Commenti a: I blog letterari e i soldi, un post piuttosto autoreferenziale https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/ un blog di approfondimento culturale Fri, 04 Jul 2014 16:19:20 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: giuseppe https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/#comment-879415 Fri, 04 Jul 2014 16:19:20 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16582#comment-879415 Se la cultura italiana versa in uno stato comatoso, una ragione ci sarà. Il suo scorso livello. Sarebbe interessante se qualcuno autorevole volesse indicarne le vere ragioni.

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Di: pallmall https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/#comment-466323 Mon, 23 Dec 2013 16:04:41 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16582#comment-466323 Ieri sera seguivo il derby, inteso come Inter-Milan, su twitter. a un certo punto leggo un tweet di un noto giornalista interista.
Scriveva.”Seguire il Derby su smartphone Samsung nel traffico verso NY natalizia da JFK. #amala”
La prima cosa che ho pensato è che fosse la più orrenda marchetta.
Poi ho pensato che io ero vecchio.

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Di: Martedì 3 Dicembre 2013 | La Rassegna https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/#comment-449970 Tue, 03 Dec 2013 11:04:19 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16582#comment-449970 […] Raimo, in questo articolo su Minima et Moralia, scrive dei blog letterari e i […]

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Di: deep: | collana di cultura, società e tecnologie | da eFFeda eFFe https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/#comment-449117 Mon, 02 Dec 2013 13:56:59 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16582#comment-449117 […] l’appuntamento a Milano, nella cornice di Bookcity, così ben riassunto da Christian Raimo su minima&moralia). Come osservatore sono tenuto a prestare fede alle immagini che le persone hanno di se stessi, al […]

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Di: Fin qui tutto bene | Enoiche illusioni https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/#comment-444889 Wed, 27 Nov 2013 21:31:30 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16582#comment-444889 […] – Ah, a proposito di traparenza la settimana scorsa è uscito un post particolarmente calzante su Minima&Moralia. Impossibile non citarne uno stralcio – “un valore imprescindibile è quello della trasparenza, trasparenza delle scelte, trasparenza nel codice etico, trasparenza con il lettore. È questo e soltanto questo che crea un rapporto di fiducia.” – e linkarlo. […]

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Di: isolaria pacifico (@isopaci) https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/#comment-442077 Sun, 24 Nov 2013 21:07:33 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16582#comment-442077 …Ah, e comunque no, non credo assolutamente che si possa riuscire a organizzare un sindacato dei giornalisti culturali, finché gli interessi o almeno gli obiettivi sono così individuali e diversi.

Ma si potrebbe fare un’analisi dei valori (economici o comunque negoziabili) dei mestieri e dei volontariati culturali.
Non so bene come, ma distinguere lavoro e volontariato potrebbe essere utile a quella ricostruzione della coscienza di cui parlavamo.
E anche a togliere quel profumo di mistificazione della missione culturale che un pochino anche sabato aleggiava in sala.

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Di: isolaria pacifico (@isopaci) https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/#comment-442073 Sun, 24 Nov 2013 20:52:39 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16582#comment-442073 All’incontro io ero presente perciò per me gli appunti sono chiarissimi e utilissimi. Anch’io sono convinta della sempre maggiore pertinenza del discorso sui soldi –non solo riguardo ai blog- ma in generale riguardo al lavoro culturale di cui i blog sono, in questo momento, una merce di valore.
Rispondo ad alcuni punti dei tuoi appunti, ripetendo e ampliando cose che ho detto o twittato sabato.

3)
Sì, io comprerei un libro con la pubblicità in copertina o dentro. Soprattutto se fosse una maniera per permettere a un editore di fare un buon libro. L’anno scorso nel precedente convegno sul futuro del libro (stesso posto, stesse date, alcune delle stesse facce) ho sentito un editore (non ricordo chi, scusate, ma uno di quelli grossi) dire che mettere la pubblicità nei libri non si è mai fatto perché condizionerebbe l’editore compromettendo la libertà di espressione. Me la ricordo ancora bene quella frase, per due ragioni. Uno, perché a un convegno sull’innovazione dire che una cosa non va fatta “perché non si è mai fatta” è assurdo. Due, perché se la pubblicità uccidesse la libertà di espressione i giorrnali non esisterebbero. Anche nei giornali peraltro, in quelli seri, la pubblicità è comunque vagliata dall’editore e dal direttore e respinta se incompatibile con la linea editoriale.

