Commenti a: Quando la letteratura si trasforma in vita https://minimaetmoralia.it/interviste/quando-la-letteratura-si-trasforma-in-vita/ un blog di approfondimento culturale Mon, 12 Nov 2012 12:46:31 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: maria (v) https://minimaetmoralia.it/interviste/quando-la-letteratura-si-trasforma-in-vita/#comment-184750 Mon, 18 Jun 2012 16:09:30 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=8360#comment-184750 Che bello! Una delle mie letture preferite dell’ultimo anno. Ammettendo la mia ignoranza, confesso che al libro (e all’autore) sono arrivata attraverso il cine (e a questo sono arrivata attraverso un altro misterioso richiamo perché non sono un’assidua frequentatrice, perché da qui è molto complicato e molto costoso andare a vedere certi film. Conservo ancora come reliquie i 2 biglietti dei 2 film prescelti per quest’anno- riservando a molti altri il noleggio dvd – questo di R. Faenza e Restless di G. V. Sant, 2 film che nessuno potrebbe giudicare capolavori e che però a me hanno dato molto, comunicandomi qualcosa con un’intensità che mi raggiunge difficilmente attraverso lo schermo. L’uno mi sembrava avere intessuto una sorta di particolarissimo dialogo con Romeo e Giulietta, e l’altro, leggendo le dichiarazioni del regista, si affiancava come diversa ricerca di autenticità di sentimenti in un ambiente viziato dalle superficialità e i luoghi comuni…ecco, io volevo vedere al cine un vero film d’amore o che s’interrogasse almeno sinceramente sulla questione e ho scelto questi due.
Il libro di Cameron, d’altro canto, è molto più bello del film, scontato dirlo, è molto più profondo pur rimanendo alla stessa distanza di brevi impercettibili cenni, un tocco lievissimo di superficie a traumi che restano completamente sommersi e però turbano con tutta la loro inquietudine e sono perfettamente credibili pure in quel brevissimo cerchio d’acqua attorno a un sassolino con cui sceglie di raccontare una crisi di panico, ad esempio, e il senso di morte opprimente, soffocante di un oggetto fuori contesto, appena catturato con la coda dell’occhio, che bisogna accogliere così privo di contesto e poi più tardi, un altro brevissimo cerchio attorno a un sassolino, appena appena un frammento di un trauma collettivo enorme che pulsa ancora anche senza nemmeno quasi (volere/ riuscire a) nominarlo… e dopo ancora, slegato, incomunicante, un altro esalare, in punta di piedi, dell’amata nonna e quello stato incerto tra sogno e ricordo, tra infanzia e immaginazione, una luce accecante riflessa in un vetro crepato, una sensazione, un istinto, che è quasi una voce da molto lontano…
(“i silenzi le cose non dette, sono più importanti…” corrisponde perfettamente )

(tutto questo sparisce quasi completamente nel film che però conserva il merito di avere inserito un Caravaggio cui ero particolarmente legata, facendomi letteralmente saltare dalla sedia 🙂

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