Laura Eduati, Autore a Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/author/lauraeduati/ un blog di approfondimento culturale Thu, 15 Nov 2012 16:01:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Laura Eduati, Autore a Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/author/lauraeduati/ 32 32 Proletari.com: i nuovi lavoratori della Rete https://minimaetmoralia.it/lavoro/nuovi-lavoratori-della-rete/ https://minimaetmoralia.it/lavoro/nuovi-lavoratori-della-rete/#comments Thu, 15 Nov 2012 15:49:06 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=11356 (Immagine: Untitled n. 233 (Cloud), 2010, di Teun Hocks.)

Roberto, 31 anni, cassintegrato residente a Palermo, nelle ultime tre settimane ha guadagnato 1700 euro lavorando per una società australiana che vende servizi alle imprese. Dunque uno stipendio di gran lunga superiore a quello che prenderebbe se, ironia delle ironie, tornasse al lavoro nella sua azienda in crisi. Tutto è avvenuto tramite Elance.com, un sito che mette in contatto chi cerca e offre lavoro senza frontiere. Basta avere un pc, e le competenze necessarie. Roberto deve progettare macchinari per la lavorazione della sabbia, le sue abilità tecniche hanno convinto l’azienda di Perth che lui è la persona giusta nonostante viva a migliaia di chilometri di distanza. La paga è oraria, e il controllo delle ore effettivamente lavorate avviene attraverso un timer installato nel computer di Roberto che non permette furberie. Se poi arriva la necessità di dialogare con il datore di lavoro, basta aprire Mikogo ovvero il programma di videoconferenza modellato su Skype ma studiato per il mondo del business.

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(Immagine: Untitled n. 233 (Cloud), 2010, di Teun Hocks.)

Roberto, 31 anni, cassintegrato residente a Palermo, nelle ultime tre settimane ha guadagnato 1700 euro lavorando per una società australiana che vende servizi alle imprese. Dunque uno stipendio di gran lunga superiore a quello che prenderebbe se, ironia delle ironie, tornasse al lavoro nella sua azienda in crisi. Tutto è avvenuto tramite Elance.com, un sito che mette in contatto chi cerca e offre lavoro senza frontiere. Basta avere un pc, e le competenze necessarie. Roberto deve progettare macchinari per la lavorazione della sabbia, le sue abilità tecniche hanno convinto l’azienda di Perth che lui è la persona giusta nonostante viva a migliaia di chilometri di distanza. La paga è oraria, e il controllo delle ore effettivamente lavorate avviene attraverso un timer installato nel computer di Roberto che non permette furberie. Se poi arriva la necessità di dialogare con il datore di lavoro, basta aprire Mikogo ovvero il programma di videoconferenza modellato su Skype ma studiato per il mondo del business.

«Quando lavoravo a tempo pieno in fabbrica dovevo alzarmi alle 6 del mattino, fare quasi 40 chilometri, pranzare fuori casa con un panino per risparmiare e spendere 10 euro ogni due giorni. Adesso mi sveglio alle 8, mi metto alla scrivania in salotto, con calma, il cane ai miei piedi, mangio con la mia famiglia e sono molto più riposato», racconta Roberto con toni paradisiaci. È chiaro che la prossima questione sarà quella di decidere se vale la pena cercare un lavoro concreto vicino a casa, con orari fissi e paghe ridotte, oppure continuare a pescare progetti su siti come Elance. «Il mio datore di lavoro è così contento che vorrebbe mi trasferissi in Australia. Naturalmente non ci andrò. Mi paga puntualmente ogni lunedì, dopo aver controllato la tranche di lavoro che ho spedito».

