Commenti a: Introiezione del conflitto https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/ un blog di approfondimento culturale Tue, 06 Nov 2012 16:20:30 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Le nuove forme della precarietà « PrecarieMenti https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-164550 Wed, 28 Mar 2012 08:01:27 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-164550 […] psicosi (“La schizofrenia è il sostituto psicotico del conflitto di classe”, Christian Raimo, qui), e questi solo per citare gli aspetti più […]

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Di: Introiezione del bunga bunga | Ludik – di Luca Di Ciaccio https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-33586 Tue, 02 Aug 2011 21:34:33 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-33586 […] vero con la sua immagine, non ho più parole per descrivere la condizione delle cose. Leggo questo lungo articolo di Christian Raimo sull’introiezione del conflitto. In pratica racconta di una sua inchiesta nel tristanzuolo […]

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Di: E ora qualcosa di completamente diverso « =Architettura= =Ingegneria= =Arte= https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-24919 Wed, 13 Jul 2011 15:31:39 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-24919 […] nostra generazione, anzichè parlare, somatizza (come dice Raul Cremona). C’è un bel articolo di Christian Raimo che parla di “introiezione del conflitto”: “Vi racconto una storia. Qualche anno fa stavo facendo un’inchiesta sul precariato cognitivo: […]

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Di: Paolo https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-12795 Sat, 28 May 2011 16:43:28 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-12795 Vorrei portare alla vostra attenzione una riflessione che riguarda l’organizzazione dell’università (umanistica) italiana che a mio avviso è uno dei motivi fondamentali della situazione del lavoro in Italia.

Potrei anche dire che chi è causa del suo mal pianga se stesso…e non mi riferisco a chi sceglie di intraprendere un percorso di studi umanistici, anzi credo che in azienda attualmente servano in molte funzioni persone con cultura umanistica, grazie alla loro attitudine a pensare ai processi in generale (e quelli produttivi quindi) in maniera più aperta e non condizionata dal “si è sempre fatto così”.
Infatti nelle aziende in cui ho lavorato ho sempre visto valorizzate e ricercate (anche se talvolta dopo lunghe discussioni e non poca fatica) le idee capaci di innovare i processi produttivi e funzionali per portarli a essere più snelli e efficienti. Bisogna però tener conto che l’idea una volta pensata discussa e approvata va realizzata e il cambiamento risulta per le persone una delle cose più difficili e sgradevoli da affrontare. E’ perciò fondamentale pensare anche alle modalità e tempistiche con cui un’idea innovativa può essere realizzata (anche dal punto di vista teorico), elaborando quello che viene definito project plan (parola roboante ma che non vuol dire altro che questo: mi piace la tua idea, dimmi che devo fare per applicarla e farla funzionare e quanto tempo e risorse mi occorrono). E’ qui nascono le dolenti note per i laureati (umanisti soprattutto) italiani rispetto a quelli nord-europei o anglosassoni che hanno questi concetti stampati nel DNA (secondo me per motivi storico-culturali).

Il problema enorme è il tipo di università umanistica che c’è in Italia, che si compiace di se stessa non volendosi aprire all’esterno, che si autoreferenzia in quanto a suo modo di vedere è portatrice della Cultura e per questo considera la Tecnica come una sottocultura che rovina il mondo.
Inoltre potrei lungamente parlare del modo di insegnare umanistico che porta a far sì che tutti si laureino anche senza aver capito una sola parola del corso di studi che si è fatto e di ciò che quel corso dovrebbe apportare alla società (di nuovo si pensa solo a quello che il corso di studi deve apportare all’umanista fine a se stesso che spesso è autopromozione a detentore della Cultura).

Per concludere ciò che manca totalmente agli studi umanistici italiani è dare basi di logica, concretezza e principi di funzionamento del sistema socio-culturale (anche e soprattutto aziendale) presente (è come se noi ogni mattina ci svegliassimo sapendo ciò di cui abbiamo bisogno ma non sapessimo dove andare a comprarlo e quanti soldi ci occorrerebbero). Solo capiti questi in maniera profonda si può cominciare a pensare (anche astrattamente) a come cambiarli e a che strada occorra intraprendere.
Al contrario l’università umanistica italiana tende a creare degli adulti-bambini-bamboccioni (per citare Padoa-Schioppa) capricciosi, slegati dalla realtà, portatori solo di pretese e presunzioni.

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Di: Francesco C https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-11671 Thu, 19 May 2011 14:30:21 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-11671 Bellissimo intervento, che condivido al 99 per cento. Quell’1 per cento di disaccordo riguarda la mia utopia per cui una terapia (qualunque sia la scuola) – se veramente ben fatta – dovrebbe liberare la persona, spingendola nel corso del cammino a comprendere l’origine, molte volte esogena, dei propri problemi, non favorire l’adattamento a circostanze esterne insostenibili.

