Commenti a: Principe Libero – Raccontare bene Fabrizio De André https://minimaetmoralia.it/musica/principe-libero-raccontare-bene-fabrizio-de-andre/ un blog di approfondimento culturale Wed, 28 Feb 2018 13:14:23 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Zuck https://minimaetmoralia.it/musica/principe-libero-raccontare-bene-fabrizio-de-andre/#comment-1965704 Wed, 28 Feb 2018 13:14:23 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=36201#comment-1965704 Consiglio a tutti di leggersi il bel pezzo e manifesto di intentio che trovate sempre qui dentro:

https://minimaetmoralia.it/fabrizio-de-andre-principe-libero-nota-degli-sceneggiatori/

z.

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Di: Zuck https://minimaetmoralia.it/musica/principe-libero-raccontare-bene-fabrizio-de-andre/#comment-1965703 Wed, 28 Feb 2018 13:09:29 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=36201#comment-1965703 Roberta Ferrari:
“Cara Giulia, sono d’accordo con te su tutto tranne sull’accento. Non per una questione semplicemente legata all’accento. Nel film , che peraltro mi è piaciuto, manca Genova. Fabrizio era intriso dell’odore , dei suoni, delle luci (poche) e delle ombre (tante) dei vicoli. L’accento è una delle componenti della “genovitá” che trovo manchi al film.”

Da un lato l’ho pensato anch’io, dall’altro alla lunga ho apprezzato l’idea di non piegarsi eccessivamente a una dimensione così personale come la “genovesità”, che avrebbe forse corso il rischio di sovrascriversi al resto della storia, per complessità e peso. Marinelli, con le sue imperfezioni, ho finito per percepirlo come certi personaggi di fumetti che richiamano il protagonista, senza per forza dovercisi trovare imbrigliato. E la leggerezza, consapevole e non colpevole per me, della storia narrata, finisce per avere un effetto di lieve ricordo simulato. Qualcosa di avvolgente e caro come uno strano sogno, per chi ama quella figura tanto profonda.

ciao, z.

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Di: Zuck https://minimaetmoralia.it/musica/principe-libero-raccontare-bene-fabrizio-de-andre/#comment-1965702 Wed, 28 Feb 2018 13:01:15 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=36201#comment-1965702 Swann Matassa
“c’è un appunto importante da fare nel bilancio globale del film: la poetica di De André non viene mai fuori, il suo sguardo sul mondo (l’anarchia, l’attenzione per gli ultimi, la “direzione ostinata e contraria”) è piuttosto subordinato alla sua storia privata, la sua vicenda familiare ridotta ad un dramma sentimentale legato alla fine del suo matrimonio e alla storia d’amore con Dori Ghezzi”

Non so se è da considerare punto debole o forte per una fiction di questo tipo. Non ha, per impostazione narrativa diciamo classica, nè potrebbe avere la pretesa di raccontare la filosofia che sottostà alla poetica di De Andrè. Grazie al cielo, direi. Perchè ci vorrebbe altro regista, altro linguaggio, un documentario che nessuno ha ancora avuto l’ardire di fare, e probabilmente rischierebbe comunque l’effetto noia o ripetizione banale di già visto e già sentito.
Perchè lo sviluppo mentale di un artista, di qualunque grande artista, tanto più poeta come De Andrè non può esser facilmente narrativizzata.

La fiction secondo me ha il merito di cercare, coraggiosamente, di attraversare romanzandola ampiamente (come è doveroso fare per ogni arte, alta o bassa, e lui stesso con le sue canzoni dimostrava di averlo capito) la parte più nota della sua vita, cercando quei tre, quattro punti fermi e riferimenti di vita vissuta che l’hanno accompagnata. Punto.
Avrai incuriosito qualcuno che non lo conosceva, lo avrai annoiato? A dirlo possono essere solo loro, non certo chi deandreiano si ritrova qui a fare la punta delle matite rosse.
Dal mio punto di vista un bel tentativo, in parte riuscito, in parte no, ma che ha il coraggio di provarci senza troppi timori reverenziali, questi sì che Fabrizio li avrebbe aborriti.
Checchè ne scriva qualcuno qui dentro, proclamandosi più denadreiano dello stesso De Andrè.

z.

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Di: lpaeglow https://minimaetmoralia.it/musica/principe-libero-raccontare-bene-fabrizio-de-andre/#comment-1965686 Tue, 27 Feb 2018 22:34:11 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=36201#comment-1965686 Minima&moralia, thank you for this post. Its very inspiring.