Roberto è arrivato su Elance.com dopo un periodo di apprendistato su www.freelancer.com: qui aveva svolto delle mansioni tecniche per un russo, poi per un inglese. Aveva anche messo piede su Guru, un altro sito che funge da offro/cercolavoro. Il meccanismo è il medesimo per tutti: il lavoro offerto non è mai a tempo indeterminato, si tratta invece di progetti specifici che vengono messi all’asta al miglior offerente. Gli aspiranti lavoratori valutano quanto tempo richiede quel lavoro e fanno un’offerta. Dopo qualche giorno chi propone il lavoro raccoglie il materiale ricevuto, curriculum inclusi, valuta il miglior rapporto tra qualità, prezzo e tempo di esecuzione, e decide. Il pagamento avviene soltanto a progetto ultimato.

Su freelancer.com, ad esempio, si richiede a fumettisti esperti di trasformare un racconto di fantascienza in tavole illustrate (prezzo massimo: 250 dollari); oppure di scrivere brevi racconti a sfondo erotico. O, ancora, di sviluppare un progetto in tedesco per un laboratorio di geologia.

Tuttavia sono rare le richieste di lavori cosiddetti tradizionali. La maggioranza delle offerte di lavoro riguardano il web, il software, il marketing virale, la ricerca di migliaia di contatti Facebook per una specifica pagina commerciale, commenti a pagamento da inserire nei blog oppure nei video di Youtube che devono salire nella classifica – il cosiddetto rating -, la costruzione di una mailing list, liberare dallo spam un determinato sito, ragazze disposte a webcam per siti pornografici (8 dollari l’ora), la creazione di un media-kit per coloro che gestiranno un blog dedicato alla morte e agli anziani in procinto di lasciare questo mondo, nutrizionisti che possano collaborare con un sito di diete online, un giocatore di calcio disposto a condividere consigli e gossip con i fan, amanti dell’heavy-metal che diano una mano a compilare una lista delle migliori canzoni natalizie metallare (sic), specialisti in copyright capaci di scrivere contenuti specializzati per le aziende, conoscitori del Seo che possano scrivere pezzi da inserire sul web con parole-chiave che aiutino a far salire il ranking del sito, architetti pronti a fornire rendering di case, uffici, supermercati e migliaia di aste simili.

Nel marasma dei web-lavori, il “forum poster” è forse il più vicino al proletario di antica memoria. Come in una catena di montaggio virtuale, deve postare nei forum dei commenti originali, grammaticalmente corretti e naturalmente entusiasti su vari prodotti oppure sui video di questo o quel cantante. Il “forum poster” è controllato passo dopo passo e non può sgarrare. I vari “likes” che riesce a totalizzare, le migliaia di “pollici alzati” (thumbs up) che deve sollevare per guadagnare il compenso sono continuamente monitorati e non devono essere né troppi né pochi. Una faticaccia.

Insomma, le competenze del lavoratore web non sono paragonabili a quelle per le quali siamo cresciuti. Nessuna scuola, infatti, può insegnarle. I topi di biblioteca che volessero rimediare qualche dollaro compilando documenti di stampo accademico troveranno negli annunci online una selva di sigle pressoché incomprensibili, e mettersi al passo con il futuro non è faccenda così semplice.

Freelancer, Elance, Odesk, Guru e così via offrono comunque una valanga di “posti di lavoro” precari che alimentano e si alimentano nella Rete ma che vengono offerti a livello planetario e alla concorrenza altrettanto planetaria. Così accade che molti di coloro che si aggiudicano il progetto siano persone del Sudest asiastico, indiani, pakistani, mediorientali che si accontentano di un compenso minore rispetto agli americani e agli europei. Ed è naturalmente una manna per coloro che amano l’outsourcing, ovvero l’affidamento del lavoro a qualcuno che abita in un Paese dove il costo della vita è inferiore. Diventa dunque realtà una vignetta che il New Yorker aveva pubblicato qualche anno addietro: un bimbo chiedeva al padre se poteva “delocalizzare” i suoi compiti ad un bambino indiano. Con Elance and Co. Ci siamo vicini, e il mercato globale non perdona.

