Commenti a: Un’anticipazione del nuovo numero dello “Straniero” https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/ un blog di approfondimento culturale Fri, 05 Sep 2014 07:50:45 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: serena https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-1048376 Fri, 05 Sep 2014 07:50:45 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-1048376 La cosa più raccapricciante di questa specie di analisi é senza dubbio il tono giudicante di chi lo ha scritto.Un conto sono le critiche sul tratto e il plot (secondo me insensate) ben altro e attingere a piene mani da un “retroscena pop” e usarlo come chiave semantica per avere l’arroganza di spiegare non solo il background di un artista ma addirittura quello di tutti i suoi lettori. Non voglio neanche citare la parte sul “purismo” dei centri sociali e via dicendo perché molto banalmente questo articolo oltre ad essere stilisticamente noioso,sciatto e tremendamente superficiale riassume il paradigma del “gran critico intellettuale” che dall’alto del suo podio sente nella sua penna “colta” il potere di massimizzare secondo schermini di 40 anni fa sia un autore che (soprattutto) una moltitudine di lettori non certo di primo pelo, utilizzando argomenti e schemi logici a dir poco imbarazzanti. Davvero di pessimo gusto.

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Di: Frank https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-465599 Sun, 22 Dec 2013 15:08:31 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-465599 Certe critiche e certe analisi mi ricordano i “rapporti di lettura all’editore” contenuti nel “Diario minimo” di Umberto Eco, in cui Eco, con la sua consueta ironia, si divertiva a immaginare che capolavori d’altri tempi venissero proposti a un editore dei nostri tempi e che venissero inesorabilmente scartati.
In ogni caso, noto il solito vizio dell’intellighenzia di casa nostra, per cui se un fenomeno letterario o culturale è troppo popolare o di massa deve avere per forza qualcosa che non va. E però le considerazioni utilizzate per “smontare” il fenomeno Zerocalcare mi paiono proprio forzate e pretenziose: in primo luogo quella per cui le storie di Zerocalcare avrebbero una “struttura fissa”. Mi verrebbe da dire che anche le tragedie greche avevano una struttura fissa, proprio perché -guarda un po’- erano opere “popolari” in quanto rivolte alla “massa”, e dunque un modello “ripetitivo” era garanzia di riconoscibilità per lo “spettatore tipo” di quelle opere. Da scartare in blocco tutta la produzione di Eschilo o di Sofocle?
Noto pure il tono tipicamente snob di certe considerazioni: “Chi ama e si identifica nei suoi fumetti è cresciuto guardando tutti i film animati della Disney, guardando in tv gli statici cartoni animati giapponesi (le cosidette anime), giocando ore e ore ai videogiochi e comprando i manga in fumetteria”. A parte che consiglierei all’autore di informarsi, dato che i cartoni giapponesi non sono “le anime” ma “gli anime”, ebbene, sì, lo confesso, io per primo sono cresciuto sui cartoni Disney, ho passato le giornate della mia infanzia e della mia adolescenza a guardare i cartoni giapponesi (“statici”? ma di che stiamo parlando?) e sono tuttora un collezionista di fumetti di vario genere. e allora? problemi?
Infine, la critica conclusiva è che il fenomeno Zerocalcare si “ridurrebbe” a un riconoscimento generazionale. Ma non dovrebbe essere questa una delle funzioni dell’arte? Costruire orizzonti di senso in cui una collettività può riconoscersi?

