Alberto Manguel Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/alberto-manguel/ un blog di approfondimento culturale Fri, 03 Nov 2023 09:25:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Alberto Manguel Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/alberto-manguel/ 32 32 “Dovunque acqua sia voce”, le metamorfosi dell’io https://minimaetmoralia.it/libri/dovunque-acqua-sia-voce-le-metamorfosi-dellio/ https://minimaetmoralia.it/libri/dovunque-acqua-sia-voce-le-metamorfosi-dellio/#respond Fri, 03 Nov 2023 09:25:06 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=52910 Pubblichiamo un pezzo uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo. di Alberto Manguel Siamo esseri esperienziali e cerchiamo di restituire l’esperienza a noi stessi e agli altri tramite le parole. E qui sta il paradosso: l’esperienza è precisa, complessa, multiforme, polisemica, ineffabile. Le parole sono deboli, incerte, evanescenti, effimere, imprecise. Entrambe somigliano all’acqua, […]

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

di Alberto Manguel

Siamo esseri esperienziali e cerchiamo di restituire l’esperienza a noi stessi e agli altri tramite le parole. E qui sta il paradosso: l’esperienza è precisa, complessa, multiforme, polisemica, ineffabile. Le parole sono deboli, incerte, evanescenti, effimere, imprecise. Entrambe somigliano all’acqua, l’una per la sua innegabile presenza, le altre perché imprendibili. Domenico Brancale ne conviene: «Il libro dell’acqua è trasparente. Non si legge. Si beve tutto d’un fiato».

Brancale è un poeta che ha a suo attivo un numero considerevole di libri, nonché collaborazioni e curatele nell’ambito delle arti visive. Poetare, associare parole a immagini, recitare, sono tutte componenti dell’esperienza creativa di Brancale.

L’esperienza, per Brancale, si compie nell’atto di assorbire, ingerire, ciò che si sperimenta. Ma per dar nome a questo privilegio, Brancale deve necessariamente ricorrere alle parole. Eppure, poiché queste parole (tutte le parole) variano in continuazione, il significato muta come la pelle di un serpente. Questa infedeltà a un significato preciso rende l’autore «sempre colpevole. Sconta la vita scrivendo. Sconta la pena di ogni lettore. La ripercussione delle frasi non si fa attendere. Ogni lettore che trova, scrive la sua condanna». Scrivere, in particolare poesia, è un modo di riconoscere la metamorfosi dell’io, il mutarne del significato e dell’identità. «Scrivere è vedere il tuo corpo», dice Brancale. E aggiunge: «Sono stanco dell’identità. Se esiste un’identità, questa è sempre in movimento, in farsi e disfarsi». Bisogna accettare questo stato di continuo mutamento per scoprire il proprio volto, come Narciso che, oggetto di metamorfosi, si specchia nell’acqua. «Accettare le varianti significa prendere coscienza di una condizione infinitamente provvisoria, significa abbandonare la propria identità per un’altra in grado di garantirci il corpo della morte».

È stato detto che la poesia è l’arte di dar nome al silenzio. Per Brancale il silenzio poetico si riflette nell’acqua che ne è strumento di espressione: «l’inchiostro in cui immergere la mano». Scrivere sull’acqua per far emergere il significato. Inserire il silenzio nelle parole. Equivale a riconoscere l’esperienza nello spazio tra una parola e l’altra. Come dice Brancale: «Nello spazio tra una parola e l’altra vive il pensiero».

Il paradossale connubio tra esperienza materiale e l’estro creativo che ci consente di darle un nome è stato a lungo ravvisato nello stato liquido. Si dice che le Naiadi, che presiedono alle fonti e alle sorgenti, garantiscano alle acque, speriamo anche in questi tempi di inquinamento, una qualche capacità di protezione contro la malattia e il decadimento e offrano, in certe fortunate occasioni, illuminazione poetica e il dono della profezia. «Come se a un certo punto l’acqua riaffiorata da un lungo silenzio sfociasse in una parola che non si comprende. Excitare», dice Brancale. Il “lungo silenzio” è quello di Virgilio, per cui excitare significa volvens fatorum arcana movebo «spiegare i misteri del libro del destino».

