Commenti a: Un omaggio a Gabriele Basilico https://minimaetmoralia.it/fotografia/gabriele-basilico/ un blog di approfondimento culturale Sat, 16 Feb 2013 17:42:55 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Silvia Tripodi https://minimaetmoralia.it/fotografia/gabriele-basilico/#comment-247842 Sat, 16 Feb 2013 17:42:55 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=13036#comment-247842 La scelta di fotografare spazi urbani, manufatti, case, cose, è predilezione di un gusto verso una forma dell’umanità che s’infratta, che si disvela, che pur non mostrandosi del tutto, appare; omettendola, accennandola dunque, Basilico la di-mostra, attraverso immagini che non sono mai forma che esprime solo denuncia sociale, né semplicemente il degrado o l’allucinato cuore delle metropoli squarciate dai bombardamenti. L’immagine riporta prima che l’oggetto, l’azione, l’atto dell’uomo che esige una forma del compimento nell’essere osservato, studiato, archiviato e come tale è oltre che estetico, etico, appunto. Se dunque, assumiamo come elevatissima la tecnica di rappresentazione fotografica, altrettanto elevata è la forma di giudizio che la rappresentazione esige relativamente alla rappresentazione stessa; il taglio, in parte cinematografico, predilige prospettive angolari o frontali; le prospettive dal basso suggeriscono un disagio, il presentimento di qualche sinistro accadimento, come nel linguaggio cinematografico. Ma è credo in questi scorci panoramici, retti, che stanno all’orizzonte, così come luci e ombre stanno alle forme e al piano dell’osservatore, che si possa intravedere la sintesi di un linguaggio, quello Post-moderno, che fa dell’atto della visione il momento stesso dell’archiviazione mnemonica. L’oggetto pur non essendo nella sua propria modernità a misura d’uomo, ne è misura incontrovertibile sul piano percettivo-formale, ed è questo che rende Basilico, uno dei pochi fotografi che oltre a costruire rappresentazioni di realtà, ne hanno saputo riprodurre la sostanza, oggettivandola, non tanto nel gesto o nella tecnica, quanto nel giudizio (che è “naturalmente” istanza dello spettatore), modificando la qualità della cosa rappresentata, arricchendola, mutandone la sostanza, secondo un’appercezione che rende eterna, non già solo la cosa, ma lo sguardo stesso che è origine, intenzione, volontà, necessità, assenza, sogno.

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Di: eFFe https://minimaetmoralia.it/fotografia/gabriele-basilico/#comment-247336 Thu, 14 Feb 2013 00:08:09 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=13036#comment-247336 Ho avuto modo di ascoltare Basilico – sarà stato il 1994 o il 1995 – a Trieste, mentre raccontava il suo contributo a una mappatura delle coste della Normandia e della Bretagna (finanziata dal governo francese). Tutta la serata ruotò intorno al suo spiegare come quel lavoro lo rendeva “artista”. A me, che all’epoca, seppur giovane, conoscevo le tecniche di sviluppo e stampa in b/n e l’uso del banco ottico, la cosa diede un po’ fastidio: pensavo – ancora non so se a torto o a ragione – che la definizioni di artista non ce la si attribuisca da soli, e ancor di più che essa fosse esagerata per un tipo di lavoro di altissima professionalità, ma pur sempre di carattere tecnico-documentativo: monti il banco, regoli le linee, misuri la luce, scatti, punto. Se Basilico era artista, allora lo erano anche i fabbri, i falegnami, i piastrellisti e gli idraulici; anzi, a maggior ragione lo erano questi, che intervenivano sulla materia costruendo, manipolando, dando corpo a oggetti e volumi – a differenza della fotografia che di per sè è menzogna perché esclude la terza dimensione (non avevo ancora letto il Foucault di “Ceci n’est pas une pipe”). Non metto in dubbio la sua tecnica, elevatissima, né il suo sguardo; men che mai il valore rappresentativo delle sue foto. Ma ho l’impressione – e la esprimo come dubbio estetico – che il suo “nome” si sia appropriato di quell’arte che in origine è negli occhi dello spettatore. Grazie comunque per l’occasione del ricordo.

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