Roberta Marcuccilli, Autore a Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/author/robertamarcuccilli/ un blog di approfondimento culturale Wed, 03 May 2017 12:43:21 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Roberta Marcuccilli, Autore a Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/author/robertamarcuccilli/ 32 32 Sull’arte di trovare la voce. Intervista a Fabrizio Gifuni https://minimaetmoralia.it/libri/sullarte-trovare-la-voce-intervista-fabrizio-gifuni/ https://minimaetmoralia.it/libri/sullarte-trovare-la-voce-intervista-fabrizio-gifuni/#respond Wed, 03 May 2017 12:43:21 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=34281 (fonte immagine)

Nel suo corpo abitano alcune fra le pagine più brulicanti e vorticose della letteratura tutta. Ha recentemente portato in scena al Teatro Vascello le opere di Camus, Pasolini, Testori, Cortázar, Bolaño. Di quest’ultimo ha appena letto in audiolibro Notturno cileno, edito da Emons. Fabrizio Gifuni sa suonare le parole ad alta voce, trasferirle dalla pagina alla scena con l’abilità di un traghettatore esperto.

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Nel suo corpo abitano alcune fra le pagine più brulicanti e vorticose della letteratura tutta. Ha recentemente portato in scena al Teatro Vascello le opere di Camus, Pasolini, Testori, Cortázar, Bolaño. Di quest’ultimo ha appena letto in audiolibro Notturno cileno, edito da Emons. Fabrizio Gifuni sa suonare le parole ad alta voce, trasferirle dalla pagina alla scena con l’abilità di un traghettatore esperto.

Gifuni, la sua persona richiama alla mente due parole fondamentali nella sua vita: voce e corpo.

«La voce, per me, altro non è che la parte più segreta del corpo. Nasce dal respiro. Spesso in alcune scuole di recitazione e accademie voce e corpo vengono trattati distintamente, ma credo sia un errore. Orazio Costa, presenza decisiva nella mia formazione, aveva ben chiaro che il lavoro dell’attore si fonda sull’espressione del corpo a trecentosessanta gradi. La sede naturale delle voci che interpreto è sempre il corpo di uno scrittore. Credo che le parole transitino solo provvisoriamente sulla pagina per essere trasmesse, è come se fossero scie luminose che nascono nei corpi dei loro autori per poi staccarsi ed arrivare a noi attori. È per questo che voce e corpo sono un tutt’uno: la lettura è un’esperienza fisica. È come se ne scaturisse una corrente continua e anche difficile da gestire, a volte».

È vero che già da bambino era voracemente attratto dalle voci?

«Sì, fin dall’infanzia. Della voce mi ha sempre incuriosito il mistero, quello che racconta di ognuno di noi. Parlo di voci non istruite, naturalmente. Un discorso analogo potrebbe valere per le impronte digitali che, come il timbro vocale, sono uniche, inconfondibili. Già da bambino mi chiedevo perché una persona parla in un determinato modo. Prestavo attenzione al timbro, al tono, all’intensità, ai difetti di pronuncia. Nell’invenzione o nella costruzione di un soggetto parto sempre dalla traccia vocale, è attraverso il suono che entro nella centrale di comando di un personaggio. Questo mi capita soprattutto con gli audiolibri. Quando sono lì, in sala di registrazione, solo con leggio e microfono, e devo trovare una voce».

Le viene naturale?

«La lettura ad alta voce, per me, è il gesto più naturale che si possa compiere. Se mettiamo a fuoco che le parole provengono da corpi e che le pagine servono a trasmetterle, capiremo che portarle alla voce significa restituirle a una dimensione naturale. È come se, mettendomele addosso, le parole si alzassero in piedi e passassero da un piano orizzontale a uno verticale. Dipendesse da me, studiare la lettura a voce alta nelle scuole dovrebbe essere obbligatorio. Leggere I Promessi Sposi su Radio3 mi ha restituito tutti gli anni persi a cercare di digerire quel libro. Quanto tempo abbiamo perso e continuiamo a perderci sopra? Leggerlo ad alta voce significa iniziare un corpo a corpo molto più autentico di tutta la fatica sudata sui banchi di scuola. Ci sono testi potenti e complessi su cui la voce può molto. Pensiamo al Pasticciaccio di Gadda, in tanti hanno confessato che nella lettura silenziosa hanno avuto difficoltà perché l’hanno trovato ostico. Ascoltandolo, invece, gli è sembrato molto più semplice. Il punto è che la voce può aprire le maglie del tessuto di un testo e liberare quello che c’è dentro».

