Commenti a: (Pro)Fumo negli occhi https://minimaetmoralia.it/interventi/profumo-negli-occhi/ un blog di approfondimento culturale Tue, 06 Nov 2012 20:36:08 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Eva https://minimaetmoralia.it/interventi/profumo-negli-occhi/#comment-212672 Sun, 30 Sep 2012 11:49:15 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=9579#comment-212672 « Ma perché , prof, se il libretto delle assenze serve a voi professori, io devo ritirarlo e pure pagarlo? Perché allora non posso far scrivere la giustifica sul mio diario, così i miei genitori non pagano niente?». È la seconda volta in due giorni che la ferrea logica di una ragazzina mi mette in scacco matto. L’altra è stata il giorno prima, quando un alunno di prima media mi ha chiesto: “Ma perché fare santo Aldo Moro – al quale è intitolata la nostra scuola – e non fare santi anche Paolo Borsellino e Giovanni Falcone?”, ma questa è un’altra storia. La domanda della tredicenne è il punto interrogativo che leggo sulle facce di tutti i suoi compagni. Fino a pochi minuti prima neanche io sapevo che il libretto delle assenze si pagasse. Non so che dirle. Oppure sì, le parole ce le avrei.
Già. Perché? Dannazione perché continuano a pagare i tuoi genitori? Perché sborsano come pecore i 5 euro obbligatori per l’assicurazione, più i due del libretto, più gli otto di “contributo volontario” più la spesa relativa alla cancelleria, più quella, enorme, dei testi in adozione quando altrove, per esempio in Germania, i libri vengono forniti dalla scuola e restituiti a fine anno? Più…più…più… Perché? Perché non fate scrivere sul vostro diario, invece delle giustifiche, un ben più razionale “Andate tutti a quel paese”, magari decorandolo con quei disegnini di certe parti anatomiche che normalmente si trovano sui muri e sulle pareti delle scuole? Ve lo meritate, allora, di continuare a pagare! Anzi: dato che ci siete pagate pure la prossima rata del mio mutuo e le decine di barattoli di nutella che mando giù per tollerare tutto questo!
Trattengo in un sospiro il fiume di indignazione che rischio di vomitare addosso alla ragazzina. Temporeggio. Cerco quindi di farle capire che il libretto non serve a noi professori, ma alla scuola, perché “rimanga agli atti” che i genitori sono a conoscenza di eventuali assenze dei propri figli. Penso di essermela cavata bene, che la mia spiegazione ha in parte soddisfatto la domanda. Ma mi vergogno. Dentro di me lo so, lo so che i ragazzi hanno ragione e che il loro discorso non fa una grinza, mentre le “ragioni” della scuola ormai fanno acqua da tutte le parti e mettere una toppa pietosa, come sto cercando di fare in questo momento, è solo un palliativo: presto salterà fuori un nuovo motivo per ricorrere a un’altra pezza, un po’ come quella pubblicità di qualche anno fa, in cui un idraulico rimediava a una perdita tappandola con un rubinetto, ma subito ne arrivava un’altra e lui lì, pronto a sistemare un altro rubinetto e così via…
Corro a casa. Ce l’ho col dirigente. Voglio farle capire che la sua decisione di far pagare alle famiglie anche il libretto delle assenze, oltre alla pittura per le pareti (un improbabile giallo che non ha nessuna volontà di ricordare il sole, né qualunque altra cosa, a parte un barattolo di senape andata a male, ma che forse era il colore più economico dopo il grigio) è una scelta scriteriata in un Sud che paga un altissimo tributo a questa crisi economica, dove i genitori sono spesso entrambi senza lavoro, dove molti, a 40-50 anni, ricominciano a mettersi in viaggio verso il Nord, come si faceva da ragazzini, quando magari si andava su per “fare esperienza” e qualcuno finiva col rimanerci e metter su famiglia e qualcun altro invece tornava (pochi in verità).
Faccio ricerche, consulto internet, voglio le prove che far pagare quel libretto è un abuso. Invece finisco con l’essere risucchiata in un vortice di eleganti definizioni del tipo: “tasse scolastiche obbligatorie” (per le scuole superiori e per l’assicurazione), “contributi volontari” (quelli che nessuno può estorcerti, ma che servono a “migliorare la didattica e l’offerta formativa dell’istituto”) e, dulcis in fundo: i cosiddetti “rimborsi” cioè quei contributi richiesti alla famiglie per le spese fatte “in favore degli alunni”, quindi dei loro figli. In questa voce rientrano i libretti delle assenze, ma anche, mi vergogno a dirlo, le “schede di valutazione”, oggi tornate a chiamarsi “pagelle”. Mi sento sconfitta. A confronto delle cifre che scopro in altre scuole, i due euro per quel libretto sono una somma ridicola, l’equivalente diciamo di due merendine al distributore automatico. Ci sono istituti che arrivano a chiedere fino a 50 euro di “contributi volontari” e fino a 10-15 euro per un libretto delle assenze.

Forse è un incubo. Voglio svegliarmi.

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Di: Simona Santoro https://minimaetmoralia.it/interventi/profumo-negli-occhi/#comment-211086 Mon, 24 Sep 2012 21:34:21 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=9579#comment-211086 Rem tene verba sequentur! Elisabetta Marino Ministro della Pubblica (vilpesa)Istruzione, non scherzo! Che questo a rticolo sia letto in tutte le scuole!

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