Commenti a: Il postmodernismo nelle narrazioni di Wallace e King https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/ un blog di approfondimento culturale Wed, 07 Feb 2018 15:21:03 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Giulio https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-1965247 Wed, 07 Feb 2018 15:21:03 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-1965247 Cosa significa essere un fottutissimo essere umano? Chiede Paola Di Mitri. Beh, naturalmente, bisogna dapprima accettare che la domanda in sé, e di per sé, non può ambire a una risposta propriamente esaustiva/conclusiva, se non a prezzo di accettare l’elemento sofistico. Questo significa dover accettare la frammentarietà paradossale di una domanda che vuole ambire ad una risposta totalizzante. Quindi, essendoci una volontà sofistica all’interno della domanda, lì dove si dà per scontato che l’essere umano sia ‘fottutissimo’, potremmo chiedere: “E se non lo fosse, fottutissimo?”

L’essere umano è fottutissimo? Ok, bene, per dovere di ricerca, allora parliamo di quando è fottutissimo (e lasciamo cadere l’elemento oggettivo dell’equazione, che ci dice di un problema temporale e di retaggi antropologici e sociologici che non sarebbero sganciabili dalla domanda).

Cosa significa essere, allora, un FOTTUTISSIMO essere umano? Beh, la risposta c’è, e non è affatto incompiuta: è compiutissima. Essere un fottutissimo essere umano significa: confondere l’ego col proprio spirito. Né più né meno. La questione è più che risolta.

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Di: Paola Di Mitri https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-1965100 Fri, 02 Feb 2018 13:36:24 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-1965100 Leggo questo post, che Minimaetmoralia ripubblica su Facebook dopo sette anni.
E non riesco a non farmi prudere le mani e a voler aggiungere ai commenti qualche riflessione.
Proprio perchè Il re pallido è stato per me e per le persone che hanno condiviso con me questo percorso, in questi ultimi due anni, oggetto di studio, ossessione e riflessione.
Con la mia compagnia La Ballata dei Lenna, compagnia teatrale che si occupa di drammaturgia contemporanea e ricerca di nuovi linguaggi espressivi, ho scritto un testo, Human Animal che ha dato vita a uno spettacolo che parte proprio dalla lettura de Il re pallido.
A dire la verità abbiamo prima amato DFW come lettori e divorato tutta la sua produzione letteraria fino ad arrivare a quest’ultimo libro, incompiuto e fragile. Solo allora, dopo la lettura di quest’ultimo libro, abbiamo deciso di farne uno spettacolo.
Sono d’accordo quando si dice che il re pallido sia un libro ai limiti dell’illeggibilità, ma sicuramente non per colpa di Wallace. Come sappiamo dopo quel 12 settembre del 2008, che misero un punto al compimento dell’opera, i capitoli de Il re pallido furono assemblati e riodinati da Michael Pietsch editore di Wallace, e alcuni di questi non videro una seconda stesura. Su alcuni archivi americani è possibile trovarare degli appunti che DFW scriveva per se stesso, con delle indicazioni a margine dove si possono scorgere degli intorrogativi circa la lunghezza e la chiarezza de testi.
La prima sensazione leggendo Il re pallido e immaginando la puntigliosità con cui Wallace affrontava il suo mestiere, è quello di violare qualcosa, di entrare nel privato, di essere testimoni di un processo ancora ad uno stato molto grezzo. Non so quanto Wallace sarebbe stato d’accordo a darci l’autorizzazione nel mettere il naso tra le sue carte, eppure è così meraviglioso potersi addentrare in queste pagine.
La sensazione è come di entrare e muoversi tra le macerie di una grande cattedrale, dove all’interno è possibile riconoscere oltre gli intenti del libro anche i codici (fiction/ non-fiction realtà/finzione) ma soprattutto gli intorrogativi che hanno caratterizzato tutta la sua esperienza letteraria.
Durante le prime fasi del nostro lavoro, durante lo studio dell’opera, mentre cercavamo di capire perchè si volesse descrivere proprio la noia burocratica e impiegatizia, ci siamo persi dentro ad un labirinto di segni, di concetti per poi ritrovarci sempre davanti alla stessa domanda:
Come si fa a restare dei fottutissimi esseri umani nonostante la noia e la complessità della vita quotidiana?
Con HUMAN ANIMAL non abbiamo voluto fare una riscrittura dell’opera, non ci siamo permessi di toccare alcuna parola, ma attraverso un lavoro di immedesimazione con l’autore, abbiamo (per quel che si è potuto) condotto nell’arco di alcuni mesi, una ricerca all’interno di diversi uffici dell’Agenzia delle Entrate del nostro Paese. Ci siamo fatti guidare da David Foster Wallace, anche attraverso la sperimentazione di nuovi codici espressivi, l’apertura verse nuove modalità di coinvolgimento del pubblico, scoprendo di quanto stesse a cuore all’autore l’affermazione della letteratura e la sopravvivenza di quest’ultima nella dirompente società dell’immagine.
Tutto questo materiale ha prodotto una drammaturgia originale che gioca con la frammentarietà del romanzo, che si accosta ad esso per poi tradirlo e tradurlo sulla scena attraverso un docuteatro, (un documentario a teatro) che tenta di donare, un nuovo senso all’opera.
Per chi fosse interessato posto un link con il trailer del nostro lavoro: https://www.youtube.com/watch?v=aAQfu3ZvnhA&feature=youtu.be
Saremmo molto felici di conoscere il vostro parere, di avervi come pubblico nei teatri, di generare delle discussioni, per tener viva questa cultura molto spesso maltrattata eppure così necessaria.
Intanto… la domanda rimane e la risposta è incompiuta:
Cosa significa essere un fottutissimo essere umano?
Come diceva David Foster Wallace «basta guardare molto da vicino. Se si guarda molto da vicino ci si accorge che l’acqua del cesso non è mai ferma»

