Agnese Codignola Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/agnese-codignola/ un blog di approfondimento culturale Tue, 21 Sep 2021 13:18:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Agnese Codignola Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/agnese-codignola/ 32 32 Rinascimento psichedelico. Tra comunismo acido e distopie https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/rinascimento-psichedelico-tra-comunismo-acido-e-distopie/ https://minimaetmoralia.it/approfondimenti/rinascimento-psichedelico-tra-comunismo-acido-e-distopie/#respond Mon, 15 Feb 2021 07:00:18 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=47863 Pubblichiamo un pezzo uscito sull’Espresso, che ringraziamo. «Il rinascimento c’è, la tendenza è innegabile. Lo dimostra un dato: l’anno scorso gli Stati generali della Psichedelia prevedevano 40 interventi in una giornata e mezzo, quest’anno ne abbiamo avuti 80 in 4 giorni e abbiamo dovuto dire molti no». Direttore del Centro di cultura contemporanea nell’ex birrificio […]

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Pubblichiamo un pezzo uscito sull’Espresso, che ringraziamo.

«Il rinascimento c’è, la tendenza è innegabile. Lo dimostra un dato: l’anno scorso gli Stati generali della Psichedelia prevedevano 40 interventi in una giornata e mezzo, quest’anno ne abbiamo avuti 80 in 4 giorni e abbiamo dovuto dire molti no». Direttore del Centro di cultura contemporanea nell’ex birrificio Metzger di Torino, Alessandro Novazio è l’ideatore e il coordinatore di PsyCoRe, una rete di studiosi a cui si deve tra le altre cose la seconda edizione degli Stati generali della Psichedelia in Italia, conclusa il 13 dicembre 2020. «Scattiamo una sorta di fotografia dello stato dell’arte nella ricerca sugli stati “altri” di coscienza», spiega all’Espresso Novazio, che elenca tavole rotonde su proibizionismo e liberalizzazione, neuroscienze e neosciamanesimo, sostanze psicotrope e misticismo. E libri. «Nella prima giornata c’è stata MindBooks, una piccola fiera del libro su mente e psichedelia. Doveva far parte del Salone del libro di Torino, ma la pandemia ci ha costretto a cambiare l’agenda».

Anche l’agenda delle case editrici è cambiata. I testi sulle droghe non sono più relegati nelle periferie dell’editoria, nota Agnese Codignola nella prefazione a un testo da cui «non può prescindere chiunque voglia capire meglio che cosa sia e da dove arrivi il “Rinascimento psichedelico”», Il volo magico. Storia generale delle droghe, di Ugo Leonzio. Pubblicato per la prima volta nel 1969, ha finito per circolare quasi clandestinamente tra collezionisti e psiconauti, gli esploratori della mente, fino a poche settimane fa.

Quando il Saggiatore lo ha ripubblicato, confermando che stiamo uscendo da «un lungo letargo anche culturale durato mezzo secolo», scrive Codignola, divulgatrice scientifica e autrice nel 2018 per Utet di LSD. Insieme a Come cambiare la tua mente (Adelphi 2019) di Michael Pollan, uno dei libri recenti che hanno già guadagnato lo status di classico tra i cultori della materia. Sempre più numerosi.

Il rinascimento psichedelico

Se si dovesse individuare una data convenzionale di inizio del rinascimento psichedelico, sarebbe il 13 gennaio del 2006, ricorda Federico De Vita, curatore del libro collettaneo La scommessa psichedelica (Quodlibet). Quel giorno a Basilea viene inaugurato il primo simposio mondiale sull’LSD, in occasione del centenario della nascita di Albert Hofmann, il chimico svizzero che per primo ha sintetizzato l’LSD. Da allora si sono moltiplicati gli studi sulle potenzialità terapeutiche di LSD e psilocibina, «l’alcaloide che rappresenta il più potente composto psicoattivo presente nei funghi, e non solo nelle specie di Psilocybe», spiega il micologo Lawrence Millman in Funghipedia (Il Saggiatore), l’agile enciclopedia su Miti, leggende e segreti dei funghi che ogni appassionato dovrebbe portare con sé durante le scampagnate. Anche per poter rispondere a una domanda frequente. Non più, come una volta, «è commestibile?», ma «ha proprietà medicinali?».

