Commenti a: La benedetta questione della comunicazione di Matteo Renzi https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/ un blog di approfondimento culturale Sat, 22 Oct 2016 16:43:30 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: gloria gaetano https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1448268 Wed, 28 Jan 2015 15:50:41 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1448268 In quest’articolo ammiro molto l’analisi linguistica sui discorsi di Renzi,perchè applica proprio il metodo di Chomskij e di Palo alti, di Habermas. In più aggiunge un tocco di ironia e di riferimenti al linguaggio mediatico e di inglse maccaronico. Renzi dice tanto, poi volta il discorso e dice esattamente il contrario, ambiguo, breve , sintetico, ma saccente e arrogante, sembra sicuro di sè, imita i personaggi tv, il giornlismo, un tocco di sport calcistico, un levitas superflua ma efficace di toscano, senza che mai ci sia dietro un progetto nuovo, un rispetto per le persone che hanno poco reddito, un piano per realizzare un tocco di uguaglianza. Di più di una toccatina sarebbe troppo e Renzi non è di sinistra. Cerca di sedurre più che di persuadere, non vorrei paragonare il suo breve comunicare a giravolte alla persuasione di Pericle o di Solone, e neanche ai limpidi discorsi di Pertini, o agli appassionati discorsi di Ingrao. Non fa comizi per strada,perchè non avrebbe pubblico. E poi i comizi non sono da dimenticare, vecchi , noiosi e lunghi?Com’è da rottamare tutto il Parlamento, la costituziona., Il senato, oltre, questione imprescindibile all’art 180. Ma dietro questa sua cifra particolare c’è sicuramente molti discorsi televisivi, molta comunicazione di film scadenti, di blog di facebook etc. Il progetto politico non si legge, nè si può fare un dialogo, perchè non sa ascoltare. Me il piano c’è ed è un escutivo forte, la preferenza per l’imprenditoria, che crede di compensare con 80e ai lavoratori privati.Giusto siamo diventati ansiosi, fragili,disperati e confusi e, da questo popolo fragile è facile ottenere il consenso con un’apparenza di forte decisionismo. Il progetto è sempre quello neoliberista.