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Di: Alda Herzog https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-453056 Fri, 06 Dec 2013 18:04:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-453056 Anche a me ha sempre un po’ dato fastidio il “fomento” legato a ZeroCalcare. Come per tutti gli entusiasmi verso i “classici”, la passione incondizionata del popolo mi appare sempre alquanto esagerata… Sarà la semplicità, sarà “la genialità” della sintesi, sarà un fatto di pelle o de core, sarà che non è tanto intonato ma quante emozioni che me dai, piacciono tanto e piacciono e basta, e un po’ lo capiamo un po’ no. Il problema è che questo articolo sembra costruito solo su un “fastidio”… sarà pure un fenomeno, ma un’indagine sociologica e nemmeno una critica qualsiasi potrebbero leggere assieme tutti i lettori di ZC, vari e bizzarri e alquanto innoqui in fondo come gruppo da combattere…. se proprio vi sembra questa un’urgenza del pensiero (!).
Il punto centrale dell’articolo sembra essere un certo disprezzo nei loro confronti perchè essi pariono rispecchiarsi e consolarsi in un’estetica pop e rassicurante. Ma è mai esistito uno specchio che sia rassicurante?
In parte, anch’io mi rispecchio nei fumetti di ZC. Proprio per questo non lo trovo affatto rassicurante, semmai cosparso di una lieve, consapevole, angoscia.
Trovo un po’ bizzarro il giudizio molto duro di Nicola Villa dato a stati di fatto e condizioni generalizzate e sofferte dai più, attribuite al presunto lettore-medio di un semplice fumetto.
ZC non sarebbe in ogni caso né la causa, né il segnale, né il pendant della merdosa condizione degli ultratrentenni, come pare sottintendere l’articolo, né una passione per disegni pur disegnati male è ciò che ci consola o ci delega da presunte responsabilità che non possiamo più permetterci di desiderare, o da presunti “passaggi all’azione” difficile da immaginare in maniera nitida ed univoca, tanto da essere palesi a un lettore di lettori che non ci conosce.

I refusi non son poca cosa, è responsabilità anche rileggere un articolo prima di pubblicarlo su un sito di successo. Altrimenti tanto vale essere hipster.

Cordiali saluti da una stanzetta in estrema periferia, da una trent’enne senza lavoro né responsabilità, in attesa di nuove e consolatorie serie televisive da vedere in streaming per rispecchiarmici e godere di un anacronistico postmodernismo dei miei stivali,

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Di: lavalentina https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-450915 Wed, 04 Dec 2013 13:05:55 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-450915 Che brutto articolo, quanta inutile acredine nei confronti del povero Zerocalcare, da parte di chi evidentemente non conosce nemmeno il mondo dei fumetti (non ci siamo mai più ripresi dalla scomparsa dell’insuperato Paz, eh?), ma che da come scrive ci tiene proprio a farci sapere che ha fatto l’università. Brutta bestia l’invidia. In un momento in cui non si fa altro che piangere la crisi dell’editoria arriva uno che vende (vende!) 50.000 copie. E allora ecco la pretestuosa critica al mondo dei centri sociali, come “particolare forma di snobismo”. Siamo per caso proiettivi nell’attribuire a lui l’orgoglio di far parte di una minoranza?

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Di: rossella https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-450857 Wed, 04 Dec 2013 11:46:17 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-450857 La critica costruttiva e intelligente è, secondo me, quella di FdB.

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Di: Regina https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-450262 Tue, 03 Dec 2013 20:24:51 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-450262 @Michele: finalmente un cosa costruttiva e intelligente.

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Di: Michele https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-450240 Tue, 03 Dec 2013 19:55:57 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-450240 Ma perchè ci sono posti oggi in Italia dove è facile vendere libri? Allora giudichiamo le esperienze di conflitto, di autogestione, di radicamento territoriale da quanti libri si riescono a vendere? E poi basta parlare di centri sociali così, è una etichetta che oggi non significa niente, poteva essere valida e già non lo era vent’anni fa ma oggi non significa niente. Andiamo oltre il fumetto in questione. Apriamo allora con umiltà, rigore e determinazione il dibattito sulle forme, le modalità, le visioni e i progetti di chi nelle città e non solo nelle città ancora prova a liberare spazi e a costruire interventi sociali e culturali in territori devastati e difficilissimi, spesso ostili. Questo ha fatto per molto tempo una rivista come lo straniero e a volte per fortuna lo fa ancora, mentre l’articolo di Nicola purtroppo non prova neanche a elaborare una critica capace di aprire una simile discussione, è un articolo saccente che sembra la brutta copia di quella critica militante di cui lo stesso Nicola è capace e di cui c’è un grande bisogno. Il limite maggiore delle esperienze di movimento degli ultimi vent’anni è proprio l’incapacità di mettersi in discussione, ripartire dai propri limiti e dai propri errori, ripensare il proprio ruolo. Il limite maggiore degli intellettuali anche quelli più militanti degli ultimi vent’anni è l’incapacità di confrontarsi davvero con la realtà, partendo dal presupposto che loro sono troppo più intelligenti della media e che fa tutto talmente schifo che non conviene neanche sforzarsi per capire il mondo che li circonda. Le esperienze più ricche più nuove più vivaci degli ultimi tempi nascono proprio dalla contaminazione di questi mondi così diversi, anche se riguardano luoghi e iniziative che stanno generalmente lontano dai riflettori.