Stranamente, la categoria XXX è quella meno battuta. Poche le offerte, pochi i lavoranti del sesso disponibili. Tra le offerte sbuca la ricerca di una “sexy virtual assistant”, ovvero una donna che per un numero di ore stabilite sia reperibile per un manager – sempre lo stesso – che evidentemente tra una riunione e l’altra vuole aprire la webcam e dialogare eroticamente con la sua sexy segretaria personalizzata. Alle aspiranti l’agenzia specifica che per questioni di budget verranno escluse le americane «a meno che non vogliate mettervi in concorrenza con le indiane o le filippine».

In Italia pare che questo tipo di telelavoro sia ancora sconosciuto. Probabilmente per il monopolio dell’inglese, o semplicemente perché la vocazione letteraria ci esclude dai mestieri più innovativi. È soltanto un’ipotesi. Ed è anche, forse, questione di competenze. Ecco perché risulta più abbordabile, anche se sicuramente più ludico, un sito come Fiverr dove ogni prestazione lavorativa costa inderogabilmente 5 dollari. Qui la fantasia è debordante.

C’è chi si offre per scrivere sulla propria guancia la marca di un’azienda e fare pubblicità andando in giro per l’urbe; chi, sempre per un biglietto da 5 dollari ovvero 3 euro e 70 centesimi, è disponibile a cantare “You’re my sunshine” e spedire il video alla fidanzata, oppure fornire una audioguida online su Jacksonville, Florida; per 5 dollari si possono avere 30 minuti di conversazione in spagnolo via Skype; un banner di Halloween da inserire nel proprio sito; un consiglio per genitori di adolescenti incinte oppure un “avvocato del diavolo” che esamina una questione spinosa e cerca di valutare i pro e i contro – quest’ultimo guadagna un sacco di soldi, ed è apprezzatissimo.

L’autrice di questo articolo ha scelto di farsi leggere i fondi del caffé da una ragazza di Ankara, che lavora all’Ikea e nel tempo libero spera di fare qualche soldo su Fiverr. Dopo aver pagato con carta di credito sono arrivate le istruzioni: fare un caffé, berlo, mettere la tazzina rovesciata sull’acquaio, attendere che si asciughi e poi fotografarla da varie angolazioni. Quindi spedire le immagini. Dopo 48 ore ecco il responso: «Sei molto fortunata. Specialmente in campo economico. Avrai soldi, non subito. Un po’ alla volta.

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“Fare gli stronzi in amore è facilissimo” https://minimaetmoralia.it/interviste/fare-gli-stronzi-in-amore-e-facilissimo/ https://minimaetmoralia.it/interviste/fare-gli-stronzi-in-amore-e-facilissimo/#comments Wed, 24 Oct 2012 13:57:59 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=9817 Pubblichiamo un'intervista di Laura Eduati, uscita su Gli Altri, a Barbara Alberti. (Immagine: Robert Doisneau.)

Ventotto anni di posta del cuore. Tormenti, rovelli, interrogativi ai quali Barbara Alberti risponde in punta di fioretto, come un’amazzone dell’amore, convinta che troppo spesso ci accontentiamo di passioni tristi, usando il tradimento come pallido «succedaneo», senza nemmeno sapere come gestire una storia di solo sesso. Uomini e donne senza coraggio che invece avrebbero come unico obbligo quello di sedere uno di fronte all’altro e raccontarsi i propri fantasmi e le proprie aspirazioni. Un dato è certo: non ci riusciamo quasi mai. Irragionevolmente scegliamo «l’onanismo anche spirituale», relazioni annoiate, e soprattutto andiamo nella direzione opposta rispetto alla liberazione femminile. Così Alberti, donna elettrica, si accende di rabbia come una professoressa ormai stanca di correggere lo stesso refuso. E tuttavia, al contrario di una professoressa, ironicamente ammette: «Più rispondo alle lettere e meno capisco».

