Adam Szymczyk Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/adam-szymczyk/ un blog di approfondimento culturale Fri, 12 May 2017 10:23:51 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Adam Szymczyk Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/adam-szymczyk/ 32 32 dOCUMENTA, l’arte contemporanea soffia ad Atene https://minimaetmoralia.it/arte/documenta-arte-atene/ https://minimaetmoralia.it/arte/documenta-arte-atene/#comments Fri, 12 May 2017 06:00:14 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=34351 Questo pezzo è uscito su Robinson, l'inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.
ATENE. Narcisisti di tutto il mondo unitevi. Crapumenta 14. La scritta in vernice nera corre lungo il muro di uno dei più belli fra gli edifici neoclassici che affacciano su Dionysiou Aeropagitou, la pedonale ai piedi del lato sud dell’Acropoli. Qui è stata inaugurata, il 9 aprile scorso, dOCUMENTA 14, uscita per la prima volta dal 1955 dai confini di Kassel per “imparare da Atene” come sostiene il suo slogan. La celebrazione è stata idealmente sfarzosa e i critici non l’hanno perdonato.

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Questo pezzo è uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

ATENE. Narcisisti di tutto il mondo unitevi. Crapumenta 14. La scritta in vernice nera corre lungo il muro di uno dei più belli fra gli edifici neoclassici che affacciano su Dionysiou Aeropagitou, la pedonale ai piedi del lato sud dell’Acropoli. Qui è stata inaugurata, il 9 aprile scorso, dOCUMENTA 14, uscita per la prima volta dal 1955 dai confini di Kassel per “imparare da Atene” come sostiene il suo slogan. La celebrazione è stata idealmente sfarzosa e i critici non l’hanno perdonato.

Evocando la processione delle Panatenaiche che ogni quattro anni portavano i cittadini ateniesi a sfilare a cavallo verso il Partenone, Ross Birrell ha immaginato una lunghissima processione di 1850 miglia in sella a due cavalli verso Kassel dove l’esposizione aprirà il 10 giugno. Narcisisti che concepiscono l’arte come un tavolo a cui siedono gli artisti stessi, i curatori e pochi altri “esperti”: ecco la crapula dell’arte contemporanea secondo i critici. I critici meno estremisti. Perché in città girano voci assai peggiori, ormai.

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L’estrema sinistra ha invitato ufficialmente a disertare i luoghi disseminati in città dal curatore Adam Szymczyk, polacco innamoratissimo di Atene. Circola sempre più insistente addirittura la voce che dietro dOCUMENTA si nasconda un progetto di colonialismo postnazista. Le polemiche sugli infimi compensi riservati ai ragazzi che lavorano nei luoghi della mostra ha coronato la più perfetta, per quanto spontanea e casuale, delle performance greche in fatto di critica. Se la ridono in molti. Perché se durante la prima settimana, Atene parlava ogni lingua del mondo e sembrava tornata ai mesi della famosa Primavera Greca, oggi quell’esplosione di festa è finita e i critici sostengono che era inevitabile. Perché si poteva imparare da Atene fino a tre anni fa, quando la Grecia fece sognare una nuova Europa e Szymczyk cominciò a elaborare la sua idea. Ma oggi? Oggi, durante l’autunno d’Europa e l’inverno senza fine di Grecia, l’arte contemporanea in città assomiglia a un orpello decrepito e opulento poggiato sulle rovine di una civiltà.

