Commenti a: Italia, amore: solitudini https://minimaetmoralia.it/interventi/italia-amore-solitudini/ un blog di approfondimento culturale Mon, 26 Nov 2012 17:07:03 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: maria (v) https://minimaetmoralia.it/interventi/italia-amore-solitudini/#comment-153527 Sat, 18 Feb 2012 07:08:20 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6581#comment-153527 Lucia, quello che volevo dire era che il mondo “reale” dell’11 settembre era quello in cui la tv aveva un ruolo non indifferente al punto che tutti hanno subito lo shock di una perdita d’orientamento: cosa sto guardando? dove mi trovo? dalla fiction e alla realtà più sconcertante con uno zapping? cosa significa? e gli strumenti d’interpretazione consueti, all’improvviso, non bastavano più.
Adesso il baricentro si è ulteriormente spostato e definire il reale è diventato ancora più complicato e ha poco senso questa linea di demarcazione ideale tra la rete e il mondo là fuori, se il mondo là fuori non solo è popolato, in buona parte, dagli stessi utenti, ma si modifica di pari passo. Ma, al di là di queste osservazioni a proposito delle quali molti altri hanno scritto meglio di me, quello sui cui volevo soffermarmi era questa perplessità di fronte ad un ipotetico universo relazionale più autentico, più vivo, privo di automatismi, terribilmente più interessante, fuori dallo schermo.
E’ un mondo in cui, se vogliamo escludere internet, indossavamo già altre protesi molto invasive: il telefono, ad esempio, io lo detesto profondamente come poche altre cose, ma il numero di telefono non è la prima richiesta automatica di un principio di relazione (autentica)? IO preferisco di gran lunga la mail, certo, perché le parole hanno un altro peso e internet allora mi ha regalato la possibilità di rifletterci di più e quello che viene generalmente considerato una presa di distanza che ci isola a me è sempre sembrato una messa a fuoco che ci avvicina, riprendendo qualcosa di antico: una salutare, vecchia abitudine che avevamo quasi perso, come quella epistolare, con l’immediatezza dei tempi che corrono, tanto per fare un esempio

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Di: Lucia https://minimaetmoralia.it/interventi/italia-amore-solitudini/#comment-153274 Fri, 17 Feb 2012 08:36:05 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6581#comment-153274 Maria (v). Ho l’impressione che ciò che ti ricordi dell’11 settembre sia proprio quella signora che te ne ha parlato, e il modo (accidentato, ritardato, incasinato) in cui l’hai saputo. Ho l’impressione che ciò che ti ricordi dell’incontro con quel ragazzo sia la tua esitazione, la tua impuntatuta, il non avere una battuta di risposta bella precisa editata cristallina.
“Cosa dovrebbe fare qualcuno per conoscerti?” Cosa deve fare qualcuno in rete per conoscerti? Frequentare i tuoi siti, imparare la tua lingua, avvicinarsi un po’ alla volta, direi… oppure colpirti, provocarti. Ma non è così anche dal vero?
Sarebbe stato meglio se avessi saputo dell’11 settembre 1 minuto dopo che era successo? Se avessi visto subito le immagini, e avessi potuto commentarle subito, con qualche mente affilata e brillante che rubava tempo al lavoro d’ufficio per risponderti (come me ora)? E perché mai, cosa ti avrebbe dato di più?

Mi pare, adesso, che la questione del bello o brutto della socializzazione virtuale ruoti intorno a due (piuttosto orribili) modi di dire: Mettere in sicurezza – Metterci la faccia.

(Ma tu “scegli” minigonna e tacchi a spillo proprio per poter poi dire “presumi possa bastarti”? O ti racconti la storia che vuoi piacere a te stessa?)

Chi incontri per strada (che cerchi di parlarti o meno) ha fretta, è distratto, è sudato, ha i brufoli, ha paura di te, ha paura di non essere all’altezza, ha paura di sbagliare: esattamente come te, e me, e tutta l’altra gente. E è così tutto insieme, non ha la possibilità di farsi conoscere un po’ per volta, e non dà a te questa possibilità. Ma ci mette la faccia.

“Buona strada”, come dicono gli scout.
(Non sono mai stata scout, e mi stanno pure abbastanza antipatici). Lucia.

Letture consigliate: Bernard-Marie Koltès, “Nella solitudine dei campi di cotone” (un testo teatrale):

“La sola vera crudeltà in quest’ora del crepuscolo in cui tutti e due ci troviamo, non è che un uomo ferisca l’altro, o lo mutili, o lo torturi, o gli strappi le membra e la testa, o anche lo faccia solo piangere; la crudeltà vera, e terribile, è quella dell’uomo o dell’animale che rende l’uomo o l’animale incompiuto, che l’interrompe come puntini di sospensione in mezzo a una frase, che gli volta le spalle dopo averlo guardato, che riduce l’uomo e l’animale a un errore dello sguardo, un errore del giudizio, un errore, come una lettera appena iniziata e brutalmente stracciata subito dopo aver scritto la data.”