Droghe e medicine

Nella prefazione a Il volo magico Agnese Codignola tira le somme: «Oggi le proprietà terapeutiche di LSD e psilocibina sono state dimostrate da diversi gruppi di ricercatori sperimentali e clinici in paesi quali gli Stati Uniti, l’Olanda, la Svizzera, la Gran Bretagna e l’Australia e in patologie quali lo stress post traumatico, le dipendenze da tabacco e alcol, la cefalea a grappolo, la depressione intrattabile dei malati terminali e diversi altri tipi di depressione…».

Sperimentazioni rese possibili, dopo decenni di «divieti tombali», «fatwe e oscurantismo», dal progressivo ammorbidimento dei divieti sull’uso delle sostanze psicoattive. «La scienza moderna si sta solo mettendo in pari», sostiene Merlin Sheldrake, giovane studioso di microbiologia ed ecologia e autore di un libro sorprendente, L’ordine nascosto. La vita segreta dei funghi (Marsilio). Le nuove ricerche, scrive Sheldrake, dimostrano quanto «già noto alle culture tradizionali» e confermano le opinioni degli scienziati degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Gli anni in cui, ricorda Ugo Leonzio ne Il Volo magico, compare per la prima volta il termine «psichedelico». A coniarlo è lo psichiatra britannico Humphry Osmond, che in un articolo del 1957 propone il neologismo «“psichedelici”, manifestatori della mente, perché è un vocabolo chiaro, armonioso e incontaminato da altre associazioni semantiche».

La contesa politica

Quel vocabolo «armonioso e incontaminato» diventa presto il terreno di contesa di un’infuocata battaglia politico-culturale. Il «potenziale eminentemente politico degli psichedelici era non solo chiaro, ma anche al centro del dibattito» già negli anni Cinquanta, riepiloga in uno dei saggi de La scommessa psichedelica lo scrittore Vanni Santoni. Con zelo missionario e trasporto visionario, negli anni Sessanta gli apostoli della rivoluzione psichedelica ritengono che l’iniziazione alle droghe delle masse possa accelerare il cambiamento della società. All’inizio degli anni Settanta Terence McKenna, un ex trafficante di hashish a Bombay e collezionista di farfalle in Indonesia, prova i “funghi magici” nell’Amazzonia colombiana. Si convince che siano «l’albero originario della conoscenza». Scrive un libro che diventa di culto, Il cibo degli dei (ripubblicato nel 2019 da Piano B).

A metà degli anni Ottanta, quando l’onda psichedelica viene schiacciata dal proibizionismo e il neoliberismo comincia a capitalizzarla, McKenna fonda il “Botanical Dimensions”. In questa biblioteca vivente di piante tropicali psicoattive alle pendici del vulcano Mauna Loa, sulle isole Hawaii, ogni giorno assume cinque grammi di funghi allucinogeni a stomaco vuoto. Accompagnato dal padre Rupert, viaggiatore e studioso anti-dogmatico, un giorno arriva al Botanical Dimensions anche Merlin Sheldrake, futuro ricercatore dello Smithsonian Tropical Research Institute di Panama e autore de La vita segreta dei funghi. Ha 7 anni. Comincia a interessarsi alla micologia, la «megascienza negletta».

 La vita segreta dei funghi

Il suo libro non è mosso dall’entusiasmo missionario dei guru della controcultura, ma parte da una matrice simile: i funghi sono una «chiave per comprendere il nostro modo di pensare, sentire e comportarci». La loro caratteristica principale, «quell’ingegnosità metabolica» che gli permette di esplorare, proliferare e instaurare relazioni di ogni tipo, può aiutarci a rompere la weberiana «gabbia d’acciaio» istituzionale e individuale. «“Noi” siamo ecosistemi che travalicano i confini e trascendono le categorie. Il nostro io emerge da un complesso groviglio di relazioni che solo ora comincia ad affiorare».