Lei ha ripercorso le pagine di Gadda, Pasolini, Camus, Cortázar. Ora anche l’audiolibro di Notturno cileno di Bolaño. Che lavoro ha fatto in questo caso?

«Sono partito da una condizione fisica. Ho cercato di visualizzare quest’uomo che in una notte di agonia e delirio ripercorre la propria esistenza e lotta contro quel giovane invecchiato che lo ricopre di infamie. L’ho immaginato nel suo letto, appoggiato su un gomito e sommerso da pensieri che gli arrivano addosso con violenza. Però, paradossalmente, di notte, mentre tutto si confonde, ogni cosa si fa più chiara. Quante volte l’alba ci ha portato un’illuminazione? Per suggerire una voce affaticata dagli anni, ho tentato anche stavolta di raggiungere lo stato ideale, quello dell’abbandono. Di non pensare più a nulla, è lì che sta ’incanto. Con Notturno cileno mi ha aiutato l’impeccabile traduzione di Ilide Carmignani».

Ha fatto lo stesso per trovare la voce di Meursault, il protagonista de Lo straniero di Camus?

«Esattamente. Ho messo il mio corpo in una condizione di libertà assoluta e aspettato che la voce nascesse dalla suggestione del testo. Non so se Camus aveva in mente proprio quella voce, per me era quella e solo quella.

Con alcuni degli autori a cui ha dato voce ha alle spalle percorsi di studio lunghissimi, penso al progetto Gadda e Pasolini: antibiografia di una nazione, in collaborazione con Bertolucci. Perché ora Bolaño?

«È stato lui a venirmi incontro. La prima occasione in cui ho letto Bolaño ad alta voce è stata al Salone dell’editoria sociale su proposta di Goffredo Fofi e Nicola Lagioia, per me è stata una scoperta piuttosto recente. Apprezzo la scrittura di Bolaño perché, pur non assomigliando mai a un apologo morale, è intrisa di senso di responsabilità. Gli audiolibri affrontati finora – Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Ragazzi di vita e Notturno cileno – derivano da testi completamente diversi. Eppure, se dovessi trovare un denominatore comune, direi che tutti sanno portare a termine quell’esercizio quotidiano che è la demolizione di sé».

Cosa resta, nel tempo, delle letture transitate nel suo corpo?

Quello che capito, osservandomi, è che i libri che diventano me poi non escono più.

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Quando la pagina alza la voce, dietro le quinte dell’audiolibro https://minimaetmoralia.it/letteratura/la-pagina-alza-la-voce-dietro-le-quinte-dellaudiolibro/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/la-pagina-alza-la-voce-dietro-le-quinte-dellaudiolibro/#comments Fri, 17 Mar 2017 07:00:57 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=33940 A un vate del teatro come Paolo Poli è capitato, leggendo ad alta voce I Promessi Sposi, che le lacrime spezzassero la fluidità dell’interpretazione proprio nel passaggio sulla conversione dell’Innominato. Commozione. Per Michela Murgia, che ha dato voce al suo Accabadora, fare un audiolibro è stato un po’ come andare dall’analista: «Pensavo di essere preparata perché in fin dei conti l’ho scritto io, quel romanzo. Invece no. È stato completamente diverso, sorprendente, mi ha rivelato a me stessa. Quando ho finito, avrei voluto sedermi e riscriverlo daccapo, non mi piaceva più. D’ora in poi, prima di consegnare un libro al mio editor lo rileggerò sempre ad alta voce». Simile la reazione di Sandro Veronesi dopo aver narrato il suo Caso calmo. Claudio Santamaria, che ha prestato la voce alla trilogia Millennium di Stieg Larsson, non voleva più uscire dalla sala di registrazione.

