fatti, di una delle tante persone che hanno partecipato tangenzialmente (o in veste non più che da comprimario) alla lotta armata in Italia.

Chi da sinistra festeggia pubblicamente questo arresto, peraltro, ne ricava soltanto commenti del tipo “ma come? sono i vostri amici, merde” o “non è certo stato arrestato grazie a voi che lo avete sempre difeso”, a riprova del fatto che quando la sinistra prova a fare la destra la gente preferisce sempre l’originale.

Ed è in questo clima che viene letteralmente ricoperto di insulti Christian Raimo, reo di avere detto nient’altro che una cosa di cui a sinistra (ma pure tra i Radicali) si discute tranquillamente da secoli – citando peraltro un noto terrorista come il senatore, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e docente universitario Luigi Manconi – e cioè di essere contrario all’ergastolo e idealmente contrario al carcere.

Senza stare a scomodare Foucault, senza parlare di ridiscutere i concetti di autorità, repressione, controllo, disciplina e punizione (che non sembrano idee molto in voga in questo momento), perlomeno Cesare Beccaria e la funzione rieducativa della pena una volta sembravano essere territorio comune, almeno a sinistra.

Alla base del diritto e del concetto di giustizia, da circa trecento anni, stanno la tutela della cosa pubblica e la salute dello Stato, non la volontà di compensare le vittime. Quella è un’altra cosa, si chiama vendetta.

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Come il (non) tema dell’immigrazione sta monopolizzando la campagna elettorale https://minimaetmoralia.it/politica/non-tema-dellimmigrazione-sta-monopolizzando-la-campagna-elettorale/ https://minimaetmoralia.it/politica/non-tema-dellimmigrazione-sta-monopolizzando-la-campagna-elettorale/#comments Tue, 27 Feb 2018 12:30:33 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=36404 Se c’è una cosa sulla quale tutti i commentatori sono d’accordo, al punto da essere diventata un luogo comune alla “non esistono più le mezze stagioni”, è che stiamo vivendo una campagna elettorale orribile.

Uno dei problemi principali è che si sta incentrando pressoché esclusivamente, anziché su tematiche importanti e pressanti come quelle del lavoro o dell’ambiente, sulla "paura dell’immigrato".

È ovvio che se passa l’idea che questo sia il principale problema dell’Italia sicuramente andremo incontro a un successo delle destre, che se viene assecondato questo tipo di narrazione la sinistra non ha alcuna possibilità di vincere.

Ma è vero che stiamo vivendo un’invasione?

I numeri sembrano raccontare una storia diversa.

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Se c’è una cosa sulla quale tutti i commentatori sono d’accordo, al punto da essere diventata un luogo comune alla “non esistono più le mezze stagioni”, è che stiamo vivendo una campagna elettorale orribile.

Uno dei problemi principali è che si sta incentrando pressoché esclusivamente, anziché su tematiche importanti e pressanti come quelle del lavoro o dell’ambiente, sulla “paura dell’immigrato”.

È ovvio che se passa l’idea che questo sia il principale problema dell’Italia sicuramente andremo incontro a un successo delle destre, che se viene assecondato questo tipo di narrazione la sinistra non ha alcuna possibilità di vincere.

Ma è vero che stiamo vivendo un’invasione?

I numeri sembrano raccontare una storia diversa.

Le statistiche ci dicono che nel 2017 l’immigrazione è stata in netto calo rispetto all’anno precedente, che in Italia vivono circa 6 milioni di stranieri, la stragrande maggioranza regolari, e che ci sono 2,4 rifugiati per ogni mille abitanti, la percentuale più bassa d’Europa dopo Grecia e Regno Unito (Austria e Norvegia stanno oltre al 10, Malta al 18 e la Svezia al 23,4%).

