Commenti a: Le parole per dirlo https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/ un blog di approfondimento culturale Mon, 23 Jun 2014 12:05:28 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Giannetto https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-826622 Mon, 23 Jun 2014 12:05:28 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-826622 Il problema c’è, eccome. Saper ricordare il titolo in Inglese dà uno strano senso di potere che porta molti a fare commenti come quelli qui sopra. Si, perché tutti coloro che hanno commentato a favore lo hanno fatto perché sono caduti in una trappola: pensano di sapere l’inglese solo perché ricordano un titolo. In realtà alle orecchie di un madrelingua il solo pronunciare quel titolo suonerebbe come poco comprensibile, tutti i commentatori a favore facciano un giro in USA o UK per capire direttamente cosa vuol dire NON sapere l’inglese: di fronte alla constatazione della loro ignoranza la difficoltà di ricordare/pronunciare un titolo scomparirebbe in un attimo.

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Di: Lidia https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-456637 Tue, 10 Dec 2013 12:38:04 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-456637 Forse sarò provinciale, ma non riesco a capire di che tipo sia il provincialismo della mancata traduzione dei titoli inglesi o americani. Non è piuttosto il contrario? Limitare la propria apertura mentale alla sola lingua italiana.
Ma -e qui viene il bello- imitare gli altri è sintomo di mancanza di cultura, di pappagallaggine, quindi di provincialismo.
Chi non traduce? Chi vuol darsi arie di sapere l’Inglese (capirai). Allora per non essere provinciali bisogna fare l’opposto, cioè tradurre.
In poche parole, se traduci o no, sei sempre un provinciale. Ché poi in provincia, ve lo assicuro, si sta benino. Se ti mancano due euro dal panettiere ti fa credito, e se vomiti per strada qualcuno chiama il Pronto Soccorso (il nove-uno-uno, naturalmente).
Sapete cosa mi sembra questo post? Un articolo di colore (cioè di cazzate) solo per riempire un blog.
Se questo è il meglio che Minimum Fax riesce ad esprimere, che diritto si ha di chiedere alcunché a chi realizza porcheriole televisive?

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Di: Manuel https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-408008 Sun, 29 Sep 2013 10:58:37 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-408008 Mi sembra che ci siano problemi anche nel ricopiare l’inglese: Desperate HouseWIVES.

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Di: Massimo https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-406796 Fri, 27 Sep 2013 05:50:58 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-406796 La vita che erompe e trasforma non è un destino malefico. Lo è il sistema che controlla e dirige pensando ingenuamente di poter applicare una tecnica…. Se osserviamo l’etimologia di parole come amore e sesso scopriamo che non derivano né dal greco né dal latino, ma ancora di più dal sanscrito. Ecco cosa mi riempie di meraviglia: la filogenesi della lingua. E l’ontogenesi che nel nostro piccolo tempo di vita riproduciamo, non semplicemente lasciandoci fare dagli eventi ma, ripeto, vivendoli, aggiungendoci per forza il nostro, anche lo strafalcione di chi ad esempio non conosce alla perfezione la dizione di Desperate Housewife, o si sente tanto cool nel dire cool…

Aggiungo a questa mia opinione il ringraziamento per la possibilità di dialogo offerta da questo spazio e stimolata dall’autore.
Grazie.

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Di: S. G. F. https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-406378 Thu, 26 Sep 2013 13:56:50 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-406378 Sì, Massimo, come tu dici “la trasformazione è inarrestabile”. La lingua è un organismo, e si trasforma come qualsiasi organismo. Tuttavia, sta a noi preservarne consapevolmente la salute. La trasformazione dell’organismo linguistico in un modo piuttosto che in un altro (nella “malattia”, per esempio) non è l’effetto inevitabile d’un qualche destino malefico.
Grazie per lo scambio e cari saluti

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Di: Massimo https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-406187 Thu, 26 Sep 2013 06:25:03 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-406187 Caro SGF, possiamo anche chiamarla così. Ma cosa co fa capire della nostra realtà e delle prassi, ovvero delle pratiche attraverso le quali vivere e apportare senso e segni al mondo che viviamo? Cosa dire delle lingue che stanno arrivando in Italia, anzi che abitano già in Italia e che cambieranno sicuramente l’italiano? Una è la lingua IMPERIALE americana. E cosa ce ne facciamo dello spagnolo, dell’arabo, dell’indiano, del filippino, del rumeno, dell’albanese, etc etc? Insomma i fenomeni sono complessi, nella lingua si sedimentano le pratiche, è un fatto quasi organico. La trasformazione è inarrestabile. Sia l’una che l’altra, la lingua e la trasformazione, bisogna solo viverle e animarle.

