Commenti a: Nessuna solidarietà per i giornali che chiudono? https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/ un blog di approfondimento culturale Fri, 04 Jun 2021 13:40:09 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Andrea https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-2011667 Fri, 04 Jun 2021 13:40:09 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-2011667 Mi sorprende che nessuno dei commenti dimentichi un fatto, L’unico che sta alla base della crisi dei giornali morti e morituri: la mancanza di NOTIZIE. Di cose cioè non già macinate dal web o, peggio, di opinioni-scenari. C’è un esempio virtuoso, molto più redditizio di Dagospia: si chiama Mediapart. Che oggi viene seguito dai giornali di carta. Quale è la caratteristica di Mediapart? Le NOTIZIE.

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Di: LdG https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-1009177 Sun, 10 Aug 2014 15:45:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-1009177 Condivido molti commenti, dall’anomalia del sistema informativo italiano e qualità lettori-editori (ma non possiamo considerarlo solo un business), l’offerta “gratis” sul web, etc. Sono uno di quei lettori di quotidiani pluri-decennale dagli anni ’80. Avendo perduto le mie occupazioni lavorative seleziono ora i giornali dai contenitori della differenziata. La mia piccola statistica personale indica una tendenza fortemente negativa per cui è più facile trovare cartoni bisuni della pizza che quotidiani. Tuttavia, noto ancora che leggere su cartaceo è meno dispersivo che al monitor. Sarà anche che la mente resta più lucida quindi ci si concentra maggiormente. Ho trovato degli articoli molto interessanti proprio sulla fruizione dell’informazione via web (tra cui l’articolo ivi rilanciato) e molto altro ancora. Difficilmente ci sarei arrivato attraverso pur i selezionatissimi “like” di feisbuk (non clikko sui gattini per intenderci) Non ci sono paragoni, decisamente. Sul web o controlli con grande sforzo la dispersione di tempo o vieni controllato.
Un giorno, spero, tornerò a riacquistare un quotidiano almeno una volta la settimana ma dubito che sarà italiano, più probabilmente di lingua tedesca con corrispondenti internazionali non allinati alle “primavere” e guerre dei nostri “liberatori”:

Per Matteo. Ero un affezionato abbonato del Manifesto a suo tempo negli anni 80-90 ma vi abbandonai dopo la svolta a PRC. Ora pro-obamiani è proprio impossibile leggervi. Dolente. Basterebbe cercare di essere equidistanti e obiettivi per quanto possibile senza cercare santi ed eroi.

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Di: Mikez https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-918011 Tue, 15 Jul 2014 10:29:32 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-918011 Grazie Matteo per le informazioni. Per quel che mi riguarda tengo a precisare che il mio astio non è dovuto al finanziamento pubblico (cui peraltro non sono manco contrario) ma al fatto che il vostro giornale era ai miei occhi politicamente morto dall’estate del 2011 quando, per stessa ammissione della Rossanda, organizzò un finto dibattito sull’euro (dal titolo La Rotta d’Europa), finzione poi ribadita nella lettera di dimissioni della coppia Rangeri/Mastrandrea nell’ottobre dello stesso anno. Quella era disinformazione bella e buona, soprattutto nel metodo di discussione più ancora che nel contenuto: cioè con la volontà di dirigere la mente degli elettori verso una tesi precostituita, e per di più contraria in tutta evidenza agli interessi dei lavoratori/salariati. Che infatti nei commenti agli articoli del dibattito, se ben ricordo, erano alquanto imbestialiti. Se nel frattempo siete risorti, magari lontano dalla riva sinistra della Senna, ne sarei contento. Proverò a buttare un occhio. Saluti.

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Di: Antonio Canoro https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-910132 Sun, 13 Jul 2014 12:50:47 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-910132 Davvero si tratta di un ottimo articolo. Grazie per averlo condiviso 🙂

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Di: Giornali e lettori – Dettagli a parte – ComUnità – l’Unità | NUOVA RESISTENZA https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-909280 Sun, 13 Jul 2014 07:18:14 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-909280 […] scrittore Christian Raimo, in un post del suo blog su Minimum Fax, si chiede perché, di fronte alla crisi dei giornali e alla notizia del ridimensionamento o della […]

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Di: matteo https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-900545 Thu, 10 Jul 2014 22:19:30 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-900545 Mi pare che l’interrogativo di Christian sia risolto dai commenti che mi precedono (e seguiranno). La crisi dei giornali non è solo italiana e non dipende solo dal finanziamento pubblico. Dipende più che altro dall’ASSENZA di scelte pubbliche (perché il conflitto di interessi è di berlusconi ma sta anche a sinistra) e dalla MEDIOCRITA’ del capitalismo editoriale italiano, viziato da nanismo e privo di idee industriali e culturali sensate.

