Commenti a: Scuole normali per ragazzi normali https://minimaetmoralia.it/societa/scuole-normali-per-ragazzi-normali/ un blog di approfondimento culturale Tue, 06 Nov 2012 13:44:01 +0000 hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 Di: Scuole normali per ragazzi normali | Ludik – di Luca Di Ciaccio https://minimaetmoralia.it/societa/scuole-normali-per-ragazzi-normali/#comment-33261 Tue, 02 Aug 2011 11:23:08 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=2633#comment-33261 […] letto un lungo pezzo dello scrittore Nicola Lagioia, uscito sul primo numero di una rivista che si chiama “Gli […]

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Di: Eva https://minimaetmoralia.it/societa/scuole-normali-per-ragazzi-normali/#comment-687 Tue, 13 Jul 2010 21:29:11 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=2633#comment-687 Per Nicola.
Non hai pensato di preparare un’elegante lettera di referenze per il tuo preside? A Guantanamo troverebbero estremamante interessanti le sue proposte educative (e complimenti a te per esssere sopravvissuto).
Ti abbraccio,
Eva

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Di: Eva https://minimaetmoralia.it/societa/scuole-normali-per-ragazzi-normali/#comment-685 Tue, 13 Jul 2010 19:30:46 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=2633#comment-685 Ciao Tiziana.
Quanto racconti è osceno, hai ragione. E purtroppo nelle nostre scuole accadono molto frequentemente queste oscenità. Però, per fortuna, accade anche il contrario:ci sono professori che comprano di tasca loro finanche i libri di testo per i propri studenti (quando non addirittura vestiario e generi di prima necessità). Un mio collega percorre trenta chilometri, tra andata e ritorno, al solo scopo di dare lezioni private di musica e canto ad un’alunna particolarmente dotata e la cui famiglia non può permettersi i costi di un’educazione più specifica (che sarebbe compito di una scuola pubblica sana offrire). E ci sono docenti che hanno inseguito i propri alunni persino sulle spiagge, pur di far preparare loro uno straccio di esame. E…E…E… Con questo, non voglio certo sminuire le colpe di un sistema formativo davvero sballato e traballante, così come non è mia intenzione nascondere i troppi mercimoni che fioriscono nelle varie istituzioni scolastiche, ma il mondo della scuola è talmente variegato e complesso, talmente nascosto dietro quei muri, che un’analisi dall’esterno è davvero un’impresa ardua (ma è pur bello che qualcuno ci provi).
Goditi queste vacanze: il “vaffa” che ti è rimasto in gola avrà, purtroppo, molte altre occasioni per uscire.
Eva

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Di: Tiziana https://minimaetmoralia.it/societa/scuole-normali-per-ragazzi-normali/#comment-682 Tue, 13 Jul 2010 10:12:22 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=2633#comment-682 Ciao, Nicola
ho letto il tuo articolo con molto interesse e condivido molte delle tue affermazioni, mi è piaciuto totalmente il commento di Eva, vorrei aggiungere solo una triste osservazione su come, a volte, vengono organizzati questi incontri tra studenti e scrittori. Sicuramente non si tratta del tuo caso e non ho intenzioni polemiche ma purtroppo in un istituto in cui ho insegnato un giorno è arrivato un “agente” di una piccola casa editrice che aiutato da una mia collega per motivi oscuri, non so se dettati da ingenuità o da amicizia precedente, ha proposto il famoso incontro. La cosa deprimente è che i ragazzi delle prime e seconde classi “dovevano” comprare il libro , leggerlo e poi porre domande all’autore. A questa proposta ho reagito rifiutando di collaborare con la collega in questione.Però non ho fatto nulla per impedire che questo incontro lettori forzati e scrittore non si verificasse. Avrei potuto litigare con la collega nei corridoi dicendo quello che pensavo di un’iniziativa così oscena, andare dal dirigente esponendo le mie rimostranze. Ma non l’ho fatto e qui mi collego al post di Eva,non ci dobbiamo aspettare barricate dai ragazzi se non siamo in grado di dire un vaff ad una collega. Ti sembra giusto che dei minorenni debbano essere costretti a comprare libri per forza o non sarebbe più interessante prima conoscere l’autore i, il suo mondo di riferimenti culturali, le sue storie e le sue tecniche narrative ad esempio organizzando un laboratorio di scrittura liberamente gestito dallo scrittore, senza controlli censori da parte di insegnanti o presidi? Oppure più semplicemente proporre piccoli estratti fotocopiati qualche giorno prima prima dell’incontro e lasciare poi la libera scelta di comprare il libro al ragazzo, lì sul momento? O meglio ancora aspettare che il ragazzo esca di casa e vada a comprarselo da solo senza che nessuno lo obblighi? Allora sì che la lettura diventa scelta, libertà, voglia di conoscere.In conclusione secondo me vanno anche cambiati i metodi utilizzati per organizzare questi incontri scrittori-studenti che potrebbero essere interesanti e stimolanti se poi non finissero lì con quel senso di squallore che tu facevi notare in modo perfetto nel tuo articolo.

