Commenti a: L’orrore e la vergogna https://minimaetmoralia.it/mondo/lorrore-e-la-vergogna/ un blog di approfondimento culturale Mon, 11 Aug 2025 06:28:34 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Massimo Iannilli https://minimaetmoralia.it/mondo/lorrore-e-la-vergogna/#comment-2022292 Mon, 11 Aug 2025 06:28:34 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=55321#comment-2022292 Ma perché accettate gli scritti di uno che si firma Cris l’Orsa? Logico che poi trovi scritto ,anzi non scritto,che solo Putin è genocida nel senso esatto della parola.Arrivi a quel punto e poi smetti di leggere ciò che ha scritto Cris l’Orsa .Io dico A CARATTERI CUBITALI CHE C’È SOLO UN GENOCIDA E SI CHIAMA PUTIN.

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Di: Cris L’Orsa https://minimaetmoralia.it/mondo/lorrore-e-la-vergogna/#comment-2021769 Mon, 30 Jun 2025 13:47:05 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=55321#comment-2021769 Sig.r Nucci,
Leggo i suoi commenti con molto interesse e condivido molto del suo sentire… anche se, finche’
( se mai ) potro’ mettere insieme i suoi scritti con il suo stile/tenore di vita, non potro’ mai esser certa della sua posizione. Diciamo che in teoria la condivido.
Mente e corpo, per me inseparabili ed equamente importanti. La saggezza dal corpo, l’intelligenza dalla mente. Uniti dalla memoria.
Mi soffermo sulla vergogna, o l’assenza della stessa di cui lei parla… che dal mio punto di osservazione ed esperienza, e’ un sentimento ricevuto, inculcato nel senso di disagio che si leggeva nel volto di una madre, un padre, un insegnante….un amico o amica ma anche un perfetto sconosciuto quando si valicava un confine proibito. Quel volto che reagendo ad una nostra furbizia a fini personali, si inscuriva giudicandoci a ragione. Lo sbagliato era epidermico.
Diventavamo piccolissimi, con il volto infiammato… provavamo un disagio che ci avvolgeva interamente e che ci teneva poi, lontano dal ripetere le stesse ignobili gesta.
Il sentimento era forte, tanto che riuscivamo a vergognarci anche per gli altri, guardandoli agire male, anche fosse stato in tv o in un film.
Ma come fa la vergogna ad esistere ancora quando non si fa caso o si trova buffo che un bambino o bambina menta, imbrogli o si comporti male verso un altro essere o luogo, per ottenere un qualche vantaggio personale o per stabilire un posizionamento di superiorità’?
Come puo’ la vergogna esistere quando si compete anche per le cose piu’ sacre… quelle che definiscono delle linee da non oltrepassare… quelle regole che esistono da prima della scrittura che definiscono e rendono possibile il vivere insieme, collaborando.
Competizioni che nulla hanno a che vedere con il gioco, e che fin da tenera età’ ci vogliono inculcare una scala di valori che nulla ha a che fare con le reali’ e varie capacità’ di ogni individuo, ma piuttosto che il piu’ forte e sfacciato, sia anche “il migliore”.
Poi si cresce, e si diventa dei trump, dei berlusconi, delle clinton o altri fulgidi esempi di furbizia, vittoria e di arroganza. E dietro tutti gli altri a desiderare, sempre di più’ schiacciati tra il martello del piacere e l’inevitabile incudine del dovere.
Il se’ non e’ stato sviluppato. Le loro reazioni relative al ricevere. Fin da piccoli presumo. Il dare si esprime solo verso i piani piu’ alti. Sotto nessuno riceve nulla. E’ lo schema dei piramidoni scuri che succhiano la terra e le anime chiamandolo progresso.
Sono come buchi neri che tutto assorbono e nulla restituiscono, perfettamente svuotati dalla forza motrice che risucchia. Se c’è’ un di la’, noi per certo non lo vediamo.
Forse l’unica cosa che possiamo fare e’ ricordarci che non sono l’unica realta’: sono la piu’ ottusa e crudele, la piu’ semplicistica. Zero e uno. Tutto li’. Ridurre e codificare. Gonfi di se stessi come palloni.