Il libro di Brancale è incredibilmente complesso. Le riflessioni sull’uso delle parole, sul dolore, l’esperienza della bellezza, il riguardo nel trattare la malattia e la morte, sfociano in aforismi di straordinaria potenza. «Bisogna amare solo ciò che non si conosce», è la risposta di Brancale a Keats. E ancora: «Se solo fossimo capaci di domandare la grazia per ogni istante che ci è stato concesso».

È a istanti come questo che Brancale si riferisce: «Apriamo la finestra. Una folata di rumori ci raggiunge: l’urlo di una saracinesca, lo squillo sordo di un citofono, il fruscìo delle foglie. Riconosciamo nella lingua delle cose la nostra parte muta». E il poeta aggiunge: «Da questa finestra il mondo di fuori e quello di dentro stanno nel vaso crepato della memoria. Il verde della lingua germoglia nella frase. La saliva impasta tutte le illusioni, ciò che ho creduto verbo al culmine della nuda disperazione».

Le linee fluide di Miquel Barceló enfatizzano la materia liquida della poesia di Brancale: ovvero non c’è alcun tentativo di spiegare, di rappresentare il concetto dell’ineffabile, di “coniugare l’infinito”, ma di accompagnarlo, di rifletterlo. Le pennellate di Barceló citano Herman Melville: una balena, stavolta bianca, oppure è la prua di una nave con l’occhio di Fatima? Il pennello di Barceló consente alle acque evocate di scorrere in onde di «un blu non lontano dall’oceano» come le descrive Brancale. Le immagini di Barceló si muovono sulla carta, tracce liquide che dopo alcune pagine fanno apparire i «giunci sovra ‘l molle limo» di Catone, le piante redentrici e purificatici della spiaggia del Purgatorio.

Brancale ricorre di tanto in tanto ad aneddoti, citazioni di altri poeti, storie di incontri casuali, pagine dei suoi autori preferiti che ha scoperto, informazioni, cifre e dati scientifici sull’acqua e aggiunge al libro anche una coda di poesie integrative. Ma tutto questo non fa mai cambiar voce al lungo poema. I dati documentali hanno lo stesso effetto degli elenchi e delle nozioni enciclopediche di zoologia in Moby Dick, un altro poema sull’ineffabilità dell’esperienza e sul rapporto tra acqua e parole. Dovunque acqua sia voce è un titolo che Melville avrebbe potuto mutuare. «È successo, l’acqua». Conclude Brancale. «A scorrere in me come fosse sangue. E il cuore, alla deriva, non ha nulla da dire». Eccetto questo strabiliante libro in versi.

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(Apparso su Robinson n. 302 di Repubblica del 17 settembre 2022, traduzione di Emilia Benghi)

Domenico Brancale, Dovunque acqua sia voce, con acquerelli di Miquel Barceló (Edizioni degli Animali, 2022)

© Alberto Manguel

© per le immagini di Miquel Barceló

 

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La finestra sul mondo oggi pare una finestra sul cortile https://minimaetmoralia.it/interventi/la-finestra-sul-mondo-oggi-pare-una-finestra-sul-cortile/ https://minimaetmoralia.it/interventi/la-finestra-sul-mondo-oggi-pare-una-finestra-sul-cortile/#comments Thu, 30 Jul 2015 05:00:02 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=27963 Questo articolo è uscito su Il Foglio. Ringraziamo la testata e l'autrice. (Fonte immagine)

di Mariarosa Mancuso

       Un censimento delle stranezze letterarie registra nel 2009 un libro di sole domande. Non un racconto, non una lista, 137 pagine fitte di interrogativi – andando a capo come si farebbe in un romanzo, quindi cercando l’effetto – sull’universo mondo. Lo aveva scritto un americano di nome Padgett Powell, per certificare la serietà dell’impresa si era messo sotto l’ala protettiva di Walt Whitman: ““Pensi che mi stupirei? Si stupisce la luce del giorno? o il codirosso mattiniero che cinguetta nel bosco? Mi stupisco io più di loro?” (i punti esclamativi di “O  Capitano! Mio Capitano!”, entrati nel pop con Robin Williams e “L’attimo fuggente” son niente al confronto).