4 – 5 – 6)
Secondo me la distinzione tra lavoro e militanza cambia a seconda del lavoro che fai. Se fai un lavoro culturale puoi aggiungerci un contenuto di militanza. Se hai un altro lavoro che ti ap-paga puoi militare nel tempo libero. Ma se un lavoro lo stai cercando, e il tuo blog serve per fare curriculum e visibilità per darti un lavoro (vedevo teste annuire mentre lo dicevo), la tua militanza è come minimo condizionata.

Una cosa importante che hai detto tu –credo- è che non può esistere militanza (né organizzazione sindacale) se non c’è prima coscienza. Se non coscienza di classe, almeno coscienza di status. O perlomeno conoscenza dei meccanismi economici di cui si è ingranaggio.

8)
Il discorso di Salis è sacrosanto e andrebbe scritto su ogni pulsante “pubblica” o “invia” di qualsiasi blog (e non solo). Lo ripeto qui: “Il lavoro gratuito non esiste: o è volontariato o è sfruttamento”.

9, 10 e 13)
Valore economico della zona grigia: come raccontavo durante il dibattito, i primi ad accorgersi del valore economico della zona grigia sono stati le agenzie e gli uffici marketing, che mandano ai blogger (fashion, book, hi-tech eccetera) prodotti da recensire, guadagnando così recensioni forzatamente o spontaneamente benevole al costo di un economicissimo cambio merce, e al di fuori dei controlli deontologici. Idem per i commenti nelle community o sugli store.
Se il blogger non si sente sfruttato ma al contrario “pagato”, anzi premiato in merce-status, incentiverà questo abbassamento di valore del proprio lavoro.
Come ho twittato durante l’incontro: il valore sociale del lavoro culturale è un mito che ne autorizza lo sfruttamento. Puoi provare a usare anche questo esempio per spiegare il marxismo a scuola 😉

11)
Seriamente: no, non puoi “pagare” i commentatori. A parte il discorso sulla rete come vera o falsa libertà e aggregazione spontanea di contenuti, ecc., non puoi per questioni pratiche: perché sarebbe complicato pagare la qualità senza incentivare la quantità; perchè diventeresti anche editore, o editor, o almeno regista dei commentatori; perché a quel punto dovresti anche assumerti (in quanto loro editore) la responsabilità di quello che scrivono.
E’ per questo che nei giornali, dove esiste un direttore legalmente responsabile, i commenti sono perlopiù sotto registrazione (e sono moderati), con abbondanza di disclaimer secondo i quali il diritto allo sfruttamento economico del commento (ovvero la pubblicità a fianco) viene ceduto al giornale, ma la responsabilità penale (es. calunnia, diffamazione) resta al commentatore.

15)
minimaetmoralia, come ho twittato, è anche un’immagine del suo editore (e perciò anche un investimento comprensibile), cioè è una operazione culturale inscindibile dal suo universo editoriale. Lo scrivo in tono neutro: bisognerebbe distinguere, nel giudicare il valore di un contenuto su un blog, il contesto in cui questo blog nasce. Una cosa è il blog di un editore (per quanto autonomo, comunque ne è un riflesso), una cosa è il blog di un singolo o di un gruppo di singoli con vari livelli di libertà e capacità, un’altra cosa (ben altra cosa) è una rubrica su un giornale fatta con wordpress.

17) il product placement pagato si nasconde sempre dietro al “product placement” spontaneo, nel momento in cui chi scrive (blogga, filma ecc) scrive di un prodotto o in qualche modo lo rappresenta. Questo ormai vale per tutti i campi, mica solo i libri o gli abiti. Anche per la politica, per esempio. Anche questo lo dico in tono neutro, è una nota tecnica.

18) sì, trasparente e scombinato. è il bello dei blog.

