Commenti a: Scrittori e vita nazionale https://minimaetmoralia.it/editoria/scrittori-e-vita-nazionale/ un blog di approfondimento culturale Sat, 22 Oct 2016 18:52:10 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Riflessioni sui lettori forti e gli scrittori deboli • Marcello Marinisi • L'irreale e il reale https://minimaetmoralia.it/editoria/scrittori-e-vita-nazionale/#comment-2015 Wed, 09 Feb 2011 14:32:42 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3720#comment-2015 […] articolo interessante apparso sul blog “Scrittori in Causa“, che a sua volta riprende un post scritto da Carola Susani e pubblicato sul blog di Minimum Fax. In entrambi i pezzi si parla di […]

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Di: carolina https://minimaetmoralia.it/editoria/scrittori-e-vita-nazionale/#comment-1991 Sun, 06 Feb 2011 14:23:53 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3720#comment-1991 Bellissimo articolo, pieno di spunti importanti. Ma quello che mi ha più colpita è la questione dello scrittore/personaggio, che è la punta dell’iceberg del potere esercitato dal dio mercato anche sulla letteratura di oggi. Fa bene la Susani a sottolineare come l’ultimo dei problemi sembra essere proprio il VALORE del testo. Sembra che molti autori purtroppo si stiano adeguando a questo andazzo: piuttosto che scrivere pensando a far godere il lettore e alla propria soddisfazione e crescita narrativa, sembra che scrivano in funzione di quanto siano spendibili mediaticamente il loro lavoro e il loro nome, anche perché altrimenti sarebbero ignorati dagli editori. Io stessa a volte mi accorgo che mentre valuto l’idea per una storia, o mentre la sto scrivendo, mi domando non tanto quanto un lettore possa esserne catturato, ma quanto possa essere “venduta”. Mi rattristo ogni volta che me ne rendo conto e cerco di correggere il tiro, ma se mi succede, al di là della consapevolezza, vuol dire che ci sono dentro fino al collo. Questo cancro mentale è tanto più triste perché inutile, sono convinta che se c’è davvero del talento in un autore (ma qui non parlo certo di me), paradossalmente basterebbe seguirlo per risultare poi, rigorosamente a posteriori, vendibile, anche se magari solo sul lungo periodo. Non so se sono vittima di una sorta di ingenuità romantica, per cui se non credessi che il talento autentico prima o poi trionferà cadrei in una depressione immobilizzante, e allora continuo a crederci. Mi sembra tuttavia irrealistico pensare che il mercato schiacci tutto. La resistenza, la reazione allo status quo, anche se in una minoranza, da qualche parte deve nascere per forza, è la natura umana. La qualità letteraria esiste ed esisterà sempre malgrado tutto. E allora sta a noi lettori cercarla e seguirla e contribuire a sostenerla e a non farla morire. Per migliorare la qualità della scrittura e dei libri che si pubblicano, la chiave è nel lettore. Dunque nel ruolo cruciale della scuola, come giustamente fa presente la Susani. Quando frequentavo le scuole medie l’insegnante di lettere portò in classe una cinquantina di libri di sua proprietà, li sistemò su una mensola, e ci impose come compito di scegliere e di leggere un libro al mese, una volta finito dovevamo scrivere un tema sul libro in questione. Non le sarò mai abbastanza grata, ho cominciato ad amare la lettura proprio allora, e ancora adesso, quando sono in libreria e studio cosa portarmi a casa, e mi domando quale libro mi darà più soddisfazione, a volte rivivo il momento in cui in classe spulciavo i titoli sulla mensola alla ricerca del libro giusto da portarmi a casa.

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Di: marco mantello https://minimaetmoralia.it/editoria/scrittori-e-vita-nazionale/#comment-1975 Fri, 04 Feb 2011 14:38:46 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3720#comment-1975 Carola il tuo pezzo pone un problema di fondo, molto sentito anche in ‘poesia’: quale sia il margine (e se esista un margine) fra il rimanere parte di una comunità, con le sue ‘comuni passioni’ e affinità elettive (ma anche con le sue gerarchie, esplicite o implicite, i suoi amichevoli rapporti di potere, i suoi spazi riservati per ‘scrittori’ alle feste di qualche casa editrice) e il chiudersi in un recinto, con le sue staccionate e le sue porticine, da cui si entra e si esce, come sdoppiati fra ‘vita di tutti i giorni’ e ‘mondo letterario’.
Me lo sono chiesto molte volte, quale sia questo margine, se esista davvero, mi sono chiesto quanto una possibile comunanza di ‘linguaggi’, ‘luoghi’, ‘persone’, ‘città’, ‘gruppi’ possa creare l’una, e al contempo l’altra cosa, contemporaneamente. La comunità e il recinto.
Non ho risposte. Forse un po’ di misantropia ogni tanto fa bene, non lo so a me ha fatto bene, anche se non credo di essere un buon esempio di relazioni sociali, credo che mi abbia aiutato a vedere un po’ di cose dal di fuori, con un minimo di distacco in più, oltre a permettermi di scrivere tanto. Un saluto berlinese. Marco

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Di: Stefano Costa https://minimaetmoralia.it/editoria/scrittori-e-vita-nazionale/#comment-1948 Wed, 02 Feb 2011 10:18:49 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3720#comment-1948 Buongiorno, il pezzo presenta tanti spunti di riflessione, e su uno di questi mi piacerebbe chiedere in merito. Quando c’è scritto “Nemmeno l’età del benessere e la scuola di massa sono riuscite a chiudere la forbice. Ma qualcosa è cambiato”. Anch’io la penso così, nel senso che persino un Leopardi, se non ricordo male nelle Operette Morali, sosteneva che quando si alza il livello medio di cultura in un Paese ad alzarsi sarà sempre il livello medio di cultura. E ciò mi pare oggi più che mai molto attuale. Ora, senza bisogno di disquisire su Leopardi che porto come esempio, credo che se non si può pretendere – e mi pare ovvio – che in un Paese si diventi tutti premi Nobel dall’oggi al domani si potrebbe almeno pretendere di poter godere di una considerazione maggiormente allargata che tocchi quantitativamente più intellettuali rispetto a ciò che accade invece oggi. Una considerazione parallela è questa: se decenni fa le persone colte appartenevano a gruppi sociali meno allargati, oggi proprio la scuola (pubblica) di massa e gli obblighi di frequentazione sino a una certa età ci consentono di dire che oggi anche il povero è colto (o può ragionevolmente esserlo), nonostante questo si ha sempre l’impressione che l’impegno letterario sia sottovalutato, come mi pare suggerisca questo articolo. Allora chiedo, secondo voi quali possono essere le vie (o quale può essere la via) per far sì che la comunità letteraria italiana possa allargarsi, in un momento in cui anche la selvaggia proliferazione di titoli in libreria sembra non bastare e anzi produrre un effetto inverso tale per cui l’offerta supera abbondantemente la domanda (si pubblicano molti più libri di quanti non se ne legga veramente)? Chiedo per sapere, per confrontarmi con qualcuno. Grazie.

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