Commenti a: Su cosa si innalza l’alta cucina? https://minimaetmoralia.it/societa/alta-cucina-davide-oldani-massimo-bottura/ un blog di approfondimento culturale Sat, 14 May 2016 13:20:05 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Andrea https://minimaetmoralia.it/societa/alta-cucina-davide-oldani-massimo-bottura/#comment-1951630 Sat, 14 May 2016 13:20:05 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16969#comment-1951630 La cucina fatta di ingredienti costosi e ricercati per persone di nicchia è, per definizione, “cucina di nicchia”. L’alta cucina si compone di ingredienti e ricette povere sino all’apogeo degli stessi, per decretare l’inno al cibo con ingredienti alla portata di tutti. Un piatto semplice e fine a sè stesso, capibile da tutti, ma realizzabile da pochi.
Tutti sono capaci a vendere oro, ma quanti saprebbero vendere cenere? Il concetto è questo.
Siamo capaci a tutti a comprare e scegliere ingredienti di inestimabile valore gastronomico ed esaltarli(basti seguire meccanicamente la ricetta). Ma quanti sanno prendere una testa d’aglio e ricavarne un piatto indimenticabile?
Questa é la differenza tra chi “cucina” e chi esprime arte in cucina.

]]>
Di: Francesco Bratos https://minimaetmoralia.it/societa/alta-cucina-davide-oldani-massimo-bottura/#comment-461164 Mon, 16 Dec 2013 13:51:32 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16969#comment-461164 @Regina: i cuochi che ho citato più esplicitamente io, ovvero Massimo Bottura e Davide Oldani sono certamente gestori e proprietari di ristoranti rinomati, inseriti ai massimi livelli in tutte le guide di riferimento per la cucina: Bottura in particolare è da tempo tra i primi tre ristoranti al mondo secondo la classifica Wolrd’s 50 Best Restaurants San Pellegrino ed è uno dei pochi in Italia ad avere riconosciute le famose 3 stelle della guida gastronomica più rinomata, la Michelin.
Ma ripeto, non intendo mettere in discussione la qualità (certamente molto elevata) della cucina proposta da questi due cuochi, mi incuriosice piuttosto come entrambi cerchino da tempo un confronto (più o meno sensato) tra la loro ricerca personale in cucina e la ricerca espressiva di alcuni artisti contemporanei (nasce da un’esigenza sincera? è pura strumentalizzazione? buone domande per ulteriori approfondimenti!). Ciò che è certo è che l’arte ha da tempo ridiscusso i suoi valori, le sue gerarchie, i suoi orizzonti di riferimento, discutendo la tradizionale contrapposizione tra un’arte alta e un’arte bassa (da cui molte delle incomprensioni per l’arte contemporanea da parte del pubblico, che fatica a riconoscere come “arte” una scatola di scarpe vuota come quella che Gabriel Orozco espose alla Biennale di Venezia nel ’93). Se dunque questi bravissimi cuochi cercano un legame (è opportuno cercare questo legame? chi può dirlo!) tra la loro arte personale e alcune tendenze dell’arte contemporanea, perché a differenza di ciò che hanno fatto gli artisti, ovvero ridiscutere la società, i valori, le gerarchie, loro continuano a definire “alta” la cucina che fanno? Basta fare una cucina molto ricercata o sperimentale per definirla “alta” rispetto a una buona cucina tradizionale? E perché, in questo tipo di operazione, cercare legittimità proprio nell’arte? Probabilmente perché l’arte contemporanea appartiene a un immaginario condiviso di una fetta sociale che per questi cuochi è di riferimento: quei “pochi” a cui si riferisce l’articolo. Vediamo dunque come si sovrappongano giudizi di valore a questioni più sociali.

@Wif: E’ probabilmente una forzatura, non so se sia un nonsenso. Del resto arte è oggi più che mai convenzione. E’ arte ciò che la comunità di riferimento, gli addetti ai lavori (coloro che hanno i quarti di nobiltà per poterlo stabilire) riconoscono come tale. Anche qualora l’arte dovesse essere rottura lo sarebbe sempre in rapporto a questa tacita convenzione tra gli interni al sistema dell’arte. Chi può stabilire con certezza cosa sta dentro e cosa sta fuori del calderone dell’arte? Piuttosto, in questo caso, se ne potrebbe evidenziare, come suggerivo in precedenza, un utilizzo strumentale. L’uso che ne fanno i cuochi stellati è funzionale ad accreditarli in un contesto sociale più che indirizzare profondamente, umanamente e poeticamente la loro ricerca culinaria.

]]>
Di: Enrico Marsili https://minimaetmoralia.it/societa/alta-cucina-davide-oldani-massimo-bottura/#comment-459188 Fri, 13 Dec 2013 23:25:09 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16969#comment-459188 Sul nulla annoiato borghese (in risposta alla domanda dell`articolo).