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Di: FdB https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-450181 Tue, 03 Dec 2013 17:29:22 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-450181 Da commentatore del pezzo e frequentatore di m&m avrei preferito fosse l’autore a rispondere alle critiche, non qualcuno che “conosco il blog, l’autore e la rivista da cui l’articolo è tratto, per questo motivo…” ma si vede che questo ci meritiamo: la difesa di una tesi per interposta persona.
Cerco di procedere con ordine, visto che non mi trovo d’accordo con l’idea che nei commenti di queste ore ci siano solo segnalazioni di refusi o insulti “ad personam”.
Da consumatore di prodotti culturali trovo innanzitutto inammissibile difendere un articolo limitandosi ad ammetterne la sciatteria: sarà che forma e sostanza per me viaggiano ancora di pari passo; sarà che mi chiedo se su “Lo Straniero” (“rivista con attività ventennale i cui collaboratori e animatori non sono esattamente gli ultimi stronzi in materia e di critica e di arti visive e figurative”) il pezzo sia uscito esattamente così.
E poi stendiamo un velo pietoso sulla pratica di far notare i refusi e gli errori agli altri, molto spesso godendone, e piccarsi quando qualcuno li fa notare a noi (sopratutto quando sono tanto macroscopici da non poter proprio passare sotto silenzio).
Passando alla sostanza, mi domando: il vero intento di questo articolo (intitolato “Il fenomeno Zerocalcare” e non “La fenomenologia…”), qual è? Sollevare un dibattito sui lettori di zc, su zc come autore, su come è cambiato il pubblico, sul perché di questo successo? In sostanza: è una critica letteraria o un’analisi sociologica? Semplicemente non si capisce, né dalle parole di Villa né tanto meno da quelle di Giulia B. E di certo non si potrà dire che questo contributo è criminalmente estrapolato dal “contesto in cui era inserito”, perché se non si è pronti a beccare delle critiche, come spesso capita qui su m&m, allora che sia di insegnamento: la prossima volta si può sempre declinare la proposta di rilanciarlo via web.
Purtroppo, questo tipo di dibattito – definito “asfittico” – si genera perché nessun punto veramente critico è stato toccato visto, ad esempio, che quanto scritto nel tuo commento Giulia B. è nettamente diverso da quanto si trova nell’articolo: tu hai la tua tesi, la argomenti, si può essere d’accordo o no (e qui è da notare come, paradossalmente, sia più centrato il tuo post che il contributo che vorresti difendere). Ben diverso è invece dare genericamente dei conformisti a tutti quelli che leggono zc. Peggio ancora è farlo, come dicevo ieri, dall’alto della propria torre d’avorio. Peggio di peggio giudicando senza nessuna voglia di misurarsi con la questione e i suoi punti dolenti, visto che ce ne sono e parecchi, e farlo senza che si percepisca alcun intento provocatoriamente costruttivo, tante sono le cose date per scontate che non si sa perché poi dovremmo sempre dare per scontate.
Detto questo, cosa ci si aspetta? La reazione era più che pronosticabile, o almeno io mi sarei aspettato fosse così, sopratutto da chi di queste cose ne sa a pacchi, come da te giustamente ricordato.
A questo punto mi viene pure da mettere in dubbio la buona fede, mi si passi la definizione, e comincio a pensare a un classico “fatt’a posta” giusto per alzare un po’ di polvere, che male non fa mai: in questo caso, stupidi noi.