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Di: Fiastro https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-10176 Thu, 12 May 2011 16:31:27 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-10176 Sembrerebbe una considerazione parziale sui rapporti di produzione in periodo di contingenza; la sensibilità dell’autore si spreca nel delineare prospettive di una speranza futura in cui la sovrastruttura sia conciliabile alle aspirazioni di una non definita classe di sottopagati. Difatti cita abbondantemente servizi televisivi. Bah…

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Di: Pierluigi https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-8531 Wed, 04 May 2011 12:38:41 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-8531 Christian ha avuto il pregio di mettere insieme, nel suo breve saggio, molti aspetti della società attuale. Bello sentire qualcuno che ancora parla di lotta di classe, anche se per rendersi conto che è stata trasformata in una psicosi generazionale. E’ ora che i colpevoli vengano fuori, i precari, i disoccupati e i sotto-occupati non sono una calamità naturale, non lo è neanche il terremoto, tanto per restare all’Aquila citata anche da Christian, che può essere innocuo se non vi sono negligenze umane (gli edifici giapponesi sono rimasti, quasi, tutti in piedi nonostante la scossa del IX grado… in Italia non ne sarebbe rimasto neanche uno…). E’ora che al malessere che molti di noi vivono, sono costretti a vivere, si dia un autore. Non la ‘crisi’, che è un feticcio usato come paravento, ma questa evoluzione perversa del capitalismo che deve essere combattuta con tutte le nostre forze. Che porta alla contrapposizione fra chi ha un lavoro garantito (ma comunque ‘salariato’) e chi non lo ha. Se entrambe le categorie si unissero contro il nemico comune, se fossero unite in un comune progetto politico di asservimento del capitale alle risorse umane e non il contrario, come è ora, il nostro sarebbe un altro mondo. Finora, invece, vincono le forze disgreganti, e i lavoratori (che sono la maggioranza), divisi, si lasciano governare da una esigua minoranza che fa solo i propri interessi di classe e di parte. Se tutti smettessimo di accontentarci dell’uovo e cercassimo di mettere le mani sulla gallina grassa?

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Di: Introiezione del conflitto | YATTARAN https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-2572 Sat, 05 Mar 2011 19:33:48 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-2572 […] volte il nome di bipolarismo; in una specie di medicalizzazione della tensione politica. Leggi Introiezione del conflitto di Christian Raimo su minima et […]

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Di: La cura « Precariementi https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-1645 Tue, 28 Dec 2010 10:48:33 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-1645 […] […]

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Di: Generazione locked-in « elbagolo https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-1512 Sun, 12 Dec 2010 12:00:57 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-1512 […] È la stessa generazione di Christian Raimo che sulle pagine del Manifesto [l'articolo è anche su minima et moralia], giorni fa, poneva una domanda cruciale. Perché un popolo di trentenni precari e sottopagati, […]

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Di: Dentro a un imbuto: trentenni, precari, immobili | Festina lente https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-1484 Mon, 06 Dec 2010 11:30:36 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-1484 […] punto di partenza sono state le parole di Christian Raimo: questa schizofrenia non è soltanto un sintomo di una versione estrema del capitalismo del […]

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Di: Eva https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-1346 Thu, 18 Nov 2010 22:39:56 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-1346 “E’ nostro compito capire – di noi che abbiamo, e magari sappiamo, di più – dove ci collochiamo concretamente, tutti i giorni, in rapporto a quelli che non hanno, come realizziamo l’antico dovere di aiutare il prossimo, chi ha più bisogno, chi soffre di più. E’ nostro compito, per cambiare questo stato di cose, farci rivoluzionari di tipo nuovo, adeguati a questi tempi e a quelli che verranno; è nostro dovere ragionare e definirci in relazione a questo compito nuovo. (…) A me pare che le modalità di intervento siano molto antiche: dalla tradizione cristiana a quella socialista, si è trattato e si tratterà sempre di alleanze tra gli “intellettuali” e gli “oppressi”. (…) Per “intellettuali” bisognerebbe intendere coloro che, avendo la possibilità di pensare e di agire in conseguenza, scelgono di pensare e agire insieme per e con i “perdenti” e i “sommersi”. (Goffredo Fofi, “La vocazione minoritaria”)
E quindi, Carlo, alla tua domanda: “Perché mai un laureato in Scienze della Comunicazione che sta man man progredendo nella sua carriera all’interno di un’agenzia pubblicitaria dovrebbe sentirsi sodale con un neolaureato in Filologia classica che stenta a iniziare una carriere? O perché un ricercatore in Storia Contemporanea, che sta brillantemente facendo carriera all’estero…”,ecc.ecc., rispondo assai semplicemente: e perché no? Cosa impedisce a questi brillanti laureati in carriera quanto meno di provare solidarietà nei confronti di chi non ha avuto le loro stesse possibilità? Fra le due categorie qual è la più forte, quindi quella in grado di essere più influente sullo stato delle cose: quella di chi è già “sistemato”, o quella di chi, praticamente, esiste per la società solo fino alla scadenza dell’ultimo contratto?
Farci carico anche noi, che siamo “al sicuro”, del malessere di chi non riesce neanche ad immaginarlo, un mondo con le coperte, è l’unica via d’uscita al nichilismo che rischia di divorarci, l’unica possibilità, per quanto mi riguarda, di dare un senso a questo pervicace bisogno di continuare a mangiare e bere.