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Di: Nicola https://minimaetmoralia.it/societa/scuole-normali-per-ragazzi-normali/#comment-679 Mon, 12 Jul 2010 12:32:54 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=2633#comment-679 Cara Eva, grazie del bellissimo contributo. E’ vero, le mie sono sensazioni da inviato speciale. Ed è (credo) altrettanto vero – questo, cercavo di dire – che la supponenza e la pretesa di essere un’oasi incontaminata è solo l’altra faccia del complesso di inferiorità – un solo esempio: recentemente, poco prima di un incontro nelle scuole, il preside si è letteralmente chiuso a chiave con me nel suo ufficio e, per dimostrarmi il suo “tasso di letterarietà” (sic), ha sentito il bisogno di declamarmi per quaranta minuti le sue poesie dedicate a Castel del Monte come simbolo di ogni arcano tra il mio imbarazzo crescente (ero suo ospite) e lui che si auto-emozionava sempre di più mano che andava avanti. E sì, il disagio della scuola è quello di un intero paese, e la scuola è una delle istituzioni che meglio fanno da cartina di tornasole. Se ci hanno cresciuti educandoci come schiavi è difficile poi spezzare le proprie catene interiori, ma non è mai tardi per imparare a iniziare a farlo. E non è mai troppo presto: per questo, dare dignità ai ragazzi, credo, può forse anche passare nel non riconoscergli uno status di minorità: individui con la possibilità di riscattarsi o iniziare a naufragare – anche già durante l’adolescenza, con o senza padri e maestri – proprio come noi. Ti abbraccio,
Nicola

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Di: Eva https://minimaetmoralia.it/societa/scuole-normali-per-ragazzi-normali/#comment-678 Sun, 11 Jul 2010 10:54:22 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=2633#comment-678 Ti ringrazio, Nicola, per lo sforzo che fai di individuare, o quanto meno di cercare, il male che affligge la nostra scuola, nella inevitabile speranza di trovarvi una cura. Ma vedi, c’è un problema di fondo: questo mondo lo vivi comunque da “comparsa”, meglio: da invitato speciale. E quando arrivi, la scuola che ti accoglie cerca di fare del suo meglio, nella speranza di mostrarti la sua faccia migliore. Ma è una maschera quella che indossa e ne è dolorosamente consapevole. Dietro quella maschera c’è tutta una categoria (una moria?) di umanità che va dai ragazzi stessi, ai docenti, ai bidelli, agli impiegati di segreteria, allo stesso dirigente. Un microcosmo che costituisce solo uno degli ingranaggi che vengono a formare quella mostruosa macchina autoreplicante che è il Sistema Culturale Italiano. In tutto questo, i ragazzi non sono che le vittime ultime di un infernale marchingegno, volto a creare generazioni che passino direttamente dallo stato adolescenziale (di durata più o meno indefinita) a quello della vecchiaia, senza passare per l’età propriamente adulta. Insieme a quei ragazzi ci sono troppo spesso docenti che hanno passato gli ultimi dieci, quindici, venti anni in un catatonico stato di precariato, che ha impedito loro lo sviluppo di un preciso progetto didattico, oltre che la creazione di reti affettive che rappresentano il primo presupposto per la solida affermazione di un essere umano nel mondo. E ci sono esseri umani che vedono costantemente sbeffeggiato un ruolo per il quale hanno speso anni di studio, nell’arcaico e ormai illusorio mito del “Sapere = Libertà”. Queste persone, nello sforzo di sopravvivere mentalmente ad un mondo di cui non capiscono più nulla compiono troppo spesso un errore che è contrario a quello che tu individui, ma che pure ne è un’altra faccia: non il senso di inferiorità o di inadeguatezza della scuola di fronte a tutto ciò che è al di là dei confini carcerari delle nostre scuole, ma la sciocca convinzione che, di fronte a tutta questa insensatezza, la sola scuola sia in grado di rispondere adeguatamente. E questo troppo spesso implica la conseguente chiusura a tutto ciò che c’è lì fuori, nel vano tentativo di preservare qualcosa di erroneamente ritenuto puro e incontaminato. Da qui, il rifiuto dei nuovi media, o la resa totale davanti ad essi, piuttosto che lo sforzo di provare a piegarli alle proprie esigenze. E poi ci sono esseri umani con famiglie, spese di divorzi ed eventuali mantenimenti, mutui sulle spalle e figli cui garantire una solida educazione, che dovrebbero, secondo i nostri vari e gloriosi governi, riuscire a tirar fuori tutto questo, da uno stipendio base che si aggira intorno ai 1300 euro e garantirsi, anche, la frequenza continua a costosi corsi di aggiornamento che, quando davvero sono utili e interessanti, quasi sempre si svolgono in altre regioni (e quindi vi si aggiungono le spese della trasferta e le eventuali liti coi dirigenti per strappare i necessari permessi), se non, addirittura, all’estero. E qui, dovrei aprire un altro capitolo sul farsesco mondo dei corsi di formazione e di aggiornamento, o su quelle istituzioni pseudocriminali che sono state troppo spesso le famigerate SSIS. E poi, diciamocelo chiaramente, stiamo parlando di una classe lavorativa, la cui età media si aggira intorno ai 50 anni e per la quale, il ricambio generazionale coincide con il carosello dei “giovani” (trentenni-quarantenni) precari, impossibilitati alla continuità didattica e forzatamente privati di quella progettualità che dovrebbe costituire la base di un percorso formativo propriamente detto.
E quindi. “Desiderare segretamente un vero shock che mandi tutto all’aria ma non essere capaci di evocarlo: in questa forbice c’è forse qualcosa di inaudito ma fondamentale per comprendere sensibilità, disagi e frustrazioni dei cosiddetti ragazzi normali.” Di chi stiamo davvero parlando, Nicola? Degli adolescenti di oggi, o del problema fondamentale di tutto un Paese? Quando quella professoressa si indigna della passività dei SUOI alunni a chi realmente rivolge quella indignazione? Non stiamo forse delegando ai nostri ragazzi il peso e la responsabilità di una reazione che noi stessi non siamo riusciti (non riusciamo) ad avere, di una rivolta che noi per primi non riusciamo a sollevare? E quando crediamo di vedere nel fallimentare sistema scolastico italiano, il nocciolo dei veri mali del nostro Paese, non è forse, comunque, un modo di esorcizzare un male che è ben più radicato, ben più pervasivo, ben più pericoloso, di quello che immaginiamo, perché abbraccia, avvolge, stritola la società italiana tutta? Ti chiedi perché i ragazzi non riescano a trovare un briciolo di orgoglio e non mandino a quel paese chi li costringe a queste umiliazioni. E’ una domanda che mi pongo anch’io, quasi quotidianamente, ma di fatto, me la ponevo già quando ero una liceale, o quando, da studentessa universitaria, vedevo fior fiori di giovani cervelli, appassirsi dietro la posta elettronica del docente “grazie al quale” esercitavano il loro “ruolo” di “Cultori Della Materia”. E me la pongo ancora adesso, quando mi capita di assistere a tragicomici siparietti, in cui il capetto di turno (che sia un dirigente, o un suo vice, o l’amante del vice del vice, o…) getta deliberatamente fango sul collega di turno, senza che questi abbia la benché minima reazione. E perché, mi chiedo di rimando, a quel punto non sono IO a reagire? Perché, semplicemente, lascio che le cose, che QUESTE cose accadano? E, a questo punto, con quale autorità, posso poi chiedere a quel ragazzo: “Perché non reagisci?”. Chiederglielo è, di fatto, l’urlo di resa, la delega ultima, che nel disperato tentativo di salvare una barca che affonda, facciamo a colui che crediamo più libero e più forte.
Un caro saluto,
Eva

