Alpi Apuane Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/alpi-apuane/ un blog di approfondimento culturale Mon, 30 Jun 2014 09:09:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Alpi Apuane Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/alpi-apuane/ 32 32 Apuane, le ruspe cancellano i monti https://minimaetmoralia.it/arte/alpi-apuane/ https://minimaetmoralia.it/arte/alpi-apuane/#comments Mon, 30 Jun 2014 09:09:22 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=21844 Questo articolo di Tomaso Montanari è uscito sul Fatto quotidiano il 23 giugno.

Verrà un giorno in cui le Alpi Apuane saranno come i dinosauri: sparite. Con la differenza che dovremo spiegare ai nostri figli che siamo stati noi a distruggere un pezzo straordinario del nostro territorio e della nostra vita. Parlare delle Apuane vuol dire descrivere – attraverso un caso estremo, e dunque più comprensibile – la situazione di tutto ciò che la Costituzione chiama «paesaggio e patrimonio storico e artistico della nazione». Le Apuane sono cancellate da una industria che crea sempre meno occupazione; sono cancellate in violazione delle leggi vecchie e nuove (per esempio annullando le linee di cresta anche sopra i 1200 metri di altezza, in barba al Codice del paesaggio); sono cancellate inquinando acqua e aria, e abbassando la qualità della vita degli abitanti (si pensi solo ai 700 camion che attraversano ogni giorno Carrara); sono cancellate da una politica incapace (per ignoranza e corruzione) di comprendere che è possibile un'altra economia; sono cancellate dal silenzio mediatico.

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Questo articolo di Tomaso Montanari è uscito sul Fatto quotidiano il 23 giugno. (Fonte immagine)

Verrà un giorno in cui le Alpi Apuane saranno come i dinosauri: sparite. Con la differenza che dovremo spiegare ai nostri figli che siamo stati noi a distruggere un pezzo straordinario del nostro territorio e della nostra vita. Parlare delle Apuane vuol dire descrivere – attraverso un caso estremo, e dunque più comprensibile – la situazione di tutto ciò che la Costituzione chiama «paesaggio e patrimonio storico e artistico della nazione». Le Apuane sono cancellate da una industria che crea sempre meno occupazione; sono cancellate in violazione delle leggi vecchie e nuove (per esempio annullando le linee di cresta anche sopra i 1200 metri di altezza, in barba al Codice del paesaggio); sono cancellate inquinando acqua e aria, e abbassando la qualità della vita degli abitanti (si pensi solo ai 700 camion che attraversano ogni giorno Carrara); sono cancellate da una politica incapace (per ignoranza e corruzione) di comprendere che è possibile un’altra economia; sono cancellate dal silenzio mediatico.

All’inizio del Novecento i cavatori era 14.000, oggi sono poco più di mille, ma la loro produttività è andata alle stelle. Ogni anno si estrae un milione di tonnellate di marmo, distruggendone però quattro milioni. Il professor Elia Pegollo, che viene da una famiglia di cavatori, ha calcolato che col materiale escavato ogni anno si potrebbe lastricare un’autostrada a quattro corsie di 2500 km: da Firenze a Stoccolma, per intenderci. Ma l’80% del volume che ogni anno sottraiamo alla montagna non finisce in opere di architettura o scultura, bensì in filtri per acquedotti, adesivi edilizi, vernici e sbiancanti, industria alimentare, dentifrici. Il che rende grottesco l’uso abusivo della retorica michelangiolesca: come ha scritto lo storico dell’arte Fabrizio Federici,«se davvero, come poetava Buonarroti, le figure portate alla luce dallo scultore fossero già racchiuse entro il blocco di marmo, si assisterebbe a una quotidiana mattanza di Madonne e Bambini, di Veneri, di atleti, ridotti in scaglie e in polvere».