SAGGIO POLITICO IL LINGUAGGIO POLITICO Il linguaggio politico ha una precisa forma- funzione che è quella atta a produrre effetti sui comportamenti e sulle decisioni politiche e quindi ad interagire con il sistema politico. Caratteri distintivi dell’analisi del linguaggio politico Fare politica è un esercizio di persuasione. Il modo di parlare e il modo di scrivere caratterizzano una situazione storica. Le parole non sono separate dal pensiero, come ha intuito de Sassure, né il pensiero dalle parole. L’analisi del linguaggio politico non può prescindere dal rapporto tra pensiero- discorso-testo e contesto. Scienza politica e linguaggio politico Dal punto di vista metodologico occorre tener presenti due visioni che caratterizzano lo studio del linguaggio politico nell’ambito della scienza politica: Verificazionismo priorità dei fatti dell’esperienza politica sul linguaggio. Costitutivismo il linguaggio non è lo specchio di una realtà oggettiva, ma che piuttosto crea la realtà stessa. La realtà politica è costituita dal linguaggio tramite la creazione di significati, crea rappresentazioni. Edelman sostiene che la politica è sempre una costruzione o rappresentazione linguistico- simbolica a partire da un punto di vista particolare. Parla della strategia politica americana della “costruzione del nemico”, che dà luogo, grazie a forme linguistiche evocatrici di sentimenti contrastanti, a scelte e corsi di azioni dalle finalità più disparate. Il linguaggio politico, per natura, è controverso e poco suscettibile di verifica. E’ attraverso il processo di comunicazione intersoggettiva che nasce la cosiddetta opinione pubblica. Secondo Habermas, l’atto della scelta politica può avvenire solo dopo che si è trovato un accordo lessicale sui termini e sul modo di interpretare le parole con le quali vengono descritte ad esempio le leggi vigenti. Tuttavia questa teoria ha dei punti deboli, perché si è rivelata insufficiente per spiegare il fenomeno della comunicazione politica nell’epoca attuale. Noam Chomsky ha analizzato le tecniche utilizzate per manipolare l’opinione pubblica. Nelle moderne democrazie il ruolo del cittadino sta diventando sempre più quello dello spettatore. Con lo sviluppo tecnologico è andata sempre più consolidandosi una pratica della comunicazione politica legata alla diffusione del linguaggio politico attraverso il mezzo televisivo. Linguaggio basato sulle immagine, sulla spettacolarità più che sui contenuti. Si è andato a recuperare un linguaggio semplice, da gente comune. Linguaggio politico e discorso politico La locuzione di “linguaggio politico” viene spesso utilizzata in modo intercambiabile con quella di “discorso politico”. Sono due concetti contigui, eppure differenti. Il discorso politico è una forma particolare di interazione sociale, caratterizzata da una modalità specifica di utilizzo del linguaggio che richiede operazioni di investimento
Dove è andato al potere, il capitalismo ha distrutto tutte le condizioni di vita precedenti e diverse ma non ha lasciato tra gli uomini altro vincolo e legame che il nudo interesse. Ha fatto della dignità personale un semplice valore di scambio e posto la libertà di commercio come valore assoluto e supremo della società. Invece dello sfruttamento velato da illusioni religiose e politiche, ha prodotto e fatto accettare lo sfruttamento aperto, senza pudori. Sì, perché il capitalismo non esiste se non rivoluzionando di continuo gli strumenti di produzione, quindi i rapporti di produzione, quindi l’insieme dei rapporti sociali. L’incertezza e il movimento incessante gli sono strutturali. Mentre il bisogno di mercati sempre più estesi lo spinge ovunque nel globo terrestre, rendendo cosmopolita la produzione e il consumo e creando sempre nuovi bisogni. E nuove crisi, riducendo i mezzi per prevenirle.
Ecco una sintetica descrizione della globalizzazione degli ultimi vent’anni, della modernità liquida baumaniana e del neoliberismo. Dove tutto diventa liquido, incerto, in movimento sempre più frenetico, per una competizione globale di tutti contro tutti. In verità abbiamo semplicemente ripreso (ma rispetto all’originale abbiamo preferito capitalismo a borghesia) alcuni brani del Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels del 1848. Per dimostrare quale sia – da più di 200 anni – l’essenza del capitalismo, la sua forma stabile ma a riproducibilità infinita, anche se ogni sua trasformazione ci appare sempre come nuova e diversa e più moderna. Già, perché i modi di creare capitale (dalle enclosures inglesi alle recinzioni/privatizzazioni della conoscenza e alla finanziarizzazione di oggi) e di organizzare il lavoro (sua incessante divisione/individualizzazione) si replicano oggi anche nella rete, la nuova catena di montaggio del lavoro, del valore, della conoscenza, del capitale umano di ciascuno. Capitalismo che non è morto, come auspicavano Marx ed Engels – pensando ingenuamente che il capitalismo avrebbe creato anche gli uomini capaci di abbatterlo – ma è più forte e più vivo (più egemone) che mai. Anche dopo questa ultima crisi.
Ma allora perché la sinistra (che doveva vincere) ha perso, mentre il capitalismo (che doveva perdere) ha vinto alla grande? Tentiamo qualche risposta. Perché il meccanismo di divisione industriale e capitalistico del lavoro (e del tempo, che ne è la premessa per accrescere la produttività) è appunto strutturale al sistema e questo non permette e non permetterà mai la composizione di una classe antagonista e con una propria coscienza perché l’individualizzazione separa, isola ciascuno dagli altri, aliena dal lavoro, dalla società, da se stessi. E se una volta questa individualizzazione e suddivisione del lavoro poteva svolgersi solo all’interno di grandi apparati di produzione (che davano ai lavoratori l’illusione di potere essere classe antagonista), oggi questo non è più necessario, la rete permettendo di connettere, concatenare e sincronizzare nell’apparato capitalistico anche ciò che è (che deve essere) fisicamente lontano e isolato.
La sinistra ha poi perso perché capitalistici sono oggi tutti i rapporti di produzione e i processi di consumo. Perché sono diventati capitalistici anche i rapporti sociali, culturali e familiari e i mezzi di comunicazione, e l’industria culturale e quella educazionale, del divertimento e la rete stessa, capitalistica all’ennesima potenza. Perché il capitalismo non è tanto un processo economico ma culturale, se non antropologico (dall’homo oeconomicusottocentesco all’ordoliberalismo e al neoliberismo novecenteschi lo scopo è creare l’uomo nuovo di mercato). Perché la sinistra ha smesso di pretenderne la democratizzazione e perché ha lasciato che il capitalismo diventasse anche il padrone del tempo sociale (il tempo è denaro).