A snocciolare curiosità e retroscena del libro parlato, o ascoltato, è Flavia Gentili, trent’anni da libraia e dieci come direttrice di produzione e regista di Emons, casa editrice specializzata in audiolibri che ha scelto fin dai suoi esordi – nel 2007 – di affidare la lettura a voci e volti noti. «Non poteva essere diversamente perché i librai, forti del fatto che in Italia gli audiolibri non tiravano, ci consideravano l’ennesimo tentativo destinato a fallire. In Germania, invece, vendevano bene e furono proprio tre tedeschi a lanciarsi in questa avventura tutta romana», racconta Gentili. All’inizio il gruppo di lavoro era composto da tre persone, una scommessa. Eppure la proposta è arrivata, complice il contesto sociale in cui è nata. Gli italiani iniziavano a prendere confidenza con il digitale e con l’idea di poter acquistare e scaricare materiale online.

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A un vate del teatro come Paolo Poli è capitato, leggendo ad alta voce I Promessi Sposi, che le lacrime spezzassero la fluidità dell’interpretazione proprio nel passaggio sulla conversione dell’Innominato. Commozione. Per Michela Murgia, che ha dato voce al suo Accabadora, fare un audiolibro è stato un po’ come andare dall’analista: «Pensavo di essere preparata perché in fin dei conti l’ho scritto io, quel romanzo. Invece no. È stato completamente diverso, sorprendente, mi ha rivelato a me stessa. Quando ho finito, avrei voluto sedermi e riscriverlo daccapo, non mi piaceva più. D’ora in poi, prima di consegnare un libro al mio editor lo rileggerò sempre ad alta voce». Simile la reazione di Sandro Veronesi dopo aver narrato il suo Caso calmo. Claudio Santamaria, che ha prestato la voce alla trilogia Millennium di Stieg Larsson, non voleva più uscire dalla sala di registrazione.

A snocciolare curiosità e retroscena del libro parlato, o ascoltato, è Flavia Gentili, trent’anni da libraia e dieci come direttrice di produzione e regista di Emons, casa editrice specializzata in audiolibri che ha scelto fin dai suoi esordi – nel 2007 – di affidare la lettura a voci e volti noti. «Non poteva essere diversamente perché i librai, forti del fatto che in Italia gli audiolibri non tiravano, ci consideravano l’ennesimo tentativo destinato a fallire. In Germania, invece, vendevano bene e furono proprio tre tedeschi a lanciarsi in questa avventura tutta romana», racconta Gentili. All’inizio il gruppo di lavoro era composto da tre persone, una scommessa. Eppure la proposta è arrivata, complice il contesto sociale in cui è nata. Gli italiani iniziavano a prendere confidenza con il digitale e con l’idea di poter acquistare e scaricare materiale online.

Va detto, però, che l’audiolibro ha pagato e paga ancora forti pregiudizi, legati soprattutto a una scarsa conoscenza del prodotto e all’idea, sbagliata e limitante, che a usufruirne siano soprattutto non vedenti, dislessici e più in generale persone con disabilità. Dieci anni fa trovare posto nelle librerie per questo formato era arduo anche per un certo conservatorismo che nel tempo ha ceduto il passo all’accettazione. Emons puntò da subito su qualcosa di insolito, caratterizzante, Gentili lo chiama glamour: bestseller italiani affidati inizialmente agli autori stessi. I primi titoli furono Testimone inconsapevole scritto e letto da Gianrico Carofiglio, Caos calmo di Sandro Veronesi, L’Italia spensierata di Francesco Piccolo, ma anche Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren letto da Marina Missironi.