Intervengo solo per raccontare un po’ di cose sul manifesto, visto che ci lavoro e lo conosco bene.
1) il manifesto non prende 4 milioni di euro di finanziamento pubblico. Ne prenderà meno di un quarto alla fine del 2014
2) questo milione di euro circa non è un biglietto della lotteria elargito dallo stato come una specie di tangente legalizzata ma è un rimborso di circa il 35% delle spese certificate e pagate (tramite bonifico) per carta, stampa, dipendenti contrattualizzati a tempo indeterminato, distribuzione. il finanziamento pubblico, insomma, è un rimborso di spese già sostenute e pagate ad alcuni fornitori (i cosiddetti costi ammissibili). giusto? sbagliato? intanto è così: un rimborso parziale di alcune spese sostenute.
3) il manifesto in un certo senso ha chiuso due anni fa. Nel 2012 la cooperativa storica aveva accumulato 12 milioni di euro di debiti ed è entrata in liquidazione. dal 1 gennaio 2013 il manifesto è autogestito dalla maggioranza dei lavoratori della vecchia, senza padroni, senza padrini, senza sponsor né pubblici né privati. una quarantina di persone piuttosto determinate che guadagnano, tutte, circa 1400 euro al mese

4) da allora, questa nuova coop ha fatto alcune scelte che forse stupiranno chi pensa di conoscere il manifesto:

a) il giornale è in pareggio economico: tanto entra tanto esce. niente più debiti. una mossa quasi in stile bundesbank che abbiamo capito essere la base di una libertà diversa da quelle alle quali siamo abituati e non rinunciamo (intellettuale, politica, culturale, etc.). il primo bilancio è pubblicato sul sito, qui: http://ilmanifesto.info/bilanci-e-conti/

b) i lettori, abbonati e sostenitori contribuiscono agli investimenti, non ai debiti. Il nuovo sito, le nuove app per Apple e Android, le abbiamo tutte realizzate con un crowdfunding tra i lettori. Vedi qui: http://www.ilmanifesto.info/fondatori

c) in questo modo, il finanziamento pubblico torna ad essere quello che deve essere: un rimborso spese per imprese sane ma che sono DISCRIMINATE dal mercato perché fuori dal coro, senza padroni o di nicchia. E’, quindi, un finanziamento diretto al pluralismo, non a fogli clientes di qualcuno o qualcosa. Si può abolire? forse sì. Magari lo stato abbattesse l’iva sul digitale dal 22% al 4%. Quella sì che sarebbe una rivoluzione che aprirebbe il mercato. Chissà perché non la fanno…

d) abbiamo deciso di sperimentare, anche rompendo con il nostro passato. Di affrontare con coraggio il passaggio tra carta e digitale. Per esempio:
– il sito è SENZA pubblicità. Basta guardare http://www.ilmanifesto.info (un caso unico tra i quotidiani italiani)
– è GRATIS ma bisogna registrarsi (un paywall morbido, unico tra i quotidiani italiani)
– chi si abbona alla carta si abbona anche al digitale (nel tempo cioè non ci sarà più distinzione tra “prodotto carta” e “prodotto digitale” ma un unico servizio: leggere il manifesto dove vuoi, quando vuoi, come vuoi)

in questo modo con i nostri lettori realizziamo uno scambio equo: chi crede in noi ci compra in edicola sul web oppure si abbona (anche solo per un mese), chi è solo curioso si registra e legge gratis quello che vuole (cioè ottiene un regalo grazie al pagamento del resto della comunità, niente è gratis). in altre parole, premiamo sia i passanti che i fedelissimi. scommettiamo cioè su una comunità curiosa e rispettosa dell’integrità che la circonda. la apprezziamo, non la bombardiamo di notizie idiote o video pubblicitari. sul nostro sito e app ci siete solo voi e noi. Provatele, è gratis.

– l’assenza di pubblicità è un piano editoriale: non abbiamo bisogno di aumentare il traffico per campare. niente commenti finti, click comprati, titoli paraventi o listicles. niente foto di gattini, sebbene adorabili. non ce ne frega niente delle pagine viste anche se fanno piacere. nel tempo però diventano una schiavitù, una droga autoindotta, svalutano i tuoi lettori (di fatto li vendi a pacchi ai tuoi inserzionisti). sul nostro sito ci vieni se ti va. sennò internet è grande. e per informarsi in diretta ci sono twitter, youtube, milioni di blog. noi scriviamo e pensiamo e ragioniamo e lottiamo per i lettori.

