Commenti a: La Grecia nelle ballate di Katzantzakis https://minimaetmoralia.it/letteratura/nikos-katzantzakis/ un blog di approfondimento culturale Mon, 10 Feb 2014 11:30:34 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Subhaga Gaetano Failla https://minimaetmoralia.it/letteratura/nikos-katzantzakis/#comment-509114 Mon, 10 Feb 2014 11:30:34 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=18192#comment-509114 Correggo:

estratto della parte finale = estratto dalla parte finale

“E se non la tagli la fune…” = “E se non tagli la fune…”

“Diffiicile,” = “Difficile,”

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Di: Subhaga Gaetano Failla https://minimaetmoralia.it/letteratura/nikos-katzantzakis/#comment-509103 Mon, 10 Feb 2014 11:19:58 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=18192#comment-509103 Ringrazio Amedeo Nucci e la redazione di minima&moralia.

Le parole fatte incidere da Kazantzakis sulla sua tomba sono potentissime, aprono un grande squarcio nel velo di Maya…
“Zorba il greco” è un libro fondamentale.
E’ stato pubblicato la prima volta in Italia nel 1955 da Aldo Martello Editore, con la traduzione di Olga Ceretti Borsini (dall’inglese, si diceva già nell’articolo), traduzione poi ripresa nell’edizione più nota, presso gli Oscar Mondadori nel 1966. Una ripubblicazione avvenuta anche a seguito del successo dell’omonimo bellissimo film, con due sommi attori come Anthony Quinn e Irene Papas e una colonna sonora memorabile.
Osho, mi è parso di capire, ha coniato il termine “Zorba il Buddha” come metafora dell’Uomo Nuovo: un “sacro dire di sì” all’esistenza tutta.
Nella nuova importante edizione presso Crocetti Editore, con la traduzione dal neogreco di Nicola Crocetti, c’è anche un prologo di sette pagine mai pubblicato nelle diverse edizioni Mondadori (non so se l’abbia fatto Martello Editore, io ho qui in mano l’edizione Oscar Modadori del 1966 e quella di Crocetti del 2011).
Riporto, prima dall’edizione Mondadori e poi da Crocetti, un brano importantissimo estratto della parte finale del romanzo. Sta parlando inizialmente Zorba, rivolto al suo “padrone” e amico del cuore:

“Non sei libero , padrone”, disse. “I legami che ti trattengono, forse sono un poco più lunghi di quelli che avvincono gli altri uomini. Sei legato a una fune abbastanza lunga, padrone: vai e vieni e ti illudi di essere libero, ma non tagli quella fune. E la gente non la taglia…”
Egli scrollò il capo.
“Un giorno la taglierò”, dissi in tono di sfida, perchè le parole di Zorba avevano toccato una ferita aperta e dolente.
“E’ difficile, padrone, molto difficile. Per farlo bisogna essere un poco pazzi. Occorre un granello di follia, capisci? Dovresti arrischiare tutto; ma la tua testa è troppo solida: riuscirà sempre ad avere la meglio su di te. La testa dell’uomo è come una drogheria: tiene conto di tutto: dice, ho pagato tanto e ho incassato tanto, con un profitto e una perdita di tanto. La testa è una bottegaia prudente: non arrischia mai tutto quello che possiede. Tiene sempre qualcosa in serbo. Non rompe mai la fune. Anzi, vi si aggrappa, la maledetta bastarda! Se la fune le sfugge dalle mani, è perduta, finita! Ma l’uomo che non la spezzi, sai dirmi quale sapore troverà nella vita? Il sapore della camomilla, della camomilla più leggera! Nulla che somigli al rum, che ti faccia sentire vivo!”

[Ecco adesso la recente traduzione di Nicola Crocetti]:

Zorba scosse la testa:
“No, non sei libero”, disse; “la corda a cui sei legato è un po’ più lunga di quella degli altri uomini; questo è tutto. Tu, padrone, hai una fune lunga, vai e vieni, credi di essere libero; ma la fune non la tagli. E se non la tagli la fune…”
“Un giorno la taglierò!”, dissi con ostinazione, perchè le parole di Zorba toccarono una ferita aperta dentro di me e mi fecero male.
“Diffiicile, padrone, molto difficile, Per questo ci vuole follia; follia, hai capito? Rischiare tutto! Ma tu hai cervello, e questo sarà la tua rovina. Il cervello è un droghiere, tiene i registri, annota le uscite, le entrate, i profitti, le perdite. E’ un bravo amministratore, non rischia mai tutto, tiene sempre qualcosa di riserva. Non taglia la fune, no! La stringe in mano, il furfante; se gli sfugge, è perduto, perduto, poveretto! Ma se non tagli la fune, mi dici che gusto ha la vita? Di camomilla, di camomillina; non di rum, che scaravolta il mondo!”

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