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Pubblichiamo un’intervista di Laura Eduati, uscita su Gli Altri, a Barbara Alberti. (Immagine: Robert Doisneau.)

Ventotto anni di posta del cuore. Tormenti, rovelli, interrogativi ai quali Barbara Alberti risponde in punta di fioretto, come un’amazzone dell’amore, convinta che troppo spesso ci accontentiamo di passioni tristi, usando il tradimento come pallido «succedaneo», senza nemmeno sapere come gestire una storia di solo sesso. Uomini e donne senza coraggio che invece avrebbero come unico obbligo quello di sedere uno di fronte all’altro e raccontarsi i propri fantasmi e le proprie aspirazioni. Un dato è certo: non ci riusciamo quasi mai. Irragionevolmente scegliamo «l’onanismo anche spirituale», relazioni annoiate, e soprattutto andiamo nella direzione opposta rispetto alla liberazione femminile. Così Alberti, donna elettrica, si accende di rabbia come una professoressa ormai stanca di correggere lo stesso refuso. E tuttavia, al contrario di una professoressa, ironicamente ammette: «Più rispondo alle lettere e meno capisco».

Il suo archivio di lettere, da Amica al Fatto quotidiano a Radio24 col programma “La guardiana del faro”, racchiude tre decenni di amore vissuto dagli italiani. Non pensa che un antropologo potrebbe trovarlo interessante?

Non ho mai contato le lettere che mi sono arrivate, non ho un segretario, possiedo un archivio immenso ma dopo morta butteranno tutto. Quando ho cominciato la posta del cuore, nel 1984, ci ho quasi rimesso la carriera letteraria, era una cosa che non si faceva, un po’ alla Liala, me lo propose il direttore di Amica Paolo Pietroni e devo dire che fu scandalosamente fantastico, per un anno non risposi davvero alle lettere ma raccontai soltanto i cavoli miei in quanto era un periodo amorosamente complicatissimo e quando cominciai a dare consigli a coloro che mi scrivevano, presi a frequentare i miei lettori. Poi smisi, mi resi conto che non ero all’altezza del mio compito.

Ha mai messo in atto i consigli che pubblica?

Molti mi chiedono se sento la responsabilità di quello che scrivo e allora rispondo che non sono Padre Pio. Il fatto è che nessuno segue mai i miei consigli, e nemmeno io per prima, perché mi scrivono per trovare ascolto, non una soluzione. Come dico sempre: si fidano di me perché sanno che non c’è da fidarsi. Una donna che racconta di essere picchiata dal marito o di non fare mai sesso col compagno sa benissimo cosa fare, ma cerca qualcuno che prenda su di sé il suo peso.

Quando la soluzione del problema amoroso è così lampante, è difficile allora dare una risposta saggia.

Alle donne che mi scrivono: “Da dodici anni sto con un uomo che mi manca di rispetto, non mi scopa e mi frega i soldi” allora rispondo “E allora stacci. Siete fatti l’uno dall’altra”. Perché è evidente che c’è un tornaconto masochistico, altrimenti la relazione sarebbe finita molto tempo prima. Se evito saggi consigli è perché altrimenti morirei di noia e perché, per me, la posta del cuore è anche letteratura, un mestiere per maniaci. Io sono una maniaca.

Mi scusi, ma cosa c’entra la letteratura?

Mi sembra così ovvio. La letteratura come l’amore è andare in fondo alle cose, oltre le convenzioni, è trovare l’indicibile tra tutte le felicità e soprattutto diventare ciò che sei. Quello che mi stupisce continuamente è la profonda inimicizia che invece le persone nutrono per se stesse. Gli umani, almeno gli occidentali, vivono al di sotto della soglia di ragionevolezza della propria felicità e libertà. C’è una lettera-tipo che ormai ricevo ormai da 30 anni e che mi fa perennemente arrabbiare. Cambiano le mittenti, ma il punto è il medesimo: “Sono una ragazza di 23 anni, presto sposerò il mio fidanzato ma amo un altro”. Mi chiedo: ma sei scema? Questi sono dilemmi che capirei se fossimo nell’800, quando eravamo poco libere e quasi costrette a sposare un buon partito sacrificando i sentimenti. Più rispondo e meno capisco. Perché non stanno dalla parte di se stesse? È un enigma. Le ragazze si sposano per il divano nuovo, per fare contenti i suoceri, è inspiegabile.