è un patto di lealtà e fiducia che può trasformare poche pagine di cellulosa e bit in un diamante. un patto che rinnoviamo ogni giorno da 42 anni. senza soste né pause. non sempre ci si riesce. ma vale la pena provare e riprovare… è questo il senso di un giornale: che non può vivere, né su web né in edicola, se non incontra un bisogno sociale e una propria comunità fatta da decine di migliaia di persone. Dal 2003 a oggi le uniche esperienze editoriali nazionali che hanno resistito più di tre mesi in edicola sono il fatto quotidiano e il nuovo manifesto. non è perché sono giornali migliori degli altri, ma è perché hanno un SENSO.

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Di: SoloUnaTraccia https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-900485 Thu, 10 Jul 2014 21:56:49 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-900485 I giornalisti che fanno i giornalisti (secondo quanto prevede il Codice Deontologico dell’Ordine, fra l’altro -lettura affascinante e ilare, visto che è esattamente il negativo della realtà dell’informazione in i-Taglia) sono un bene prezioso e imprescindibile di una società civile e democratica. Il problema è che da noi ce ne stanno 40 o 50 tutt’al più, e per 50 milioni di potenziali lettori (tolti gli analfabeti) sono pochini. Ecco perchè non viviamo in una società civile né democratica. D’altra parte, siccome non viviamo in una società civile né democratica possiamo fare benissimo a meno degli house organ di industriali, partiti politici, associazioni a delinquere, maneggioni e avventurieri assortiti, cosa che sono i quotidiani, settimanali e mensili attualmente disponibili al pubblico (escluse le nicchie tecniche perchè l’esperto/appassionato, si sa, è mediamente difficile da fottere, e ormai ci sono i forum).

Disgraziatamente, pur non essendoci nessuno a raccontarla, la realtà ha il pessimo vizio di manifestarsi con veemenza, prima o poi. Lei l’editore non ce l’ha.

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Di: Mikez https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-899263 Thu, 10 Jul 2014 13:58:36 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-899263 Addendum:
E comunque i giornali sono i cani da guardia degli elettori, non del potere.
Emblematico il caso di RCS, una società straindebitata, con un modello di business obsoleto basato sulla tanto vituperata carta, l’unica ideuzza nuova per il momento è Gazzabet, cioè cercare di sfruttare la Gazzetta per entrare nel mondo delle scommesse on-line (altro che informazione!), un anno fa ha dovuto fare un bell’aumento di capitale, con Agnelli Della Valle e compagnia cantante che han tirato fuori palanche di quattrini, da allora ci sta entrando con i suoi quattrini pure Cairo, quello che l’altro giorno ha appena assunto a la 7 la sòla Floris, e in tutto ciò, oggi 10 luglio anno del signore 2014, la società quota in borsa perfino sotto il suo prezzo di AdC.
Perché lor signori avrebbero tirato fuori tutti ‘sti soldi per un modello di business così vecchio?
A cosa servono i giornali? A chi servono i giornali?
La risposta è dentro di noi, ma è quella sbagliata.

