Commenti a: Il termometro e il termostato https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-termometro-e-il-termostato/ un blog di approfondimento culturale Sun, 22 Sep 2013 21:44:48 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Okkupazione | La Kami https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-termometro-e-il-termostato/#comment-404185 Sun, 22 Sep 2013 21:44:48 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3803#comment-404185 […] Cercando una foto delle palline di mercurio mi sono imbattuta qui. Ve lo segnalo non tanto per i credits dell'immagine – che probabilmente sarà stata presa a sua […]

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Di: Cronopio https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-termometro-e-il-termostato/#comment-2148 Wed, 23 Feb 2011 23:15:24 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3803#comment-2148 Bellissimo articolo ricco di interessanti spunti di riflessione – uno per tutti fa ad esempio quasi “impressione” soffermarsi a pensare quanto Lo Straniero di Camus possa essere attuale, in linea coi nostri tempi freddi, anaffettivi, imprigionati in una gabbia estetica dove i punti di contatto spesso più “sinceri” col mondo si specchiano in opere dalla temperatura bassa, caratterizzate dalla rinuncia al giudizio, dall’accumulazione fenomenologica, fatti, cose, persone, descrizioni, elenchi ridotti a pura materia, pezzi presentatati nella loro condizione minore ma definitiva di corpo, in cui il totale delle parti chiuse in una bara ancora una volta minore è minore della somma delle parti. Ricordo anch’io le parole di Wallace, il desiderio di qualcosa che andasse oltre tutto questo, oltre la decostruzione, la scomparsa, l’accanimento con cui la letteratura (il mondo) – almeno in uno dei sui sviluppi possibili – quello storico di fatto accaduto – ha portato a ridurre quelle vie di accesso al senso che non appena aperte, come voleva Adorno, ecco che son già subito chiuse e inutili, consumate dal loro stesso apparire. In questi ultimi decenni probabilmente la situazione si è aggravata forse anche a causa ci un cinismo e un’ironia e nel nostro caso magari anche un cannibalismo che ha permeato di sé alcune opere bellissime, nonché il tempo stesso appena dietro di noi, il cui rovescio scuro è stato un altro crollo che ci ha riempito di anticorpi dandoci l’illusione che quella fosse una nuova salvezza, quel fastidioso sentimento di finto che ci tocca come una malattia autoimmune ogni qualvolta il peso ingombrante della nostra ironia riconosce l’ingenuità di una ricerca fallace o inesperta di nuovo senso. Forse allora ogni tanto potrebbe sembrare che le soluzioni di oggi siano talvolta troppo “negative”, conservative, poco coraggiose, nel senso di troppo neutre, troppo attente a dire e a essere soltanto ciò che non sono, per paura di cadere in una trappola, e questo a più di qualcuno può iniziare a sembrare poco, insufficiente. E allora cerchiamo le nuove porte, desideriamo nuovi specchi con cui sostituire quelli vecchi, neanche rotti anzi forse meglio costruiti dei nostri ma semplicemente – in modo freddo e senza clamore – resi opachi e neutralizzati dagli anni. Ma questa è costruzione teorica, senza humus, forse vicina a quelle utopie e in realtà a tutte le utopie delle quale non si dovrebbe avere che terrore. Lo stesso Wallace non è riuscito a realizzare, sul campo sporco della letteratura che non si costruisce con le teorie ma anzi le dimentica nel momento in cui crea – quel momento in cui è difficile mentire, quelli che erano i suoi desideri, fermandosi anche lui un gradino prima (uno splendido gradino prima). Predicare l’uscita da questo stallo auto-inflitto in cui l’unica condizione possibile sembra l’assenza di ogni mossa non è poi difficile. Mi viene da pensare che forse, nonostante anche Wallace sostenesse che questi erano tempi adatti per far lo scrittore, mai come in questi giorni sia difficile trovare la cifra di quello che siamo adesso, quel “nome” da posare sopra le cose e che sia in grado di fare ombra (ma, a esser cattivi, e a non voler credere mai fino in fondo a niente, anche questo potrebbe essere un semplice luogo comune che ogni tempo crede di far proprio). E se è anche vero che l’assenza di un nome vale tanto quanto un nome, questo può accadere una volta sola, non due di fila, perché se tutto resta privo di nome allora tutto è indifferenziato e privato anche di quel senso che è generato dalla rappresentazione (difficilissima) dell’assenza di senso. Libri e scrittori come questo, la loro capacità di parlarci e ammaliarci, ci fanno pensare che forse quel momento propositivo non è ancora arrivato. Che ogni tentativo di innestare dall’esterno le teorie e i nostri desideri , legittimi, in una letteratura (un mondo) non ancora pronto sarà neutralizzato e rigettato, e senza neanche produrre rumore, dai nostri smaliziati anticorpi letterari. Nel frattempo oltre le teorie a noi resta il mondo e la polvere, Marsia appeso a un platano, e i nostri occhi freddi, poco complici, che stanno lì a guardarlo senza neanche la possibilità, il pensiero, l’intenzione, di cantarlo. Cantarlo ci farebbe più orrore e ci sembrerebbe più finto della nostra stessa indifferenza nel vederlo morire.