Le quantità necessarie ad una industria del lusso globalizzata e le potentissime e violentissime tecniche moderne rendono impossibile – anzi truffaldino – parlare ancora dell’estrazione del marmo nei termini romantici di un cimento tra l’uomo e la montagna. Ma non solo la propaganda, perfino le regole del gioco sono ancora ferme all’antico regime: nonostante alcuni severi pronunciamenti della Corte Costituzionale, il comune di Massa regola le concessioni usando ancora le leggi precedenti all’unità d’Italia (per l’esattezza una legge estense del 1846). Una situazione normativa intollerabile, quando si apprende che la famiglia saudita Bin Laden (sì, quella) sta trattando l’acquisto del 50% del gruppo Marmi Carrara, il più importante estrattore. Una notizia che ci pone di fronte alla situazione per quello che è: sulle Apuane abbiamo rinunciato alla nostra sovranità sul nostro territorio nazionale, il cui letterale sbriciolamento verrà deciso molto, ma molto lontano dai nostri confini.

E mentre gli interessi speculativi sauditi sono accolti a braccia aperte, il Coordinamento imprese lapidee del Parco delle Apuane ha dichiarato una guerra santa contro il Piano Paesistico Regionale della Toscana, voluto dall’assessore Anna Marson (che è stata oggetto di pesanti attacchi personali). Il perché di una reazione così violenta lo ha chiarito bene l’urbanista Paolo Baldeschi: «Ma quale è il peccato mortale del Piano? La colpa è di cercare di frenare il taglio delle vette al di sopra dei 1200 metri e di limitare l’estrazione all’interno del Parco delle Apuane, facendo salve le concessioni esistenti, ciò che ha provocato la netta contrarietà del Presidente del Parco, (vicepresidente uscente, già segretario del Pd di Fivizzano), evidentemente più sensibile agli interessi dei cavatori che a quelli dell’ente da lui presieduto». D’altro canto, continua Baldeschi, «il Coordinamento dimentica di dar conto delle inadempienze sistematiche delle aziende impegnate nelle attività estrattive: la mancanza di raccolta delle acque a piè di taglio, l’assenza o il mancato utilizzo degli impianti di depurazione spesso esistenti solo sulla carta, i rifiuti abbandonati nelle cave dismesse, la mancata attuazione dei piani di ripristino, una diffusa e impunita inosservanza di regolamenti e prescrizioni. Si dimentica, altresì, dell’inquinamento delle falde, delle sorgenti e dei torrenti, della diffusione di polveri sottili, degli innumerevoli danni ambientale e paesaggistici».

Da una parte gli interessi dell’industria del marmo e una politica locale ad essi legata mani e piedi, dall’altra un movimento di opinione che guadagna terreno grazie alla forza delle proprie ragioni: nel mezzo un’opinione pubblica disorientata dall’eterna propaganda di chi oppone le ragioni dell’economia e del lavoro alle ragioni dell’ambiente.

La sfida è quella di far comprendere che questa opposizione è un clamoroso falso, alimentato ad arte da chi ha interesse nella perpetuazione dell’attuale economia di rapina.

Sabato scorso è tornato a riunirsi a Casola, in Lunigiana, il movimento Salviamo le Apuane, e martedì prossimo si occuperà dello stesso tema la Rete dei Comitati, convocata a Firenze. L’obiettivo non è solo quello di fermare la distruzione delle Apuane, ma anche e soprattutto dire che un’altra economia apuana è possibile, e che è tempo di mettere a punto un Piano Alternativo di Sviluppo per le Alpi Apuane.  Il messaggio è quello contenuto nella Carta delle Apuane, redatta nel 2010: «Le Apuane sono sottoposte ad un regime monocolturale che mortifica ed impedisce uno sviluppo economico potenzialmente notevole: si afferma dunque che la monocoltura della cava è incompatibile con lo sviluppo economico ed occupazionale del territorio … Le Apuane possono diventare il cuore di un modello economico diverso, più equo e più fertile, che rifacendosi alle ricchissime quantità di risorse naturali, antropiche, idrogeologiche e paesistiche di questa catena, unica nel Mediterraneo e in Europa, possa estendersi alle colline e alle città costiere, nonché ai parchi limitrofi (Cinque Terre, Appennino, Magra, San Rossore) fino a costituire un formidabile complesso sociale ed economico, oltre la crisi e la bolla finanziaria». Con le Apuane, insomma, si può anche mangiare: se non ci divoriamo le Apuane.