Se non si parte da qui, ogni discorso sul perché la sinistra ha perso diventa inutile. Inutile perché la sinistra ha perso proprio scegliendo di non vedere i mutamenti prodotti dal capitalismo; e – non vedendoli – non ha cercato di contrastarne la microfisica di saperi e poteri crescenti e pervasivi, per cui alla fine non poteva che diventare essa stessa capitalista, considerando il capitalismo (e questa globalizzazione e questa rete) come il massimo della modernità, anzi accusando di conservatorismo non se stessa (che vuole cambiare tutto della società per non cambiare nulla del capitalismo), ma chi invece vorrebbe ancora cambiare in meglio (ammesso sia possibile) questo osceno e pornografico capitalismo.
È il limite che appare anche dall’ultimo libro di Franco Cassano – Senza il vento della storia. La sinistra nell’era del cambiamento (Laterza). Un libro importante. Importante perché fa discutere (e questo è l’obiettivo di ogni vero intellettuale). Cassano scrive che la sinistra – che aveva il vento della storia dalla sua parte nei trenta gloriosi seguiti al secondo dopoguerra – deve abbandonare ogni nostalgia di quel passato; dice che la globalizzazione non è solo restaurazione espropriazione e sradicamento ma anche un gioco di dimensioni globali con nuovi protagonisti che si affacciano sulla scena. Un gioco a cui non ci si può sottrarre. Ma è appunto questo non ci si può sottrarre che a nostro parere evidenzia un altro perché della sconfitta della sinistra e della fine del vento della storia nelle sue vele.
Quel vento che doveva portare (non tanto al comunismo ma) verso mete di libertà, di uguaglianza e di fraternità e verso un individuo che fosse autenticamente soggetto; vento che oggi la sinistra ha smesso di mettere nelle sue vele preferendo vivere e far vivere la (e mettere le sue vele al servizio della) tempesta capitalistica. Accettandone i processi di individualizzazione, senza comprendere che in realtà è sempre più un falso-individuo (lavoratore autonomo o free-lance, consumatore sovrano tra consumi falsamente personalizzati, selfie compulsivo nella società dello spettacolo e incessante vetrina di se stesso e del proprio capitale, gli imprenditori come eroi) o pseudo-individuo secondo Adorno.
E allora, per noi la virtù politica ed esistenziale non è (citando Berlin, citato da Cassano) quella della volpe, animale che sa adattarsi alle situazioni, contrapposta a quella del riccio, animale che resiste o muore, ma quella appunto umana e solo umana che sa cambiare il mondo o almeno governarlo come soggetto sovrano (senza lasciarsi governare dal mercato e dalla tecnica), sulla base di un proprio progetto e di una propria idea, solo così potendo uscire dalla condizione animale (della volpe o del riccio). Questo sono stati i trenta gloriosi, ilNew Deal di Roosevelt e il Piano Beveridge. Cassano scrive invece che se la sinistra vuole restare fedele ai suoi valori “deve guardare in faccia la realtà” e “accettare la sfida che essa propone, anche quando è spiacevole”. In realtà, la sinistra ci sembra entrata in una sorta di nichilismo esistenziale, con la morte dei valori supremi di libertà, uguaglianza e fraternità e con il portare a niente se stessa così come ri-chiesto da un capitalismo antidemocratico e nichilista per struttura e per vocazione.
Secondo Cassano la vecchia distinzione tra destra e sinistra esiste ancora, ma non gode più di uno status privilegiato, esistendo oggi altre linee di divisione “capaci di mobilitare con più forza i popoli”. Di più: la sinistra deve auto-relativizzarsi e prendere atto “della limitatezza del proprio insediamento sociale”. Dunque, la sinistra non ha finito la sua corsa, questo è “solo l’inizio di un tragitto più laico e impegnativo, non più assistito dall’esistenza di classi generali (…). Si tratta di una modestia che è il contrario della rassegnazione” – e invece proprio la modestia, davanti a un avversario che ha un progetto egemonico globale e ben strutturato e con una potentissima pedagogia, diventa per forza di cose rassegnazione; mentre riaffermare (questa volta molto opportunamente) la politica come luogo dei molti e come “sforzo per far derivare dai molti la città, dai polloi la polis” si scontra in realtà con la de-socializzazione strutturale prodotta incessantemente dal capitalismo.
E se (ancora Cassano) “oggi i conflitti di classe non sono per nulla scomparsi, ma sono sommersi nella ragnatela di altre linee di conflitto che li decompongono e li frantumano” questo è ancora nella perfetta e funzionale logica del capitalismo (molti nemici tra loro, nessun nemico contro il capitalismo). Né basta consolarsi scrivendo che “accanto alla faccia distruttiva e al cinismo che gli consente di precarizzare la vita di milioni di esseri umani, il capitale smuove energie e ha messo in movimento paesi a lungo ai margini del benessere occidentale”: in realtà doveva esserci un altro modo per realizzare l’obiettivo senza che il capitalismo divenisse “narrazione e racconto popolare”.
Diversamente da Cassano, non crediamo quindi che sia possibile costruire un nuovo blocco sociale “capace di tenere insieme le ragioni dei diritti e quelle della competitività e dell’impresa”, “la cultura con la produzione”, perché sono ragioni assolutamente inconciliabili tra loro (come ha dimostrato l’ultima crisi) e quindi bisogna decidere se stare dalla parte dei diritti o da quella della competitività e dell’impresa; sapendo che le nuove forme del lavoro (autonomo di seconda generazione, capitalismo personale, eccetera) non sono il trionfo dell’individuo e della sua voglia di autonomia e del suo voler fare impresa, ma una diversa forma di subordinazione e di alienazione (dover essere impresa).
Una sinistra che volesse fare vera discontinuità dovrebbe dunque in primo luogo mutare il proprio dizionario politico e il proprio discorso (oggi tutto capitalistico, vedi JobsAct). E se non basta un leader ma “occorre una guida, che è molto di più” (Cassano), in realtà noi non amiamo i leader e neppure le guide e vorremmo anche noi un’idea forte della politica. Unprogetto. Ma umano. Quindi, non capitalistico.
Poi ho detto altrove anche di tsipras, di cui sto leggendo il libro. Ma è tutt’altro discorso, un’altra fatica di comunicare con passione e con ragione al popolo disperato un nuovo modo di convincere ,prima girando per le periferie greche, ascoltando i bisogni della gente e poi rassemblando il discorso, senza ricerca apparente di nuovi moduli linguistici. Ma questo discorso è ancora tutto da iniziare e completare. Renzi rimane il fichetto dalla camicia bianca e dal buon taglio di capelli. Dalle trovate linguistiche che confondono la gente e accontentano solo i benestanti al top. Non altro. Fafforzeremo l’esecutivo e non faremo più niente per anni.