Come riporta Il Post: “L’ultima stima affidabile sul numero di stranieri che risiedono irregolarmente sul nostro territorio è quella della fondazione ISMU, che nel gennaio del 2016 li stimava in circa 435 mila, ma ne circolano anche di più alte. Solitamente in Europa si considera che gli irregolari siano circa il 10 per cento dei regolari (l’ISMU ha stimato l’8 per cento dei regolari)”.

Qualsiasi numero insomma dice che siamo molto lontani da qualsiasi tipo di invasione raccontata.

Esiste però un’altra statistica interessante, che è quella che riguarda l’immigrazione percepita. In Italia la percezione è quella di un numero più che triplo rispetto a quello reale.

Questa situazione è figlia di una narrazione tossica, che in un’epoca di impazzimento collettivo per la questione “fake news” forse meriterebbe più attenzione: una paura costruita giorno per giorno, con l’appoggio di molte forze politiche, da parte di quotidiani, telegiornali e programmi televisivi come l’incredibile Dalla vostra parte, che ogni giorno presentano un bollettino che fa risalire all’immigrato (ultimo gradino della catena sociale, senza diritti e senza difese, perché come non conviene a nessuno difenderli) praticamente tutti i mali del mondo.

Si tratta di gente che se non scappa dalle guerre scappa dalla povertà, e non è meno grave. Scappano non certo volentieri e non certo facilmente da situazioni estreme (e noi europei che per secoli siamo andati a casa loro a fare razzia dovremmo pensarci bene), per venire a cercare tra mille difficoltà (quella dei trentacinque euro al giorno non è altro che una delle tante bufale che girano sul tema) una vita appena più decente.

Che ci siano immigrati che delinquono è fisiologico, ma il problema non è l’etnia o il colore della pelle (se si pensa altrimenti… beh, è la definizione tecnica di razzismo, e gli italiani per come sono stati visti in tutto il mondo dovrebbero saperlo bene) ma è la povertà, e questo non dovremmo mai dimenticarcelo, se vogliamo essere persone ragionevoli e non vittime degli sciacalli politici di turno. Come non dovremmo dimenticare che il ruolo della politica nelle democrazie dovrebbe essere quello di combattere la povertà, non i poveri.

Se questo atteggiamento dovesse essere bollato come generalmente “radical chic” e lontano da chi vive ogni giorno una realtà di disagio, mi si conceda dopo tanti numeri un dato non statistico: vedo ogni giorno lamentarsi di presunte invasioni, che non li toccano in alcun modo, un sacco di persone che vivono in ottimi quartieri e che i migranti li hanno visti solo alla televisione – mentre le persone che nelle zone “difficili” ci vivono sembrano avere un atteggiamento diverso.

Tornando ai numeri, all’aumento dell’immigrazione in Italia non corrisponde un aumento della criminalità, come fa notare ancora una volta Il Post (“Prendiamo il periodo fra il 2007 e il 2015. In questo periodo il numero degli stranieri residenti in Italia è passato da circa 3 milioni a poco più di 5. Nel frattempo, tutti i principali indicatori con cui misuriamo la criminalità sono diminuiti. Il numero delle denunce di delitti – cioè dei reati più gravi – è passato da 2,9 milioni a 2,6. Sono diminuiti gli omicidi, che non sono mai stati così pochi dall’unità d’Italia, ma anche le rapine e le violenze sessuali, passate dalle quasi cinquemila alle quattromila del 2015. Il numero dei furti è rimasto sostanzialmente invariato”) e lo stesso capo della Polizia (“i numeri parlano chiaro: non c’è stato alcun incremento di reati rispetto all’aumento della presenza di immigrati”).

Ma se il problema è la povertà, un’altra questione che si sente spesso sollevare è quella che dice che però, con tutti i problemi che già hanno gli italiani, non è possibile aiutare anche altre persone.

In realtà l’unico effetto reale che ha l’immigrazione in Italia è, come puntualizzato dal presidente dell’INPS Tito Boeri, la possibilità di pagare le pensioni proprio agli italiani, dal momento che quella degli stranieri è una categoria che dà alla previdenza sociale più di quanto riceve.

