Commenti a: Icone intriganti dei Sixties https://minimaetmoralia.it/libri/recensione-intrigo-internazionale-fabio-cleto/ un blog di approfondimento culturale Mon, 10 Jun 2013 11:59:54 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Gloria Gaetano https://minimaetmoralia.it/libri/recensione-intrigo-internazionale-fabio-cleto/#comment-354875 Mon, 10 Jun 2013 11:59:54 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=14590#comment-354875 Quello che dovrebbe segnare il corso della nostra storia, quello che dovrebbe cogliere il significato del nostro attuale esistere, quello che dovrebbe sollevare il velo delle cose e coglierne l’essenza ed esplicitarla. Ma questo (se esiste) interesserà a una ristretta minoranza di persone e quindi appare (quando appare) con un titoletto insignificante, si nasconde sotto un bombardamento di futilità. Segnerà la storia? Non la segnerà affatto? Come potrà farlo da quel cantuccio? In mezzo a tanta confusione?

L’intellettuale è oggi un fantasma. La società di massa lo ha ucciso. Ha lasciato sopravvivere solo esangui cantori che si raccontano tra di loro, come nel settecento i poeti dell’Arcadia, i loro isterismi oppure qualche esemplare che, duttile e capace, è riuscito a ritagliarsi all’interno dei mass media degli spazi presentandosi come un personaggio, dando spettacolo di sè (e solo a queste condizioni può sopravvivere). Gli altri che ruolo hanno? Che ruolo possono avere nella storia? Sembra proprio che la società nel corso di questi ultimi decenni abbia decisamente (e forse definitivamente) dichiarato a gran voce che l’attività letteraria, la cultura non è necessaria alla vita degli uomini. Che se ne può fare benissimo a meno. Che è un lavoro ozioso. Anzi nemmeno un lavoro.

Il lavoro di decodificare le idee ricevute, di formulare idee nuove, di creare nuove categorie mentali, che poi potrebbero (dovrebbero) riflettersi su tutta la società, è considerato dalle masse potentissime e fragili del nostro tempo superfluo, ozioso, non necessario. E al di là e al di sopra di queste masse non c’è nessuno, che so, un’organizzazione culturale, un potere politico che tuteli anche i diritti delle minoranze (pensanti), che si faccia carico di promuovere un’attività che non sia destinata solo all’oggi. Che si proietti nel futuro.

Del futuro la nostra società sembra preoccuparsi molto poco. Ne ha fatto un grosso hamburger e se l’è mangiato. E adesso con la pancia piena e la testa piena di vento corriamo. Verso dove? Fino a quando?

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