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Di: martina montague https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/#comment-441991 Sun, 24 Nov 2013 17:41:08 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16582#comment-441991 Il mio blog ha circa 700 utenti iscritti più gli amanti di passaggio; è praticamente esente dall’essere commentato, anche se molto letto. Chi mi legge sa che studio molto per scrivere un post, anche perché parlando spesso di biochimica non posso improvvisare e sa anche della regola che non trasgredisco: non scrivo mai per la simpatia che provo verso uno scrittore o sulla base di quante moine mi abbia fatto lui o il suo ufficio stampa. Questo mi sembra un punto importante nella discussione, infatti più che le pressioni degli editori ci sono le pressioni dei rapporti sociali che animano le pagine culturali. E’ tutto una cricca di una cricca di una cricca di un che palle.
Alla fine mi sono detta che a recensire gli amici si rischia di rimanere senza letteratura e senza amici.

Ps. personalmente mi farei pagare dalle case farmaceutiche per fare quello che faccio, ma funziona esclusivamente per il mio blog questo.

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Di: Regina https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/#comment-441855 Sun, 24 Nov 2013 12:49:23 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16582#comment-441855 Caro Raimo,
il problema è un altro.

Vale a dire:
perché se apro “La Lettura” di oggi del “Corriede della Sera” trovo un giornale così poco autorevole, dove ad es. a) c’è un marchettone di Pigi Battista al nuovo libro di F. Piccolo (collaboratore del “Corriere”); b) un bruttissimo pezzo di Emanuele Trevi scritto molto al di sotto delle possibilità di Trevi (che altrimenti è scrittore molto bravo) sull’età in cui i classici della letteratura pubblicarono capolavori con tanto di grafici davvero idioti?

E come mai se leggo il “Domenicale” del “Sole” casco dal sonno?

E perché questo non succede così spesso con riviste come “Studio”, blog come minima&moralia o Leparolelecose, mensili come “IL” eccetera?

Da una parte, ho sempre il sospetto che ci si venda, che si scriva per interesse di parrocchia… insomma, non mi fido.

Dall’altra pure sbagliando (la sua recensione de “Vita di Adele” era a mio parere sbaglitata) sento invece che c’è molta più autonomia di giudizio?

Non è che (indipendentemente da blog o non blog) in modo più semplice l’asse tra ciò che è (era) autorevole e ciò che lo sta diventando si sta rapidamente spostando?

Voglio dire… “La Lettura” del “Corriere” doveva essere rivoluzionario… a distanza di pochi anni dall’uscita è meno autorevole (e credo ormai meno letto) di un blog o di una bella rivista.