In mezzo a questo impazzimento mediatico e alle strumentalizzazioni politiche (che poi vedremo meglio analizzando le reazioni alla sparatoria di Macerata), l’elefante nella stanza è il Partito Democratico, fino a poco tempo fa il primo partito d’Italia, e a capo delle coalizioni che hanno governato il nostro Paese negli ultimi anni.

Leggendo i commenti in giro la situazione è abbastanza paradossale, e richiama sempre alle solite, eterne divisioni interne: ci troviamo di fronte a un PD di Schrödinger, che come il gatto del famoso esperimento (allo stesso tempo morto e vivo), con una mano sembra essere un partito para-fascista, autore di politiche disumane, mentre dall’altra parte sembra essere l’origine di tutti i mali che derivano da un’immigrazione incontrollata.

Da sinistra viene attaccato per le dichiarazioni e i provvedimenti del ministro Minniti, mentre da tutte le altre parti (e nella percezione più “popolare”) viene attaccato per tutto il resto, considerato “amico degli immigrati”, “fatti venire in Italia dal PD” e identificato con le posizioni, spesso inventate, attribuite a Laura Boldrini (mai un esponente politico è stato così apertamente odiato nel dopoguerra), già portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. È proprio la presidente della Camera a rilevare giustamente che, con buona pace di tutti, la legge in vigore sull’immigrazione è ancora la Bossi-Fini.

La cosa che mi ha colpito di più dopo gli orribili fatti di Macerata sono state le reazioni politiche, il segnale più evidente di un clima ormai irrimediabilmente compromesso.

Mi aspettavo una ovvia, risaputa, stravista, condanna unanime. Quel tipo di reazione sulla quale già trent’anni fa si ironizzava come “lo Stato che fa? Si costerna, si indigna, si impegna poi getta la spugna con gran dignità”. Una condanna almeno di facciata, quella minima civiltà che sembrerebbe dovuta rispetto a un evento come questo.

Giova forse ricordare che la sparatoria fascista messa in atto da Luca Traini e che ha ferito Jennifer Otioto, Gideon Azeke, Mahamadou Toure, Wilson Kofi, Festus Omagbon e Omar Fadera non è quella del negoziante vittima di una rapina, che siamo già abituati a vedere difeso dalle destre, ma un’azione contro persone a caso, con nessuna colpa se non il colore della pelle.

Ci si sarebbe aspettati quindi, come minimo, che chiunque prendesse le distanze e condannasse “senza se e senza ma” un gesto del genere.

E invece i ma ci sono stati eccome.

Il caso più eclatante è sicuramente stato quello di Forza Nuova, che con una mossa ai limiti della rivendicazione ha espresso “solidarietà e vicinanza” non alle vittime ma all’autore della sparatoria, e si offre di pagarne le spese legali. È normale che un’organizzazione politica legittima e riconosciuta possa rilasciare dichiarazioni di questo tipo senza che vengano presi provvedimenti istituzionali?

Non lo so, ma già i commenti che si sono letti in giro, quelli delle persone comuni, hanno mostrato una situazione davvero preoccupante: il sentimento più diffuso (anche escludendo quelli che addirittura celebrano il gesto, e sono sorprendentemente tanti) sembra essere quello – non a caso rilanciato anche da Fratelli D’Italia e Lega (il cui segretario nel febbraio di un anno fa dichiarava questo) – che, certo, sparare a delle persone a caso non è un bel gesto, ma la situazione è fuori controllo e la gente è esasperata.

Da cosa? Da dei tizi che stavano al mercato a farsi gli affari loro? No, dall’immigrazione, in generale. Il grande spauracchio dei nostri tempi.

Con ogni probabilità non è un caso che le reazioni politiche a questi fatti siano state così pericolosamente vicine a quelle di una giustificazione: la cosa più preoccupante è che probabilmente queste reazioni vogliono interpretare il sentimento popolare. I politici sanno che conviene lasciare da parte il rispetto delle minime leggi di convivenza civile e l’umanità, in favore di dichiarazioni che vadano a solleticare la famosa pancia del paese.