L’insegnamento dei funghi deriva dalla «loro capacità di ammorbidire i rigidi meccanismi della nostra mente», «attirandola in luoghi inaspettati». I funghi magici lo fanno con la psilocibina, che in certe aree riduce l’attività cerebrale. «Quando lo si mette a tacere, il cervello si libera. La connettività cerebrale esplode e si apre un tumulto di nuovi sentieri neuronali». Il meccanismo, spiega Agnese Codignola, è simile per altre sostanze psichedeliche. Bloccano «specifici filtri di norma sempre attivi, che impediscono che il cervello sia bombardato da un eccesso di stimoli, ma che inducono anche la trasmissione nervosa a creare circuiti ripetitivi». Il cervello riceve così nuovi e diversi segnali, traccia percorsi inediti, si libera dalla mente, scrive Leonzio ne Il Volo magico, «dai centri che controllano, sorvegliano, scelgono». Per Timothy Leary, l’inibizione della «valvola di riduzione», come la chiamava Aldous Huxley, ci fa risvegliare «dal lungo sonno ontologico». In futuro potrebbe però ripiombarci in un letargo ancora più profondo.

Distopie

«L’idea che le sostanze psichedeliche abbiano effetti intrinsecamente liberatori è un mito. Sono tecnologie, possono avere effetti sia liberatori che repressivi», sostiene con convinzione Alessandro Novazio, l’organizzatore degli Stati generali della Psichedelia. I rischi maggiori sono due, avverte il critico Carlo Mazza Galanti nel saggio de La scommessa psichedelica in cui ricostruisce alcune interpretazioni letterarie della psichedelia. Il primo è «il monopolio del paradigma terapeutico». Il rituale biochimico sacramentale si fa protocollo sanitario, le sostanze diventano strumenti per l’ortopedia della psiche individuale. E della società: è il secondo rischio, prefigurato dalla fantascienza. L’alterazione della coscienza, a lungo sanzionata perché vista dal potere come minaccia sociale, viene favorita e usata come mezzo per disinnescare ogni minaccia. Le droghe come chiavi biochimiche per asservire, addomesticare, isolare gli individui oppure ottimizzarne le prestazioni. Società politicamente anestesizzate, docili, acquiescenti, conciliate; potere sedativo-manipolativo, nel più rigido determinismo biopsichico e sociale. Il narcocapitalismo.

Comunismo acido

L’alternativa c’è. È «il comunismo acido». «Tra provocazione e promessa», così sosteneva il critico culturale inglese Mark Fisher poco prima di suicidarsi, nel 2017. Al netto del misticismo e dello pseudo-spiritualismo, scrive Fisher in uno dei saggi de Il nostro desiderio è senza nome, Scritti politici, K-Punk/1 (minimum fax 2020), «la cultura psichedelica possedeva una dimensione demistificatoria e materialista»: qualunque sistema è arbitrario, contingente, malleabile. Ed è proprio attingendo alle «possibilità che ancora attendono di realizzarsi» della controcultura, alle tendenze emancipatorie degli anni Settanta che si potrebbe superare il «realismo capitalista», «l’acquiescenza fatalistica all’idea che non esiste alternativa possibile al capitalismo».

In gioco, in questa battaglia tra le forze dell’apertura e della chiusura, precisa Edoardo Camurri in un altro dei saggi de La scommessa psichedelica, c’è innanzitutto l’immaginazione. Servono «soldati gnostici armati di un immaginario imprevedibile, irriconoscibile e perennemente acceso». Capaci di sciogliere l’incantesimo della chiusura e della trasparenza assoluta, di combattere contro la macchina algoritmica. Da dove partire lo suggeriva Ugo Leonzio alla fine degli anni Sessanta, ben prima che si affermasse La società della sorveglianza descritta dalla studiosa Shoushana Zuboff. In un’epoca in cui «a niente è concesso di rimanere nella riposante luminosità dell’invisibile», perché «tutto deve essere illuminato, nominato e disposto in uno spazio tanto artificiale quanto preciso e prevedibile», un mondo che potrebbe essere libero va immaginato invocando il diritto all’opacità. L’unica che apra gli occhi «alle sacre illusioni».

