Commenti a: “Les Beaux Jours d’Aranjuez” di Wim Wenders in concorso a Venezia 73 https://minimaetmoralia.it/cinema/les-beaux-jours-daranjuez-di-wim-wender-in-concorso-a-venezia-73/ un blog di approfondimento culturale Mon, 12 Sep 2016 23:14:54 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Francesco Romeo https://minimaetmoralia.it/cinema/les-beaux-jours-daranjuez-di-wim-wender-in-concorso-a-venezia-73/#comment-1954104 Mon, 12 Sep 2016 23:14:54 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=31934#comment-1954104 Complimenti alla autrice dell’articolo. Che dà giustamente enfasi alla dinamica visiva con cui la struttura del film dimostra di essere consapevole di se stessa, della sua propria fissità o schematicità concordata, premeditata, “prevenuta”. Il metodo tridimensionale è una forma di ironia (anche lessicalmente, il tertium datur rispetto alla spartizione a due voci del racconto) e di contrappunto vivificante. Incombente e insieme depurante. E grazie appunto alla macchina da presa, che si fa capricciosa come il vento, e al vento, che si fa indirizzo di percezione (quasi materializzandosi in una qualche cosa che potrebbe essere una macchina da presa aerodinamica). Quasi esaudita l’istanza di Griffith. Il cinema filma il vento tra gli alberi. Mentre l’essere umano loquans prova a sviare la morte e a trasformare l’estate in un fulcro. Eros e Phusis, tertium non datur (ossia la morte è abrogata dal duetto). O così pare. Poi uno di personaggi travalica i confini del set. L’arpa d’erba tace. La Fine sbuca sotto forma di frastuono. L’idillio, di parole e fruscii, si rompe. E’ sempre stato rotto. L’estate ha un foro al centro, ma non ce ne accorgiamo abbacinati dal sole. L’estate è la quintessenza del passato. Il passato è un mantello che ci protegge dal freddo siberiano. Quello spazio sotto il gazebo era troppo perfettamente delimitato per essere solido. Viene abbattuto da un rumore, come il cristallo che si rompe per un “acuto”. Ci fa pensare alle emissioni sonore del Monolite. Il Monolite che è (anche) la morte (perchè è omnisimbolico, come la morte; perchè è un parossisimo di levigatezza). Lo spazio con il gazebo è adiacente a quello spazio di immacolatezza nel quadro di Bruegel: con la trappola assassina nascosta sul margine della inquadratura.
L’articolo è scritto da Antonia Conti (che non avevo mai letto) in modo splendido. Irregolare, progettuale, gestuale, emozionale. Diventa esperienza visiva e sensoriale. Come tutti i migliori sguardi in forma di frasi sul cinema e i suoi misteri aereodinamici.

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