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61b5a41d-6d61-4a0c-a056-09a24c9543e5-largeQuesto articolo è uscito su Il Foglio. Ringraziamo la testata e l’autrice. 

di Mariarosa Mancuso

       Un censimento delle stranezze letterarie registra nel 2009 un libro di sole domande. Non un racconto, non una lista, 137 pagine fitte di interrogativi – andando a capo come si farebbe in un romanzo, quindi cercando l’effetto – sull’universo mondo. Lo aveva scritto un americano di nome Padgett Powell, per certificare la serietà dell’impresa si era messo sotto l’ala protettiva di Walt Whitman: ““Pensi che mi stupirei? Si stupisce la luce del giorno? o il codirosso mattiniero che cinguetta nel bosco? Mi stupisco io più di loro?” (i punti esclamativi di “O  Capitano! Mio Capitano!”, entrati nel pop con Robin Williams e “L’attimo fuggente” son niente al confronto).

    La prima domanda – “Le tue emozioni sono pure?”, nella traduzione Guanda – faceva venire voglia di chiudere il libro e scaraventarlo lontano (come fa Becky Sharp con il dizionario di Samuel Johnson all’inizio di “La fiera delle vanità”, allontanandosi dal collegio in carrozza). “Che rapporto hai con le patate?” già risulta più interessante. “Porteresti mai pantaloni con l’elastico?” conquista.

     Sicuramente “The Interrogative Mood” (questo il titolo originale) sta tra i trentamila libri posseduti da Alberto Manguel, nel suo presbiterio-biblioteca francese. Argentino naturalizzato canadese, infanzia a Tel Aviv dove il padre era ambasciatore, a sedici anni leggeva i libri ad alta voce per Jorge Luis Borges, che era già cieco (si erano incontrati in una libreria di Buenos Aires). Manguel racconta la sua biblioteca come un animale fantastico, una specie di chimera messa insieme durante i vagabondaggi (in Italia, con Gianni Guadalupi ha scritto un “Dizionario dei luoghi fantastici”). E’ convinto che il voluminoso mostro possa rispondere a tutte le domande – sempre che uno riesca a districarsi tra molte teste. O almeno aiuti a riformulare meglio la domanda.

      L’ultimo libro di Alberto Manguel – una cinquantina, comprese le antologie e una “Storia della lettura” – si intitola “Curiosity”. I titoli dei capitoli sono altrettante domande: “Cos’è il linguaggio? Chi sono io? Cosa ci faccio qui?” e naturalmente “Perché facciamo domande?”. Per serendipity – la felice casualità che conduce verso una cosa interessante, senza che abbiamo mosso un dito per cercarla, e se l’abbiamo mosso era perché cercavamo qualcos’altro – lo abbiamo letto insieme a un articolo di Libération, sezione web, intitolato “L’internaute est devenu fainéant”.

   “L’internauta è diventato pigro”. Senza neanche il punto di domanda (ma verrebbe la tentazione di metterci i più coloriti “fancazzista” o “fanigottone”). Si parla di chi naviga in rete oggi, usando sempre meno il vecchio e caro browser. Parecchio arriva sul nostro schermo tramite app, il che vuol dire in gran parte tramite social network, il che vuol dire in grandissima parte tramite Facebook o Twitter. Il Wall Street Journal e il New York Times stanno sperimentando gli “istant articles”: si caricano senza lasciare la pagina e senza cliccare su un link (“si me regge er dito…” lamentava Franca Valeri, alias signora Cecioni, quando il telefono era a disco).