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Di: S. G. F. https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-405940 Wed, 25 Sep 2013 19:39:32 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-405940 E’ troppo semplicistico affermare, semplicemente, che si tratta d’un fenomeno (di vecchia data, con i dovuti aggiornamenti) di colonialismo linguistico?

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Di: Massimo https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-405881 Wed, 25 Sep 2013 17:28:24 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-405881 Ma no Matteo, nessun qualunquismo, semmai, se vogliamo usare un po’ di etichette, un po’ di empirismo applicato e un briciolo di nichilismo costruttivo… Amo come te la ricchezza della lingua: la lingua è pensiero in azione, traduce le esperienze e in essa queste sedimentano. Apre e articola visioni. Per questo il problema della traduzione non è banale. Mi sembrava però interessante sottolineare un paradosso: viviamo un vassallaggio culturale – che miete vittime “culturali” anche in termini di lingua – che è allo stesso tempo anche arricchente – siamo tutti figli grati di quel periodo pazzesco che è stato il Rinascimento americano della seconda metà del XX secolo (tanto che a Milano per quattro mesi verrà celebrato con manifestazioni bellissime). Insomma, voglio dire che la cultura dominante si veicola e riproduce attraverso la stessa lingua. È stato così col latino, poi con il francese, nei secoli scorsi. Sono pronto ad accettarlo perché non posso farci nulla, non posso andare contro il fiume né spingerlo. Penso che a noi rimanga di riempire questa lingua con la nostra esperienza, perché solo così la facciamo nostra e la trasformiamo. L’evoluzione è meticcia. Fa tristezza anche a me. Ma forse è meglio riderci su…

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Di: Matteo B. Bianchi https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-405783 Wed, 25 Sep 2013 14:18:07 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-405783 Scusa Massimo, chi ha parlato di “anziani lasciati davanti alla televisione”? Mi sembra che questa sia una forma di pessimo qualunquismo. Al contrario, se un anziano ha dei gusti televisivi meno beceri dei talk show pomeridiani, si confronta con una serie di difficoltà linguistiche ingiustificate. Oppure solo i 30/40enni hanno diritto di esprimere opinioni e perplessità? Siamo così poco abituati a includere gli anziani nei discorsi culturali che quando appaiono devono per forza essere accostati a dei cliché. Ma questo è un altro, ben più ampio, problema.

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Di: Massimo https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-405768 Wed, 25 Sep 2013 13:46:26 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-405768 Magari imparare l’inglese da un bambino cingalese…

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Di: Massimo https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-405767 Wed, 25 Sep 2013 13:45:22 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-405767 Riparto dalla domanda iniziale, visto che sappiamo tutti che questo non è un mondo per vecchi (ovvero: o si cresce – anche linguisticamente – o si cresce). Ciò che mi fa tristezza invece sono gli anziani lasciati davanti alla televisione… Che potrebbero invece giocare, ballare, vedere bambini, etc

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Di: Damiano Latella https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-405757 Wed, 25 Sep 2013 13:23:27 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-405757 Tradurre i titoli dei film è un’arte complicatissima, mentre tradurre titoli per la tv mi sembra tutto sommato più semplice (perché Italia’s got talent invece di L’Italia ha talento?).
Prendendo ad esempio lo spagnolo, l’unico titolo (non a caso con errore di spelling!) nell’articolo è La mala educación. Per estare su Almodóvar, anche Volver è stato lasciato in spagnolo. Forse Tornare avrebbe funzionato lo stesso, ma così si lascia il riferimento al famoso tango. Invece La piel que habito (si pronuncia abìto) ha tutto un altro suono rispetto a La pelle che àbito. A me disturba il cambio di accento, ma è un motivo sufficiente per tradurre La pelle che vivo o qualcosa del genere?

