Commenti a: Philippe Van Parijs: un Euro-dividendo per un’Europa più giusta e inclusiva https://minimaetmoralia.it/interviste/intervista-a-philippe-van-parijs/ un blog di approfondimento culturale Mon, 20 Oct 2014 11:27:03 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Ivan https://minimaetmoralia.it/interviste/intervista-a-philippe-van-parijs/#comment-1167700 Mon, 20 Oct 2014 11:27:03 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=23935#comment-1167700 Credo che le sue posizioni siano interessanti, ma più deboli di quanto si creda.
Ho avuto modo in passato di frequentare alcuni seminari sulla sua teoria normativa, e di leggere alcune opere di Van Parijs, in particolare il più importante “Real Freedom for All” – in cui espone nel modo più approfondito la questione del reddito minimo universale (RMU), e “Reddito minimo universale” (scritto a quattro mano con Van Der Veen – tradotto in italiano dalla casa editrice Bocconi).
Che intendo con “deboli”? Van Parijs è stato coinvolto in un esteso dibattito con John Rawls (il filosofo politico più influente del secolo scorso), il quale sottolineò quanto fosse controintuitivo garantire un RMU ad un surfista che se ne sta tutto il giorno sulla baia di Malibu a divertisi a spese della società. Inoltre Van Parijs è senz’altro uno dei membri più famosi del September Group, ma non dimentichiamo che Jon Elster, uno dei padri fondatori del gruppo, lo ha criticato duramente, e sostanzialmente per le stesse ragioni di Rawls. (Per cui andava anche specificato che le posizioni di Van Parijs NON sono le posizioni del September Group, anzi.)
Il “problema del surfista” non è mai stato risolto pienamente da Van Parijs. Si è limitato ad analizzare la plausibilità morale del RMU come principio redistributivo, e non è andato oltre.

In altri termini, credo che la sua proposta sia:
– eticamente inaccettabile: il problema del surfista ne è la prova, proviamo ad immaginarcelo su larga scala.
– praticamente insostenibile: crea troppi incentivi al free riding, a far sì che ognuno ripartisca i costi della distribuzione del RMU (costi che consistono di fatto nel rimboccarsi le maniche e farsi otto ore di lavoro al giorno) sugli altri. Semplificando, incentiva le persone all’astenersi dal lavoro, o a non cercarne un altro, per “fare come il surfista”.
E’ un discorso cinico, ma reale: uno stato che dispendiasse RMU è come se dicesse: io ti do soldi, sia che tu lavori, sia che non lavori, anche se te ne resti a casa volontariamente a fare una beata mazza, io ti stipendio lo stesso. E’ chiaramente insostenibile come proposta. Crea incentivi alla disoccupazione VOLONTARIA!

Infine, non dimentichiamoci che Van Parijs è un “libertario di sinistra”. Cioè favorevole ad alcune politiche di redistribuzione del reddito, ma pur sempre un libertario – ergo: uno che propone il RMU partendo da una critica al welfare state, in quanto giudicato paternalistico. Penso che molti degli assunti di fondo di queste posizioni libertarie siano assolutamente controintuitivi per chi si considera veramente “egualitario”.
Credo che la sinistra dovrebbe guardare a progetti più attuabili e le cui ricadute siano meno controverse. La sua teoria normativa è comunque un ottimo spunto di riflessione politica, estremamente interessante e attuale.

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