Commenti a: Camere separate: l’ottusità studiata a tavolino delle classi-ponte https://minimaetmoralia.it/societa/camere-separate-lottusita-studiata-a-tavolino-delle-classi-ponte/ un blog di approfondimento culturale Mon, 03 Feb 2014 14:03:07 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: La sciocchezza delle classi-ponte » fulviocortese.it https://minimaetmoralia.it/societa/camere-separate-lottusita-studiata-a-tavolino-delle-classi-ponte/#comment-503265 Mon, 03 Feb 2014 14:03:07 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=18083#comment-503265 […] OGGI ON LINE…: La sciocchezza delle classi-ponte […]

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Di: Eva https://minimaetmoralia.it/societa/camere-separate-lottusita-studiata-a-tavolino-delle-classi-ponte/#comment-502801 Sun, 02 Feb 2014 22:20:08 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=18083#comment-502801 “The pen is on the table. Where.Is.The pen?”

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Di: Vulfran https://minimaetmoralia.it/societa/camere-separate-lottusita-studiata-a-tavolino-delle-classi-ponte/#comment-502619 Sun, 02 Feb 2014 15:52:23 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=18083#comment-502619 L’articolo si riferisce a una prima media.Non ho esperienze d’insegnamento, ma mi chiedo come un insegnante possa affrontare il programma di prima media in una classe formata da preadolescenti di madre lingua italiana e predolescenti che non sanno una parola d’italiano. Non stiamo parlando di una prima elementare, per intenderci. Forse potrebbe funzionare con classi piccole e una quota precisa di ragazzini che non sanno l’italiano, ma con classi di una trentina di alunni a livelli diversi di crescita (in prima media c’è quello che è ancora un bambino delle elementari e quello che è già proiettato nell’adolescenza) inserire pure alunni che non conoscono una parola d’italiano non so quanto sia fattibile. Comunque non ho capito quale sia la proposta di D’Errico, se non una somma di auspici per il futuro. Alla fine il punto è che gli amministratori si ritrovano a dover affrontare realtà su cui non hanno nessun controllo. Magari potrebbe essere utile iniziare a programmare diversamente la formazione delle classi (numero e composizione) e capire come trovare le risorse, ma per rendere tutto attuabile nella migliore delle ipotesi passano almeno cinque anni.

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Di: emanuela https://minimaetmoralia.it/societa/camere-separate-lottusita-studiata-a-tavolino-delle-classi-ponte/#comment-502533 Sun, 02 Feb 2014 12:19:01 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=18083#comment-502533 È vero…siamo inegnanti impreparati alle molteplici situazioni che oggi troviamo in classe, non siamo più abituati al confronto, ci impegnamo a fare il possibile..per non perdere la testa: anni di mancanza di “serio aggiornamento” stanno dando il loro frutto! Un datore di lavoro che non esige e non sostiene la formazione dei suoi dipendenti ottiene questo risultato! Personalmente godo di un lavoro di ricerca che mi ha formato e stimolato ad un aggiornamento permanente, ad avere nel mio “lavoro” un desiderio e uno stile di sperimentazione e di innovazione. Grazie a questo ho resistito 42 anni in una scuola di cui ho goduto i tempi vitali e ora soffro i tempi di decadenza dovuti a scelte a cui siamo “costretti” da chi invece che facilitare, appesantisce il nostro far scuola. Certo forse la scelta della scuola emiliana potrebbe essere ripensata, ma provate voi a “insegnare” i concetti di storia, matematica o altro a chi non comprende nemmeno una parola e poi ne riparliamo!

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Di: Daniele Lo Vetere https://minimaetmoralia.it/societa/camere-separate-lottusita-studiata-a-tavolino-delle-classi-ponte/#comment-502499 Sun, 02 Feb 2014 11:12:50 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=18083#comment-502499 Faccio l’insegnante e ho da poco preso una specializzazione in italiano a stranieri (ma non ne sono un esperto, l’esperienza di anni conta più dei titoli).

Ci sono tre cose che vorrei dire.

E’ vero, ormai l’autonomia scolastica, la possibilità di fare progetti, nonché (nel pezzo lo si mette bene in evidenza) le pressioni dei genitori e degli organi scolastici spingono a prendere decisioni in forma dirigistica, anche se in buona fede, e il confronto va a farsi benedire.

E’ verissimo, più gli studenti sono piccoli più l’immersione nel tessuto comunicativo quotidiano favorisce anche l’apprendimento linguistico. L’idea che solo l’apprendimento formale e guidato sia utile è miope, anzi la quantità di lingua cui si è esposti nella realtà è infinitamente superiore e formativa di quanto non siano i poveri input cui si è sottoposti in un contesto formale. In parole semplici: i bambini imparano stando coi bambini più che in classe. Sugli adolescenti il discorso è un po’ più complesso, credo.

Tuttavia confesso che ho l’impressione che il pezzo pecchi di benaltrismo.
Se la battaglia è politica, per chiedere investimenti nella scuola (sono d’accordo) e riforme radicali (no, non sono d’accordo: ma chiudo la parentesi e non spiego), questo puntare alto va bene. Ma se l’obiettivo è anche quel preciso contesto, la scuola emiliana e i suoi insegnanti, ecco, credo che la polemica contro il pragmatismo sia sbagliata.

Il numero di allievi per classe, la richiesta di individualizzazione formativa, la moltiplicazione di bisogni educativi speciali, oltre le stesse certificazioni (e la conseguente spaventosa moltiplicazione di burocrazia) sono problemi realissimi e che possiamo risolvere al momento, ahimé, solo pragmaticamente. Ma soprattutto: nella scuola dell’inclusività e in ogni discussione su di essa c’è sempre il convitato di pietra: la competenza degli insegnanti.
Chi sa insegnare agli stranieri non può entrare nella nostra scuola perché il suo titolo non vale un fico secco (non è una lamentela personale, io ho il mio posto e il titolo d’insegnamento agli stranieri l’ho preso anche perché ho dovuto fare da me, darmi competenza, quello che lo Stato non fa, e spendendo cifrette niente male), l’alfabetizzazione degli stranieri è stata per lungo tempo improvvisata (e nonostante ciò si sono maturate, in certi contesti, notevoli e pregevoli esperienze), agli insegnanti è chiesto di entrare in classe e di fare – questo è il punto centrale – 4 o 5 cose contemporaneamente, proprio in conseguenza di una superfetazione ormai fuori controllo di educazioni speciali, per le quali spesso nessuno ti fornisce alcuna competenza.
Davanti a tutto ciò, fingere di non vedere che questo è il problema attuale delle nostre classi e parlare della necessità di guardare ben oltre, non mi convince fino in fondo.

Chiedo scusa per l’apoditticità, ma il tema è complesso davvero e volevo esser breve. Volevo solo suggerire qualche spunto per un dibattito di cui c’è bisogno.

Saluti

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