Commenti a: È bello questo film su Hannah Arendt? https://minimaetmoralia.it/cinema/hannah-arendt-al-cinema/ un blog di approfondimento culturale Sat, 22 Oct 2016 15:24:06 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: nanni https://minimaetmoralia.it/cinema/hannah-arendt-al-cinema/#comment-1452186 Fri, 30 Jan 2015 10:52:57 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=17911#comment-1452186 D’accordissimo con la critica della Recchia Luciani; il film sembra soprattutto attento a mostrare una esteriorità macchiettistica del personaggio (intollerabili i liquorosi gorgheggi della Arendt col marito; quasi ridicole le scene dell’idillio con Heidegger) finendo per consegnare un pacchettino ben confezionato in salsa radical chic d’antan (ma era poi così snob la ‘vera’ Arendt?), svuotato da una realistica visione sul travaglio interiore dell’intellettuale alle prese con la propria coscienza critica. Delude la von Trotta, qui lontana anni luce dalle sue opere migliori.

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Di: Mauro https://minimaetmoralia.it/cinema/hannah-arendt-al-cinema/#comment-549665 Wed, 19 Mar 2014 17:03:16 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=17911#comment-549665 il film è magnifico ai livelli dei massimi capolavori capolavori della Von Trotta che, per quanto mi riguarda, sono “Rosa L.” e “Anni di piombo”. La Sukowa è letteralmente strepitosa e giustamente Margarethe indugia sui piani americani perché basta un gesto od un semplice movimento dei lineamenti del viso ad accendere sentimenti e passionalità anche senza che non dica una singola parola. (mi viene in mente l’incredibile stupidità delle donne, ma delle attrici in particolare che ricorrono al bisturi. Scellerate!). Il film ha solo due difetti, il primo che è troppo corto perché lascia lo spettatore si gravido di conoscenza ma comunque desideroso di approfondimenti e se fosse durato una mezz’ora in più, specialmente dilatando il soggiorno della Arendt a Gerusalemme dove nel corso del processo viene mondata da tutti i suoi preconcetti per arrivare alla purezza delle sue intuizioni, nessuno si sarebbe lamentato.Tenete presente che tendenzialmente non sopporto i film prolissi e li sforbicerei volentieri,ì ad esempio, l’ultima volta mi è accaduto nel pur valido “American Hustle” insopportabile, per me, in certe lungaggini di maniera. Il secondo difetto, non proprio del film ma piuttosto della distribuzione italiana è che, se da una parte è stato scelto coraggiosamente di mantenere le tre lingue base presenti nel film, che ben sottendono ed identificano la psicologia dei personaggi, dotandolo quindi degli indispensabili sottotitoli, dall’altra è stato distribuito nelle sale (gremitissime) per soli due giorni. Si dice però che sia già stato un miracolo vederlo in Italia anche se per così breve tempo ed allora dovremmo metterci a seriamente a pensare sul perché un paese culturalmente sempre all’avanguardia, come il nostro, negli ultimi quattro lustri sia diventato universalmente popolato da rozze, incolte ed arroganti persone.

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Di: giampaolo https://minimaetmoralia.it/cinema/hannah-arendt-al-cinema/#comment-502603 Sun, 02 Feb 2014 14:56:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=17911#comment-502603 Il film è bellissimo. Non è vero che Hannah Arendt è stata tradita. La scena finale in cui spiega le sue ragioni agli studenti è magistrale. I volti dei ragazzi si illuminano alle sue parole. Sono quelli dei baroni universitari e degli ebrei ortodossi che si tingono di rabbia e negatività. La regista fa capire benissimo cosa è il male per Hannah Arendt. Le critiche sopra esposte, con molta probabilità, sono dettate da pregiudizi di natura intellettuale. Gli stessi che, per anni, hanno fatto sparire dai testi scolastici il nome di Hannah Arendt.