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Di: Renzi alla conferenza stampa di fine anno: il ‘brand’ e le ovvietà | Ultime Notizie Blog https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1396923 Wed, 31 Dec 2014 07:00:08 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1396923 […] di Matteo Renzi molto si è discusso e molto si continuerà a discutere. Christian Raimo, su minima et moralia, ha colto il carattere ambivalente della retorica del premier, pragmatica e allo stesso tempo […]

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Di: Franco https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1380102 Mon, 22 Dec 2014 16:04:24 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1380102 Non condivido l’analisi. Di comunicazione so di non capirne moltissimo, ma alcune cose studiate le ho chiare: vince la comunicazione che si comprende e sembra logica, fatta da qualcuno sicuro di se e quindi calmo o arrabbiato, ma mai ansioso. Nessuno darebbe mai il voto a un tizio che fa mille smorfie al minuto che cambia tono (nota) in maniera così plateale, e che parla come una mitraglietta ansiosa e in maniera maleducata, quindi, irrispettosa delle necessità altrui, proprio come fa Renzi. Allora perchè questo politico che ha una comunicazione tanto inefficace vince con il 40%? I motivi sono molti. Il primo motivo è che la percentuale è sui voti effettivi e validi e non sulla popolazione italiana avente diritto al voto. Il 40% dei voti di Renzi sono di un numero di votanti enormemente inferiore a quello che era ingrado di mettere insieme Berlusconi. Anche Prodi e Veltroni hanno preso un numero di voti di diversi milioni di votanti in più di Renzi.
Il secondo motivo è che la comunicazione di Grillo è eccellente nel convincere gli arrabbiati e i disperati con un minimo di cultura di ciò che è la modernità, ma è incomprensibile e losco per gli incolti sui tempi moderni e chi non è abbastanza arrabbiato. Molti di queste ultime due categorie, che spesso si interesecano, hanno fastidio e o paura di Grillo e quindi, invece di non partecipare, votano contro quest’ultimo dando il voto a Renzi.
Il terzo motivo risiede nella propaganda. Infatti ciò che dicono “tutti” gli opinionisti, della cui opinione in tutto o in parte ci si fida, viene percepito come per forza vero. Per esempio, se quasi tutti i giornali e programmi televisivi dicono che Renzi ha un ottima comunicazione ecco che tutti gli altri o quasi pensano che Renzi ha un ottima comunicazione (anche se loro stessi non si sono lasciati convincere da questa). Stessa cosa vale per tutti gli annunci vacui presi sul serio dai giornalisti e per l’opinione che non vi sia un’alternativa.
Un quarto motivo è che in italia si vota la politica come se si dovesse far vincere un campionato, quindi molti votano PD a prescindere. Ci sono tanti altri motivi, ma nessuno riguarda la comunicazione di Renzi che fa rabbrividire. Io stesso mi sono spesso chiesto perchè proprio Renzi e non qualcun’altro è arrivato a prendere le redini del PD, ma con mafia capitale si è compreso “l’arcano”: Renzi, a quanto ho sentito dalla bocca di Di Maio, si è pure fatto votare alle primarie dalla mafia rom. Inoltre, i suoi avversari, quando non sembravano ormai “vecchi”, erano semisconosciuti.