      Siamo diventati pigri perché viviamo dentro la bolla dell’algoritmo. A furia di consigliare libri simili a quelli appena comprati, a furia di suggerire amici con cui abbiamo qualche remota conoscenza in comune (o anche solo una coincidenza di gusti o di manie), a furia di stabilire se un certo contenuto ci piace oppure no (così da attirare altri contenuti che potrebbero piacere), la finestra sul mondo pare una finestra sul cortile. Lo si era detto, in precedenza, della televisione, e su Libération viene ripetuto tale e quale: “Internet si avvia a diventare – il “si avvia” lo abbiamo aggiunto noi per evitare strilli e proteste via social network – “un mezzo passivo, ombelicale, lineare”. “Lineare” nel senso che mancano gli audaci salti e gli audaci rimandi che i pionieri internettiani sognavano. Usiamo chiamarla navigazione, eppure guardiamo quel che ci mettono sotto il naso, in genere su pochi canali.

    Senza la tentazione dello zapping: gli algoritmi della raccomandazione creano una bolla superconfortevole. Rilanciamo i tweet su cui siamo d’accordo, e quelli su cui siamo d’accordo di non essere d’accordo. Mai una curiosità vera. Se non altro, per scongiurare la reazione di Steve Buscemi (il film era “Ghost World”) quando promettono di presentargli una ragazza “con i suoi gusti”: “Io li odio i miei gusti”. Per bucare la bolla, Libération propone una soluzione casalinga e una scientifica. A pari merito di demenzialità. Primo: mettere “I like” su roba che ci fa schifo, così da ingannare l’algoritmo e riprenderci l’indipendenza (sai che gioia, ricevere offerte di alberghi dove non vogliamo andare). Secondo: è ora che i programmatori progressisti mettano a punto “algoritmi di serendipità”, che appunto fanno sbattere il naso su cose che non cercavamo. Una mostruosa creatura, tra l’algoritmo doppiogiochista e l’educazione forzata delle masse popolari alla curiosità.

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Il meglio di Pagina3: settimana dal 26 al 30 novembre https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-26-30-novembre/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-26-30-novembre/#respond Fri, 30 Nov 2012 15:26:11 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=11788 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di novembre è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di novembre è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi.

Lunedì 26 novembre:

 Amicizia e veleni. Le voci mescolate di Borges e Bioy Casares. Il sodalizio fra i due scrittori era fatto di felici scoperte e di uno spirito beffardo. Articolo di Alberto Manguel, la Repubblica, p. 53.

 Proust, maestro senza allievi italiani. Rispetto a Joyce e Musil era un genio più umano e appassionato, meno tecnico. Articolo di Raffaele La Capria, Corriere della Sera, p. 29.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  Like Someone in Lovedi Duke Pearson.

 

Martedì 27 novembre:

 Teatro Pubblico Servizio? Economia dello spreco ed economia della miseria, di Gabriele Vacis su teatropubblico.blogspot.it

 Michel Pastoureau, lo studioso che si è occupato di come è cambiato l’uso delle tinte nella storia: “Così l’Occidente ha dipinto i sentimenti“. Articolo di Daria Galateria, la Repubblica, pp. 34-35.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  It’s a lovely day today dell’Elmo Hope Trio

 

Mercoledì 28 novembre:

 Antivirus, formiche zombi e sali da bagno. Articlo di Andrea Cristallini su vice.com

 La peggior scena di sesso di sempre? Articolo di Francesca Modena su finizionimagazine.it

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Charles Mingus Medley di Jaki Byard

 

Giovedì 29 novembre:

• Rape Culture. Facile condannare la violenza sessuale, quando le accuse sono contro i tipi che non ci piacciono. Articolo di Violetta Bellocchio su rivistastudio.com

• L’ultima volta di Guccini. L’addio col nuovo album. Articolo di Diego Perugini, l’Unità, p. 24.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è  I’m just a lucky and so di Duke Ellington nella versione di Ramsey Lewis e Billy Taylor

 

Venerdì 30 novembre:

 Cecenia reloaded. Articolo di Luicia Sgueglia su doppiozero.com

 Monty Python. Autobiografia comica in versione cartoon. Articolo di Mario Serenellini, la Repubblica, p. 46.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Impressions on a Caravan di Dollar Brand

 

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