Ci sarebbe molto da riflettere sul fatto che anche Silvio Berlusconi, nel giorno dopo la sparatoria, abbia dichiarato: “Oggi in Italia si contano almeno 630 mila migranti di cui solo il 5 per cento, e cioè 30 mila, ha diritto di restare in quanto rifugiati e cioè fuggiti da guerra e morte. Gli altri 600 mila sono una bomba sociale pronta a esplodere, perché vivono di espedienti e di reati”.

Berlusconi è un contenitore vuoto, non ha una vera idea politica, passa tranquillamente dal neoliberismo spinto al protezionismo localista, dall’europeismo a Salvini, dalle battaglie animaliste a qualsiasi cosa possa fargli comodo in quel momento. È una persona che si è messa in politica per potersi fare gli affari suoi e dicendo agli italiani quello che vogliono sentirsi dire: è molto significativo il fatto che proprio in questo momento abbia rilasciato una delle dichiarazioni più radicali della sua intera carriera politica.

In questo contesto è stato anche Renzi a non aiutare, parlando – al fianco di dichiarazioni da “responsabile statista” – di “pistoleri che non possono portare giustizia”, anche se qui non c’è nulla del genere, ma un fascista che mira a provocare una strage di persone innocenti, mosso dal razzismo.

Il massimo dell’idiozia infatti viene raggiunto da quelli, e non sono pochi, che collegando la sparatoria alla morte di Pamela Mastropietro, hanno quasi dato una motivazione valida all’autore della sparatoria. È stato detto in tutti i modi da tutte le fonti dirette che i due non si conoscevano, e se ovviamente la morte della ragazza è un fatto orribile che rientra nell’ambito della cronaca nera, il gesto di Traini è invece molto diverso in quanto motivato dall’odio razziale e fondato su basi precisamente politiche, messo in atto da una persona già candidata per la Lega Nord, ora vicina a formazioni di estrema destra, con tatuaggi inequivocabili, e peraltro apertamente rivendicato dallo stesso con saluti romani, bandiere e dichiarazioni.

Se anche fosse vero, e non soltanto una strategia giudiziaria per ottenere una condanna meno grave, che Traini si fosse armato dopo avere saputo della morte della ragazza che non conosceva, sarebbe comunque una motivazione che al limite potrebbe aggiungere un elemento di disturbo psichiatrico al quadro, e non dovrebbe comunque in alcun modo rendere il gesto più comprensibile.

Un’ennesima dimostrazione del brutto clima che stiamo vivendo è stata poi quella del famoso post (ormai ampiamente rivelatosi una bufala) del ragazzo senza biglietto sul treno.

Se anche il fatto fosse stato vero, quello che è più preoccupante è che per una scemenza del genere (viaggiare su un treno senza biglietto) si siano scatenate 75mila condivisioni, peraltro di un post assolutamente delirante che metteva in relazione questo povero Cristo sul treno con l’omicidio di Pamela Mastropietro. Questo dimostra come logica e senso della misura siano completamente andati persi nella ricerca di un capro espiatorio, di un altro cui addossare tutte le colpe dei nostri problemi (non trovo un lavoro, non guadagno abbastanza o percepisco poco di pensione, per esempio) e le nostre frustrazioni. Le colpe non sono personali, non sono neanche di un sistema iniquo, di una classe politica buona soltanto a fare propaganda, di grandi congiunture economiche e sociali, la colpa è di quel Grande Altro che possiamo comodamente identificare con Lo Straniero. Che viene a casa mia, mi ruba il lavoro, delinque (come se esistessero forze politiche che si schierano a favore di chi commette reati), ha delle agevolazioni (in realtà quelle minime relative alla sopravvivenza) che sottraggono qualcosa che dovrebbe andare a me.