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Di: Fabrizio https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1142141 Fri, 10 Oct 2014 04:04:34 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1142141 Se rispolveriamo “Ritorno al Mondo Nuovo” di Aldous Huxley, scritto nel 1958 (non “Il Mondo Nuovo” Brave New World del 1932). Vedremo che sta tutto li. Ed e’ illuminante come Huxley avesse letto bene il fenomeno della demagogia e per questo ne dava una traduzione molto piu’ che sociologica o psicologica, ma strutturata nell’etologia. Il fratello di Aldous, Julian Huxley era biologo e zoologo ed era favorevole all’eugenetica. Erano i figli di quell’Huxley che fu il primo editore di Darwin. Scrivo questo per sostanziare che una famiglia di intellettuali inglesi, liberal, ma legati alla cultura dell’evoluzionismo; e lo stesso Aldous, che era molto piu’ aperto all’analisi e sperimentazione, dovettero concludere che le societa’ umane sono soggette alla demagogia perche’ soggette alla paura, alla folla, alla massificazione, al turbamento dell’incertezza e suggestionabili enormemente, specie quando compresse in un Paese che si percepisce in declino.
Renzi? Se un uomo come questo puo’ diventare Premier e parlare in pubblico per noi tutti e magari essere anche ascoltato da qualcuno, allora the Brave New World si e’ gia’ realizzato in Italia. In Cina i politici (Renzi ci ha fatto visita di recente) lo prendono in giro e avevano maggiore rispetto di Berlusconi (il che e’ tutto dire). A noi expatriate italiani, per via di Renzi, ci prendono in giro gli expatriate inglesi, tedeschi, francesi e anche i turchi e perfino gli spagnoli che non stanno messi meglio….