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Di: Mikez https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-898778 Thu, 10 Jul 2014 10:52:20 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-898778 Caro Andrea, come volevasi dimostrare.
Anyway, un bel modello di business nell’informazione è Dagospia: il 90% di contenuti è ripreso dagli altri giornali, aggratis credo, ci lavora lui (D’agostino) e una manciata di altre persone, ha una moglie (abbastanza) ricca da parargli il culo in caso di denunce, visto che incredibile dictu è l’unico che ogni tanto nel marasma delle sue pagine parla di cose scomoducce – te la vedi Repubblica che fa un articolo non dico su Sorgenia, ma sulle condanne per evasione fiscale al duo D&G che con la sua pubblicità ricopre le pagine del quotidiano e delle riviste e per proprietà transitiva con la sua pubblicità pagherà lo stipendio almeno a un quarto dei giornalisti che ci lavorano?
Il modello di business, praticamente qualunque business, per i prossimi dieci anni è questo: sfruttare il gratis offerto dalla rete, vuoi per i contenuti vuoi per l’intermediazione dei servizi, lavorarci in quattro dove prima lavoravano in 2000, l’unica entrata è rappresentata dalla pubblicità nel doppio senso di marcia (all’andata, dalla merce al consumatore, al ritorno dall’identità del consumatore all’azienda che così profila i suoi clienti).
Nel frattempo, aspettando che si crei un nuovo modello di bizness che riesca a monetizzare l’uso della rete, milioni di persone che prima lavoravano ora vagheranno sonnambuli sperando di riuscire a salire sulla nave dei folli. Non a caso l’unica misura di politica economica in agenda in ogni partito all across the Eurozone è il sussidio di disoccupazione, o come cazzo lo chiamano adesso.
Quindi, fondiamo un giornale?
Citando a braccio un post letto qualche mese fa, ma non mi ricordo scritto da chi per cui non riesco a citarne la fonte: un giornale è proprietà dei suoi azionisti, le sue entrate non sono dovute alla vendita delle copie ma alla pubblicità e ai finanziamenti pubblici. Ergo, non potrà parlare male né dell’industria né della finanza. Dello stato sì, ma solo finché non attenta alla sacra libertà di opinione (Daje a ride). Ovvero, un giornale non potrà mai rivelare verità scomode sull’industria o sulla finanza o sulla burocrazie, cioè sul potere. Le uniche verità saranno quelle della cronaca nera e della cronaca rosa, i.e. il gossip. Con una bella spruzzata di sport, visto che lo sport allena la mente dello spettatore/consumatore all’agonismo cioè alla libera concorrenza tra lavoratori quando spenta la tv dovrà andare a offrire le sue prestazioni sul campo verde del lavoro.
Su carta o online, cambia poco, il problema dei giornali è che non possono parlare di ciò che dovrebbe davvero interessare i cittadini, cioè le decisioni fondamentali sulla loro fottutissima vita, e quindi parlano del nulla.
In my opinion.

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Di: andrea https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-898533 Thu, 10 Jul 2014 09:17:07 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-898533 secondo me il tema non è la solidarietà nei confronti di chi nei giornali lavora, quella è scontata (almeno per me), si tratta comunque di persone che perdono il lavoro, e spesso senza colpe personali dirette.
quindi a mio avviso il punto è: come sta evolvendo il sistema dell’informazione? qualle sarà a tendere il suo modello di business? di quali (e quante) professionalità avrà bisogno?
e questa domanda se la dovrebbe porre chiunque, perché OGNI settore di business (avrete capito che considero l’informazione un business) sta subendo, anzi ha già subito, profonde trasformazioni legate al “digitale”.
e in più il settore dell’informazione e più at large della produzone di contentui, è legato a doppia corda a quello della pubblicità, per cui la definizione del modello di business di un settore non potrà prescindere dalla definizione del modello di business dell’altro, rendendo le cose ancora pèiù complesse…

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Di: Mikez https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-898314 Thu, 10 Jul 2014 08:03:26 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-898314 Io ho perso il lavoro due anni fa, ogni volta (cioè appena metto il piede fuori di casa) che vedo una serranda abbassata o un capannone chiuso mi si stringe il cuore, perché so cosa vuol dire, dentro quel vuoto mi immagino le storie di tutti quelli che ci lavoravano.
Dirò di più. Siccome lavoravo in una piccola libreria indipendente (due punti vendita, eravamo in otto), capisco anche lo sgomento leggendo il tenore dei commenti su internet perché avevo provato lo stesso stupore leggendo un articolo sulla crisi dell’editoria: i commenti erano un florilegio di insulti alle piccole librerie, che non facevano sconti, che non c’avevano mai un libro, che impiegavano una vita a far arrivare un libro, e quant’è fica Amazon e quant’è comoda Amazon e viva la tecnologia e il libero mercato e le magnifiche sorti e progressive. Ho pensato: tenetevi pure Amazon, ma se non capite l’antifona temo che non vi terrete il vostro lavoro.
Quindi? Quindi nessuna pietà per i giornali. Sottoscrivo ogni parola scritta da Giacomo. No, nessuna solidarietà per i giornali. Magari con qualche giornalista sì (anche se non ne me ne viene in mente manco uno), con i tipografi, certo, ma per il resto i giornali possono chiudere uno dopo l’altro, e quando verrà il turno del Manifesto stapperò lo champagne. Sono corresponsabili dello sfascio intellettuale e umano degli ultimi venti anni, cioè di aver spappolato le teste dei propri lettori con i peggiori luoghi comuni. Dicesi propaganda. Hanno seminato il vento del libero mercato nelle più varie forme, più o meno consapevolmente, che raccolgano anche loro la tempesta della disoccupazione.