Forse queste ragazze, invece, hanno già compreso che amore e matrimonio non sono fatti della stessa materia e dunque preferiscono la sicurezza della coppia alla precarietà della passione ben sapendo che è meglio crescere dei figli con un uomo dolce e affidabile piuttosto che rischiare il naufragio? Pare, insomma, che abbiano letto Il matrimonio d’amore è finito? di Pascal Bruckner.

Bruckner non fornisce soluzioni praticabili. Dovremmo allora tornare a sposarci per costruire la società dedicandoci all’amore fuori del matrimonio? Il vero problema, a mio parere, è la liberazione della donna. Ricordo mio padre e mio nonno: corna a tutto spiano, e le donne a casa. Poi hanno abolito recentemente il delitto d’onore, ma da allora non ci sono mai state così tante donne ammazzate. Appena gli uomini vengono contraddetti, perdono il lume della ragione. Io credo che ci vorrà un tempo infinito prima che le donne possano avere una reale parità. Nemmeno gli uomini migliori oggi credono che noi donne siamo uguali a loro.

Torniamo allora al fatto che, per ora, meglio dividere il matrimonio dalla passione?

È tristissimo. Non potrei mai immaginare di condividere il letto con un uomo che non mi piace abbastanza. Fare sesso ripetutamente con chi non ami è una tortura, e porta a mentire non soltanto a letto ma al cinema, a tavola, ovunque. È una vita da schiavi.

Una delle sue frasi più celebri è “L’amore è per i coraggiosi, tutto il resto è coppia”. Non tutti però sono nati coraggiosi e dunque evitano il rischio dell’amore.

Non prendetemi per un osservatorio scientifico. A me scrivono le bambole rotte, i disgraziati, gli infelici. Sono convinta che l’amore si fa poco perché se ne parla troppo. C’è una profondissima crisi del desiderio causata dall’intenso bavardage sul sesso in tv, da vent’anni di berlusconismo, i tronisti di Maria de Filippi. Stiamo vivendo un fortissimo arretramento della libertà femminile.

In una delle ultime puntate di Maleducaxxion dice che il sesso a due non esiste, perché una stanza è sempre affollata di immaginari, fantasmi, altre persone. La situazione più felice è quando queste cose vengono espresse. Perché avviene così di rado?

Non lo so, ma vorrei parlare di un’amica molto bella, 28 anni, che ha scoperto che il suo fidanzato, innamoratissimo a suo dire, sta coi giornaletti porno in camera. Mi pare lo specchio dei tempi: quello che va moltissimo è l’onanismo, anche spirituale.

Saremo anche tutti solipsisti ma quando stiamo in coppia cerchiamo di rimanerci il più a lungo possibile, anche quando siamo infelici, annoiati e carichi di astio. Perché?

La paura di rimanere soli è un elemento fondamentale. Una donna single, specialmente, non gode di buona stampa. Fa paura alle amiche impegnate, alle coppie poco felici. Eppure stare bene da soli è una chiave importante per godersi la vita. Se poi troviamo l’amore, tanto meglio. Detto tra noi, l’amore vero è uno su un milione. La maggioranza cerca invece uno sconosciuto da ingannare, una persona di cui avere paura. Questa paura a due la chiamo paranoia, il vero segno della nostra epoca. Intanto tutta la società congiura affinché ti accoppi, e se non lo fai è come nel fascismo: sei un individuo sospetto. Un arretramento del costume incredibile.