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Di: Velien https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-termometro-e-il-termostato/#comment-2130 Mon, 21 Feb 2011 09:57:12 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3803#comment-2130 Sono andato di sicuro fuori tema, il mio intento era quello di allargare un po’ la discussione. Chiedo scusa.

Nel dettaglio, alla tua domanda: “abbiamo veramente bisogno di una letteratura così? Non manca qualcosa a un’opera d’arte che sia solo diagnostica e non tenti anche di gettare possibilità altre, magia, desiderio?”
la mia risposta è che la letteratura di Houellebecq è frutto di una sua poetica: essenzialmente forte e drastica (che può benissimo far “venir voglia di buttar via il termometro”).
Ragion per cui, anche l’assenza di “magia”, “desiderio” e “altre possibilità” sono assolutamente coerenti a quella poetica; e la loro mancanza, quel silenzio, a io avviso, urla più che se fossero espresse.

Io dico che c’è bisogno di una letteratura così, perché racchiude comunque una poetica (estrema e provocatoria certo) – ed un filtro attraverso cui viene osservata la realtà – che solo perché tale ha dignità e bisogno di esserci.

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Di: behemoth https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-termometro-e-il-termostato/#comment-2126 Sun, 20 Feb 2011 21:15:42 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3803#comment-2126 Vabbuo’. Non ci siamo capiti.

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Di: Velien https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-termometro-e-il-termostato/#comment-2123 Sun, 20 Feb 2011 12:24:20 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3803#comment-2123 Io non credo che la letteratura serva: nel senso che il suo scopo sia dare delle risposte o “far crescere” – come dici tu -; ma questo non vuol dire che tali esiti siano comunque esclusi. Ragionare per finalità e servizio della letteratura è, a mio avviso, solo un modo per ingabbiarla. Per fortuna la letteratura non è una scienza (trovatemi una definizione di letteratura che sia univoca): ed è quindi secondo me giusto lasciarla libera da una finalità (anche morale).

Questo, in termini pratici, vuol dire che un autore può benissimo prendersi la briga di descrivere senza poi arrivare alla così detta “morale della favola”. Anche perché, e penso sia il caso di Houellebecq, dare un giudizio o delle risposte certe, significa indossare i panni del santone e del vecchio saggio: che Houellebecq, tra le altre cose, non si sente di indossare.
E in ciò io vedo più una sorta di umiltà, che di gelida indifferenza; un’accettazione dei propri limiti, più che di un facile catastrofismo fine a se stesso.

Se poi si pensa che porre dei problemi, descrivere un male, senza dare poi delle risposte univoche, sia troppo facile: beh, io semplicemente non la penso così.
La realtà che esce fuori da Houellebecq, è come la Realtà (ma non è la Realtà): estremamente complessa e drasticamente ricca di contraddizioni; ne risulta quindi un “male” (le virgolette sono d’obbligo) così pluriforme che è difficile misurarne la “temperatura”. E Houellebecq, nonostante ciò, con il suo sguardo/termometro ci riesce.
Dare quindi una ipotesi di cura a tale male, credo che potrebbe risultare solo provvisorio e parziale; e forse è questo il rischo che Houellebecq non vuole correre.

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Di: behemoth https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-termometro-e-il-termostato/#comment-2121 Sat, 19 Feb 2011 23:56:28 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3803#comment-2121 @Velien
Non metto in discussione la qualità letteraria di Houellebecq, né il suo stile.

“E’ però probabile che l’unico “scopo” (taglio ancora con l’accetta) della letteratura di Houellebecq sia quello di misurare la temperatura del nostro tempo solo per farci riprendere in mano i termometri nostri.”