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Il saccheggio delle Alpi Apuane (ridotte a dentifricio) https://minimaetmoralia.it/interventi/saccheggio-alpi-apuane/ https://minimaetmoralia.it/interventi/saccheggio-alpi-apuane/#comments Tue, 29 Oct 2013 16:31:28 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=16157 Riprendiamo un intervento di Sciltian Gastaldi uscito sul blog del Fatto Quotidiano.

di Sciltian Gastaldi

Anche a causa del loro ingannevole nome, non molti sono in grado di localizzare su una mappa le Alpi Apuane. Non è un tratto delle Alpi e, in effetti, non è nemmeno un tratto degli Appennini: si tratta di una catena montuosa del nord della Toscana, sorta nel triassico medio, ossia prima della formazione dei vicini Appennini, da cui sono divise in modo radicale da un punto di vista geologico.

Tuttavia, molte famiglie nel mondo custodiscono in casa propria, fra la cucina e il bagno, un pezzettino di queste meravigliose montagne toscane: da qui infatti viene estratto il celeberrimo marmo di Carrara, reso internazionalmente famoso sin dall’epoca rinascimentale da Michelangelo, che per i suoi capolavori utilizzava blocchi di marmo proveniente solo dalle Alpi Apuane.

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Riprendiamo un intervento di Sciltian Gastaldi uscito sul blog del Fatto Quotidiano.

di Sciltian Gastaldi

Anche a causa del loro ingannevole nome, non molti sono in grado di localizzare su una mappa le Alpi Apuane. Non è un tratto delle Alpi e, in effetti, non è nemmeno un tratto degli Appennini: si tratta di una catena montuosa del nord della Toscana, sorta nel triassico medio, ossia prima della formazione dei vicini Appennini, da cui sono divise in modo radicale da un punto di vista geologico.

Tuttavia, molte famiglie nel mondo custodiscono in casa propria, fra la cucina e il bagno, un pezzettino di queste meravigliose montagne toscane: da qui infatti viene estratto il celeberrimo marmo di Carrara, reso internazionalmente famoso sin dall’epoca rinascimentale da Michelangelo, che per i suoi capolavori utilizzava blocchi di marmo proveniente solo dalle Alpi Apuane.

Dai tempi del Maestro lo sfruttamento di queste montagne ha purtroppo subìto un’accelerazione esponenziale, al punto che oggi l’esistenza stessa di questa catena montuosa è posta in discussione. Giulio Milani, scrittore, editore e abitante della zona, ha preso la questione a cuore e ha lanciato una petizione che in pochi giorni ha raccolto oltre 2800 firme, anche grazie all’appoggio ricevuto dal blog di Beppe Grillo. Si tratta di una petizione alquanto radicale rispetto ad altre analoghe: Milani infatti chiede la “graduale chiusura di tutte le cave, riconvertendo l’economia del territorio in forme sostenibili” e per questo ha anche ideato una nuova forma di impegno letterario attraverso il sito www.elettoricritici.org

La posizione  dello scrittore potrebbe dapprima sembrare estremista, ma alla luce dei numeri che Milani denuncia non lo è: “Le circa 300 cave di marmo del comprensorio delle Alpi Apuane stanno infliggendo alle montagne il più grave disastro ambientale d’Europa.[…] Circa 9 milioni di tonnellate di marmo prodotte ogni anno, i 3/4 in scaglie destinate all’edilizia e alla produzione di carbonato di calcio con cui fare i dentifrici, sbiancare la carta, realizzare dei paradossali filtri per gli acquedotti, non certo per fornire blocchi a Michelangelo”. Può essere utile fare un parallelo storico: nel 1920 dalle cave attorno a Carrara venivano estratte circa 100mila tonnellate di marmo all’anno. Oggi quasi cento volte tanto per tenere testa alla competizione di Cina, Russia, India.

Sul sito SalviamoilPaesaggio.it, Elia Pegollo, un’ambientalista di Salviamo le Apuane dichiara: “Con il marmo estratto in un anno potremmo lastricare un’autostrada a quattro corsie da qui a Stoccolma. Questo è saccheggio”. Gli si affianca Giovanna Berti, una ragazza laureata in chimica, con un’immagine tanto semplice quanto efficace: “Le nostre montagne diventano ogni giorno più basse: mia madre ha una mia foto di quando avevo sei anni, dietro di me si vede una cima molto alta. Non esiste più. È stata tagliata, come tante altre”.

Occorre fare qualcosa. Io ho firmato la petizione. Voi informatevi e fateci un pensiero.

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