Commenti a: Ambiguità e potenza dei luoghi: “Spiagge bianche” di Geoff Dyer https://minimaetmoralia.it/letteratura/ambiguita-potenza-dei-luoghi-spiagge-bianche-geoff-dyer/ un blog di approfondimento culturale Wed, 05 Apr 2017 20:37:30 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: wmbw https://minimaetmoralia.it/letteratura/ambiguita-potenza-dei-luoghi-spiagge-bianche-geoff-dyer/#comment-1959048 Wed, 05 Apr 2017 20:37:30 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=34086#comment-1959048 Consolo,
perché viaggiamo, perché veniamo fino in quest’isola remota, marginale?
(Retablo, in edizione Sellerio),
diciamo per vedere le vestigia, i resti del passato, della cultura nostra e civiltate, ma la causa vera è lo scontento del tempo che viviamo, della nostra vita, di noi, e il bisogno di staccarsene, morirne, e vivere nel sogno d’ère trapassate, antiche, che nella lontananza ci figuriamo d’oro, poetiche, come sempre è nell’irrealtà dei sogni, sogni intendo come sostanza de’ nostri desideri,
Consolo,
mai sempre tuttavia il viaggio, come distacco, come lontananza dalla realtà che ci appartiene, è un sognare,
e sognare è vieppiù lo scrivere, lo scriver memorando del passato come sospensione del presente, del viver quotidiano,
Consolo,
e un sognare infine, in suprema forma, è lo scriver d’un viaggio, e d’un viaggio nella terra del passato,

Manganelli,
ogni strada è una strada, ma è anche una allucinazione, una strada verso un obiettivo, così pare, ma poiché l’obiettivo, quale sia, non è mai conseguito, eccetto che nel caso in cui si tratti di una ulteriore strada, è possibile che ogni strada sia un inganno, una giarda, una arcatura, per suggerire, grazie ad un menzognero ideogramma tracciato nel buio, che dopo tutto sarebbe saggio che non mi muovessi affatto,
(La palude definitiva, in edizione Adelphi),

Beckett,
dire un corpo, in cui niente, niente mente, in cui niente, almeno questo, un luogo, in cui niente, per il corpo, per esservi, per muovervisi, andarne, tornarne, no, niente andate, niente ritorni, solo esservi, restarvi, ancora là, fermo,
(In nessun modo ancora, in edizione Einaudi),
prima il corpo, no, prima il luogo, no, prima entrambi, ora l’uno, ora l’altro,

Manganelli,
oh, amare ciò che non esiste, che sa di non esistere, che sa che noi sappiamo che non esiste, oh quale stremante dolcezza,

Zingarelli,
potenza, il fatto di potere molto,
rocca sbriciolata dalla potenza delle onde,
la potenza della sua mente, la potenza della vostra fantasia,
possibilità di produrre o subire mutamenti, potenza attiva, potenza passiva, in potenza, allo stato di possibilità,
(Vocabolario, in edizione Zanichelli),
potenza elettrica, lavoro prodotto nell’unità di tempo da una corrente elettrica,
il numero che si ottiene elevando ad un certo esponente quello dato, seconda potenza d’un numero, il quadrato del numero, il numero per sé stesso, all’ennesima potenza, massimamente, estremamente,
spessore di un giacimento stratiforme di minerale, potenza ridotta, quella del solo minerale utile contenuto,

Euclide,
definizione 15,
un cerchio è una figura piana delimitata da una linea, tale che tutte le rette incidenti su di essa da un punto posto all’interno della figura siano uguali tra loro,
definizione 16,
questo punto è chiamato centro del cerchio,
(Il primo libro degli elementi, in edizione Carocci),

Manganelli,
questo non sapere mai in qual punto ci si trova, a quale distanza da ciò che per altro giudichiamo prossimo o lontano, a seconda dell’umore vi potrà stremare o dilettare; o piuttosto entrambi, che è quel che mi accade, e sempre mi accadrà,
(La notte, in edizione Adelphi),
dunque, dare una mappa, possibile non pare; ma piuttosto descrivere quel che chiamerei il comportamento della valle; così come non daremmo la mappa che so io di un bove che cammina, ma sì la descrizione del modo con cui alza il gravame dei piedi, e quel suo tenere il capo chino, e se rumina, in qual modo, e se mugghia, potrò imitarvene il suono: muuuu…
ma una mappa si dà di cose ferme, non di mobili e instabili,

Zingarelli,
ambiguità, di chi o di ciò che è ambiguo, ambiguo, ambiguum, da ambigere, essere discorde, composto di ambi, intorno, e agere, condurre,

Benn,
dove sono finito? dove mi trovo ora? un minimo frullare d’ali, uno svanire.
(Cervelli, in edizione Adelphi),
provò a pensare quando tutto questo era cominciato, ma ormai non lo sapeva più: cammino per strada, vedo una casa e penso a un palazzo simile che esisteva a Firenze, ma si sfiorano con un bagliore e subito dileguano,
Benn,
non ho più un sostegno dietro gli occhi,
lo spazio ondeggia senza fine; un tempo fluiva verso un punto,
si è disfatta la corteccia che mi portava,
Benn,
passare dal nulla alla problematicità, spinto da un’ombra, incapace di qualsiasi collegamento, eppure contando di sopravvivere,
Benn,
quando sarebbe diventato l’uomo bronzeo, attorno al quale di giorno si frangono le cose e di notte il sonno, l’uomo capace di stare rilassato davanti a una stazione, a dispetto della immensità della terra, l’uomo con radici, l’imperturbabile?
Benn,
ci nutriamo di autoincontri in ore brevi, ma chi incontra sé stesso? solo pochi, e poi isolati,

ogni luogo raggiunto è al contempo perduto,
ogni luogo raggiunto è al contempo perduto,

Hamsun,
e a volte guardo l’erba, e magari l’erba guarda me, che ne sappiamo?
(Pan, in edizione Adelphi),
guardo un singolo filo d’erba, forse tremola un poco, e a me sembra qualcosa d’importante,

che non si lascia afferrare e che non si può dire,
né afferrare,
né dire,

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