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Di: Il comizio di Renzi al Festival di Internazionale a Ferrara | Mazzetta https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1125367 Sat, 04 Oct 2014 20:43:53 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1125367 […] in un comizio durato più di un’ora, sostenuto con la consueta verve e con la sua ormai consumata retorica, strappando diversi applausi alla folla, comunque amica perché Ferrara è storicamente feudo del […]

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Di: L'intervista di Matteo Renzi al Festival di Internazionale - Giornalettismo https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1124144 Sat, 04 Oct 2014 08:14:15 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1124144 […] in un comizio durato più di un’ora, sostenuto con la consueta verve e con la sua ormai consumata  retorica, strappando diversi applausi alla folla, comunque amica perché Ferrara è storicamente feudo del […]

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Di: Il disagio di sentirsi nudi davanti all’imperatore | tulliobugari https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1124048 Sat, 04 Oct 2014 07:21:54 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1124048 […] così un articolo assai interessante, da leggere, su Renzi e la sua vincente comunicazione (La benedetta questione della comunicazione di Matteo Renzi). È un’analisi attenta e puntuale, che condivido da tempo ma… ci sono un po’ di […]

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Di: amalianita https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1122013 Fri, 03 Oct 2014 10:18:30 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1122013 E’ un politico e sa comunicare bene. Da quando è un difetto?

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Di: amalianita https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1121953 Fri, 03 Oct 2014 09:49:23 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1121953 Fa il politico e comunica bene e allora? Come mai pare che questo sia un difetto?

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Di: Emilia I https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1121803 Fri, 03 Oct 2014 08:27:15 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1121803 Bell’articolo. Ma direi che la nuova coscienza di classe è quella di un popolo di ansiosi + depressi + confusi. La questione Comunicazione si confonde con il Marketing e ringraziamo Berlusconi che è riuscito a trasformare tutto quello che faceva in uno spot pubblicitario. Renzi lo segue sapientemente: presentazioni power point, gelati, camicia bianca ed altri particolari che di Renzi fanno un prodotto politico. Guardandolo e ascoltandolo mi affascina la tecnica (tanta tecnica) comunicazionale ma mi perdo il senso politico, intendo la concretezza, lo stile il rigore, ma oramai la politica è diventato uno spettacolo televisivo (e social). E’ questo rimane. Cerchiamo solo di non perdere di vista i contenuti, sezioniamo i tempi e il significato delle parole di Renzi e interroghiamoci/li, sempre di più.

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Di: Perché le minoranze non sono creative (frammenti di un post) | I libri degli altri https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1121755 Fri, 03 Oct 2014 07:57:46 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1121755 […] questo post di ieri mattina lo scrittore Christian Raimo usa la propria capacità professionale di analisi e […]

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Di: Rolando https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1121636 Fri, 03 Oct 2014 07:03:40 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1121636 Caro Raimo, un consiglio: prima di occuparsi analisi della comunicazione la studi. Se analizza il suo articolo scoprirà che è pieno di giudizi personali intorno ai quali poi lei costruisce il ragionamento.