Esistono, secondo lei, dei reati in amore? Si sentono a volte storie sconvolgenti, uomini con due famiglie, che reggono la finzione negli anni. Si è fatta un’idea del perché agiscono così?

Il tradimento innanzitutto è un piacere dell’uomo, anche se naturalmente esistono molte donne che tradiscono. A volte si tradisce per nulla, a volte per riempire un vuoto. Allora io direi: lasciami, perché mi devi tradire? L’amore è una cosa rara, e dunque ci rivolgiamo al suo succedaneo: il tradimento. Non dobbiamo mai confondere i piani. Occorre capire che cosa si vuole. Io dico, se deve essere una storia soltanto di sesso allora fate come Ultimo tango a Parigi, chiudetevi in una stanza dalle cinque alle sette e soprattutto non ditevi come vi chiamate ovvero non esplorate la vostra reciproca identità.

Il film, però, è drammatico.

Finisce male perché è la trasposizione moderna della favola di Amore e Psiche, che si incontravano nel buio notturno. Amore aveva vietato a Psiche di investigare su chi fosse. Ma Psiche è curiosa e alza la lanterna e scopre che il suo amante è il bellissimo Eros, e rovina tutto. Voglio dire, non ho nulla in contrario alle storie di sesso quando il sesso è fatto bene, ma occorre sapere che l’eros non vuole saperne dell’identità, non fate conoscere i vostri parenti né i vostri figli, state chiusi in quella stanza finché dura e poi lasciatevi.

L’essere stronzi in amore è un’arte esercitabile da tutti oppure occorre comunque una dose di scaltrezza?

Essere stronzi è la cosa più facile del mondo, è un concetto darwiniano che applichiamo piuttosto bene. La sopraffazione è banale. Non essere stronzi significa vivere la vita in maniera dignitosa e avventurosa, ed è dunque complicato.

Amore è il mese più crudele, il suo ultimo libro, di nuovo esplora la passione e le storie d’amore che hanno coinvolto i famosi della storia e del cinema. Cosa c’è ancora da dire su Rossella O’Hara e Rett? Forse che Rossella ha commesso così tanti errori da meritarsi la rovina di Tara?

C’è moltissimo da dire altrimenti non esisterebbe più la letteratura, che va reinterpretata continuamente.

Non è che la letteratura ci fa credere che l’amore romantico esiste?

L’amore passionale, quello dei grandi romanzi, si può anche non incontrare. Ma esiste un obbligo, ed è quello di guardarsi in faccia. Altrimenti diventa un reato, il reato dell’inganno e della menzogna.

Romanzi contemporanei che ama particolarmente? Ha letto Freedom di Jonathan Franzen, che descrive un lungo matrimonio della provincia americana, un triangolo alla Tolstoj che però poi ridiventa coppia come a dire: guardate che a vincere è la realtà?

Adoro moltissimo i romanzi di Isabella Santacroce, che purtroppo deve scontare il fatto di avere mostrato il culo quando era ancora giovane e veniva catalogata tra i giovani “cannibali”. Da allora è riuscita a trovare una sua personale visione, esplorando il linguaggio in maniera così ipnotica che mi sono ritrovata a riscrivere un romanzo – Sonata a Tolstoj – perché innamorata della sua scrittura.

Visto che apprezza Santacroce, che ha forse il torto di essere corpo femminile oltre che scrittrice talentuosa, avrà immagino sussultato quando, all’epoca del bunga bunga, molte femministe moraliste si sono scagliate contro le donne di Berlusconi. O no?

Credo che in quel caso il limite sia stato superato. Penso alla giaculatoria di Terry De Nicolò, quando disse che la bellezza va venduta per arrivare in alto. Lo trovo indecente. E invece mi sono arrabbiata quando cacciarono Patrizia D’Addario da piazza Navona. Cosa aveva fatto di male? Nulla, anzi. Mi fa quasi tenerezza, la sua storia. Una donna sola, non particolarmente intelligente (diciamolo pure: una capretta), senza poteri alle spalle, che fronteggia un uomo potente come Berlusconi. Sì, è una escort, ma per questo non merita umanità?

