Commenti a: Too much happiness https://minimaetmoralia.it/letteratura/alice-munro-nobel-letteratura/ un blog di approfondimento culturale Wed, 23 Oct 2013 06:31:32 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Rassegna dai blog culturali | Giovanni Turi https://minimaetmoralia.it/letteratura/alice-munro-nobel-letteratura/#comment-420600 Wed, 23 Oct 2013 06:31:32 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15946#comment-420600 […] Sono giorni di festa per noi lettori di racconti. Chi l’avrebbe mai detto: il Nobel per la letteratura a una narratrice che, in vita sua, non ha scritto nemmeno un romanzo. Certo che per ottenerlo Alice Munro ha dovuto lavorare parecchio: circa centocinquanta racconti scritti in quarantacinque anni di carriera, al ritmo di tre o quattro all’anno, senza fermarsi mai: Paolo Cognetti racconta Alice Munro, vincitrice del Nobel per la Letteratura, nonché una delle autrici a cui è più legato (minima&moralia). https://minimaetmoralia.it/alice-munro-nobel-letteratura/ […]

]]>
Di: elena https://minimaetmoralia.it/letteratura/alice-munro-nobel-letteratura/#comment-419855 Mon, 21 Oct 2013 17:04:02 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15946#comment-419855 (Perdonate il mio commento: è stato inviato quando era apparso solo il primo commento di Pierfranco – perciò, non ha senso, posizionato così, alla fine del thread!). Buona lettura a tutti. Di Cechov e della Munro.

]]>
Di: elena https://minimaetmoralia.it/letteratura/alice-munro-nobel-letteratura/#comment-419850 Mon, 21 Oct 2013 16:50:31 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15946#comment-419850 Pierfranco, credo che il Cechov dei racconti – di alcuni racconti – sia un poco diverso di quello dei testi teatrali che citi (e uno che lasci volutamente senza nome, cioè Il giardino dei ciliegi).

Prendendo racconti complessi come Una storia o Il monaco nero; oppure racconti più “leggeri” e misteriosi come La signora col cagnolino o Uno scherzetto – trovo il paragone nient’affatto tirato per i capelli.
I racconti che ti ho nominato potrebbero essere riscritti, in qualche modo, anche “prescindendo” dalla loro terra di origine? Forse, ci si potrebbe ragionare. (Non così per Il giardino dei ciliegi…)

Trovo chei due autori, così distanti fra loro, abbiano una forma di pathos verso i loro personaggi che in qualche modo li accomuna.

]]>
Di: Pierfranco https://minimaetmoralia.it/letteratura/alice-munro-nobel-letteratura/#comment-419805 Mon, 21 Oct 2013 13:51:18 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15946#comment-419805 Allora: se parliamo di «un episodio non particolarmente importante di per sé diventa cruciale nella vita di un personaggio, mina le sue certezze, gli rivela qualcosa di sé che avrebbe preferito non sapere, gli impedisce di continuare a vivere come prima» la definizione è adatta ai racconti di Cechov. Tuttavia in Cechov ci sono molti altri elementi che creano un quadro esistenziale molto particolare: la nostalgia per il futuro nel passato (ciò che non si è realizzato); l’angoscia per l’inaridimento delle persone, le prospettive che si chiudono. Poi ci sono i confronti tra personaggi prevaricatori e personaggi vittime, i gesti enfatici ma inutili. Nel mondo di Munro si evade, si scappa. Nel mondo di Cechov non c’è nessuna fuga possibile. Tutto questo sia nel teatro che nei racconti. Secondo me Cechov non appartiene all’orizzoante di Munro. Non è un termine di riferimento.
Detto questo sono d’accordo che parlare di racconto è interessante così come fare confronti e fa emergere le differenze.

]]>
Di: Paolo Cognetti https://minimaetmoralia.it/letteratura/alice-munro-nobel-letteratura/#comment-419796 Mon, 21 Oct 2013 13:03:41 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15946#comment-419796 p.s. Pare che il vizio di dire “X somiglia a Y” produca nei commentatori il vizio opposto: “X non somiglia affatto a Y, Y era tutta un’altra cosa!” Quasi quasi cancello quelle due righe così magari parliamo di Alice Munro.

]]>
Di: Paolo Cognetti https://minimaetmoralia.it/letteratura/alice-munro-nobel-letteratura/#comment-419794 Mon, 21 Oct 2013 12:58:56 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15946#comment-419794 Ciao Pierfranco,
grazie del contributo, temo di conoscere l’ambiente sociale cechoviano meno bene di te. Tu però di Cechov citi il teatro, mi pare, io i racconti; e mi pare fossero per lui non solo due linguaggi, ma anche due mondi di riferimento piuttosto diversi.
Ma il paragone, per quanto mi riguarda (certo non posso parlare per la Ozick), vale soprattutto in chiave narratologica. Cechov è considerato il padre del racconto “epifanico”, ovvero quello in cui un episodio non particolarmente importante di per sé diventa cruciale nella vita di un personaggio, mina le sue certezze, gli rivela qualcosa di sé che avrebbe preferito non sapere, gli impedisce di continuare a vivere come prima. Sto parlando di una grande o piccola crisi morale, certo dovuta anche al mutare dei tempi, che perciò da crisi personale può ingrandirsi e farsi crisi sociale, parlarci di come sta cambiando il (un) mondo. Il paragone per me finisce qui.
Poi sarebbe interessante approfondire l’ambiente munroviano seguendo le tue suggestioni. Non è vero che la Munro parla di gente povera: quello è il più delle volte l’ambiente da cui proviene la protagonista femminile. Ma altrettanto spesso ha studiato, è andata a vivere in città, ha sposato un intellettuale. Quando marito e moglie discutono, capita che parlino di Turgenev o di cinema d’autore. L’Europa è senz’altro il riferimento culturale di queste persone, che sono progressiste e moderatamente antiamericane. Gente intrisa di cultura rigorista protestante? Forse i loro padri e le loro madri. Molti racconti della Munro parlano di adulterio e liberazione sessuale, di divorzio e femminismo, a volte di ecologia e antimilitarismo; se nei temi c’è il rigore morale protestante e proprio perché in queste persone va in crisi. Non vorrei che Alice Munro passasse per cantrice del mondo contadino e sottoproletario, riducendola a questo si trascura gran parte del suo lavoro.

