Commenti a: Un vita difficile: Sylvia Plath https://minimaetmoralia.it/poesia/3671/ un blog di approfondimento culturale Mon, 09 May 2011 22:27:51 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Deeanna Rayhel https://minimaetmoralia.it/poesia/3671/#comment-9458 Mon, 09 May 2011 22:27:51 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3671#comment-9458 I seemed to be aware about this previously, but still there are several helpful pieces which finished the picture to me, thank you so much!

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Di: Tweets that mention Un vita difficile: Sylvia Plath « minima & moralia -- Topsy.com https://minimaetmoralia.it/poesia/3671/#comment-1864 Mon, 24 Jan 2011 17:40:03 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3671#comment-1864 […] This post was mentioned on Twitter by Stefano Calosso and Angelo Ricci, Silvia. Silvia said: Intervista a Stefania Caracci, studiosa ed esperta di Sylvia Plath http://bit.ly/gy5pl3 | via Minima & Moralia […]

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Di: Stefano Doponotaro https://minimaetmoralia.it/poesia/3671/#comment-1862 Mon, 24 Jan 2011 17:27:47 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3671#comment-1862 Apprendo leggendo il post che la Plath ‘disse’: “La vita non vale la pena di essere vissuta se non la si può riportare in scrittura”.

Mi è subito venuto in mente un passo di uno degli eventi inaugurali più luminosi della nostra poesia, passo che da quando l’ho letto tanti anni or sono, mi si è subito abbarbicato dentro, mi ci ha piantato gli unghioni e non vi ha mai più mollato la presa. Chiudo gli occhi e ne sento il suono. Spesso vorrei che mi lasciasse in pace. Eppure sento che è ‘vero’ e forte, anche se non ho ancora compreso appieno da dove attinga, e in che consista, la sua forza che non dà requie.

Da Pir meu cori alligrari, di Stefano Protonotaro da Messina (ed ecco così ovviam. spiegata, in parte, anche la scelta del mio nick per intervenire nei blog; per quel nientissimo che vale, obviously). Fra due asterischi le vere parole ‘abbarbicate’:

e quandu l’omu à rasuni di diri,
ben di’ cantari e mustrari alligranza,
*ca senza dimustranza
joi siria sempri di pocu valuri*
dunca ben di’ cantar[i] onni amaduri.

Sempri; dice sempri il Notaro. Dove ‘mustrari’ non è un far vedere all’esterno, anticamera del’ipocrisia, bensì è un ‘mustrari’ legato all’atto del trovare poetico; mentre per dimustranza si può intendere ‘essere mostrata, manifestata, incarnata nella parola’.
Incarnata nella parola: può sembrare una boiata d’ossimoro, ma credo in realtà sia l’asintoto (interiore? trascendente? mentale? spirituale? ‘divino che porta jella’? mah…) cui tende ogni autentico sforzo poetico…

Mi piacerebbe sapere se e come Stefania Caracci (e anche chiunque altro segua questa miracolosa ‘ginestra’ che è oggi per noi M&M, ovviamente) trovi stimolante oppure al contrario eccessivamente ‘campato in aria’ questo se non altro di certo un pochino bizzarro ‘ponte intertestuale’ tra Sylvia Plath e l’antichissimo Notaro nostro…)

Un abbraccio sincero a tutti i cercatori di parole viventi, che mi figuro sempre un poco più spersi nella desolazione dell’oggi…
Stefano Dop.!

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