Commenti a: Perché Bianciardi https://minimaetmoralia.it/letteratura/perche-bianciardi/ un blog di approfondimento culturale Sat, 26 Sep 2015 15:40:44 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: “Prima d’un mestiere sceglietevi una funzione” » fulviocortese.it https://minimaetmoralia.it/letteratura/perche-bianciardi/#comment-1877584 Sat, 26 Sep 2015 15:40:44 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=28541#comment-1877584 […] OGGI ON LINE: “prima d’un mestiere sceglietevi una funzione” […]

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Di: SoloUnaTraccia https://minimaetmoralia.it/letteratura/perche-bianciardi/#comment-1874853 Thu, 24 Sep 2015 09:01:02 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=28541#comment-1874853 “Perchè? Nonzò perchè.” Ma comunque sì.

Povero Bianciardi, e poveri noi senza di lui. Molto poveri.

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Di: andrea https://minimaetmoralia.it/letteratura/perche-bianciardi/#comment-1874640 Thu, 24 Sep 2015 04:36:52 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=28541#comment-1874640 “ Sabato 28 novembre 2005 – « Abbiamo visto i minatori, l’ultima volta, a Massa, mentre partivano per la terza “ gita “, quella di mezzanotte. Sostavano immobili nel breve spiazzo sotto l’abside del Duomo, con il tascapane a tracollo, silenziosi, severi e gravi in volto, come gente che consapevolmente va incontro ogni giorno alla fatica e al pericolo. Un nostro giovane amico, il minatore Radi Livio, parlava con un impiegato della cooperativa: “ Domani ti do il racconto. Battimelo a macchina; ce ne vogliono sette copie, per il concorso. “. “ Come, gli chiedemmo, scrivi anche racconti? “. Era arrivato il pullman e gli operai si andavano radunando lentamente. Radi ci strinse la mano: “ Si capisce che scrivo racconti. Perché? Volete scrivere soltanto voi due? “. » (Luciano Bianciardi-Carlo Cassola, I minatori della Maremma, 1956) “.

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Di: andrea https://minimaetmoralia.it/letteratura/perche-bianciardi/#comment-1874194 Wed, 23 Sep 2015 20:21:40 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=28541#comment-1874194 “ Mercoledì 12 gennaio 2005 – Poi mi accorgo che mi è venuta voglia di rileggere Henry Miller. E, come è ovvio, mi viene subito in mente Bianciardi. Per capire Bianciardi, penso, bisogna andare a vedere al catalogo. Le schede dei suoi libri non sono tante, sono meno di quelle di molti altri scrittori anche meno famosi di lui, ma quelle delle sue traduzioni, quelle sono un blocco enorme, un’infinità, una marea, uno tsunami, quasi un cassetto intero. Quanto ha lavorato… e, mi viene anche fatto di dire, tutto per niente: much ado for nothing… Naturalmente si fa per dire. Il fatto è che erano gli anni Sessanta. Quando è successo tutto. Ma tutto cosa? “

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Di: andrea https://minimaetmoralia.it/letteratura/perche-bianciardi/#comment-1873269 Wed, 23 Sep 2015 07:03:30 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=28541#comment-1873269 “ Mercoledì 25 marzo 1998 – Alla radio – in macchina, come sempre; come sempre Lampi d’inverno anzi di primavera, per quanto…, Lampi, familiarmente – sento Luciana Bianciardi – che sarebbe la figlia di Luciano Bianciardi – che, in occasione della ristampa de La battaglia soda, parla de La vita agra e dice che, quando lo legge ai ragazzi – fa la professoressa? – i ragazzi dicono: « Com’è attuale… sembra scritto ieri… ». Invece non è stato scritto ieri, ma quasi quarant’anni fa. Comunque, se anche fosse stato scritto ieri, oggi ci sarebbe solo la figlia, e passi, ma soprattutto i professori, e, come al solito i giornalisti. Come Loredana Lipperini, che mi dicono non è bella, ma è piuttosto bravina, e in ogni caso non è colpa sua. Che voglio dire? Niente. Bianciardi mi commuove. Mi commuove la figlia. Mi commuove la radio. Mi commuove la primavera, anzi l’inverno. Mi commuove la macchina. Da cui si vedono le facce nelle altre macchine, oppure i pedoni, o le pedone. Sul marciapiede, in mezzo a un tramonto gelido e terso, con la faccia spazzata dal vento, incendiata dal freddo, come in una Passione, come una Santa Giovanna, come in un film muto. Come se fosse inverno invece di primavera, Milano invece di Roma, come se fossero gli anni Sessanta, e invece stanno finendo i Novanta. Come se Bianciardi scrivesse. E invece è morto anche lui. (Luciana Bianciardi dice che Luciano Bianciardi diceva che « il successo è il participio passato del verbo succedere ». Che tradusse ottanta libri in dieci anni. Che tradurre era il suo vero lavoro, che lavorava sempre, anche la domenica, anche a Natale, e diceva: « Scrivo nel tempo libero ») (Poi c’è il solito quiz ma stasera non indovina nessuno, c’è un Marcello, c’è un’Anna, c’è una pensione, c’è una città – secondo me è Roma – e lo scrittore è di Catania e io penso Brancati, ma quale Brancati? Poi arrivo a casa e apro la garzantina 1972 (insuperata) e Brancati non può essere perchè è morto nel ‘54 e io allora penso Patti e vado a vedere, sì c’è Un amore a Roma, 1956, e allora telefono e come al solito è tardi, « ci sono già vincitori », del resto l’ho sempre detto che è tardi. È tardi per Bianciardi, figurarsi per me) “

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