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Di: Giulio https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-1965036 Tue, 30 Jan 2018 15:54:14 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-1965036 Articolo interessante e ritengo attuale. Così ieri così oggi così domani. Ahimè, trovo farlocche certe considerazioni dell’articolista che saltano la questione cardine, lì proprio dove il nodo non si è sciolto. Si fa prima a dire dov’è questo nodo, che non a muovere delle contestazioni specifiche all’articolo – e con una premessa, naturalmente. Quindi, che i due autori siano letteratura – alta letteratura – non ritengo sia opinabile. Ci mancherebbe. Ma il punto non è questo, il punto è che se vogliamo trovare dei termini di paragone, “paragone” – ben inteso – in una prospettiva ampia, così come la si sta abbracciando anche nei commenti e nelle note dell’autore, a nome di questi due grandi della letteratura e della narrazione (e direi anche del pensiero), allora la questione si riassume così: King è un autore disonesto, Wallace è un autore onesto.

Usiamo un’immagine efficace: ci si trovasse nell’esasperata e fantomatica situazione in cui si dovrebbe buttare giù uno dalla torre – tra i due, sarebbe King a spiccare il volo. Punto. King, tanto è magnifico, tanto è sporco della cultura e del mondo che lui stesso inquadra, senza mancare di faziosità, oltretutto; Wallace è limpido, è vero, è un diamante, sempre. Che poi Wallace annoi o che non annoi, è ovviamente un’altra questione. King, divergendo da Wallace (e non che sia in antitesi) sa raggiungere vette di coinvolgimento eccelse, però la sua bravura paga sempre il prezzo a un impianto furbesco della struttura romanzesca e del soggetto e, spesso, non si prende, per soprammercato, nemmeno la responsabilità di rispettare il potenziale di certe narrazioni, che portano a notevoli scivoloni e cadute di stile (non da poco). Scivoloni, questi, che l’autore sa riprendere e recuperare (è comunque un maestro), essendo lui un fenomenale prestigiatore della narrazione e dell’emozione umana. Quindi, per concludere: – sia mai considerarli due facce della stessa medaglia, magari “Americana” (un paese penoso, oltretutto, e ancora osannato come terra delle libertà, che non si può stare seri a sentirla), poiché King e Wallace non sono affatto in antitesi; bensì divergenti. Che poi, siano da leggere entrambi, questo Sì. Sono due preziosi database della condizione umana. Uno onesto, l’altro disonesto.