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La pigrizia etica dei vegetariani a metà https://minimaetmoralia.it/societa/la-pigrizia-etica-dei-vegetariani-a-meta/ https://minimaetmoralia.it/societa/la-pigrizia-etica-dei-vegetariani-a-meta/#comments Tue, 16 Oct 2012 15:40:21 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=9819 Pubblichiamo un articolo di Laura Eduati uscito su Gli Altri. (Immagine: Sonia & Mark Whitesnow.)

Mia nonna rincorreva la gallina, la afferrava per le zampe e con l’aiuto di un manico di scopa la strangolava. Toglieva le penne grandi e poi passava il corpo nudo (della gallina) sulla fiamma del fornello per togliere quelle piccole. Mio nonno stringeva il coniglio con l’occhio sbarrato (l’occhio del coniglio), lo sgozzava con un coltello, lo appendeva ad una scala di legno e lo scuoiava, gli intestini che piombavano sul secchio ancora si muovevano. Nessuna delle carni cotte che mangiavo la sera stessa assomigliava alla gallina oppure al coniglio. Nemmeno le bistecche della cavalla sulla quale ero montata da piccola conservavano il ritratto della cavalla, la coda che scacciava le mosche, la sua impassibile mansuetudine.

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Pubblichiamo un articolo di Laura Eduati uscito su Gli Altri. (Immagine: Sonia & Mark Whitesnow.)

Mia nonna rincorreva la gallina, la afferrava per le zampe e con l’aiuto di un manico di scopa la strangolava. Toglieva le penne grandi e poi passava il corpo nudo (della gallina) sulla fiamma del fornello per togliere quelle piccole. Mio nonno stringeva il coniglio con l’occhio sbarrato (l’occhio del coniglio), lo sgozzava con un coltello, lo appendeva ad una scala di legno e lo scuoiava, gli intestini che piombavano sul secchio ancora si muovevano. Nessuna delle carni cotte che mangiavo la sera stessa assomigliava alla gallina oppure al coniglio. Nemmeno le bistecche della cavalla sulla quale ero montata da piccola conservavano il ritratto della cavalla, la coda che scacciava le mosche, la sua impassibile mansuetudine.

Erano, bisogna dirlo, carni squisite.

Per diventare vegetariani occorre fare i conti con una memoria alimentare conficcata nelle papille gustative da decenni. Occorre mettere d’accordo le terrificanti immagini dei polli in batteria con sentimentalissimi pranzi della domenica a base di arrosti e bolliti. Perché esiste una terra di mezzo dove milioni di persone sensibili all’animalismo non riescono a smettere di mangiare la carne. Frequentano amici diventati vegetariani durante l’adolescenza e che hanno ormai dimenticato il gusto sopraffino – sì, sopraffino – del prosciutto crudo. Sono magari sposati a uomini o donne che hanno deciso di non mettere in bocca bistecche, saltimbocca, cosce di coniglio o alette di pollo, ma nemmeno il salmone oppure la trota che fa tanto bene ma no, anche il pesce è un animale e non è giusto ammazzarlo soltanto per godere delle sue carni. Leggono, gli abitanti della terra di mezzo, lunghi resoconti sulla realtà dei mattatoi, sulla sofferenza degli animali, sulla caccia infame, e rimuginano con cuore afflitto sul dolore ingiusto. E dunque decidono di mangiare meno carne. Come un fumatore che diminuisce il numero delle sigarette sperando di evitare il cancro, il semi-vegetariano arriva davanti al banco del macellaio con animo meno greve poiché acquisterà soltanto del petto magrissimo di pollo (il semi-vegeteriano è convinto che cuocere la carne senza intingoli né gusto sia più etico e animalista perché punitivo), e lo acquisterà soltanto una volta la settimana o addirittura una volta al mese.