 

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Il ritorno della psichedelia https://minimaetmoralia.it/libri/il-ritorno-della-psichedelia/ https://minimaetmoralia.it/libri/il-ritorno-della-psichedelia/#respond Tue, 12 Jan 2021 09:59:52 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=47549   di Marco Renzi Le sostanze psichedeliche sono tornate da diversi anni al centro di un dibattito ad oggi difficile da ignorare. Come cambiare la tua mente (Penguin Press, 2018; in Italia: Adelphi, 2019, trad. di Isabella C. Blum) di Michael Pollan ha rappresentato uno dei punti di svolta in questo discorso tanto intricato; è […]

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di Marco Renzi

Le sostanze psichedeliche sono tornate da diversi anni al centro di un dibattito ad oggi difficile da ignorare. Come cambiare la tua mente (Penguin Press, 2018; in Italia: Adelphi, 2019, trad. di Isabella C. Blum) di Michael Pollan ha rappresentato uno dei punti di svolta in questo discorso tanto intricato; è stato un fondamentale viatico per i profani e una conferma non di poco conto per chi da tempo è addentro alla materia.

Anche l’Italia, che rispetto ad altri paesi deve ancora assimilare la portata del Rinascimento psichedelico, ha fatto la sua parte: si pensi per esempio alle ricerche di Giorgio Samorini o al saggio LSD. Storia di una sostanza stupefacente (UTET, 2018) di Agnese Codignola.

È significativo notare che case editrici di spicco come Adelphi e UTET, e ancor più di recente Marsilio con L’ordine nascosto. La vita segreta dei funghi (Random House 2020, trad. di Anita Taroni e Stefano Travagli) di Merlin Sheldrake, abbiano pubblicato certi titoli: è il sintomo che il tema è ormai uscito dai circuiti più carbonari.

Già, perché la psichedelia riguarda tutti, non solo gli psiconauti più navigati; ed è quanto prova a dirci, riuscendo bene nell’intento, La scommessa psichedelica, dappoco uscito per Quodlibet, dove vengono descritte le innumerevoli facce del prima psichedelico.

Il volume è curato da Federico di Vita e ospita quattordici saggi firmati da scrittori, giornalisti e intellettuali la cui voce è da anni presente e viva in tale contesto: il tutto è suddiviso per branche tematiche, il che rende la lettura un viaggio a tutto tondo nel mondo delle sostanze psicotrope.

È subito il curatore a prendere la parola con la Premessa, dove racconta il momento che ha fatto sorgere in lui l’idea del libro; nello specifico, un viaggio a Gerusalemme dove gli è capitato di sentire della musica psytrance proveniente da un banchino del mercato di Mahane Yehuda.

Poi, con Breve storia universale della psichedelia, di Vita ripercorre le tappe principali degli stati alterati della coscienza da 7000 anni fa fino a oggi: una cronistoria che può esser letta come un efficace compendio del libro di Pollan, al quale però si aggiungono ulteriori informazioni sui popoli che sin dall’antichità hanno fatto uso di sostanze trovate in natura.

In Il trip report come sottogenere della letteratura di viaggio, Peppe Fiore descrive la struttura e le peculiarità delle narrazioni derivanti da un trip; attinge alla sua esperienza rimarcando l’impatto degli psichedelici sulla sua vita e si sofferma sullo stretto rapporto con la natura e la musica. A suo modo, scrive lui stesso una sorta di trip report, come accade anche in Piante sacre: ayahuasca, sciamanesimo e coscienza ecologica, dove il vissuto di Francesca Matteoni, scrittrice e poetessa ma anche studiosa di religioni, tarocchi e folklore, si lega a una dissertazione sulle suddette piante, sui loro poteri curativi e implicazioni spirituali, nonché sulla figura dello sciamano, sulla quale nel mondo occidentale sappiamo davvero poco.

La coppia di saggi Rompere gli schemi: la cura psichedelica alla depressione e L’antidepressivo di Donald Trump prendono di petto l’aspetto medico-farmacologico.

Nel primo, Ilaria Giannini riporta gli studi concernenti i benefici della psilocibina sulle depressioni resistenti ai farmaci tradizionali. E anch’io, che da anni soffro di depressione maggiore, mi rispecchio nelle sue parole quando scrive: «L’idea di avere a disposizione un altro strumento per curarmi, che si sta dimostrando molto efficace e privo degli effetti collaterali degli psicofarmaci, mi entusiasma».

Nel secondo, Agnese Codignola parla dell’esketamina, un farmaco derivato dalla ketamina al quale la Comunità Europea ha dato il via libera il 5 marzo 2019. È una notizia apparentemente positiva, ma Codignola sviscera i controversi retroscena dietro la commercializzazione del medicinale da parte della Johnson & Johnson, azienda finanziatrice di Donald Trump, lo stesso Presidente che ha fatto pressioni affinché l’esketamina venisse messa in vendita.