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Di: Il ritorno di Stephen King : minima&moralia https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-524744 Tue, 25 Feb 2014 16:00:58 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-524744 […] di nuovo all’orizzonte mentre si pensava di esserselo lasciato alle spalle per sempre. È stato Stephen King a consegnare ai lettori di tutto il mondo questa tragica intuizione, nel suo capolavoro It, del […]

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Di: Marco https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-132891 Mon, 16 Jan 2012 08:26:39 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-132891 Su quella frase di King riportata nell’articolo – «C’era qualcosa di sbagliato in quella città» – ci si potrebbe costruire un’intera conferenza.

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Di: Marco https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-132887 Mon, 16 Jan 2012 07:49:20 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-132887 Ronerto, ma lo sai leggere l’inglese? Nel post che segnali c’è scritto che Wallace non ha compilato seriamente quella lista di libri. Era, ed è evidente, sarcastico. Come si possa confondere Stephen King con Thomas Harris o Tom Clancy non lo so. Wallace, lo ha fatto.

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Di: Niccolò Giannini https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-131193 Fri, 13 Jan 2012 07:29:45 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-131193 Io sono d’accordo in tutto e per tutto con l’articolo per quanto riguarda le opinioni su questi due autori monumentali.
La produzione di King è sterminata, e quindi non sempre riuscita, quella di Wallace più contenuta ma fatta di personaggi ed immagini così forti da non riuscire a dimenticarle dopo mesi che si sono lette. Tuttavia, non credo che leggerò il Re Pallido. Non voglio, non perché spaventato dall’impresa (dopo l’Ulisse di Joyce con guida della lettura annessa quasi niente mi spaventa più), ma perché non lo trovo rispettoso nei suoi confronti. Mi spiego meglio. è un romanzo che non aveva finito, che aveva bisogno ancora di chissà quante riletture e aggiustamenti perché uno come Wallace fosse convinto e contento di quello che ne sarebbe uscito fuori. In un certo senso, non l’ha abbandonato volutamente, ne è stato strappato via a forza prima che avesse la possibilità di farci vedere com’era davvero. E io non ho intenzione di sbirciare nei suoi pensieri come una madre che ti entra in camera senza bussare.
Scusate, mi son dilungato, concludo ribadendo che sono due autori che meritano tutto il tempo che potrete dedicare loro.

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Di: Francesco Longo https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-128118 Fri, 06 Jan 2012 21:27:56 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-128118 Grazie a tutti, ancora.
Bellissimo ricordare i libri di King. Mi fate sentire a casa in un blog in cui invece di polemizzare a vuoto, si parla di libri letti (e se ne parla con questa passione).

@Nadia Russo: hanno già elencato tutto, ed è verissimo che King è il tipico autore da leggere per larghezza. Ci sono scrittori che hanno scritto un solo capolavoro e il resto è polistirolo. King è uno di quelli che invece scrivono tanto e va letto per esteso, trasversalmente, passando da un libro a un altro per mettere insieme il suo immaginario, i suoi personaggi, i suoi luoghi.
Se però ti dovessi dare un consiglio secco, se dovessi forzare le cose e trovare un suo libro che faccia da sintesi dei suoi altri io ti direi semplicemente “It”.
Saluti.