Un altro segnale di come i media stanno peggiorando le cose, cavalcando paure e indignazioni facili, riguarda le manifestazioni che sono state indette in seguito alla sparatoria, a sostegno delle vittime e per far sentire agli stranieri che non tutta l’Italia li odia. Quella di Macerata è stata accompagnata da un clima di terrore (“città blindata e impaurita, clima da coprifuoco”), prese di distanza (significativa quella dell’ANPI e quella del PD locale) e sensazionalismo (“distruggeranno la città!”), mentre poi si è rivelata una marcia del tutto pacifica e tranquilla. Perfino i negozianti terrorizzati che si sono sentiti costretti a tenere chiusi i negozi e sprangare le vetrine si sono poi pentiti della loro scelta.

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Senza nulla da dire rispetto alle attese devastazioni, i giornali hanno deciso allora di dare uno spazio spropositato a presunti (riportati inizialmente da un cronista de Il Giornale, senza uno straccio di video in una manifestazione del 2018 e dati per buoni a cascata da tutti i media) cori inneggianti alle foibe, che anche se ci sono stati sono stati sicuramente cantati da un gruppo sparuto all’interno di una manifestazione con trentamila persone.

Siccome però questo probabilmente non bastava a screditare del tutto una partecipazione importante e sentita anche in altre piazze d’Italia (molto riuscita e altrettanto pacifica la manifestazione milanese), si è deciso allora di mostrare a ripetizione i filmati degli scontri a Piacenza. Il dettaglio è che in quel caso però non si trattava di una manifestazione per Macerata ma del classico caso di “apertura di una sede di Casa Pound – manifestazione antifascista – cariche della polizia e scontri”.

Negli ultimi giorni poi, in un clima preoccupante e al fianco di nuove aggressioni e intimidazioni, le destre – sia i loro esponenti politici come Berlusconi o Salvini che commentatori come Sallusti a “Otto E Mezzo” – hanno continuato a negare l’evidenza dicendo che non c’è nessun clima di violenza fascista, o proponendo surreali parallelismi con i centri sociali.

In questo contesto il singolo caso del pestaggio di Massimo Ursino viene messo sullo stesso piano rispetto a aggressioni continuate e sistematiche parlando di “ritorno degli estremismi” e di una supposta “crescita della violenza” bipartisan: sul Corriere della Sera del 22 febbraio le prime pagine sono interamente dedicate a questo tema e, al fianco di decine di casi dalla chiara matrice di estrema destra, per trovare episodi oltre al caso Ursino da utilizzare secondo questo tipo di narrazione, si arriva a fare riferimento a “una mobilitazione generale dei movimenti antifascisti”, alle previste occupazioni delle scuole (che avvengono regolarmente e tranquillamente da decenni) o all’ingresso di poche decine di militanti al Mudec per una breve azione dimostrativa e pacifica nel novembre scorso.

Lo scopo di tutto questo sembra quello di demonizzare movimenti che non hanno fatto altro che esprimere solidarietà alle vittime della sparatoria o preoccupazione per continue aggressioni e violenze.

Anche questo atteggiamento dei media e della politica – che ci si sarebbe potuti aspettare compatti nella condanna del gesto, nella solidarietà alle vittime e nella preoccupazione per il clima – è un segnale preoccupante di come il nostro Paese sta vivendo (e di come gli viene raccontata) questa campagna elettorale, monopolizzata da un non-tema i cui numeri smentiscono ogni emergenza e ogni priorità (peraltro, ironia della sorte, in un Paese che ha esportato la criminalità organizzata in tutto il mondo) e da teorie assurde che cercano a ogni costo di distribuire equamente le colpe; una campagna elettorale completamente dedicata a un’enorme arma di distrazione di massa risolta con facili slogan (“rimpatriamoli tutti! Più sicurezza!”).

Ma se la sinistra non riuscirà a non farsi dettare l’agenda dalla destra, è sicuro che gli elettori preferiranno l’originale.

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