La lettura di un autore e quella di un attore hanno caratteristiche profondamente diverse, Gentili racconta perché: «Per me è bello quando un autore ha voglia e se la sente di leggere il suo testo, questione di sapore, è come se avesse più sale. L’autore conosce intimamente il suo libro. Ogni singola parola, le pause, le intenzioni. Per gli scrittori leggersi è un bel banco di prova, partono dall’idea di trovarsi davanti a un’esperienza semplice che può rivelarsi emotivamente molto forte». Può capitare che la dizione non sia perfetta, ma non è un problema. Anzi, la componente dialettale può essere un valore aggiunto e connotare meglio un testo, la sua specificità. Leggere ad alta voce può essere difficile anche per un attore esperto, in questo caso si tratta di una grande prova, quasi estrema. In sala registrazione si è soli, nudi con la propria voce. Non c’è pubblico né artificio, conta solo la capacità di lettura. Molti gli aspetti da monitorare: il ritmo, la chiarezza, l’efficacia, l’enfasi o l’assoluta mancanza di sottolineature. A fare la differenza, spesso, è la frequentazione di libri. Leggono con più naturalezza attori abituati a farlo.

L’abbinamento libro-voce è forse il passo più difficile. Richiede orecchio,studio e valutazioni accurate.La voce è tutto, può ingabbiare o liberare il testo che restituisce. Avvalorare, sminuire e addirittura contraddire il messaggio veicolato. Anche per questo la scelta può richiedere riunioni lunghissime. Quella ad alta voce è una lettura particolarmente severa perché, se mediocre, può affossare un buon testo; se valida, elevarne uno zoppicante. Di certo non perdona. Se un libro presenta dei punti deboli a livello di scrittura o traduzione in sala di registrazione non potranno non emergere. E poi spesso non c’è tempo per le prove, solo letture fiume in tempi serratissimi da rispettare rigorosamente.

Si parte dal libro, si cerca di capire chi potrebbe leggerlo e rappresentarlo. L’attore o l’attrice che presta la sua voce a un’opera deve incarnarla, farla sua. Non tutti hanno un approccio disinvolto al testo,ogni esperienza è diversa e personalissima, ma sempre emotivamente intensa per chi gli audiolibri li legge e li fa. Spiega Gentili: «A volte ci si emoziona insieme, altre si ride di gusto. Capita di ragionare sulle parole, sul loro ordine nella frase, su quella capacità rara ma non impossibile che ha la scrittura di sfiorare il sublime. I lettori non restano mai indifferenti, quello che si crea col libro è un rapporto intimo, viscerale. La mancanza di pubblico li fa sentire liberi. Anche gli attori più convinti hanno bisogno di sentirsi sostenuti, incoraggiati. Molti di loro detestano riascoltarsi e si affidano completamente a noi che siamo in regia e che in quel momento diventiamo il loro orecchio. Ogni voce ha i suoi ammiratori e detrattori, è impossibile accontentare tutti, ma cerchiamo di selezionare titoli e interpreti con precisione quasi chirurgica».

Chi sono i principali fruitori di audiolibri? Più donne che uomini, dai quarant’anni in su, appartenenti a un ceto sociale medio-alto. Lettori forti con poco tempo a disposizione, persone che passano molte ore alla guida, ma anche impegnate in lavori domestici o attività sportive. E poi i bambini, complici genitori che vedono in questo formato uno strumento che educa all’ascolto. Una nicchia interessante e fedele destinata a crescere grazie all’arrivo, anche in Italia, di Audible, piattaforma di Amazon già attiva negli Stati Uniti, in Inghilterra, Germania, Francia, Australia e Giappone. Si tratta del più grande produttore e rivenditore di audiolibri, oggi permette di ascoltarne quindicimila,di cui duemila in italiano.

E aumentano gli editori che hanno deciso di investire in questo mercato. Stando agli ultimi dati Nielsen, aggiornati al 2016, quello degli audiolibri è l’unico mercato in crescita nel panorama editoriale: l’anno scorso si è registrato un incremento del 20% rispetto al 2015, con un fatturato pari all’1% di tutto il settore.

Premiante, nel tempo, è stata indubbiamente la scelta di affidare la lettura a timbri riconoscibili. E se in America hanno donato la loro voce ai grandi classici Dustin Hoffman, Kate Winslet e Colin Firth, da noi ci hanno pensato Toni Servillo, Nanni Moretti, Paola Cortellesi, Claudio Santamaria. Perché una storia è una storia, ma letta bene vale di più. È come se le pagine si alzassero in piedi e iniziassero a farsi sentire.

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