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Di: Hal 9000 https://minimaetmoralia.it/musica/principe-libero-raccontare-bene-fabrizio-de-andre/#comment-1965499 Tue, 20 Feb 2018 21:17:06 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=36201#comment-1965499 Ma che vergogna! Ma chi scrive cosa ha visto? Cosa sa di cinema e tv? E soprattutto di RAI. Specialmente RAIUNO. L’autrice di questo sconcio pare un’amica degli sceneggiatori, oltre a mostrare di non aver il coraggio di scrivere che moglie e figlia non si sono rese conto (se è vero quel che si legge e si è letto) di aver avallato una solenne porcheria. Per le due povere donne, vogliamo assumere la loro ingenuità assoluta, la loro buona fede e solo così le comprendiamo. Sulla produzione, invece, l’errore è stato chiedere il “permesso”, e quindi il dover consultare i famigliari nel puro osceno stile RAI quando produce la sua spazzatura e la trasmette sulla “rete ammiraglia” (non si sa mai che…). L’errore è stato credere di poter rappresentare De André illudendosi che da un letamaio nascesse un fiore… Eppure di esempi negli ultimi 25 anni non mancano, anzi. L’elenco degli orrori messi in scena di viale Mazzini, sotto ogni bandiera, è sterminato, anche se non bisogna dimenticare che le bandiere rosé, azzurre, nere sono sempre genuflesse, sottomesse al dominio di quella più potente e imperante dal 1954, la bandiera bianca e gialla di uno staterello abusivo, oltre Tevere, che governa con mano d’acciaio il “servizio pubblico”, presidiandolo con l’imposizione di un’estetica raccapricciante e unica al mondo.
L’inizio della fiction propone un dibattito teologico oltre i limiti del surreale; un frammento di sceneggiatura (si fa per dire) dimentico del fatto che Fabrizio fu molestato da un gesuita solo qualche anno prima. Nessuna eco. Immaginare che un episodio del genere, così importante sia per il ragazzo sia per la città (all’epoca tutta Genova ne fu al corrente, il padre di F. era il vicesindaco), sia raccontato o anche solo evocato su RAIUno è irrazionale utopia. Assistiamo invece alla manipolazione del rapporto con il cattolicesimo per insinuare un’originaria predisposizione agli ultimi di natura religiosa più che politica, figuriamoci anarchica.
Villaggio, buonanima, è già un ciccione fantozziano per non disorientare il pubblico abituato ai film di Neri Parenti, eppure le foto dell’epoca (62-65) lo mostrano in realtà magrissimo.
Fabrizio è un beone, il suo tragico rapporto con l’alcol è banalizzato e volgarizzato nella sua sciatta superficialità. Il risultato finale è una soap opera indigesta e noiosissima, mal diretta e lasciata in mano a un romano che il web con geniale ironia ha bollato in tempo reale: “La canzone di Marinelli”… Sulla questione linguistica non ci sono scuse perché la mimesi in un biopic è tutto. Rimanendo in “tema”, ricordiamo il Bart di Volonté che nel celebre monologo al processe fece piangere davvero una comparsa.
Infine la musica, una comparsa tagliuzzata (male), in cui Storia di un impiegato si risolve con un’ellissi imbarazzante. Tutto brutto e avariato.

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Di: ROBERTO FERRARI https://minimaetmoralia.it/musica/principe-libero-raccontare-bene-fabrizio-de-andre/#comment-1965417 Sat, 17 Feb 2018 10:36:09 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=36201#comment-1965417 Cara Giulia, sono d’accordo con te su tutto tranne sull’accento. Non per una questione semplicemente legata all’accento. Nel film , che peraltro mi è piaciuto, manca Genova. Fabrizio era intriso dell’odore , dei suoni, delle luci (poche) e delle ombre (tante) dei vicoli. L’accento è una delle componenti della “genovitá” che trovo manchi al film.
A proposito del fatto che tutti conoscono Fabrizio, ho da raccontare una cosa. Io sono cresciuto a Genova, il primo disco che ho comprato è stato il primo disco di Fabrizio. Lo adoravo. Ricordo che quanto incontrano ragazzi non liguri, nessuno lo conosceva. Anche ai compagni di militare era sconosciuto. Ora chiunque afferma di essere cresciuto con le canzoni di De André. Mah!

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Di: Giulia https://minimaetmoralia.it/musica/principe-libero-raccontare-bene-fabrizio-de-andre/#comment-1965413 Sat, 17 Feb 2018 07:12:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=36201#comment-1965413 Io penso che l’artista sia arcinoto e non ci sia bisogno di un film per conoscerlo, la sua musica, i suoi testi parlano da soli, rimarranno per sempre a raccontare le sue idee e la sua grandezza. Avrebbero potuto infarcire le due puntate di musica e concerti e cose che gia tutti sapevamo, in una sorta di celebrazione. in definitiva un clichè; la scelta di mostrare praticamente solo il De Andrè privato. com’era effettivamente, è stata coraggiosa e io l’ho apprezzata. Marinelli è bravissimo, soffermarsi sull’accento forse è inevitabile per chi è ligure, ma per tutti gli altri sinceramente mi pare assurdo.