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Di: fidel https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-450178 Tue, 03 Dec 2013 17:20:39 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-450178 Giulia B. (ma quanto sei intellettuale?!), a parte che uno che vuole scrivere fa bene a documentarsi su dati reali e non a farsi un’idea da quante condivisioni avvengono su facebook.
ti ritieni fortunata di non essere “come tutti” quindi sei migliore degli altri?
anche dire “modello di storytelling citazionista postmoderno”, ahimè!, significa etichettare e cmq pure quentin tarantino è uno storytelling citazionista postmoderno e non mi sembra superato.
scrivi difficile perchè, anche tu, come l’autore dell’articolo, sai scrivere?
parli di italietta perchè soffri della sindrome del provinciale?
se un sacco di gente, non quelli che leggono manga e graphic novel in genere, che sono una nicchia mooolto ristretta, compra e legge le strisce o le storie di zerocalcare, non sarà perchè le trova divertenti, magari semplici ma con battute efficaci? perchè al di là dei personaggi, trafugati dai cartoon degli anni 80/90, che sono solo un pretesto narrativo, raccontano episodi odierni e non del passato, con le manie, le depressioni, i tic e le deformazioni della generazione che sta su internet oggi e non 10 o 20 anni fa?
se poi questa non sia arte, non è destinata a durare, non c’è una ricerca tecnica di alcun tipo, mi sembra, anche per te, un pò troppo pretenzioso, come giudizio.
direi che una combinazione di fattori di tecnica, di contenuti, di bravura e di fortuna hanno fatto si che un fumettaro diventasse un bestseller. e che chissà quanti altri fumettari avrebbero voluto essere come lui piuttosto che rimanere dei grandi artisti incompresi, amati dagli intellettuloni e ignorati dal pubblico

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Di: Giulia B. https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-450131 Tue, 03 Dec 2013 15:59:12 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-450131 Buon giorno a tutti,
conosco il blog, l’autore e la rivista da cui l’articolo è tratto, per questo provo a dare un po’ d’aria a questo dibattito asfittico che solo in un paio di interventi è riuscito a sconfinare dalla segnalazione di refusi più o meno sciatti e dall’insulto ad personam, visto che un dibattito critico questo articolo provocatorio aveva proprio l’obiettivo di sollevarlo tra i lettori di Zerocalcare (la cui tribuna d’eccellenza è di fatto la rete) sia per la scelta del titolo “fenomenologia”, sia per il contesto in cui era inserito, e cioè una riflessione sullo stato della Graphic Novel in Italia, curato da una rivista con attività ventennale, Lo Straniero, i cui collaboratori e animatori non sono esattamente gli ultimi stronzi in materia e di critica e di arti visive e figurative. Credo che Zerocalcare abbia davvero innescato una filiazione e un consenso senza precedenti nei lettori italiani mediamente scolarizzati della mia generazione, io questa cosa non l’ho dedotta dai dati di vendita di Amazon, che mi immaginavo, ma appunto dalla condivisione delle sue vignette che avveniva/è avvenuta/avviene tra i miei “amici di facebook” purtroppo non solo ogni maledetto lunedì mattina ma tutti i giorni della settimana. Io leggendo le sue vignette e le sue storie penso: “Per fortuna, io non sono Zerocalacare, come tutti”, non mi fa ridere prima cosa, non mi riconosco in quell’immaginario, se vuoi anche troppo di genere, che vede protagonisti il saggio delle Tartarughe Ninja o il mostro marshmallows dei Ghostbuster, io grazie a dio quei personaggi prima di rivederli nelle sue vignette li avevo proprio rimossi dalla mia coscienza, e a prescindere dalla scelta del soggetto (poteva anche essere un Porco Rosso di Miyazaky – esempio per me agli antipodi come possibile evocazione) non mi interessa questo modello di storytelling citazionista postmoderno, trovo che sia superato già da una decina d’anni e che sia subentrato altro, che ci rimette in discussione invece che farci guardare indietro a quello che ci è familiare e in cui non facciamo alcuna fatica riconoscerci, per immobilizzarci avulsi dai sensi di colpa, in un tempo di crisi come il nostro la reazione non può essere l’entropia e nel fumetto e nelle narrazioni in generale. In più non mi piacciono i suoi disegni, li trovo piatti e sbrigativi, non riesco a vederci una ricerca tecnica di qualche tipo, una volontà affidata all’opera che qualsiasi artista dovrebbe in qualche modo riuscire a comunicare, anche incompiutamente, al lettore più prevenuto ed esigente, ma anche a quello più sprovveduto. Questo è almeno quello che io cerco in una storia (libro o Graphic Novel non fa differenza), e che trovo negli acquerelli di Gipi o di Fior, per citare due Italiani a caso, che come dice Villa, a differenza di Zerocalcare, riescono a uscire dalla dimensione della nostra Italietta con il nostro slang e le basse indolenze e farsi apprezzare in un contesto internazionale.
Soprattutto mi chiedo se l’identificazione è così “naturale” da parte del lettore, allora significa che è mancato lo sforzo, e se lo sforzo è mancato allora difficilmente stiamo parlando di qualcosa che ha a che fare con l’arte e che è destinato a durare (stesso discorso applicato all’autore e al suo tratto “natural”, dove sta la sofferenza mi chiedo, la sua crepa?), e tuttavia credo che abbia senso interrogarsi sulle ragioni di un successo di questo tipo e credo che molti spunti l’articolo di Villa abbia provato a lanciarli, a partire dalla provocazione sul Centro Sociale come luogo di abbozzolamento e illusione collettiva, dove vi assicuro, è molto molto molto difficile vendere dei libri (per citare uno dei commenti sopra), ce li portiamo per disperazione, e sfido qualche editore che mi sta leggendo a smentirmi.