La creativita’ e l’immaginazione sono l’unico potere in grado di contrastare il loro imporsi, sbattendogli in faccia il ridicolo che tanto temono, la loro inettitudine di uomini incapaci di creare alcunché’, proponendo migliaia di alternative e di punti di vista altri.
Sciocchi e pesanti sono coloro privi di vergogna. Non vedono altro che quella fettina velenosa di realtà’ che producono con il loro fare.
C’è’ altro al mondo. Molto altro e noi dobbiamo prestare attenzione, non lasciare che i loro fumi velenosi ammorbino tutta l’aria. Il dolore c’è’ e la frustrazione pure: non si possono ignorare, ma non possiamo permetterci di dar loro tutta la nostra attenzione, con il rischio di diventare un fenomeno di reazione invece di essere altro.
E poi, noi consumatori, ( chi ancora puo’ un po’ oltre la sopravvivenza )dobbiamo smettere di armare le mani degli idioti assassini aprendo le porte ad un po’ di sana scomodità’.
Un po’ scomodità’ ci rende migliori, piu’ rispettosi, capaci di apprezzare le piccole cose.
Non si puo’ piu’ scrivere o parlare o leggere senza modificare in accordo la propria esistenza. Un pochino alla volta, levando a mano a mano il superfluo.
L’ essenziale e’ ciò’ a cui si pensa quando il tempo sta per finire. E’ il nocciolo, la bellezza, la sacralità’ e forse anche la funzione delle nostre vite: gli ultimi pensieri che ci lasciamo dietro. Il succo. Il concime. Il nostro piccolo colore/punto di vista a definire, una vita alla volta, il quadro generale, che molto probabilmente non vedremo mai. Al massimo lo immagineremo un po’… uno scorcio. E va benissimo così’.
Non sono credente ( l’incertezza e’ unica cosa a cui credo profondamente… praticamente la mia certezza, il mio baricentro ) ma fin dal catechismo ricordo la storia di Cristo che caccia i mercanti dal tempio… e mi chiedo dove sia finita quella storia li’ in questi tempi religiosissimi e privi di vergogna e compassione.
Auspico cerchi, sfere, movimento, varietà’, bellezza, onesta’ e allegria. Anche e sopratutto per tutti coloro che vengono spinti giornalmente in angoli scuri, in recinti, gabbie, sterminati velocemente o lentamente per appropriarsi di qualche risorsa necessaria alla crescita infinita. Ci infuriamo pensando ai popoli oppressi e martoriati lontano da noi, ma dal dopoguerra in poi abbiamo spinto sinti e rom verso la miseria e il degrado, fino a che’ sono diventati quelli da cui tenersi alla larga, roba da bulldozers.
Auspico uno tsunami di gesti garbati, di domande acute, di poesia distillata e splendente, di immagini che aprono mondi, di musica che trasporta, cura, incanta, insegna e balla… di movimenti agili e bellissimi, di Idee che includono e una natura non più’ costretta a nascondersi. Osservazioni magnifiche, sagge e ponderate, misurate dall’ empatia.
Ruscelli freschi.
Tutte queste voci ora singole, volutamente singole ad intonarsi. Il concerto e’ già’ scritto e farà’ impallidire anche la vergogna. Rintanandola dove dovrebbe stare, come un cerbero a difendere l’animo nostro e quello altrui.
Perdoni la prolissità’. Il mio vivere solitario e silenzioso mi porta ogni tanto a reagire intensamente a quel po’ che mi raggiunge e mi stimola.
Fa caldo e sento la fortuna di poter far fatica. Una fatica che fortunatamente riduce i miei deliri mentali all’inevitabile. Non cadono missili su di me. Posso raccogliere le zucchine nell’orto. Non devo piangere un corpicino straziato. Non devo urlare il mio dolore. Posso accendere la radio e ascoltare un po’ di musica, quando e’ buona.
Non devo neanche ammazzare gli animali perche’ non c’è’ nulla per nutrirli. Forse domani. Ma oggi no.
Sento la responsabilita’ di vivere con rispetto e spero questo sentimento ci sia di aiuto nell’orchestrare il nostro fare. Ogni gesto conta, ogni parola conta, ogni punto di vista… ma solo se siamo noi a condurlo con onesta’ e saggezza.
Buona fortuna (a tutti noi) grazie per l’articolo e un saluto: come un segnale di fumo da una collina lontana.
Cris.

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