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Di: E.pica 2/3 « abcde.eFFe https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-1254 Wed, 10 Nov 2010 07:43:51 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-1254 […] [Continuo la riflessione cominciata nella prima parte. In quell'occasione il mio interesse era quello d’identificare un soggetto collettivo e i suoi tratti caratteristici (se ci sono) non in termini di generazione anagrafica, ma di cesura epistemologica; mi è stato fatto notare giustamente che il termine "generazione" nasconde una forma di narcisismo – e direi anche un'autoreferenzialità che minerebbe qualsiasi analisi – e questo è vero. Mi dispiace aver dato l’impressione di insistere sulla generazione come fattore anagrafico (anche se il termine l’ho usato una volta sola e per di più zavorrato da “vasta” e “di transizione”), non era quella la mia intenzione. Quello che ho provato a schizzare (sono riflessioni personali, non hanno alcuna velleità euristica) sono i contorni di un universo (in senso statistico) di persone che sta esattamente a cavallo di quella cesura, con un piede di qua e uno di là. Piuttosto, ho esordito parlando di un “sentimento di appartenenza” che è un’approssimazione più includente di “generazione”; si tratta pur sempre di una approssimazione, non di una definizione, certo, ma essa chiama in causa soggetti diversi, uniti da e in una rete simbolica. E’ quella rete che secondo me bisogna capire, delineare, tracciare: non per chiuderla, ma perchè nel suo sistema di relazioni si nasconde la possibilità di narrazioni epiche di grande forza, di grande calore. In quel sistema di relazioni simboliche, io sospetto, si nascondono anche molti rimossi, che premono e spingono per uscire, e che sarebbe bene trovassero una via di espressione (una narrazione, di nuovo) piuttosto che lasciarli esplodere o implodere nel singolo.] […]

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Di: generazione locked-in « il blog di toni matteacci https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-1248 Tue, 09 Nov 2010 13:00:57 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-1248 […] È la stessa generazione di Christian Raimo che sulle pagine del Manifesto [l'articolo è anche su minima et moralia], giorni fa, poneva una domanda cruciale. Perché un popolo di trentenni precari e sottopagati, […]

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Di: Carlo https://minimaetmoralia.it/societa/introiezione-del-conflitto/#comment-1239 Mon, 08 Nov 2010 21:51:50 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118#comment-1239 Eva,

il tuo intervento mi è piaciuto molto e condivido molte delle cose che dici.
Un paio di osservazioni:

1) Sull’università hai ragione: la situazione della ricerca è vergognosa e come ho detto chi governa dovrebbe investire di più e in generale i ricercatori dovrebbero avere degli stipendi più degni.
Sostengo i ricercatori che scioperano e protestano. è sacrosanto. Così come do ragione ai lavoratori dell’Eutelia finiti in mano a un manager (se tale si può chiamare un killer d’aziende) criminale.

Sul fatto che però la meritocrazia non sia una realtà italiana continuo a nutrire i miei dubbi: anch’io vedo una marea di cose negative, però vedo anche delle persone pulite che emergono. Nonostante le difficoltà. E quando vedo questo inizio a chiedermi: sono persone straordinariamente fortunate o c’è altro?
Non so perché ma mi sembra che in Italia quando le cose vanno bene a qualcun altro allora è merito dell’ambiente e non della persona. Se invece le cose vanno bene a me è merito mio e non dell’ambiente. Esattamente l’inverso se le cose vanno male. Probabilmente la verità sta nel mezzo allora e cioè: l’ambiente italiano è sì peggiore rispetto ad altre situazioni ma probabilmente chi agisce può comunque avere margini d’influenza. Non sempre gli altri sono raccomandati o particolarmente fortunati. Non sempre noi siamo solo sfigati.

2) Si parlava di precariato cognitivo (espressione popolare ma che non riesco a mandar giù, come se i processi cognitivi fossero appannaggio solo di certi lavori…) nell’articolo di Christian ed è su quello che mi sono focalizzato. Io sinceramente non colpevolizzo nessuno né critico in maniera indiscriminata chi effettivamente si trova in situazioni problematiche nonostante l’impegno che ci mette.
Come dici molto giustamente tu la precarietà è a un livello molto più esteso. La società è instabile, liquida e ci pone sfide nuove che i nostri genitori non potevano neanche immaginare. Se gli esiti saranno drammatici non lo so. Penso però che ci avviamo decisamente verso forme nuove di rapporti sociali – e non verso una loro semplice distruzione.

E ti dico: appunto perché la vita è precaria io mangio e bevo e tanto più intensamente la amo. E non ho nulla di nichilista nella mia visione e mi auguro molto anche io di costruire un qualcosa e lasciare un qualcosa dietro di me.
La speranza siamo noi a non dovercela far togliere proprio da nessuno, perché è lei, con l’amore, il motore di ogni cosa.

Un saluto

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