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Di: fidel https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-450121 Tue, 03 Dec 2013 15:33:33 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-450121 al di là della simpatia o meno per il fumettaro in questione, il pezzo risulta insopportabile dal momento che chi scrive cerca, prima, di etichettare e catalogare la tecnica del fumettaro (sarà un grande esperto di fumettistica internazionale..), poi di fare l’esegesi delle storie raccontate dal fumettaro (sarà un grande esperto di letteratura e affini..), poi di catalogare il lettore tipo che legge le storie del fumettaro in questione contestualizzandolo mediante un’analisi transgenerazionale (sarà un esperto pure di sociologia..). ma un pò di umiltà ogni tanto? saper mettere in fila due frasi in italiano non autorizza a parlare e giudicare e catalogare qualunque cosa al mondo con toni da saccentone. un pò di umiltà, please! nuovi scanzi crescono..

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Di: Evelina e le capre https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-450060 Tue, 03 Dec 2013 13:29:06 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-450060 probabilmente, per forma, struttura, errori infantili, ostensione di vergognosa ignoranza circa il tema trattato, arroganza, superficialità dei paragoni e delle considerazioni, il peggior articolo mai apparso su minima & moralia. E non mi piace Zerocalcare.

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Di: Carmine https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-449435 Mon, 02 Dec 2013 21:22:10 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-449435 ottimo articolo, bravo nicola. io sarei stato addirittura pure più duro con sto fumettaro.

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Di: n https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-449415 Mon, 02 Dec 2013 20:45:44 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-449415 però poi ci vai a fare il banchetto libri ai centri sociali!!!
ma dico, un minimo di coerenza!!

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Di: n https://minimaetmoralia.it/fumetto/il-fenomeno-zerocalcare/#comment-449368 Mon, 02 Dec 2013 19:29:22 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16762#comment-449368 villa,
te che hai l’analisi di un intellettuale ottantenne e sui centri sociali: “senza voler cambiare veramente ciò che è fuori, accontentandosi del laboratorio sociale permanente e ininfluente”, che avrai fatto mai?!

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