Commenti a: Intervista a Lorin Stein della “Paris Review” https://minimaetmoralia.it/interviste/intervista-lorin-stein-della-paris-review/ un blog di approfondimento culturale Mon, 20 Oct 2014 19:43:35 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: L‘editoria discussa con Lorin Stein | Giulio D’Antona https://minimaetmoralia.it/interviste/intervista-lorin-stein-della-paris-review/#comment-1168518 Mon, 20 Oct 2014 19:43:35 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22732#comment-1168518 […] (Continua a leggere su Linkiesta oppure su minima&moralia) […]

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Di: Paolo Cognetti https://minimaetmoralia.it/interviste/intervista-lorin-stein-della-paris-review/#comment-1013224 Wed, 13 Aug 2014 08:52:58 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22732#comment-1013224 Giulio, per fare un discorso serio dovremmo dire che il New Yorker non solo scopre, ma impone gli scrittori di racconti sulla scena letteraria americana. Questo è vero almeno da settant’anni (uno dei primi casi celebri fu Salinger nel ’48). Dunque gli autori meno noti che pubblica (starei attento a chiamarli esordienti perché hanno tutti dei libri alle spalle: Lypsite dopo due raccolte e due romanzi si può ancora definire così?) da quel momento entrano, ufficialmente, tra i migliori scrittori di racconti del loro paese. Finisci tra Boyle, la Munro, Murakami e compagnia bella: è come essere convocati in nazionale. Questa è l’autorevolezza del New Yorker.

Autorevolezza che una rivista non può avere se il suo direttore spara cifre a caso, o falsifica le statistiche per fare discorsi enfatici. Immagino si possa sapere quanti libri vengono venduti in Olanda e in Italia. Dovresti usare i dati veri, se ti interessa davvero fare il paragone e sei una persona seria (ribadisco l’aggettivo, in tempi in cui la realtà viene distorta a proprio piacimento da chi si occupa di comunicazione: qualche articolo più su Amazon cita Orwell alla cazzo, con uno stile non troppo diverso da quello di Stein).

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Di: Giulio https://minimaetmoralia.it/interviste/intervista-lorin-stein-della-paris-review/#comment-1010709 Mon, 11 Aug 2014 18:24:42 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22732#comment-1010709 Ciao Paolo,

dunque quella dei quattro libri al giorno la prenderei per l’appunto come un’affermazione enfatica, sicuramente non può affermare con certezza quanti libri compra un olandese (probabilmente solo l’olandese in questione potrebbe), e ti do ragione su Motherless Brooklyn, probabilmente si riferiva all’ambientazione condivisa tra quel libro e La Fortezza, avrei dovuto mettere diversamente io la risposta. Confesso che al momento non ci ho pensato.

Per quanto riguarda i cinquanta scrittori del New Yorker: sulle prime ho pensato anch’io la stessa cosa, e in effetti ne abbiamo discusso. Ma poi mi sono reso conto che stavamo parlando di scrittori che io e lui (e sicuramente tu e molti altri lettori di m&m) conosciamo bene perché appassionati della forma racconto e perché condividiamo le stesse fonti. In effetti, forse con una diversa approssimazione rispetto al citato rapporto 4/50, molti degli autori sono comunque parte di un giro ristretto di pubblicazioni. O per lo meno, questo è quello che è uscito dalla discussione allargata.

A presto!

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Di: Paolo Cognetti https://minimaetmoralia.it/interviste/intervista-lorin-stein-della-paris-review/#comment-1010349 Mon, 11 Aug 2014 12:30:56 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22732#comment-1010349 Tanto per portare i dati, questi sono i racconti pubblicati sugli ultimi 50 numeri del New Yorker:
http://newyorkerfiction.com/Pieces.aspx
Perfino da lettore italiano direi che la maggioranza è composta da “scrittori famosi” (certo, nel piccolo mondo degli scrittori di racconti).

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Di: Paolo Cognetti https://minimaetmoralia.it/interviste/intervista-lorin-stein-della-paris-review/#comment-1009541 Sun, 10 Aug 2014 21:45:11 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=22732#comment-1009541 Sono stupito dalle inesattezze e approssimazioni (ma avrei scelto un’altra parola) contenute in queste risposte. Il direttore della Paris Review può affermare – seppur enfaticamente – che ogni olandese compra quattro libri al giorno? O che il New Yorker su cinquantadue numeri annuali pubblica solo quattro autori famosi, e gli altri quarantotto “esordienti o quasi”? Mah. Comunque che dicesse cazzate si capiva fin dalle prime righe: “Motherless Brooklyn” non parla affatto di un quartiere nero che diventa bianco, quello è per l’appunto “La fortezza della solitudine”. Lethem ha fatto più che bene a maltrattarlo. Il mistero è come faccia questa persona a diirigere una rivista così prestigiosa.

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