Commenti a: New Realism vs Postmodern.DeLillo, Houellebecq, Egan, Bolaño: quattro modi per uscire dall’impasse https://minimaetmoralia.it/letteratura/new-realism-vs-postmodern-delillo-houellebecq-egan-bolano-quattro-modi-per-uscire-dallimpasse-2/ un blog di approfondimento culturale Wed, 30 Apr 2014 15:12:42 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Termometro de cocina https://minimaetmoralia.it/letteratura/new-realism-vs-postmodern-delillo-houellebecq-egan-bolano-quattro-modi-per-uscire-dallimpasse-2/#comment-633570 Wed, 30 Apr 2014 15:12:42 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6947#comment-633570 Termometro de cocina…

New Realism vs Postmodern.DeLillo, Houellebecq, Egan, Bolaño: quattro modi per uscire dall’impasse : minima&moralia…

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Di: New Realism vs Postmodern – Oltre l’accademia: le strade « minima & moralia https://minimaetmoralia.it/letteratura/new-realism-vs-postmodern-delillo-houellebecq-egan-bolano-quattro-modi-per-uscire-dallimpasse-2/#comment-160789 Mon, 19 Mar 2012 09:55:50 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6947#comment-160789 […] giorni scorsi minima&moralia (con analisi sull’opera di Jennifer Egan, Michel Houellebecq, Roberto Bolaño, Don DeLillo, e David Shields) è entrata nel dibattito su Nuovo Realismo e […]

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Di: Nicola Lagioia https://minimaetmoralia.it/letteratura/new-realism-vs-postmodern-delillo-houellebecq-egan-bolano-quattro-modi-per-uscire-dallimpasse-2/#comment-159282 Tue, 13 Mar 2012 11:30:08 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6947#comment-159282 Grazie Paolo. Tutto questo arricchisce la faccenda.

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Di: paolopatch https://minimaetmoralia.it/letteratura/new-realism-vs-postmodern-delillo-houellebecq-egan-bolano-quattro-modi-per-uscire-dallimpasse-2/#comment-159279 Tue, 13 Mar 2012 10:37:17 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6947#comment-159279 Fa il punto in modo onesto questo articolo di Eco… http://foglianuova.wordpress.com/2012/03/11/il-realismo-minimo/
da cui si vede anche come le questioni dibattute non siano affatto “nuove”, né aperte: si (ripro-)posero nel dibattito estetico e semiotico degli anni ’60, e vennero risolte in modo soddisfacente, anche per opera di studiosi italiani come Eco e De Mauro. E allora che fare? Perché non va bene il “nuovo realismo”? Non solo perché è una vecchia polemica, riproposta anche con alcune inesattezze (cioè falsità) ermeneutiche (es. Kant), ma anche perché non ha più un obiettivo filosofico positivo. Per esempio: proprio una filosofia che si interessi dei molteplici “linguaggi” con cui si dice la realtà dovrebbe analizzare e confrontare questi linguaggi, invece di continuare soltanto a ripetere come funziona IL Linguaggio nella sua dialettica con la realtà. Popper (qui da Eco citato) aveva effettivamente proposto una sola idea originale (la falsificazione), ma almeno ha scritto per decenni di meccanica quantistica, psicoanalisi, neuroscienze, politica, cercando di articolarla in dialogo con i discorsi disciplinari che interrogano il mondo

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Di: paolopatch https://minimaetmoralia.it/letteratura/new-realism-vs-postmodern-delillo-houellebecq-egan-bolano-quattro-modi-per-uscire-dallimpasse-2/#comment-158947 Mon, 12 Mar 2012 11:01:32 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=6947#comment-158947 Mi domando se c’è un qualche nesso tra la moda del “New Realism” e i romanzieri citati qui sopra nel corsivo. Forse un punto di contatto è lo spostamento dell’interrogazione, dall’oggetto dell’attività (filosofia, letteratura) al soggetto che la produce e alla interazione tra opera e lettore/spettatore (come è accaduto nelle arti figurative, per es. con il minimalismo americano). Così come Houellebecq o Ellis concentrano lo sguardo sul senso del “fare un romanzo”, Ferraris oggi ripropone questioni sul “fare filosofia”. Ma il romanzo riflessivo diventa una nuova narrazione, che non ci parla solo di altri scrittori, ma ci parla del rapporto tra autore e lettore, con le sue ipocrisie, i suoi equivoci, i suoi miti consolidati ma ambigui, e dunque almeno racconta ancora una parte dell’esperienza, e mira indirettamente alla “realtà” – per esempio, “Fuoco Pallido” di Nabokov andava già in questa direzione; come, nella narrazione cinematografica, lo ha fatto nell’ultimo ventennio Lynch.
Il Nuovo realismo invece non diventa una nuova filosofia (a meno che non ci si contenti di affermazioni come: “l’acqua calda scotta”). Parla soprattutto di vecchi filosofi, di filosofi di moda ma non-più-di-moda come Rorty o Vattimo, o di classici come Kant (di cui Ferraris ha fornito un’interpretazione completamente sbagliata, ignorando interi libri di Kant nel suo “Good-bye Kant” e provando ad attribuirgli la confusione tra ontologia e epistemologia di cui si parla nel suo manifesto).
La dicotomia verità-interpretazione, lasciando da parte i testi non sempre limpidi di Nietzsche, non è da prendersi in modo assoluto. Interpretiamo gli oggetti attraverso linguaggi mutevoli, come le teorie scientifiche – o le narrazioni letterarie – e non per questo diciamo che gli oggetti non esistono. Il discorso è più complesso, ma certo su un manifesto non funzionerebbe.
In ogni caso: come il romanzo, anche la scrittura filosofica ha vissuto talvolta e può vivere in parte della sua autoriflessione. Entrambi questi registri di espressione, che possono poi materialmente mescolarsi, però mirano a trattare del mondo e della nostra esperienza. Il punto è se in questi tentativi si miri comunque a parlare di questo, del mondo e dell’esperienza, e con quale efficacia. O se non si tratti invece di fare rumore a buon mercato, con un interesse meno trascendentale. Un criterio per deciderlo: i problemi di cui si tratta hanno una condivisibilità universale? Il modo in cui sono posti è corretto, cioè si basa su premesse condivise? Ecco, tutto mi lascia pensare che nel caso del New Realism le cose non stiano così e che prevalga un interesse non autentico: questo “movimento” nasce soprattutto da polemiche accademiche di trent’anni fa (e dai rispettivi protagonisti), e da mode culturali da tempo esaurite, e si rilancia ora mediante interpretazioni forzate e sbagliate di filosofi del passato, provando a convalidare il tutto mediante un discorso politico sull’oggi che in sé può essere condivisibile (es. Berlusconi contava balle e si è fatto male a credergli), ma che è solo forzatamente collegato con i suddetti discorsi ontologici ed epistemologici (es. B. sarebbe proiezione politica degli assiomi del post-moderno…). Sorge il sospetto che si voglia semplicemente fare scalpore, a danno dell’esattezza, della filologia, della filosofia ecc ecc.
Detto questo, la discussione sul “New Realism” va capita e spiegata, perché apre molte questioni sulla filosofia e la cultura degli ultimi decenni. Di certo non servirà a nulla per fare passi avanti nella ricerca della conoscenza e della verità, ma forse è utile come occasione per ridiscutere gli scopi della filosofia agli occhi di chi ne conservi magari un’immagine “post-moderna” di discorso in libertà che autorizza qualsiasi punto di vista e, dunque, si confonde con la narrazione senza ambire però a essere una narrazione

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