E qui ci affacciamo su un tema determinante, peraltro toccato da molti degli autori della Scommessa psichedelica: il pericolo che il capitalismo fagociti la controcultura.

Marco Cappato – qui dentro l’unico politico, in un libro tuttavia come non mai politico – in Psichedelici e politica, espone la idea antiproibizionista e dice: «si lascino lavorare gli scienziati». Ed è in fondo ciò per cui si batte da anni con i Radicali e soprattutto con l’Associazione Luca Coscioni.

Vanni Santoni, invece, in Medicina per il mondo… o per i mercati? pone l’accento su «quel capitalismo che sta cominciando a fiutare l’affare» e che porterebbe a una potenziale disgregazione dei principi cardini della psichedelia, rafforzando l’ondata individualista permeante il nostro tempo. L’uso delle sostanze psicotrope, al contrario, favorirebbe una visione del mondo olistica e una maggiore interconnessione con la natura, e potrebbe di conseguenza diventare utile per il contrasto dell’emergenza climatica.

Altro tassello da non sottovalutare è il rapporto tra la psichedelia e la tecnologia; o, meglio ancora, tra la psichedelia e internet. Come affermano Silvia del Dosso e Noel Nicolaus in Oltre la realtà, si tratta in entrambi i casi di strumenti per espandere la nostra mente, tutti e due col medesimo slancio utopico di partenza. Andando a toccare argomenti come la memetica, la controinformazione, nonché il ricorso al microdosing da parte dei cervelli della Silicon Valley (senza contare l’uso di LSD da parte di Steve Jobs), i due saggisti compiono un excursus che ci fa capire come il Rinascimento psichedelico sia stato incentivato anche dal digitale.

I dodici punti messi in fila da Edoardo Camurri in Gnosticismo acido rappresentano uno dei testi più densi all’interno della raccolta: l’autore si confronta con i legami tra internet, gli psichedelici e la magia. Vengono fuori, come in altre occasioni, gli scritti di Mark Fisher, nonché gli studi Joan Petru Culianu sullo gnosticismo, funzionali alla comprensione del ritorno degli psichedelici all’interno del dibattito pubblico; e si parla infine anche di Philip Dick e del Finnegan’s Wake, con il libro joyciano posto come una sorta di equivalente letterario dell’LSD.

Su «Esquire», recensendo Come cambiare la tua mente, Carlo Mazza Galanti aveva mosso una critica «da sinistra» al Rinascimento psichedelico. Lo ritroviamo qui con Fantadroghe e pseudorealtà, il saggio probabilmente più scettico tra quelli contenuti nel volume, dove attraverso l’analisi di svariati testi letterari (Huxley, Norman Spinrad, Guido Morselli, Henry Michaux, Saunders, Dick, Ballard, Burroughs, H. S. Thompson e altri), e appoggiandosi, tra i tanti, anche agli studi di Francesco Ghelli per quanto riguarda la connessione tra droghe e letteratura, viene messo in discussione il paradigma terapeutico, indubbiamente centrale nel discorso odierno.

Mazza Galanti fa un parallelo tra l’oggi e la controcultura degli anni Sessanta, dove alla base c’era un rovesciamento del sistema, elemento del quale oggi si parla assai meno; e chiude scrivendo: «Se davvero è in corso un Rinascimento psichedelico, sarà sul piano degli immaginari, prima che nei laboratori o nei parlamenti, che se ne deciderà il destino».

Ai Goa Party, alla musica psytrance e alla «comunanza di anime e corpi» è dedicato Tramonto al tempio di Chiara Baldini dove, al di là dei trascorsi dell’autrice in questi grandi raduni, ne troviamo elencate le caratteristiche; il tutto fa il paio con una breve storia dei culti misterici che prende le mosse da secoli e secoli fa.

Anche Federico di Vita torna si muove sullo stesso binario in La sindrome di Stendhal nell’epoca della sua riproducibilità tecnica: si riallaccia alla sua Premessa e anche lui attinge dalla sua esperienza di frequentatore dei party, ricollegandola ovviamente al concetto di Sindrome di Stendhal.

