Commenti a: Caso Mirafiori: l’insensibile slittamento dal diritto al pragmatismo https://minimaetmoralia.it/politica/caso-mirafiori-linsensibile-slittamento-dal-diritto-al-pragmatismo/ un blog di approfondimento culturale Sun, 11 Aug 2013 10:40:48 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: ence fedele https://minimaetmoralia.it/politica/caso-mirafiori-linsensibile-slittamento-dal-diritto-al-pragmatismo/#comment-1780 Fri, 14 Jan 2011 17:01:25 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3638#comment-1780 analizzando il caso ‘mirafiori’, la mia personalissima conclusione è che il ‘ricatto’ è la principale base delle relazioni di lavoro (e non solo). dico questo in base alle mie esperienze dirette, ma ritrovo questa costante anche in quelle degli altri, fino agli scenari macroeconomici. gli interrogativi di alessandro riguardo a come interpretare in chiave analitica gli accadimenti relativi a mirafiori sono più che leggittimi e credo che siano anche di facile risoluzione…
la ‘rivoluzione sociale’ cui si accenna nell’articolo è già compiuta nel momento in cui, per effetto dello status realizzato negli ultimi 25 anni, siamo stati messi nelle condizioni di non avere più nessuna possibilità di percepire il nostro lavoro come strumento di sviluppo individuale. le generazioni precedenti avevano la percezione del senso della lotta perchè traevano forza, oltre che da un livello culturale molto più avanzato rispetto ad oggi, dall’integrazione reale con gli altri settori sociali. oggi questo è impossibile perchè, ogni settore prima e ogni individuo di conseguenza, è stato relegato in compartimenti stagni, senza alcuna possibilità di osmosi tra essi. per quanto riguarda la rassegnazione che i rileva nell’area politica che dovrebbe essere più sensibile a temi come la qualità della vita sociale, la trovo fisiologica in quanto si tratta di gente che può annoverare soltanto fallimenti in serie su tutti i fronti, in contrasto con un retaggio e una storia di uno spessore tale da essere insostenibile per la mediocrità degli esponenti odierni. stiamo parlando di una sinistra che, non avendo idee e cultura, è costretta ad affermare la propria esistenza tramite un becero pragmatismo che porta ad eccessi improponibili, come possono essere il dare sostegno a lombardo all’ars siciliana o multare i lavavetri ed epurare i rom a firenze. per mascherare la propria manifesta mediocrità ed ineguatezza, questi signori inseguono modelli di finta ‘efficienza’ politico-amministrativa di stampo decisionista. la sinistra italiana, semplicemente, non esiste. per questo considero uno spreco inutile arrovellarsi sul chiedersi come essa possa avere certi atteggiamenti. bisogna accettare (dovrebbero farlo loro per primi) che se finanche i rifiuti sono riciclabili, gli esponenti della nostra classe dirigente non lo sono più. quindi spostare la lente d’ingrandimento su fattori più decisivi quali, per esempio, l’ideologia del profitto. non ricordo chi, come e quando, ma posso assicurare che non era nè comunista nè rivoluzionario, in radio un giorno ho sentito qualcuno chiedersi se dopo 30 anni (almeno) di capitalismo spinto, non fosse il caso che le multinazionali e le grandi aziende cominciassero, essendosi arricchite in modo progressivamente esponenziale, a invertire la tendenza a favore di un graduale riequilibrio della ridistribuzione del reddito. niente che potesse intaccare il loro ‘diritto acquisito’ allo yacht o alla villa da 5milioni di €. semplicemente un segnale di riconoscenza nei confronti di quelle classi di lavoratori che, per stipendi e salari sufficienti alla sopravvivenza, hanno contribuito al loro ormai incommensurabile profitto. sicuramente una bella idea, sicuramente utopica…
in occasione dell”affaire’ alitalia, altro grande segnale di fragilità di un sistema in decomposizione, mi sono sentito un pò cretino per essermi posto questa domanda: com’è possibile che, di fronte a 2000 posti di lavoro ‘bruciati’ in occasione di quella crisi, l’amministratore che ha fatto fallire l’azienda abbia avuto diritto a 5 milioni di €(!) di liquidazione per 2 anni di lavoro, tra l’altro svolto malissimo!? per me era scontato che quei 5 milioni avrebbero garantito il benessere di quei 2000 lavoratori rimasti ‘a piedi’. certo, io non ho idea di come vadano queste cose e forse pecco di semplicismo nel fare questi ragionamenti, però ci sono degli aspetti del nostro sistema socio-economico che sono palesemente ingiusti e stupidi. così stupidi da generare una rassegnazione ineluttabile. un mio grande mito personale, l’ex-calciatore francese eric cantona, di recente si è messo a fare una campagna per promuovere il ritiro, da parte dei cittadini, dei soldi versati in banca. credo che sia una buona idea, non tanto per gli effetti che può sortire, quanto perchè ci da consapevolezza che se gli stati nazionali sono schiavi delle banche qualcosa non funziona per il verso giusto. uno stato deve garantire il benessere della comunità e non può ridursi ad essere messo sotto scacco da un’istituzione privata che ha il solo interesse di produrre soldi a qualunque costo.
