Commenti a: Dal vuoto https://minimaetmoralia.it/societa/dal-vuoto/ un blog di approfondimento culturale Tue, 06 Nov 2012 16:17:14 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: La cura « Precariementi https://minimaetmoralia.it/societa/dal-vuoto/#comment-1681 Sat, 01 Jan 2011 22:54:58 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3104#comment-1681 […] totalmente la questione. Il suo articolo è uscito su La Repubblica in prima battuta e a seguire su minima&moralia. Vasta va oltre la tematica indicata dall’articolo di Raimo, ampliando l’orizzonte al modus […]

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Di: La cura « Precariementi https://minimaetmoralia.it/societa/dal-vuoto/#comment-1643 Mon, 27 Dec 2010 23:09:48 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3104#comment-1643 […] la questione. Il suo articolo è uscito su La Repubblica in prima battuta e a seguire su minima&moralia. Vasta va oltre la tematica indicata dall’articolo di Raimo, ampliando l’orizzonte al […]

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Di: Ciriano https://minimaetmoralia.it/societa/dal-vuoto/#comment-1281 Fri, 12 Nov 2010 15:04:30 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3104#comment-1281 Pusiol, interessante(anche se confuso)

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Di: ROBERTO PUSIOL https://minimaetmoralia.it/societa/dal-vuoto/#comment-1253 Wed, 10 Nov 2010 07:25:35 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3104#comment-1253 Sì, hic Rhodus hic salta. Non sono un figlio ma un padre, ma questo non ha importanza, il problema è il che fare se la diagnosi è giusta. Quanto al pretendersi vittime, esso si mescola al compiacimento per sapere comunque descrivere il marcio e il degrado, pensandosi fuori e risultandone dentro comunque. E quelle storie tipo sono sfigato ma sono figo lo stesso va bene così mi sono ritagliato il mio ruolo? C’è da tagliare, resecare, per essere Altro. Non chiediamo posti, no a cooptazioni, dice il sindaco Renzi, i posti ce li prendiamo. Ma per prenderli ci vuole un gesto netto e sovrano e allora bisogna arrivare da qualche altro pianeta. Ma dove sta questo altro pianeta, come possiamo esserne abitatori e partire all’attacco? Bisogna fare pulizia non di Tizio o di Caio ma di noi stessi e della nostra scrittura. E cioè non avere niente da spartire col mondo (che è dei padri ovviamente) ma fino in fondo. Partire, sì, da quel vuoto che è nostalgia di un altro presente. Ascoltarlo, è chenosi, non nulla, ma è invece ogni cosa. Infinito. Bisogna sedere e mirare dietro le siepi. Sintonizzarsi sugli interminati spazi e i sovrumani silenzi, saperci naufragare. Come esserne capaci? Appunto facendo piazza pulita dentro noi stessi e partire da dove diciamo di essere, ma non a parole: dal non avere né arte né parte, dall’essere ultimi, ptocoi, coloro che realmente abbiano rifiutato, non a parole, ogni eredità di Ser Bernardone. ( E non è facile perché rivendicare comunque ruoli alternative diventa rivendicare potere, implicarsi, impiastricciarsi). Siamo veramente capaci di seguire quanto è stato detto ben prima di noi che ogni rinnovamento radicale passa da un taglio di spada: Sono venuto a separare il padre dal figlio, chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me. Meditare il vangelo, ecco un altro riferimento. E allora da poveri ultimi e ptocoi diventeremo bambini i soli capaci di gesti sovrani. Il Fanciullo Che gioca, Pais Paizon, (Eraclito: un fanciullo che gioca è l’eternità, di un fanciullo è il regno) che poi è lo stesso di : Se non vi convertirete e non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli, Chiunque diventerà piccolo come questo bambino sarà il più grande nel regno dei cieli.
P.S. Per quanto mi riguarda – ma lo vedo adesso a posteriori – qualcosa in questa direzione c’era in un mio esilissimo romanzetto – di cui qualche tessera è uscita nell’antologia Over Age di Transeuropa e riprese poi in un successivo libretto – scritto in un’ottica di francescana hilaritas.

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Di: Appunti sul nostro tempo: Vasta e Mancassola https://minimaetmoralia.it/societa/dal-vuoto/#comment-1250 Tue, 09 Nov 2010 17:12:00 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3104#comment-1250 […] A questo punto, anno 2010, le possibilità sono due: ci si può pretendere incurabili, inesorabilmente vittime (ma più di quanto si possa immaginare complici e dunque artefici) di un infinito ergastolo filiale; […] oppure, al netto di ogni alibi, si decide di correre il rischio di usare tutto il tempo e tutta l’intelligenza ancora a disposizione per mutare postura psicologica e realizzare un’impresa che da sola, adesso, avrebbe un portato politico prodigioso. Perché l’invenzione di un codice culturale non derivativo, un codice che riconnetta l’intelligenza delle cose alle azioni che di quell’intelligenza dovrebbero essere la continuazione, corrisponderebbe in questo momento, in questo paese, a una rottura paradigmatica: essere adulti senza chiedere il permesso, senza ereditare un patrimonio. Anzi rifiutandolo, il patrimonio. Perché se si riconosce che il contesto nel quale viviamo è radicalmente mutato e che buona parte dei modelli dati per buoni girano ormai a vuoto, si comprende che la polo di papà – vale a dire un’esperienza del mondo che nel tempo si è esaurita – è un’eredita sbagliata, un privilegio fittizio, e non va accettata, e che dunque, con Bauman, il puzzle della propria esperienza va ricomposto senza potere e senza dovere seguire un’immagine di riferimento, senza il conforto (e il vincolo) della foto sul coperchio della scatola; lavorare col puzzle, adesso, vuol dire lavorare senza bussola, “a orecchio”, in uno iato, manipolando tasselli in grandissima parte sconosciuti, ignorando la figura ultima alla quale si sta dando forma, ammettendo che questa figura preveda la persistenza di ulteriori piccoli vuoti e che questo, tutt’altro che un errore, è l’unico esito possibile. Lavorare con questo puzzle significa decidere il proprio patrimonio etico e politico. (articolo completo su minimaetmoralia) […]

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Di: paolopatch https://minimaetmoralia.it/societa/dal-vuoto/#comment-1126 Mon, 25 Oct 2010 13:17:40 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3104#comment-1126 Ho trovato questo articolo condivisibile e toccante.
“dovremmo forse riuscire a immaginare… un tempo”: senza dubbio; però non un tempo futuro, oltre che immaginato; un immaginario coniugato al presente, che estingue con un soffio il carico simbolico del guardaroba ereditato.

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