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Di: Federica https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-405715 Wed, 25 Sep 2013 11:47:53 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-405715 Non so, tenderei in parte a essere d’accordo con te, in parte no. La mia esperienza diretta di convivenza e uso quotidiano di più di una lingua, tanto nel lavoro quanto nella vita personale, è per esempio del tutto differente. Il mischiume nel mio caso è totale, non solo per me ma anche per le persone con cui convivo. Rischiamo tuttavia di sviare dalla questione dei nomi posta nell’articolo, che è solo un aspetto dell’anglicizzazione superficiale in corso. Per capirci, forse, secondo me uno dei punti più critici è: vogliamo dedicare il giusto tempo, e il giusto prezzo, e anche il giusto spazio (ha fatto più danni l’inglese al ‘nostro bell’italiano’, o il linguaggio degli SMS e dei tweet?) alla ricerca delle parole migliori? La fretta, la foga, il risparmio mentale, monetario e di spazi portano a sbagliare, quando si parla. Anche quando lo si fa solo in italiano, per dire. Tornando ai nomi dei libri e delle serie, forse è solo una questione di gusti, ci può anche stare: ma a un nome tutto in italiano lunghissimo tipo “Il profumo delle foglie di limone”, o “Il centenario che saltò dalla finestra e cadde”, che non dicono niente con tante parole, preferisco una parola secca tipo ‘Twilight’ che evoca, è facile da ricordare, essendo in inglese capisco subito si tratta di un romanzo al 99% americano, e direi che la cosa non è del tutto indifferente per un lettore. Insomma, riassumendo e poi mi taccio: italiano a tutti i costi? No. Inglese a tutti i costi? Neanche. Dipende dal tuo pubblico. Non c’è niente di male a usare tanti vocabolari inglesi nella propria lingua quotidiana se usati bene, se non si sparano ‘outing’ a caso, se non si creano mostri tipo ‘ti briffo’ che non è né l’una né l’altra cosa. Anche perché se ci vogliamo riferire ai realia, ogni parola è un realia a modo suo, e di esatti equivalenti non ne esistono forse al mondo. Kebab si può tranquillamente tradurre in modo inesatto come panino turco con carne e spezie, falafel con “polpetta” ecc. Ma non lo si fa, perché kebab è più efficace. Così come ‘naming’, nel linguaggio della pubblicità, è più efficace di denominazione, ‘marketing’ è più efficace di ‘commercializzazione e promozione’ e via via. Non esiste traduzione che non cambi il senso di ciò di cui stiamo parlando, ed è bene che esista la libertà di scegliere le proprie sfumature, ecc. La questione fondamentale è un uso consapevole, accurato e rispettoso della lingua, non un uso arrafazzonato o sciatto.

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Di: bidé https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-405704 Wed, 25 Sep 2013 11:16:29 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-405704 No, non c’è una buona traduzione di kebab, in quanto prodotto culturale originario di altre zone linguistiche, ovvero in quanto realia (particolarmente tipici nell’ambito gastronomico, dal sushi alla paella, dalla vodka alle lasagne).

Per quanto riguarda il bilinguismo famigliare, si tratta di un fenomeno ben presente nell’attuale società, ma marginale per quel che concerne la lingua inglese; e soprattutto, per quella larghissima fetta di popolazione che non viene da contesti bilingui e che non sa l’inglese è semplicemente impossibile che ci si possa confondere tra le lingue. Eppure, è proprio da questa fetta della popolazione che arriva il linguaggio più appiattito verso l’anglicismo.
Che poi questa storia della confusione tra lingue non mi convince affatto: le difficoltà si hanno nel passare improvvisamente da una lingua all’altra, ma se si sta parlando in un solo idiome difficilmente ti verrà spontaneo inserire un termine di un’altra lingua. Lo dico per esperienza diretta, ma basterebbe pensare anche ai bilingui, molto più diffusi nel nostro paese, che parlano arabo/italiano, spagnolo/italiano, rumeno/italiano. Com’è che loro non ce li mettono mai, o quasi mai, i termini nell’altra lingua se stanno parlando italiano?

Infine: il fatto che i prestiti linguistici esistono da che esistono le lingue è un’affermazione incontrovertibile, ed è uno dei principali motivi per cui le lingue si evolvono (l’altra è la presenza di errori che col tempo divengono regola), ma l’accettazione passiva di ogni anglicismo in quanto tale è sinonimo di abbruttimento della nostro bell’italiano.

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Di: Federica https://minimaetmoralia.it/societa/le-parole-per-dirlo/#comment-405685 Wed, 25 Sep 2013 10:22:43 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=15562#comment-405685 E fra le altre cose, inserire vocaboli di altre lingue nella propria è un processo che esiste da che esiste la lingua. L’incontro fra i popoli crea queste commistioni, un tempo magari avveniva di più nel campo dell’arte, dell’artigianato, oggi avviene nel marketing (e in tante altre cose), perché è il settore in cui i nostri incroci si sono moltiplicati, evidentemente. Invece di sminuire la cosa, sarebbe interessante pensarla creativamente per capire come avvengono gli incroci fra culture, nel bene e nel male. Nessuno si lamenta di quante parole straniere sono entrate nel nostro vocabolario alimentare degli ultimi 20 anni. Forse che a cercarla, non ci sarebbe una buona traduzione italiana di kebab? Certo che c’è. E allora, anche questo è provincialismo? Non credo affatto. Sulla lingua le spiegazioni semplicistiche sono quasi sempre sbagliate, come cercare di impugnare l’acqua.

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