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Eppure, a girare qua e là fra musei, gallerie, appartamenti, edicole, cinema, stradine, parchi, colline, dal centro di Atene alle sue principali periferie, l’idea che ci si fa di questa edizione di dOCUMENTA è molto diversa. Ovunque domina la storia. Ogni performance, ogni mostra fotografica, ogni installazione sonora e ogni tipo di lavoro scelto dai curatori ha trovato posto in un luogo ateniese che ribolle di passato spesso ignoto ai più e quasi perduto. Sembra di addentrarsi in un viaggio che guarda molto più indietro che avanti, mentre si fa visita all’arte di Georgia Sagri a Exharhia nei locali di Tositsa 5, per esempio, dove un gruppo di artisti indipendenti si formò a metà anni Settanta prima che lo spazio diventasse un centro commerciale adesso chiuso; oppure nell’appartamento di Polytechneiou 8 dove nei primi anni 50 un gruppo di neolaureati del Politecnico si riunì per reimmaginare urbanisticamente la capitale greca e che in questi giorni ospita la ricerca di Andreas Angelidakis sui parametri psicotecnici della costruzione di Atene.

Ogni opera è in relazione al suo passato anche quando si entra in luoghi già canonicamente dedicati all’esposizione, come il museo epigrafico generalmente snobbato dove accanto alle iscrizioni antiche le fotografie di Gauri Gill raccontano invece le tracce di scrittura e simboli dell’India arcaica dei nostri giorni. Si finisce così per scoprire spazi generalmente negletti, come i luoghi di un’efferata mattanza nazista del 1944 nel quartiere rosso di Nikea dove Mary Zygouri ha lavorato con performance e video; o per riscoprire l’arte sublime di Dimitris Pikionis che fra il 1954 e il 1957 ridisegnò l’area attorno all’Acropoli e alla collina di Filopappo, un’opera geniale e costantemente dimenticata. Fra le idee sparse lungo i sentieri di Pikionis, la più significativa è certo la tenda dei profughi in marmo aperta con vista sull’Acropoli da Rebecca Belmore.

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Forse è vero che mentre si gira Atene con la mappa di dOCUMENTA 14 in mano non si sta imparando da Atene ma la si sta semplicemente scoprendo. I quarantasette principali luoghi di passato e presente non insegnano un futuro – così dicono i detrattori. Ma dimenticano che proprio gli indovini antichi che i greci raccontarono nei loro miti non prevedevano il futuro guardando lontano ma solo conoscendo il passato. E infatti erano tutti ciechi. Non avevano bisogno di occhi per guardare indietro.

Solo il passato infatti avrebbe offerto le chiavi per capire il presente e immaginare il futuro. Forse è questa la chiave che ha mosso la mano di Adam Szymczyk? Quanto al presente, un vero sistema di arte contemporanea a Atene esiste e questo dOCUMENTA lo ha mostrato con decisione. Ha finalmente aperto dopo anni di polemiche il museo di arte contemporanea a Fyx (EMST) che insieme al Museo Benaki di Pireos, alla Scuola di Belle Arti (ASFA) e al magnifico edificio del Conservatorio (l’Odeion), rappresenta il principale centro espositivo. Ma soprattutto è uscita dall’oblio una città esplosiva, fatta di edicole, cinema all’aperto, cortili nascosti in cui nascono bar clandestini.

Luoghi disseminati in ogni quartiere, ignoti al turista ma anche spesso al cittadino, uniti in questi mesi dal reduplicarsi di frasi bisbigliate che l’americano Pope.L ha registrato e nascosto ovunque. Mentre ci si aggira per questa città fenomenale, anche senza mappe e senza arte, a un certo punto è impossibile sfuggire al richiamo. È il suono di un sospiro, parole scandite da voci profonde, numeri di guerre, morti, rinascite. Whispering Campaign s’intitola. E forse è questo bisbiglio perenne e inatteso il vero filo rosso della prima dOCUMENTA fuori dai confini di Kassel aspettando che anche Kassel apra, chissà in che modo trasformata dalla lunga processione panatenaica.

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Un’altra idea di Europa. L’arte vola ad Atene https://minimaetmoralia.it/reportage/larte-vola-ad-atene/ https://minimaetmoralia.it/reportage/larte-vola-ad-atene/#comments Fri, 07 Apr 2017 06:00:07 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=34119 Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

ATENE. Era il 2013 quando Adam Szymczyk, direttore artistico di dOCUMENTA, la più importante esposizione di arte contemporanea d’Europa, annunciò che la quattordicesima edizione, per la prima volta dalle sue origini nel 1955, sarebbe uscita dai confini di Kassel per allargarsi alla capitale greca. Learning from Athens. Il titolo di dOCUMENTA 14 suscitò sconcerto e attese. Erano i tempi in cui Atene si preparava al suo durissimo duello politico con la Germania.