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Di: Federica https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/#comment-441767 Sun, 24 Nov 2013 10:28:48 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16582#comment-441767 Sinceramente sì, sei stato un po’ confuso, ed è comprensibile perché stiamo tutti navigando a vista sull’argomento e siamo più naufraghi che altro. La questione a mio parere andrebbe esaminata risalendo la corrente: a chi giova questo modello? Perché si è imposto? Secondo me tutti facciamo finta di dimenticare che gli editori dei nostri blog esistono eccome e si chiamano Google, Facebook, Twitter & Co. Noi lavoriamo tutti, non pagati, per loro. L’utente è il valore, come dici anche tu, tutto ciò che produce è valore. L’accezione marxiana del ‘valore di scambio’ non è mai stata così letterale come con il web 2.0. Siamo, tutti noi, merce con un valore di scambio che è pari ai pezzi di vita che mettiamo in rete. I grandi colossi dell’informazione si fanno i soldi su di noi, con noi, e noi siamo perfettamente complici. D’altra parte è ovvio che sia così: abbiamo tutti creduto alla bufala che la rete fosse libera semplicemente perché era tutto gratis. Col piffero che è libera, e col piffero che è gratis. Si paga in altro modo: la merce diventi tu. Tutto ciò che scrivi è merce, le tue foto sono merce, il tuo curriculum è merce. Come rimediare a tutto questo? Per me esiste una sola e unica soluzione: l’editoria anche su internet deve tornare ad essere a pagamento. Per leggere occorre pagare, come si è sempre fatto fino a 20 anni fa o meno. Dunque non c’è assolutamente niente di scandaloso in questo. Se si vuole essere editori bisogna investire: soldi, tempo ecc. Non tutti se lo potranno permettere, purtroppo. No. Esattamente come prima di Google, sarà un mestiere per capitalisti e non per proletari. Sì. A meno che, forse, non si accetti di vendersi per un po’ l’anima ai vari Mefistofele del web in cambio di quel tanto di visibilità che poi ti potrà permettere a un certo punto di dire ai tuoi lettori: visto che credete in noi, rendeteci liberi. Sfruttare a vantaggio del proprio lavoro l’equivalente dei 15 minuti di visibiità warholiani che si trova sul web. Questa è l’unica strada che ritengo davvero praticabile, per quanto impervia: crescere quel tanto che ti farà dire “ora rendeteci liberi: finanziateci voi, e non lasciateci nelle mani di Google”. E se i tuoi lettori non capiranno, spiacente ma non valevano poi così tanto. Allo stesso tempo questa visibilità va ottenuta intelligentemente: può sembrare un paradosso, ma questo blog è tra i più trasparenti che ci siano in rete proprio perché è dichiaratamente affiliato a una casa editrice. E fra l’altro ne rappresenta l’universo, non è certamente una vetrina pubblicitaria; questo è un grande merito vostro. Sono inconcepibili a mio parere i blogger leccaculo che parlano dei libri in modo smaccatamente pubblicitario o banalmente recensorio senza dichiarare i loro rapporti con i libri che recensiscono. Non sono credibili, e se non sei credibile non diventerai mai autorevole. Come accade anche in un certo giornalismo diffuso a macchia d’olio, in quel caso non stanno scrivendo per il pubblico dei loro lettori, ma solo per alcuni lettori specifici: l’editore, l’ufficio stampa o chessò io. Questi blog non sopravviveranno, nel mio mondo ideale in cui l’editoria online è a pagamento. Perché i lettori non gli daranno una lira; la loro unica alternativa sarà farsi assumere dall’editore di cui sopra.

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Di: gioacchino de chirico https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/#comment-441477 Sun, 24 Nov 2013 00:52:37 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16582#comment-441477 non credo se ne possa uscire con facilità. non esiste una linea di demarcazione definibile tra rapporti di lavoro e normali relazioni sociali. d’altra parte anche nelle strategie più mature ed evolute della comunicazione l’attenzione si è trasferita dalla transazione (io compro , tu vendi) alla relazione, questo vale soprattutto per i beni intangibili come la cultura e in genere la dimensione autoriale e creativa della produzione. e’ difficile anche stabilire un margine preciso tra politica e cultura. dobbiamo stare li. sulla linee di congiunzione di tutti questi ambiti e provare a spostare gli equilibri sempre un po’ più in là , come una maledizione, a volte piacevole e utile, ma sempre necessaria.

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Di: GioTaverni https://minimaetmoralia.it/interventi/i-blog-letterari-e-i-soldi-un-post-piuttosto-autoreferenziale/#comment-441374 Sat, 23 Nov 2013 21:27:59 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16582#comment-441374 Discorso lungo, però se vogliamo in un certo senso provare a sostenere la qualità delle parole la pubblicità sembra sempre più diventare l’unica strada (il sostegno di stato arriverebbe a creare sistemi come quello che c’è già oggi, in cui impazzano progetti fake, che nella qualità non cercano proprio di pescare: e qui arriviamo al cane che si morda la coda, ordine dei giornalisti, tesserino di pubblicista, apertura di una rivista, fondi statali, smercio di nuovi tesserini, eccetera): Per quanto riguarda il modello del native advertising, anche qui il dibattito è appassionante: ovviamente non può riguardare un blog letterario, ma dovrebbe riguardare progetti come riviste, e similari, ma soprattutto essere ASSOLUTAMENTE visibile. In questo rimando a un bel post di Luca Sofri in proposito, che va alle radici del native fino a quello già esistente su tutti i quotidiani (però nascosto): http://www.wittgenstein.it/2013/11/14/native-advertising/ .
Molto interessante il punto numero 16, sulla critica musicale, che nasconde anche un po’ di native di mestiere. Purtroppo tutto questo ”sistema” dello scrivere sta molto all’onestà di chi scrive, ma io penso che la sincerità sia una qualità riconoscibilissima. O almeno la maggior parte delle volte.

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