Commenti a: Le narrazioni di Milano https://minimaetmoralia.it/libri/le-narrazioni-di-milano/ un blog di approfondimento culturale Thu, 05 Oct 2017 06:43:27 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Postfazione a ZERO MAGGIO A PALERMO https://minimaetmoralia.it/libri/le-narrazioni-di-milano/#comment-1963009 Thu, 05 Oct 2017 06:43:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=19338#comment-1963009 Ogni origine è potenzialmente struggente se la si racconta con la lingua di Fulvio Abbate.

]]>
Di: @Stestenic https://minimaetmoralia.it/libri/le-narrazioni-di-milano/#comment-547205 Mon, 17 Mar 2014 08:07:35 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=19338#comment-547205 Come può essere neutro, uno spazio vissuto?
Lo spazio è sedimentazione di pensieri, ossessioni, esperienze, fatti, interpretazioni, pelle morta, polvere e nuove intenzioni.

]]>
Di: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 16.03.14 | alcuni aneddoti dal mio futuro https://minimaetmoralia.it/libri/le-narrazioni-di-milano/#comment-546755 Sun, 16 Mar 2014 18:42:39 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=19338#comment-546755 […] minima&moralia, “Le narrazioni di Milano”: Negli scorsi mesi tre scrittori si sono cimentati con il racconto di un luogo, Milano, che descritto attraverso tre differenti angoli visuali si propone (o meglio si impone) come una città rivelatrice, come quell’inferno in terra dove l’umano (per lo meno quello italiano) si va progressivamente riconfigurando. […]

]]>
Di: lorenzo marchese https://minimaetmoralia.it/libri/le-narrazioni-di-milano/#comment-546068 Sat, 15 Mar 2014 18:46:22 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=19338#comment-546068 concordo con Vasta sull’apertura del pezzo:

Ogni spazio è neutro, ogni origine è irrilevante. Poi arriva la scrittura che conferendo allo spazio una forma linguistica altera la neutralità, contrasta l’irrilevanza. A quel punto, quando lo spazio diventa oggetto di una narrazione, ciò che era neutro diventa emblematico (se non sintomatico), ciò che era irrilevante si fa significativo.

Con una piccola rettifica che mi sentirei però di fare su Milano. Esistono infatti, secondo me, città che più di altre si prestano alla neutralità, all’irrappresentabilità secondo canoni realistici, e dunque sfuggono alla possibilità di una narrazione meglio di altre. Così Milano diventa il paradigma di un’assenza, il polo negativo di una visione della contemporaneità: il che, con altre parole, si avvicina a quello che dice Vasta su Genna (l’unico a me noto), Bertante e Domanin.
Ho provato a spiegare quanto dico in un pezzo che scrissi qualche tempo fa e che uscì all’epoca per una rivista che si chiama “Dialoghi internazionali”. Metto il link a una ripubblicazione integrale su Le parole e le cose, per non ripetere qui peggio quello che ho espresso allora. Si chiama appunto “Milano non esiste”, formula decisamente intuitiva di un vecchio racconto di Landolfi: http://www.leparoleelecose.it/?p=11395
saluti e scusate l’intrusione

]]>