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Di: GiACOMO https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-897364 Thu, 10 Jul 2014 01:56:46 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-897364 A me sembra un’altra la questione e cioè noi, almeno io, dai giornali che chiudono perdo pluralismo ? Io penso assolutamente di no, penso che il giornalismo italiano della carta stampata sia lo scandalo per eccellenza di una democrazia arretrata. Se arriva quindi per la prima volta un criterio occidentale di valutazione, il pubblico e le vendite, dobbiamo sdegnati rimpiangere il bel tempo andato? Solidali con i lavoratori che perdono il lavoro? qui la questione mi pare che sia: di che lavoro stiamo parlando? Disinformare e’ un lavoro? Nessuno e’ poi sicuro di essere lui quello bravo ma almeno siamo certi di non doverci fare spiegare le notizie da questa gente che , almeno nell’ambito che interessa a me che e’ quello economico, fa per paura o viltà’ un lavoro sporco: disinforma. Creando disoccupati, falsando il mercato, creando un mercato finanziario che può collocare bidoni ai risparmiatori senza che vi sia minimamente un controllo della stampa che anzi risponde ai dettami di editori impuri, invischiati anima e corpo nella necessita’ di dire il falso. E il falso ha dei costi sociali molto più’ alti di mille giornalisti a spasso che forse dovranno cercarsi un lavoro e da ricattati che erano potranno aspirare a diventare dignitosi in un mestiere diverso da quello che hanno fatto finora: servire, assecondare, legittimare i potenti di turno.

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Di: Jacopo https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-896683 Wed, 09 Jul 2014 21:29:25 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-896683 1) Mi lascia inorridito il fatto che la maggior parte degli interventi qui pubblicati consideri l’informazione a mezzo stampa una merce, e una merce come le altre (“se il negozio non ha clienti è bene che chiuda”). L’informazione è un bene pubblico, e in quanto tale va sottratto con tutte le forze possibili alla logica del mercato. Il problema non è il finanziamento pubblico alla stampa: il problema è il modo clientelare e disonesto con cui il denaro pubblico viene erogato, e che ha come unico risultato di affossare proprio l’informazione. Ma senza soldi pubblici pensate davvero che la qualità dell’informazione andrebbe meglio?
2) Raimo, non confondiamo la coscienza di classe col corporativismo. Dal punto di vista della coscienza di classe, un giornalista di un foglio lecchino non vale quanto un cronista che lavori onestamente. Detto questo, è ovvio che l’esistenza di una maggiore varietà informativa è comunque un bene da tutelare, ma non certo direttamente in nome della classe lavoratrice
3) Al populista che ha scritto il pezzo su quanto-è-illeggibile-il-Manifesto faccio notare che se le recensioni culturali (e, Dio liberi, la pagina del cinema orrenda per due terzi) a volte sono faticose e chiedono una certa competenza, viceversa le inchieste, gli esteri, grandissima parte dei commenti politici sono leggibilissimi. Ha ragione il commento di Gab: tocca scrivere anche MEGLIO di come si mangia, se no non si cresce.

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Di: Giorgio https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-895328 Wed, 09 Jul 2014 13:03:39 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-895328 Appoggio Cristina, basta coi vantaggi e coi soldi dei contribuenti a questi giornali ormai fuori dalla società, come stile e come modalità di fruizione.

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Di: Cristina https://minimaetmoralia.it/editoria/nessuna-solidarieta-per-i-giornali-che-chiudono/#comment-895299 Wed, 09 Jul 2014 12:52:11 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22034#comment-895299 Un giornale è presidio di democrazia quando si mette al servizio dei cittadini, non quando serve l’editore di riferimento che a sua volta fa da referente al politico e al potente che in qualche caso è la stessa persona, vedi berlusconi e De Benedetti. Per non parlare del CDA del Corriere della sera. Sentir parlare di libertà in pericolo in un paese dove l’informazione è classificata ai livelli del terzo e quarto mondo, dove mai si è voluto risolvere il conflitto di interessi, quello sì, che favorisce la testata ben protetta economicamente ma che a quanto pare è ben sopportato anche dalla parte politica a cui risponde l’Unità fa semplicemente ridere. Nelle redazioni dei giornali la libertà è stata messa, e da tempo, fuori dalla porta, e se dobbiamo dare “anche dieci milioni” a l’Unità bisogna darli a tutti. Altrimenti non è solidarietà ma vantaggio di casta.

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