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

ATENE. Era il 2013 quando Adam Szymczyk, direttore artistico di dOCUMENTA, la più importante esposizione di arte contemporanea d’Europa, annunciò che la quattordicesima edizione, per la prima volta dalle sue origini nel 1955, sarebbe uscita dai confini di Kassel per allargarsi alla capitale greca. Learning from Athens. Il titolo di dOCUMENTA 14 suscitò sconcerto e attese. Erano i tempi in cui Atene si preparava al suo durissimo duello politico con la Germania.

Manifestazioni di piazza erano all’ordine del giorno. Rabbia e orgoglio. Schaeuble come Hitler. Resistenza. Diritto a rivendicare un’altra idea di Europa. Che dOCUMENTA rompesse per la prima volta l’isolamento tedesco per “imparare da Atene” parve a tutti una mossa di enorme portata simbolica. Fino al luglio 2015, fino ai giorni del referendum, quando l’entusiasmo popolare venne stroncato nella più dura repressione di quella che è ormai passata alla storia come “Primavera di Atene”. Da allora, per chi aspirava a portare qui la sfida dell’arte contemporanea per osservare i limiti e il futuro della democrazia sono cominciati guai grossi. Le critiche, trasversali, si sono moltiplicate nel Paese della critica per eccellenza.

Grecia terra esotica di conquista, Atene città povera da compatire, i greci artisti minori da mostrare allo zoo prima di abbandonarli a se stessi. Anche i giornali meno propensi alle esagerazioni e ai radicalismi tipicamente greci hanno spesso lasciato che l’onda dell’orgoglio ferito tracimasse. Poi tutto si è acquietato in una sospensione di attesa. L’8 aprile dOCUMENTA verrà inaugurata. Non è più tempo di giudicare quel che ancora non c’è.

“Finalmente si parlerà soltanto di arte. Un’opportunità straordinaria per Atene” Eleftheria Tseliou è una delle giovani galleriste più stimate in città. A Kolonaki, nel quartiere chic dove gli intellettuali si incontrano ancora nei caffè e nelle gallerie d’arte, mi ospita assieme a uno dei suoi artisti di punta, George Hadjimichalis. “Parlare di ciò che resterà dopo dOCUMENTA è grottesco. Non si tratta di Olimpiadi che portano infrastrutture e cambiano il volto della città. Abbiamo semplicemente la possibilità di esplorare qualcosa di diverso. Come cambierà la nostra arte e il mercato dell’arte è impossibile prevederlo. Pensiamo a goderci quel che abbiamo ora”. Hadjimichalis è d’accordo. E tuttavia, poiché è uno dei pochissimi artisti greci che furono chiamati a Kassel, la nostalgia per un’epoca perduta è palpabile. “Era il 1992, la nona edizione.

Furono mesi straordinari. Il mondo dell’arte contemporanea era molto diverso da oggi e dOCUMENTA esplorava tutto ciò che era estraneo al mercato e al potere. Le sfide che erano fortissime fin dagli anni Settanta incominciarono a decadere a fine anni Novanta. Tutto è diventato più accademico. Però vedremo come andranno le cose. Siamo pronti a lasciarci sorprendere”. Gli artisti che in questi ultimi anni sono arrivati in città sull’onda lunga dello slogan metropolitano “Atene la nuova Berlino” non convincono Hadjimichalis. “È uno slogan ingannevole. Certo, fa piacere che ci siano artisti in città a portare fermento ma si tratta di persone che la loro carriera l’hanno costruita a Berlino o altrove e lavorano qui perché trovano condizioni favorevoli, soprattutto economiche. Ma se dovessero lanciarsi non lo farebbero da Atene. Qui in Grecia, anche se i pochi ricchi sono ricchissimi, i loro soldi non vanno a sostenere mica l’arte e nei casi rari di appassionati, si compra in genere arte straniera”.

