Commenti a: We get the media we deserve https://minimaetmoralia.it/fumetto/brooke-gladstone-e-i-media/ un blog di approfondimento culturale Sat, 22 Oct 2016 19:14:44 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Tiziana https://minimaetmoralia.it/fumetto/brooke-gladstone-e-i-media/#comment-56053 Sun, 30 Oct 2011 09:01:11 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=5496#comment-56053 Bell’articolo: lo compro!

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Di: giovanni https://minimaetmoralia.it/fumetto/brooke-gladstone-e-i-media/#comment-54943 Thu, 20 Oct 2011 17:59:55 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=5496#comment-54943 Dipende quindi da noi se Repubblica è un pessimo giornale?

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Di: SpeakerMuto https://minimaetmoralia.it/fumetto/brooke-gladstone-e-i-media/#comment-54930 Thu, 20 Oct 2011 13:53:15 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=5496#comment-54930 “We get the media we deserve”

Assolutamente, se questo presuppone la necessità di attingere da più fonti. Personalmente non ritengo un Tg1 delle 20 non è sufficiente.

“a chi definisce i media “la macchina che ci influenza” senza capire che è lui a influenzarla.”

Dipende. Credo che la casalinga di Voghera (che segue il grande fratello, va dal parrucchiere ogni sabato per leggere i vari Eva tremila e compagnia cantante, la cui figlia spende i soldi in leccacuccioli e il cui marito legge la gazzetta dello sport e ruba i rotoli di carta igienica dall’ufficio) si faccia influenzare più facilmente e possa non approfondire notizie quali: “Il presidente del Consiglio dice la crisi non c’è, è tutto un complotto comunista ecc.”. Forse bisognerebbe capire chi può essere quel “ci” e chi è quel “lui”. Allora il “lui” che la influenza può determinare il “Quanto possiamo dargliela a bere?”

“[11 settembre e Katrina] Entrambi gli eventi tecnicamente non hanno avuto una copertura adeguata, ma chi era lì è riuscito a raccontare la nostra angoscia e il nostro dolore. E il risultato è stato, in entrambi i casi, un’audience altissima. Questo per dire che i media siamo noi.”

Scusate ma non vedo il nesso tra l’audience altissima e l’affermazione “i media siamo noi”. 11 settembre e Katrina erano notizie importanti, angoscianti, riguardanti eventi eccezionali che potevano coinvolgere persone care agli spettatori: avrebbero avuto comunque un’audience altissima. Credo che nessun network potesse essere preparato per tali eventualità, quindi non c’era un problema di concorrenza.

Per quanto riguarda i media, penso che ci sia chi decide quali argomenti (non) devono andare in onda, con cosa eventualmente martellare l’opinione pubblica e soprattutto con quale taglio: sintetizzando, un elettore di sinistra si aspetta commenti alle notizie da una prospettiva diversa rispetto a un elettore di destra; in questo senso allora possiamo dire “i media siamo noi”: le notizie vengono presentate nella maniera più vicina alle opinioni del lettore (se ne ha, vedi casalinga ecc.).

“il fumetto è […] il mezzo più simile alla radio che esiste.”

Non colgo l’analogia e non mi sembra venga spiegata.

“Ma anche se la radio non ha immagini, resta comunque il più narrativo dei media.”

Idem.

“E soprattutto dà l’illusione di un contatto individuale e diretto tra conduttore e ascoltatore.”

Questo perché nelle talk radio c’è (solitamente) una sola persona che parla e soprattutto si rivolge a un ascoltatore che solitamente si trova da solo nel traffico e accende la radio per avere compagnia, oppure usa gli auricolari in ufficio, ecc. A differenza della TV che invece è spesso un elemento di aggregazione in casa: la visione può essere condivisa tra i membri della famiglia durante la cena o per passare una serata insieme.

Ma la radio continua a sembrarmi lontanissima dal fumetto, che è un mezzo asincrono, a differenza di radio e TV che sono sincroni: la fruizione dei messaggi avviene allo stesso momento per ascoltatori e telespettatori.

“Quando accendi la tv, sei sempre consapevole che ci sono milioni di persone che in quel momento stanno guardando la stessa immagine.”

Anche con la radio si è consapevoli dei milioni di persone che ascoltano le stesse parole, anche perché spesso fanno intervenire gli ascoltatori.

“La narrativa non fiction è diventata giornalismo a tutti gli effetti.”

Non da oggi sicuramente, se pensiamo a “Omaggio alla catalogna” del citato Orwell, per dire.

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