Lei tra l’altro ha scritto: “Guardatevi l’intervento di Bersani o di D’Alema (impresentabile, spocchioso, lamentoso il primo; sarcastico il secondo) […] confrontatelo con l’intervento iniziale di Renzi […] Bersani sembra imballato, a ralenti […] Si tratta della quantità di parole per unità di tempo: Renzi pronuncia il doppio se non il triplo delle parole di Bersani. Ascoltare Bersani per chi ha meno di quarant’anni dà la sensazione di prendere un ascensore che si ferma trenta secondi ogni piano […] L’unico che riesce a competere da un punto di vista della velocità (numero parole per minuto) è Giuseppe Civati […] le differenze tra i due stili retorici sono evidenti (Civati è cartesiano, spesso icastico, impone una lucidità e un’analisi di secondo passo dove c’è una confusione comunicativa) […] Qualunque discorso che Renzi fa non è solo veloce, ma è accelerato. Parte piano e si infervora. Alza i toni, si scalda”.

Non cita i contenuti dei discorsi di Bersani o D’Alema, ma considera “impresentabile, spocchioso e lamentoso” l’ex segretario e “sarcastico” l’ex presidente del Consiglio. Tuttavia, che relazione esiste tra l’essere impresentabili e l’essere spocchiosi o lamentosi? E che relazione esiste tra queste caratteristiche col sarcasmo? E come si lega il ‘ragionamento’ di qualcuno con le caratteristiche caratteriali e poi con quelle ‘espositive’?

Poi Lei si lancia in una valutazione sulla ‘velocità’. Se fosse ‘ben formato’ saprebbe che quello che conta nella comunicazione è la relazione psicoemotiva che l’oratore costruisce con il suo pubblico e come una parte rilevante del processo sia la comunicazione ‘non verbale’.

La velocità non è mai stata per nessuno specialista un buon segnale, tanto che alcuni anni fa, quando si prendeva in esame Enrico Mentana lo si definiva “mitraglia” per la sua tendenza a parlare a ritmi troppo elevati. Il direttore del Tg del la7 non ha fatto fortuna di certo per le sue ‘mitragliate’, ma per altro che qui non interessa, e quando ha cominciato ad avere incarichi di rilievo ha subito cambiato caratteristiche ed oggi, se si nota, parla molto lentamente e usa una infinità di pause. Aggiunge poi al suo ‘comunicare’ molte ‘battute di spirito’ o almeno cose che lui ritiene tali.

Ancora: “Civati è cartesiano…” ha scritto. Ancora una considerazione apodittica, non verificabile, dogmatica. Che vuol dire “è cartesiano”? Nulla, perchè l’aggettivo in sè non ha una sintesi. Lei si riferisce al ‘cogito ergo sum’? Eppure Civati nel suo intervento ha detto con chiarezza e senza dubbi che trova il segretario ‘di destra’. Nessun dubbio quindi, nessun relativismo cartesiano. Non voglio, mi scusi, ricordare a Lei che dovrebbe aver studiato filosofia, le critiche che Vico mosse a Cartesio. Ma si riferivano proprio alla metodologia di analisi dei processi logici: dalla realtà al pensiero, secondo Vico, e non dall’essere se stessi alla sintesi, secondo le critiche che lo storico napoletano muoveva al filosofo francese.

Non insisto qui ancora. Ma vorrei darle il consiglio che D’Alema ha dato a Renzi: prima di affermare qualcosa studi. Perchè c’è ancora qualcuno che sa e si accorge degli svarioni e se non si conosce bene si finisce col fare brutte figure.

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Di: Flaneur https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1121587 Fri, 03 Oct 2014 06:34:23 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1121587 W_L_Europa ha capito tutto…

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Di: W_L_Europa https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1120808 Thu, 02 Oct 2014 22:54:28 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1120808 Baciatevi i gomiti per questo ragazzo che sa comunicare e che si spacca per riportare il nome dell’Italia a livelli accettabili invece di fare i saputelli sul suo inglese…

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Di: jeanloupverdier https://minimaetmoralia.it/interventi/la-benedetta-questione-della-comunicazione-di-matteo-renzi/#comment-1120788 Thu, 02 Oct 2014 22:34:22 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23676#comment-1120788 insomma, in poche parole, in soldoni, per farla breve, si sta parlando di un cialtrone.

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