Per un intellettuale, curatore di arte dalla grande storia come Denys Zacharopoulos (lui stesso chiamato in passato a Kassel a collaborare con il direttore artistico) le cose potrebbero però essere diverse. Animato da un pessimismo bruciante sulle condizioni della cultura in generale e non solo in Grecia (“In una parola, l’ingenuità è diventata stupidità”), Zacharopoulos rivendica l’interesse assoluto della scelta di dOCUMENTA, anche se in questi anni molte cose sono cambiate, anzi forse soprattutto per questo. “Quando nel 1955 Arnold Bode inventò la manifestazione scelse Kassel per la promessa che aveva fatto appena caduto il nazismo, perché l’arte contemporanea era stata bandita come arte degenerata di ebrei comunisti e omosessuali, ma anche per una ragione più forte. Ossia per guardare al mondo, per misurarne i confini, testarne i limiti a partire da una città distrutta, letteralmente bombardata, in un Paese da ricostruire da ogni punto di vista. Tutto questo oggi Kassel non lo rappresenta più. Per guardare fuori, per sondare i limiti della democrazia, testare l’idea di Europa, ma anche per guardare più in là, a questo mondo bloccato ma sull’orlo di enormi imponderabili cambiamenti, scegliere Atene resta un’idea validissima. Perché qui in Grecia tutto è bloccato. Perché, per restare al nostro piccolo mondo, abbiamo sempre aspettato un Museo di Arte Contemporanea e ora è aperto ma privo di collezione. E perché, più in generale, siamo un Paese fermo che aspetta sempre una spinta da fuori, un cambiamento internazionale che non arriva mai. Del resto dOCUMENTA non deve dare risposte ma deve porre domande. Nessuna città è migliore di Atene, allora, dove il dramma della guerra civile non si è mai risolto. Perché non era un dramma ma una tragedia”.

Forse allora sarà una delle performance del giorno di apertura a chiarire subito la portata di questa edizione così attesa. Benché i nomi degli artisti siano tenuti nascosti fino alla fine, Mary Zygouri, nota anche in Italia per la sua collaborazione con Pistoletto, mi porta nei luoghi in cui, proprio l’8 aprile, farà rivivere uno degli episodi più atroci dell’occupazione nazista intrecciandoli alla storia di una artista greca quasi dimenticata, Maria Karavela. Siamo a Nìkea, quartiere periferico rosso, dove il 17 agosto del 1944 la rappresaglia nazista svuotò ogni casa lasciando solo vedove e bambini. “Ho aperto il mio studio qui per preparare la performance immersa in questa realtà.

Poco lontano Maria Karavela fece una delle sue più celebri performance nel 1979. Ma di quel giorno si sta perdendo la memoria. Restano quattro articoli e una mezzora di interviste. Perché la storia deve salvare la Abramovic e non la Karavela? E perché stiamo dimenticando tutto al punto che qui i discendenti dei delatori sono ancora fascisti e nessuno muove un dito?

Qui vicino è stato ucciso Pavlos Fyssas da Alba Dorata tre anni fa. In questo quartiere di profughi dall’Asia Minore oggi ambito da profughi siriani, la storia si ripete e ci apre gli occhi. È qui che possiamo vedere cosa è diventata Atene oggi, qui possiamo mantenere la memoria e guardare oltre, alle tragedie dei nostri tempi, dalle migrazioni alle repressioni. Qui forse vedremo vincere l’arte. Perché certe volte solo l’arte è capace di far immergere l’osservatore nella crisi di un Paese come il nostro mostrando il futuro che ci aggredisce tutti, un futuro che arriva da lontano e con cui possiamo fare i conti soltanto tenendo vivo il passato”.

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