]]>
Di: Wif https://minimaetmoralia.it/societa/alta-cucina-davide-oldani-massimo-bottura/#comment-458841 Fri, 13 Dec 2013 08:06:12 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16969#comment-458841 Definire qualsiasi “cucina” ARTE mi sembra un nonsenso , se non per usare un’iperbole.Alto artigianato, forse, squisitezza, raro piacere, meraviglia, (che poi dipende dai gusti, dalle culture eccetera). E’ che adesso è una moda pornografica e bisogna spingere al massimo finchè il mercato “tira”.Negli anni ’80 i maestri di pensiero erano i sarti, spesso sui quotidiani in prima pagina si trovava “cosa pensa giorgio armani…..) ora sono i cuochi, detti chef. “ma che bontà, ma che bontà ma che cos’è quella robina qua…..cantava la Mina,

]]>
Di: Regina https://minimaetmoralia.it/societa/alta-cucina-davide-oldani-massimo-bottura/#comment-458497 Thu, 12 Dec 2013 20:33:16 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16969#comment-458497 terz’ultima riga: volevo scrivere “pretendere” non “prendere”.
grazie.

]]>
Di: Regina https://minimaetmoralia.it/societa/alta-cucina-davide-oldani-massimo-bottura/#comment-458496 Thu, 12 Dec 2013 20:31:44 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16969#comment-458496 Allora forse ho capito male io e me ne scuso.
Ma quindi questi qua che parlano di cucina “alta” non sono gli chef o i titolari di ristoranti semplicemente molto buoni?

A me insomma (da persona che ama mangiare bene, ma non sono un’esperta) mi sembrava normale che ci fossero diversi ristoranti divisi per fasce di prezzo a seconda di qualità del cibo e ubicazione. Ma forse sono rimasta io indietro e nel frattempo nel mondo della cucina sono successe tutta una serie di cose.

Ecco. Forse la cosa che è successa (mi rendo conto leggendo il pezzo e poi i nostri scambi) è la “artistizzazione” del cibo, giusto? Se è così, questa cosa mi mette un po’ a disagio. Non è (voglio dire, ci sono caduta anch’io tra un messaggio e l’altro) quanto meno azzardato fare paragoni tra la cucina e l’arte?

Ok: l’arte del mangiare. La cultura del buon cibo. Ma davvero, mi dico, un cuoco non dovrebbe accontentarsi di essere un bravo cuoco e non il Paganini del rigatone trifolato?
La letteratura, il cinema, la danza, il teatro… sono cose davvero troppo distanti dalla cucina per voler “culturalizzare” tutto.

Quindi è questo che fanno questi “cuochi sperimentatori”? Vorrebbero elevarsi a Stravinskij del tiramisù? Ma non è sufficiente fare un buon tiramisù e basta?

Altra domanda (mi interessa proprio, da ignorante di questa evoluzione): ma un vero buon cibo non ci mette decenni se non secoli per trovare l’equilibrio giusto (voglio dire, gli spaghetti con le vongole non saranno stati inventati da un giorno all’altro; sarà stato un lungo lavoro di assestamenti, prove ecc.) per prendere questi cuochi di inventare qualcosa individualmente, e per di più ogni sei mesi?

Spero che i dubbi siano chiari, e non le sembrino troppo campati per aria.

]]>
Di: Francesco Bratos https://minimaetmoralia.it/societa/alta-cucina-davide-oldani-massimo-bottura/#comment-458337 Thu, 12 Dec 2013 11:03:37 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16969#comment-458337 Grazie del commento, in realtà non mi interessava tanto focalizzare l’attenzione sulla qualità dei due tipi di cucina, ma sull’opportunità di chiamare “alta” una cucina di sperimentazione. Diversi cuochi rinomati hanno cercato e cercano legami con la ricerca degli artisti contemporanei; ciò che mi interessava far venir fuori è che mentre gli artisti d’arte contemporanea hanno messo definitivamente in discussione l’idea di un’arte “alta” (non volendo con ciò in nessun modo equiparare Proust all’autobiografia di Simona Ventura), questi cuochi accettano e anzi rilanciano acriticamente l’idea che esista una “cucina” alta, migliore di un’altra cucina che nemmeno provano a definire.

]]>
Di: Gianluca Pozzoni https://minimaetmoralia.it/societa/alta-cucina-davide-oldani-massimo-bottura/#comment-458329 Thu, 12 Dec 2013 10:53:29 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16969#comment-458329 Qui l’originale:
http://vongolescappate.wordpress.com/2013/12/05/su-cosa-si-innalza-lalta-cucina/

]]>
Di: Regina https://minimaetmoralia.it/societa/alta-cucina-davide-oldani-massimo-bottura/#comment-458328 Thu, 12 Dec 2013 10:52:14 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16969#comment-458328 La cucina fatta con ottimi ingredienti, cucinata bene, servita con gentilezza e soavità in un bel ristorante, costa. Poi ci sono anche ottime trattorie. Ma alcuni grandi ristoranti (Il Pescatore di Canneto vicino Mantova, ad es., il migliore italiano) costano, sono all’altezza della propria fama, e offrono un sapore, una cortesia, una leggerezza e un contesto che non troveresti in una buona trattoria. Tutto qui.

Detto questo, mi spiace, ma Proust dà più soddisfazione dell’autobiografia di Simona Ventura.

Insomma, quest’articolo non solo vorrebbe inneggiare alla cucina popolare evitando di parlare come magna (sembra appunto l’equivalente linguistico di quei ghirigori da cucina molecolare costosissima quanto poco utile; e non è quella l’alta cucina a cui mi riferisco, valga l’esempio di sopra) ma è proprio contenutisticamente deboluccio.

Mi spiace parlare non bene di un pezzo, ma i commenti credo ci siano anche per questo.

]]>