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Di: giuseppe zucco https://minimaetmoralia.it/societa/scuole-normali-per-ragazzi-normali/#comment-614 Mon, 05 Jul 2010 21:22:09 +0000 http://www.minimaetmoralia.it/?p=2633#comment-614 ciao nicola,

ho letto l’articolo, e sono andato indietro di dieci anni, quando c’ero io al liceo, e le cose già andavano esattamente così come le descrivi: anche se nel solito mucchio studentesco non solo si distinguevano i quattro o cinque ragazzini per classe, ma anche i professori, qualcuno d’italiano, altri di rigorosa impostazione scientifica, una mosca bianca di madrelingua inglese, la variante illuminata dell’insieme sociale più vilipeso e (auto)emarginato della prima, seconda e probabilmente terza repubblica…

l’unica cosa che non mi ha convinto è il penultimo paragrafo, “autobiografia di una nazione”. forse perchè mi sembra sopravvalutato il fascismo come forma estetica che convoglia e spiega qualsiasi fenomeno legato all’autorità e al conformismo – oggi, visto l’andazzo, dovremmo parlare di “sfascismo”, visto le intenzioni ogni giorno più pressanti di mettere mano alla costituzione e alla carta dei diritti dei lavoratori. forse perchè immagino che sotto il velato autoritarismo di un tema di italiano e della rispettiva traccia, quel professore che ti ha avvicinato in realtà confessi la perdita secca dell’autorevolezza del corpo docente. oppure perchè non è detto che come conseguenza alla traccia di un tema debba poi sciogliersi un rosario di ipocrisia, ruffianeria, compiacimento e servilismo. la scuola, per lontana partecipazione diretta, è un giardino dai sentieri che si biforcano, per citare borges. se è ampiamente possibile che accada quanto ti ha raccontato quel professore, e ancora del tutto plausibile immaginare attraverso la traccia di un tema uno studente e un professore che si incontrino e si sfidino lungo la rotta imprecisa della conoscenza. forse questa autobiografia non contempla quella minoranza studentesca di cui dicevamo prima. e non è questione di vedere più roseo il tramonto del più grande progetto riformista italiano, la pedagogia della scuola pubblica. è solo il tentativo per allargare e completare questa storia disperata. sennò rischiamo di portare avanti la stessa violenza che tu esemplarmente stigmatizzi nei paragrafi “ridere di dolore” e “sadomaso in aula magna”.

a presto

giuseppe

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