Sono d’accordo con la prima parte di ciò che scrivi, meno con la seconda.
Dopo averlo letto a me fa venir voglia di buttar via il termometro.
O forse è proprio l’analogia con il termometro, ben trovata da Vasta, che mi rimanda a qualcosa di gelido e calcolatorio. Questo è ciò che Houellebecq fa e lo fa benissimo. La mia domanda era più generale: abbiamo veramente bisogno di una letteratura così? Non manca qualcosa a un’opera d’arte che sia solo diagnostica e non tenti anche di gettare possibilità altre, magia, desiderio? Citando David Foster Wallace:
“che la cultura americana sia materialistica lo sappiamo già.È una diagnosi che si può fare in due righe. Non è stimolante. Quello che è stimolante e ha una vera consistenza artistica è, dando per assodata l’idea che il presente sia grottescamente materialistico, vedere come mai noi esseri umani abbiamo ancora la capacità di provare gioia, carità, sentimenti di autentico legame, per cose che non hanno un prezzo? E queste capacità si possono far crescere? Se sì, come, e se no, perché?”

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Di: christian raimo https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-termometro-e-il-termostato/#comment-2117 Fri, 18 Feb 2011 11:24:44 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3803#comment-2117 Questo testo di Giorgio Vasta è il mio gnomone.

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Di: Velien https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-termometro-e-il-termostato/#comment-2116 Fri, 18 Feb 2011 10:34:02 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3803#comment-2116 Secondo me in Houellebecq non c’è nessuna adesione al mito del disincanto, dalla disfatta, dal freddo. Quella è una tendenza romantica che non ritrovo affatto nell’autore in questione.

A mio modesto parere la grandezza di Houellebecq sta nello sguardo dall’alto e insieme profondo che getta sulle cose (dall’occidente ai rapporti interpersonali ecc.) senza poi dare un parere, o prendere parte. – Naturalmente sto tagliando con l’accetta: Houellebecq non è solo questo – . E’, secondo me, appunto il lavoro che fa un termomentro: misurare, in base alla propria sensibilità, e basta.
Il massimo che può fare è dare un allarme, il resto non gli compete. Infatti lo stesso autore ci dice che la descrizione è per lui l’apice della letteratura: “Poiché per me il punto è proprio questo: io scrivo se descrivo. La descrizione è per me la forma più potente di intensificazione letteraria” (citazione presa da qui: http://www.carmillaonline.com/archives/2010/12/003698.html#003698)

Il risultato è quindi uno sguardo gelido, indifferente (e quindi non compiaciuto) sul quale si può essere d’accordo o meno.
E’ però probabile che l’unico “scopo” (taglio ancora con l’accetta) della letteratura di Houellebecq sia quello di misurare la temperatura del nostro tempo solo per farci riprendere in mano i termometri nostri.
E’ un punto di partenza, non di arrivo.

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Di: behemoth https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-termometro-e-il-termostato/#comment-2107 Thu, 17 Feb 2011 20:19:14 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3803#comment-2107 Ma ci serve davvero? Voglio dire che la letteratura non ha un compito, però leggendo Ellis e Houellebecq sembra sempre di decodificare il termometro di cui sopra: l’umano è freddo, disincanto e cane torturato incapace di scegliere tra il bene e il male. Può essere, ma non chiude il cerchio, non esaurisce l’assurdità terribile e meravigliosa dell’umano. Sembra quasi un postulato ideologico.
La letteratura di Houellebecq è un tentativo agonico con il Senso notevole, non stiamo parlando certo del vuoto di Baricco e dei tristi (ironicamente tristi) epigoni della sua scuola, però manca la vita la speranza l’etica l’amore. Che poi un essere umano possa costituirsi e abitare (e essere abitato dall’Altro) senza questi elementi ( ingenui, vetero, novecenteschi, ok vedo già il sorriso sarcastico di chi Sa di chi ha letto Lyotard o molto più probabilmente ha avuto una delusione d’amore) potrebbe suscitare un interrogativo umano-letterario invece di un adesione al mito del Disincanto.

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Di: Velien https://minimaetmoralia.it/letteratura/il-termometro-e-il-termostato/#comment-2101 Thu, 17 Feb 2011 12:29:48 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3803#comment-2101 Complimenti davvero Vasta.
E’ un articolo denso, lucido, ragionato ed evocativo.
Lo vedrei benissimo come postfazione all’ultimo romanzo di Houellebecq

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