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Di: Enrico Macioci https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-128025 Fri, 06 Jan 2012 15:07:18 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-128025 rita
Figurati, parlare di King per me è un piacere, e sono d’accordo su Cose Preziose; anch’io lo lessi una ventina d’anni fa e ne rimasi incantato; emozione pura.
E comunque in quel libro Michele Mari parla di King, mi par di ricordare, più d’una volta; è uno dei suoi scrittori prediletti.
Fra i racconti brevi, presi da varie raccolte, ce ne sono alcuni memorabili: L’uomo vestito di nero, La nebbia, Il virus della strada va a nord, L’ultimo piolo, La scorciatoia della signora Todd, Pranzo al Gotham Cafè e parecchi altri che adesso non ricordo.

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Di: Giovanni https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-128015 Fri, 06 Jan 2012 15:03:40 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-128015 Sì Enrico, appunto, “Colorado Kid” è inusuale per Stephen King; anzi, per tornare al tema principale, lo vedo più indicato per David Foster Wallace, tanto è sconfinato e inquietante, pur essendo un libricino. Ma, pur essendo un libricino, mi ha impegnato molto di più a confronto di, non so, per esempio “It”!
@ Nadia: non ti confondere Nadia, non era nostra intenzione! Prendi uno di questi libri indicati da noi e dopo averlo letto passa ad un altro e capirai perché è così difficile, per noi appassionati, indicare solo ed unicamente un libro di Stephen King!

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Di: Rita https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-128013 Fri, 06 Jan 2012 14:36:43 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-128013 @ Enrico Macioci

Grazie per avermi segnalato I demoni e la Pasta Sfoglia, lo prenderò senz’altro. E magari coglierò anche l’occasione per riprendere in mano Cose Preziose, visto che l’ho letto almeno vent’anni fa, pure se il suo ricordo nella mia memoria – almeno sotto il profilo della gratificazione che ne ebbi – è rimasto indelebile. Io in verità lo cito molto spesso, ogni volta che sento qualcuno parlar male di King tiro fuori Cose Preziose come fosse un asso nella manica. 🙂

@ Nadia Russo

Ti hanno già consigliato più o meno i migliori, comunque aggiungo volentieri anche la mia lista:

Cose Preziose (appunto…)
Dolores Claiborne
Misery non deve morire
Mucchio d’ossa
Il miglio verde
Stand by me
La metà oscura
e, per alcune suggestioni, aggiungerei anche Il gioco di Gerald e Insomnia: romanzi non perfettamente riusciti, specialmente nel finale, ma di cui ricordo visioni inquietanti che mi hanno accompagnata per tanto tempo e che non riesco assolutamente a scindere dalla mia “idea” del King scrittore.
Ricordo di aver letto anche molti racconti brevi di cui alcuni davvero notevoli, ma i titoli, ahimé, non saprei indicarteli.

22/11/’63 devo ancora leggerlo, dicono che sia il suo capolavoro.

Buona giornata 🙂

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Di: Enrico Macioci https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-127999 Fri, 06 Jan 2012 12:56:12 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-127999 Giovanni
Hai ragione, Colorado Kid è di un King inusuale; però è un libro tanto piccolo quanto sconfinato e inquietante, che secondo me si chiede: quale è, se c’è, la logica di tutto?

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Di: Nadia Russo https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-127994 Fri, 06 Jan 2012 10:44:24 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-127994 Aiuto: adesso iniziate a confondermi…

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Di: Giovanni https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-127992 Fri, 06 Jan 2012 10:14:31 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-127992 “Christine”, “Cujo”… come ho potuto dimenticarli?? Anche “Colorado Kid” lo ritengo molto ben fatto, ma secondo me, essendo un “esperimento” come l’ha definito King, non è da consigliare ai neofiti del Re perchè non è esemplare della sua produzione.

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Di: Nadia Russo https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-postmodernismo-nelle-narrazioni-di-wallace-e-king/#comment-127991 Fri, 06 Jan 2012 10:08:09 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6096#comment-127991 grazie!

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