Nel saggio di Andrea Betti c’è una ripresa parziale delle tesi di Mazza Galanti: in Perché un Rinascimento non si faccia Restaurazione, oltre a mettere in piedi un piccolo trip report, l’autore muove una critica a Pollan e ad altri divulgatori della psichedelia, ovverosia l’aver «rimosso» Antonin Artaud, uno dei primi psiconauti del Novecento. Altro nume tutelare, assieme al solito Mark Fisher, è poi quello di Timothy Leary, personaggio ambiguo, talvolta visto come vittima e altre volte quale causa della repressione, che secondo Betti meriterebbe una riabilitazione.

Come ogni glossario che si rispetti, anche lo Pseudoglossario di Gregorio Magini è posto in coda al libro; e in quanto «pseudo» è molto più di un semplice elenco di parole e spiegazioni. Le espressioni prese in esame sono Sottoterra, Rinascimento psichedelico, Psiconauta, Droga, Tecnologia, Morte dell’ego, Energia, Strano, Visione, Illuminazione, Spiritualità e Coscienza, e incarnano una specie di sunto di quanto si è letto in precedenza: un modo per chiarirsi le idee e anche per porsi nuove domande; per esempio: sono uno psiconauta concavo o convesso?

La scommessa psichedelica è ricchissimo di spunti, e ogni saggio è corredato da un’ampia bibliografia: è il classico libro che ti porta a leggerne altre decine, e questo non può esser che un bene. Ma è soprattutto una pubblicazione – in questo caso l’aggettivo ci sta tutto – importante, luminosa e illuminante, specie per il periodo buio che stiamo vivendo.

Verrebbe da dire: «psiconauti di tutto il mondo, unitevi; ma non fatelo senza un libretto di istruzioni». Ecco, se proprio dovete sceglierne uno, prendete questo.

 

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Il rinascimento psichedelico https://minimaetmoralia.it/altro/il-rinascimento-psichedelico/ Mon, 21 Dec 2020 05:38:55 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=47444 Questo pezzo è uscito su La Repubblica, che ringraziamo. di Nicola Lagioia Siamo disposti ad abbandonare un pregiudizio davanti all’evidenza scientifica? Sono passati molti anni dal giorno della bicicletta. Il 19 aprile 1943 un giovane chimico svizzero, Albert Hoffmann, testò il dietilamide dell’acido lisergico, sintetizzato nel tentativo di produrre un farmaco per stimolare la circolazione. […]

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Questo pezzo è uscito su La Repubblica, che ringraziamo.

di Nicola Lagioia

Siamo disposti ad abbandonare un pregiudizio davanti all’evidenza scientifica?

Sono passati molti anni dal giorno della bicicletta. Il 19 aprile 1943 un giovane chimico svizzero, Albert Hoffmann, testò il dietilamide dell’acido lisergico, sintetizzato nel tentativo di produrre un farmaco per stimolare la circolazione. Guidato da un “singolare presentimento”, ma senza immaginare cosa sarebbe successo, Hoffman assunse 250 μg della molecola che il mondo avrebbe presto conosciuto come LSD. Quindi inforcò la bicicletta per tornare a casa e cominciò a pedalare per le strade di Basilea. Da lì a poco i colori intorno a lui si fecero più intensi, la percezione del tempo si frantumò, e – mentre il resto d’Europa bruciava nell’incubo della seconda guerra mondiale – Hoffman venne scaraventato in un viaggio di stupefacente vertigine e bellezza.

Non era la prima volta che un essere umano viveva un’esperienza psichedelica. Dai misteri eleusini al peyote in uso tra i nativi americani l’alterazione rituale dello stato di coscienza era considerato dagli antichi un passaggio importante dell’esistenza. Anche la modernità non rifiutò all’inizio la scoperta di Hoffman. L’LSD venne usato a scopo terapeutico da psichiatri e psicologi con risultati incoraggianti, si diffuse tra le élite culturali (da Cary Grant a Elsa Morante), diventò un fenomeno di massa interessando il vasto mondo delle controculture. La repressione che seguì – proibizione della sostanza, cancellazione dei programmi di ricerca, demonizzazione degli utilizzatori – fu dettata più da interessi politici che dall’evidenza scientifica, ma di questo, incredibilmente, ci rendiamo conto solo adesso.