Qui dovrebbe esserci l’originale radiofonico, regia di Mario Martone, voci di Carlo Cecchi e Claudio Amendola:
http://www.mediafire.com/?q75ukmcqbg3hz

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Di: maria (v) https://minimaetmoralia.it/interventi/italia-amore-solitudini/#comment-152879 Thu, 16 Feb 2012 07:30:52 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6581#comment-152879 Solitamente apprezzo molto gli articoli di Marco Mancassola, questa volta non tanto, invece. Trovare il solito trito pregiudizio sul mondo delle connessioni, da uno scrittore stimato, mi deprime.
Non m’ interessa scrivere l’apologia del software e sarei la meno indicata, per altro, m’interessa invece mettere il dito nell’altra piaga: perché un mondo privo di uno strumento dovrebbe essere più esaltante? La mia solitudine è cominciata molto prima di avere un computer, me lo ricordo molto bene quando vivevo in una stanzetta senza quasi avere nessun altro contatto col mondo esterno, salvo casi sporadici che accoglievo secodno il grado di eccezione e diversità. Era il mondo in cui dell’11 settembre, in diretta, m’informava con una tortuosa e fortuita concatenazione di gesti e altri sistemi, la casalinga (su cui avevo dei pregiudizi perché sprecava il suo tempo con le telenovele) che avvisava qualcun altro di telefonarmi, o messaggiarmi nell’eventualità, remota, che io avessi dimenticato, almeno per una volta, il telefonino acceso o che nel caso che il segnale, una volta tanto, giungesse fino alla feritoia della porziuncola che avevo scelto come domicilio. Era il mondo in cui la mia solitudine era completamente ottusa: non concepiva altre solitudini all’infuori di sé, aveva un’idea molto distorta del resto del mondo. NOn che l’immagine del resto del mondo che mi proviene da internet sia stata un’illuminazione che rende tutto più chiaro, e però si tratta di un’informazione aggiuntiva che io non capisco proprio come si possa ripudiare e soprattutto “perché”.
Parliamo, che ne so, di quell’ennesimo amico che ti chiede l’amiciza e non conoscerai mai: ok, d’accordo, ma forse uno su mille, dopo un anno di scambi e dibattiti quasi quotidiano, dopo che ti ha fatto ridere, incazzare, riflettere, che ne so, dopo un bel po’ di “quotidiano” che in altro modo, chissà, ed è comunque molto raro, chissà…forse forse E perché, invece, se uno ti abborda per strada, mentre passeggi, solitaria, immersa nelle tue solite tristezze e ti chiede “scusa ti posso conoscere?” cosa rispondi invece? “Sì perché questo non è internet e il mondo qui fuori è troppo bello e interessante come te?”
No, lo dico sul serio, perché questa cosa mi è capitata e mi ha messa in crisi perché ho dovuto fare di nuovo i conti col mio lato aggressivo e desolato che non mi fa onore, di cui non vado molto fiera, che però esiste (sia su facebook che a piedi). E al ragazzo che mi tallonava ho risposto, seccata, con aria di sufficienza: “No, non puoi conoscermi, mi dispiace, perché questo tipo di approcci mi irrita oltre a trovarlo ridicolo” E lui, giustamente che mi fa notare:”Perché come dovrebbe fare qualcuno invece per conoscerti? Quale sarebbe il modo più giusto di provarci?” Domanda cruciale che mi ha zittita completamente perché nonostante tutte le mie obiezioni mentali (perché mi fa incazzare a morte oltre ad offendermi il fatto che tu mi abbia individuata in una folla anonima solo perché stamattina ho scelto minigonna e tacchi a spillo e questa cosa ti basta, presumi possa bastarti per avere intenzione di conoscermi e che io abbia o meno un cervello è talmente superfluo da non ostacolare minimamente il tuo proposito di “conoscermi” e poi perché potremmo star qui a parlare un anno intero e non conoscerci affatto e perché mi vivo accanto da 33 anni e io stessa dubito di conoscermi e allora come potresti farlo tu piccolo prepotente sbucato dal nulla e non capisco perché io dovrei invece essere interessata a conoscerti, a parte la mia disperazione, cosa dovrebbe colpirmi di te per muovermi nella tua direzione oltre a passivamente subirti…ecc ecc ecc ecc) un cumulo di nembi che non serviva a scavalcare la sua unica obiezione davvero valida nella sua nuda semplicità: “perché? Dimmelo tu: cosa dovrebbe fare qualcuno per conoscerti?”
sono filata via, con la coda tra le gambe e tutta la mia presunzione, per la vergogna, di non riuscire a rispondere alla più elementare delle domande.

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Di: SpeakerMuto https://minimaetmoralia.it/interventi/italia-amore-solitudini/#comment-152697 Wed, 15 Feb 2012 10:26:09 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6581#comment-152697 “essere da solo a pensare o provare certe cose e a non riuscirle a comunicare a nessuno”

Pensa un po’, io ho sempre creduto che lo scrittore fosse quello bravo a comunicare le emozioni. Piuttosto, DFW era un autore particolarmente pignolo con sé stesso, sempre spinto dall’ansia di non essere abbastanza chiaro.

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