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Di: Roberto https://minimaetmoralia.it/musica/principe-libero-raccontare-bene-fabrizio-de-andre/#comment-1965397 Thu, 15 Feb 2018 16:18:41 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=36201#comment-1965397 Naturalmente di critiche se ne possono fare a decine e tutte sono giustificabili. Ma un film è un film e dura qualche ora e di certo non può rappresentare compiutamente tutti gli aspetti della vita di Fabrizio (che ho avuto la fortuna di conoscere) . Poteva passare intere giornate a studiare la coltivazione della melanzana e settimane solo a scrivere o solo a bere. Si doveva fare una scelta ed è stato raccontata prevalentemente la vita sentimentale di Fabrizio. A me è piaciuto, l’ho guardato con godimento , forse o soprattutto perchè non avevo nessuna aspettativa.
Certo , anche io, avrei preferito un Fabrizio meno romano

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Di: costantino https://minimaetmoralia.it/musica/principe-libero-raccontare-bene-fabrizio-de-andre/#comment-1965396 Thu, 15 Feb 2018 15:15:54 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=36201#comment-1965396 De André non ne sarebbe contento: finire in una fiction melensa, ridotto a personaggio ovvio nel pentolone della denaturazione sentimentale che queste produzioni commettono. Non mi vengono altri verbi: commettere.
L’anarchico che cantava “pizzicagnoli, notai, coi ventri obesi e le mani sudate, con i cuori a forma di salvadanaio”, mutilato per farlo aderire all’unico schema che sanno comporre i programmatori TV, il pettegolezzo per giornalacci da sala da barba, la doppia vita, la bottiglia, i figli, le scene di sesso, il papà, il bandito buono (pasqua si avvicina), nel tritume piccolo borghese che tutto annacqua e riduce a poltiglia premasticata.
Quello che è andato in onda è un pupo di gomma, uno dei tanti personaggi – tutti uguali – delle fiction TV.
Il vero De Andrè è mille cose, anche un intellettuale amaro e sanguigno, ma soprattutto questo:
“Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie”.

Così De André descriverebbe l’umanità delle fiction TV:
“la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un’anestesia
come un’abitudine
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria”:

Nella corrente premeditata operazione massiva di omologazione alla marmellata, non sorprenderebbe, a breve, una fiction su Pasolini.
Siamo preparati, l’Italia è pronta.

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Di: swann matassa https://minimaetmoralia.it/musica/principe-libero-raccontare-bene-fabrizio-de-andre/#comment-1965392 Thu, 15 Feb 2018 09:28:26 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=36201#comment-1965392 Con rispetto, il pezzo è un’elegia un po’ troppo generosa nei confronti di questo film, cui pure si deve riconoscere il coraggio di aver affrontato una sfida gigantesca. Pur prescindendo dai commenti “tecnici” (tralasciando le prove attoriali, vogliamo almeno ammettere che i protagonisti praticamente non invecchiano mai? Che Dori Ghezzi alla fine sembra ancora ventenne e, fatta salva qualche ruga ai lati della bocca, anche De André?) c’è un appunto importante da fare nel bilancio globale del film: la poetica di De André non viene mai fuori, il suo sguardo sul mondo (l’anarchia, l’attenzione per gli ultimi, la “direzione ostinata e contraria”) è piuttosto subordinato alla sua storia privata, la sua vicenda familiare ridotta ad un dramma sentimentale legato alla fine del suo matrimonio e alla storia d’amore con Dori Ghezzi. Soprattutto nella seconda parte (nella prima almeno c’era la genesi della “Canzone di Marinella”), tutto si riduce alla pronuncia in un paio di scene della parola “anarchia” e alla fugace difesa dei suoi sequestratori come “povera gente” davanti agli inquirenti. A chi non conosce De André temo possa rimanere l’immagine di un figlio di papà infedele e ubriacone con una voce profonda e un talento per le parole. Scusate, come l’autrice stessa sottolinea in apertura di articolo, Fabrizio De André era molto più di questo.

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Di: Principe libero – IL TUBERO DI CHERNOBYL https://minimaetmoralia.it/musica/principe-libero-raccontare-bene-fabrizio-de-andre/#comment-1965379 Wed, 14 Feb 2018 15:22:48 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=36201#comment-1965379 […] Fabrizio. Per questo Fabrizio lo si vede poco impegnato a comporre (come è stato giustamente fatto notare): non importava tanto far vedere il suo lavoro di musicista ma la sua vita, fatta di innumerevoli […]

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