Da qualche tempo è in corso infatti il cosiddetto “rinascimento psichedelico”, che forse sarebbe corretto chiamare “maturità psichedelica”. È stato il grande giornalista Michael Pollan, col suo Come cambiare la tua mente, a raccontare al grande pubblico che cosa stava succedendo. Nel 2007 il neuropsicofarmacologo David Nutt pubblicò su «The Lancet» uno studio in cui classificava le sostanze in ordine di pericolosità. Al primo posto compariva l’alcol, poi eroina, cocaina, tabacco, cannabis, soltanto in fondo LSD e psilocibina, caratterizzate da bassa tossicità e da una ancora più bassa capacità di generare dipendenza (esiste una soglia letale per il paracetamolo, nota Pollan, non per l’LSD). Dieci anni dopo il neuroscienziato Robin Carhart-Harris sottopose per la prima volta a risonanza magnetica un cervello sotto LSD. Fu il “bosone di Higgs delle neuroscienze”, commentò Nutt. Seguì un articolo del chimico Bryan Roth pubblicato su «The Cell», che evidenziava il modo in cui l’LSD si lega al recettore della serotonina.

Da questi studi iniziò a emergere in modo incontrovertibile ciò che tanti faticavano ad ammettere, cioè che gli psichedelici non c’entrano niente con droghe terribili come cocaina o eroina, fanno meno danni di alcol e tabacco, possono essere usati per contrastare proprio l’alcolismo e altre dipendenze, per curare gravi forme di depressione, per ridimensionare la paura della morte nei malati terminali, nonché per studiare in modo altrimenti impossibile il funzionamento del cervello. Gli psichedelici sarebbero insomma dei farmaci, e – a patto di utilizzarli in modo cauto e controllato – potrebbero spalancare le porte su un capitolo completamente nuovo della conoscenza umana.

A partire da questi dati, si sono moltiplicati anche in Italia gli studi e le pubblicazioni sulle potenzialità terapeutiche, spirituali e culturali degli psichedelici. Non si possono dimenticare gli studi e le tante pubblicazioni di Giorgio Samorini, che nel nostro paese è stato un pioniere in questi ambiti. di Nel 2018 UTET ha pubblicato LSD. Storia di una sostanza stupefacente, un testo molto chiaro e completo a firma di una studiosa autorevole come Agnese Codignola. A novembre è uscito per Quodlibet La scommessa psichedelica, a cura di Federico di Vita, dove scrittori, filosofi, giornalisti scientifici, uomini politici – da Edoardo Camurri a Vanni Santoni, da Mario Cappato a Codignola – analizzano la questione da diversi punti di vista. Fino al 13 dicembre sono in corso idealmente a Torino (causa covid è tutto on line) gli Stati Generali della Psichedelia, a cura di Alessandro Novazio, che con energia raggruppa per il secondo anno molti di coloro che trattano la materia. Ci sono psichiatri come Piero Cipriano, impegnato in una ricerca su psichedelia e sciamanesimo, o come Mauro D’Alonzo, fondatore di Eutopia, un progetto di riduzione del danno, supporto e integrazione degli psichedelici in ambito terapeutico, ci sono psicoterapeuti come Pier Luigi Lattuada e giovani studiose come Maria Laura De Rosa, in forza a Neutravel, che in Piemonte svolge un’egregia opera di informazione nei contesti del divertimento giovanile.

Il dibattito è molto aperto in ambito culturale, tra chi ritiene che il rinascimento psichedelico (visto il modo con cui queste sostanze interagiscono con la parte più violenta e autoreferenziale dell’ego) possa rendere più sano il nostro modello di sviluppo oltre che rappresentare per il XXI secolo una rivoluzione simile a quella che Freud e Jung portarono nel Novecento, e chi teme che possa essere messo biecamente al servizio dell’attuale sistema di produzione. Siamo lontani dagli eccessi della Summer of Love e dallo scatenato entusiasmo di Timothy Leary. L’epoca in cui viviamo necessita di razionalità e misura. A maggior ragione, appaiono completamente fuori luogo le cacce alle streghe che da Nixon all’altro ieri si sono abbattute su quella che potrebbe rivelarsi una benefica branca del sapere. Smetteremmo di credere che la terra è piatta se qualcuno ci dimostrasse il contrario?

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