]]>
Di: bidé https://minimaetmoralia.it/letteratura/alice-munro-nobel-letteratura/#comment-419793 Mon, 21 Oct 2013 12:57:15 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15946#comment-419793 Assolutamente d’accordo. Diceva Sartre nel suo romanzo più celebre:
“Spiegano il nuovo con il vecchio, e il vecchio l’hanno spiegato con avvenimenti più vecchi ancora, come quegli storici che fanno di Lenin un Robespierre russo e di Robespierre un Cromwell francese: tutto sommato, non hanno mai capito niente.”
Si riferiva agli storici, ma val benissimo anche per alcuni critici letterari.
Poi, com’è come non è, chi scrive racconti è sempre, e con sempre intendo dire sempre, senza eccezioni, paragonato a Cechov; mi sembra questa una buona dimostrazione del fatto che l’arte del racconto è ancora troppo poco considerata e che quindi ci si deve sempre rifare ai soliti noti.

]]>
Di: Pierfranco https://minimaetmoralia.it/letteratura/alice-munro-nobel-letteratura/#comment-419782 Mon, 21 Oct 2013 12:30:39 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15946#comment-419782 I racconti di Cechov (nella splendida traduzione di Agostino Villa in 5 volumi Einaudi, non più in commercio), sono abbastanza variegati, ma con molte tematiche comuni di fondo. Per es. “La mia vita” (vol. 2° della raccolta Einaudi) parla della decadenza di una ricca famiglia e insieme di coloro che non si riconoscono in nessuna struttura sociale (molti legami con Il Gabbiano). Nel racconto “La Signora con il cagnolino” parla di ricchi borghesi in vacanza sul Mar Nero e della incomunicabilità tra idealismo e cinismo. Ecco: il gran parlare di Munro e Cechov porta a rileggere Cechov e si finisce con il concludere: ma che cosa c’entra con Munro? Ha ragione chi dice che ormai prevale una critica fatta come il marketing delle case editrici dove si tenta sempre di dire: X è il nuovo Y.

]]>
Di: bidé https://minimaetmoralia.it/letteratura/alice-munro-nobel-letteratura/#comment-419774 Mon, 21 Oct 2013 12:17:12 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15946#comment-419774 Posto che neanche io vedo molto Cechov nella Munro, occhio a confondere il Cechov drammaturgo (di cui le due opere da te citate) con il Cechov narratore, ché sebbene non manchino gli ovvi tratti comuni, ci sono anche delle discrete differenze. Nei racconti mi pare che Cechov dia meno peso al declino della vecchia aristocrazia (un declino comunque costantemente presente) e abbia in compenso un atteggiamento di scoperta/fascinazione per le psicologie deviate (si pensi a Il monaco nero e a La corsia n. 6), atteggiamento che mi sembra del tutto assente dalla sua drammaturgia.

]]>
Di: Pierfranco https://minimaetmoralia.it/letteratura/alice-munro-nobel-letteratura/#comment-419674 Mon, 21 Oct 2013 10:40:01 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15946#comment-419674 Ma il paragone con Cechov proposto dalla romanziera Cynthia Ozick davvero è convincente?
In Cechov ci sono molti temi intrecciati insieme di cui non c’è alcuna traccia in Munro. Innanzitutto sono diversissime le tradizioni culturali: in Cechov cultura russa e cultura europea, soprattutto di origine tedesca, che nella Munro è totalmente assente. Così come è diverso il panorama sociale di riferimento: in Cechov possidenti terrieri in declino, da una parte, dall’altra nuova classe di professionisti che si sono fatti da soli con lo studio e l’impegno, in mezzo dei disadattati sognatori.
Cechov esprime il tragico quotidiano ma in mezzo a una società russa nostalgica, che insegue idilli Biedermeier ereditati dalla cultura tedesca. Per es. donne che amano suonare valzer al pianoforte (Le Tre sorelle). Forme estetiche percepite come false dalle nuove generazioni (Il Gabbiano). Invece nella Munro non si vede nessun colloquio/critica con forme estetiche diventate kitsch. Parla di gente povera e soprattutto troppo intrisa di cultura rigorista di origine protestante per avere nostalgie estetizzanti e persino per conoscere arte e musica tedesca e filosofia idealista. Cechov e i suoi lettori poi condividevano l’amore per Tolstoj. Tutte queste grandi tradizioni artistiche sono assenti nella Munro e nei suoi personaggi. Davvero possiamo pensare di “scarnificare Cechov” leggendolo senza mantenere quell’ambiente sociale molto stratificato e quelle tradizioni culturali di cui sono impregnati i suoi racconti? È un paragone che appare fuorviante.

]]>