di fronte a questo scenario, che tipo di aspettative può avere uno operaio di 50 anni che, perdendo il posto, non avrebbe nemmeno la possibilità di riciclarsi in un mercato del lavoro ormai bloccato?
per cosa dovrebbe lottare se non per un contrattino a 3 mesi, che nessuno gli farà mai visto che non rientra nelle categorie (cioè giovani e disoccupati) che garantiscono alle aziende gli sgravi fiscali?
con questi presupposti, mi sembra scontata l’accettazione dell’idea che, o dai il culo all’azienda, oppure l’azienda muore, e tu con essa…
si accetta questa visione semplicemente perchè è la verità dei fatti.

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Di: Massimo https://minimaetmoralia.it/politica/caso-mirafiori-linsensibile-slittamento-dal-diritto-al-pragmatismo/#comment-1779 Fri, 14 Jan 2011 14:59:33 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3638#comment-1779 Sono cresciuto in una famiglia in cui col salario di mio padre,operaio, spesso, non si arrivava a fine mese. Sento che non avrei avuto bisogno di più cose di quelle che ho avuto,ma ancora oggi, dopo 25 anni, ricordo distintamente che mio fratello, in occasione di un Natale, non avrebbe voluto altro che il Galeone dei Playmobil ed in quel momento, sembrerà incredibile, non glielo si è potuto comprare. Sono stato triste per lui.
Inoltre, credo di non avere mai saputo cosa facesse davvero mio padre, quale ruolo svolgesse in quella grossa fabbrica. Credo fosse dovuto al fatto che non ne parlava mai volentieri o forse non ne parlava proprio mai e basta, nessuna soddisfazione manifesta, sembrava che durante la sua permanenza al lavoro non accadesse, e mai sarebbe accaduto, mai nulla di interessante. Conoscevo il suo lavoro solo attraverso i suoi nervosismi, dettati dalla stanchezza cui era costretto dalle turnazioni settimanali, anche notturne. Vivevo male quei momenti, perchè avrei voluto giocare in casa (fuori era troppo pericoloso, visto il quartiere in cui vivevamo), ma era impossibile fare rumore perchè lui doveva riposare. Manifestavo la mia rabbia ostinandomi a giocare ugualmente, costretto poi a dovere affrontare le sue urla. Ero solo triste per lui, ed avrei tanto voluto fare qualcosa.
Se oggi dovessi fare qualcosa per altri padri nelle sue stesse condizioni, ritengo che augurerei loro di perdere un infame posto di lavoro in catena di montaggio che altro non fa se non svuotarti giorno dopo giorno. Figuriamoci lottare per tenerselo stretto.
Quando sarà ora di votare un referendum, quella mattina, telefonerò ad un mio fidato amico e mi farò dire dove mettere la X, mi fiderò di lui.
Nel frattempo vorrei, ed auspicherei che ogni individuo vivo lo facesse, lottare per conquistare ciò che ci fa davvero star bene e non per un salario minimo garantito, pagato, da chi lo riceve, ad un prezzo non sostenibile.
Potesse essere questo il mutamento antropologico a cui accennava Alessandro…

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