Questi pensieri vengono sfogliano Flatus vocis. Breve invito all’agire animale di Leonardo Caffo, giovane filosofo studioso di morale. Il libello incita a gettare le ortiche il concetto di cittadino – essere umano che lotta per i propri diritti dimenticando costantemente la base del grattacielo, il mattatoio dove gli animali periscono sfruttati in modo da fornire energia, cibo e vestiti agli umani – per tornare corpo animale e attuare davvero una rivoluzione che parta dai muscoli, dallo stomaco, dalla vita e dalla morte – che poi sono le cose che ci accomunano con gli animali non-umani.

Caffo dice chiaramente che non basta smettere di mangiare la carne o acquistare pellicce, perché questo già avviene in parte e il mercato si sta adeguando a questa nuova sensibilità con prodotti vegan, ristoranti per vegetariani, pelli sintetiche e così via, senza che questi comportamenti nobili facciano rovesciare la piramide: «Chi pensa che sia convertire al veganismo, alla non violenza, la stretta cerchia dei suoi amici la salvezza di questo mondo è un ingenuo imbecille. La rivoluzione che vede nella convivenza tra diversi il suo mordente è rivoluzione politica, rivoluzione del concetto che sottende la percezione della realtà». Qui siamo decisamente oltre la bistecca o non bistecca. Ma per arrivare a leggere Flatus vocis senza sentirsi irreparabilmente imbecilli, bisogna almeno uscire dalla terra di mezzo. Sì, ma come?

Non è necessario avere esperienza diretta del dolore di un animale ferito, basta anche soltanto guardare un programma come “Aiuto! Animali imbarazzanti” su Sky dove cani, gatti, canarini, coniglietti e bestiole domestiche vengono prontamente portati nelle cliniche veterinarie perché sono malati, perdono sangue, vomitano, hanno la febbre, sono inappetenti. A loro, come ad un malato umano, viene inserita una flebo, si fanno le analisi del sangue, vengono operati con il bisturi e l’anestesia, hanno la milza, il pancreas, possono diventare diabetici, guaiscono e piangono quando soffrono, hanno un corpo con le medesime funzionalità degli umani, e persino i valori dei globuli rossi, delle piastrine, delle funzionalità epatiche. Il corpo dolente di un animale è identico al corpo dolente di un bambino, di un uomo e di una donna.

Perché allora non smettiamo di mangiare tacchini, maiali e magnifici cavalli? Quella del semi-vegetariano, o del vegetariano in potenza, è la pigrizia etica. Escono addirittura libri sull’alimentazione vegetariana per cani, eppure noi – che dovremmo e potremmo vivere bene senza carne – non resistiamo alle polpette al sugo. Rintrona nelle nostre orecchie una raccomandazione millenaria, la carne fa sangue e senza carne diventiamo deboli. Soprattutto, non osiamo tradire il ricordo della nonna che cucinava il risotto con il fegato – sì, il fegato, ignobile e gustoso. La rivoluzione animalista è anche questo: strappare uno a uno i ricordi olfattivi, l’anatra all’arancia di mamma (mamma!), compiere uno sforzo e non temere di cadere nell’abisso dei sapori sciapi, non preconizzare un futuro ai fornelli, non accampare scuse salutistiche, smetterla di essere bestie e tornare animali rispettosi degli altri animali.

Mentre scrivevo questo articolo ho cucinato del pesce. Per molti vegetariani continuare a mangiare orate e calamari costituisce un ottimo compromesso, specialmente in tempi di isterie ideologiche. Forse i semi-vegetariani sono così numerosi perché fare rivoluzioni è davvero faticoso, e se non scendiamo in piazza per un contratto di lavoro schiavizzante perché dovremmo diventare le primule rosse dell’animalismo? Meditazioni, sono soltanto meditazioni.

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