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Di: Hannah Arendt, quella straordinaria pensatrice indipendente – Al di là del Buco https://minimaetmoralia.it/cinema/hannah-arendt-al-cinema/#comment-499266 Wed, 29 Jan 2014 01:29:00 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=17911#comment-499266 […] il film dice è cosa nota. C’è lei, raccontata con una meravigliosa destrezza (per quanto ad alcun* il film non sia piaciuto) da quella splendida regista che è Margarethe Von Trotta, bravissima […]

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Di: Mariateresa https://minimaetmoralia.it/cinema/hannah-arendt-al-cinema/#comment-498204 Mon, 27 Jan 2014 17:48:09 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=17911#comment-498204 Mi correggo: “Di chi sapeva ma ha fatto finta di nulla, ha girato la testa dall’altra parte”: la Arendt no, è andata a vedere, ha voluto vedere i carnefici. Doveva farlo prima? Ma prima, chi ha avuto il coraggio di fermare la strage? Nessuno…la Croce rossa sapeva e taceva, gli inglesi e gli americani sapevano e non hanno fatto niente, nel bellissimo doc che hanno trasmesso oggi in tv, “Il lungo viaggio da Rodi ad Auschwitz” i 2000 ebrei ordinai-italiani deportati al Pireo in una settimana hanno incrociato navi inglesi, turche ma nessuno ha fermato quella nave dell’orrore…sono tornati in poco meno di cento. L’Europa, il mondo intero, non potrà mai redimersi da questa vergogna, da questo male assoluto!

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Di: Mariateresa https://minimaetmoralia.it/cinema/hannah-arendt-al-cinema/#comment-498201 Mon, 27 Jan 2014 17:43:23 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=17911#comment-498201 A me il film è piaciuto. La Arendt risalta come un’intellettuale che vuol capire cosa è successo ai tedeschi: antipatica, algida, distaccata? Forse ma essenzialmente tedesca e per una volta chiedendosi che cosa è successo alla gente comune tedesca (ma anche italiana, francese, polacca, ecc.). Troppo semplice seppure sacrosanto, sia chiaro, prendere le parti delle vittime, ma chiedersi come mai, nella logica dello stato autarchico, l’obbedienza sia il principale motore delle stragi legalizzate, consente di aprire uno squarcio sul modo di pensare di certa gente, della piccola borghesia per così dire, autorizzata però e ammirata dai grandi intellettuali dell’epoca, da Heidegger a benedetto Croce (colui che pensava al fascismo come a una cosa che passerà. Grazie tante, tutto passa…) Una intellettuale che conosceva i meccanismi dell’intellettuale tedesco e si è posta il problema di come una nazione che si riteneva intellettualmente superiore (e certo, ricorre il suo rapporto giovanile ma anche conservato nel tempo con Heidegger, sporco collaborazionista anzi pensatore fondante del nazismo) e che tuttavia, dome l’intera Germania, si è trovata in balia di un grigio funzionario come eichmann, come l’imbianchino diabolico, hitler. Chiedersi perché è successo, mi pare sia un dovere che tra l’altro Von Trotta ha fatto sempre nei suoi film e la Sukova-Arendt è eccezionale. Non commuove, il film, è vero e con quel materiale, sì dovrebbe: ma indica come un Paese può finire preda del male più assoluto anche grazie a un certo clima di pensiero (e Mosse nel siuo magistrale “Le origini del nazismo” lo spiega molto bene, anche perché non si può addebitare lo sterminio di tali proporzioni a un solo dittatore), alle colpe degli intellettuali e la Arendt si chiede come sia stato possibile, in un’epoca poi, non dimentichiamolo, in cui nessuno parlava. Oggi se ne parla molto ma negli anni Sessanta le vittime tacevano, ancora spaventate e non risarcite. La chiave di Sara, altro film discusso ma che invece io trovo davvero efficace, mette l’accento sulle case occupate subito dai bravi cittadini e mai più restituite ai pochi ebrei che sono tornati dai campi di sterminio. Discutere della complictà silenziosa, di chi sapeva ma ha fatto finta, come in Argentina nel 1976, molto vicino a noi, come nella Grecia dei colonnelli, non può essere che proficuo.

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