Andrea Cortelessa Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/andrea-cortelessa/ un blog di approfondimento culturale Mon, 24 Jun 2013 21:54:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Andrea Cortelessa Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/andrea-cortelessa/ 32 32 Parlare dello Strega parlando dei libri dello Strega – prima puntata: “Resistere non serve a niente” https://minimaetmoralia.it/libri/parlare-dello-strega-parlando-dei-libri-dello-strega-prima-puntata-resistere-non-serve-a-niente/ https://minimaetmoralia.it/libri/parlare-dello-strega-parlando-dei-libri-dello-strega-prima-puntata-resistere-non-serve-a-niente/#comments Mon, 24 Jun 2013 21:51:11 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=14735 di Christian Raimo e Francesco Longo CR Eccomi, Francesco. Allora ho finito di leggere ieri il libro di Walter Siti, Resistere non serve a niente; l’ho letto in un tempo dilatato, fratto, ma non soltanto perché così è capitato, ma anche perché è stato il romanzo stesso – ho capito a un certo punto – che […]

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di Christian Raimo e Francesco Longo

CR Eccomi, Francesco. Allora ho finito di leggere ieri il libro di Walter Siti, Resistere non serve a niente; l’ho letto in un tempo dilatato, fratto, ma non soltanto perché così è capitato, ma anche perché è stato il romanzo stesso – ho capito a un certo punto – che induceva a questa dilatazione. Per il suo andamento digressivo, associativo, accumulativo, mimetico a una materia sfarinata. In fondo di cosa parla R.n.s.a.n.? Parla della vita di Tommaso Aricò, un autodefinitosi bankster (un operatore finanziario feroce), trentacinquenne, ex genio matematico, ex obeso, figlio di una famiglia povera vicina alla mafia (con un padre in galera). Lui si arricchisce, passa da una relazione a un’altra con donne che ha difficoltà a amare, si entusiasma per la crescita del suo fondo d’investimento, si deprime, spiega come funziona il mondo del denaro (quello della finanza legale e quello dei soldi sporchi, che poi si dice che alla fin fine è un unico mondo). Ma seguire la vita di una persona radiografandola, non vuol dire farne una drammatizzazione. Per questo parla soprattutto di come l’autore (Walter Siti in una delle sue performance mimetiche, appunto) si immerge in questo mondo, come lo ridescrive a tal punto da farlo diventare paradigma, della società, della condizione umana, etc…

Ho sempre trovato Siti esemplare, la sua fluidità sulla pagina invidiabile nella sua naturalezza: ma qui in R.n.s.a.n. questa sua bravura (non lo chiamerei talento) mostra anche quali sono i suoi limiti. Ancora oggi stavo leggendo recensioni tutte superelogiative: l’ultima quella di Alessandro Beretta su Book Detector; una lunghissima di qualche mese fa – un saggio vero e proprio – di Andrea Cortellessa su Doppiozero. Non potevo che essere d’accordo con entrambe le recensioni sulle lodi allo stile etc…, ma mi discostavo su un punto fondamentale. Questo R.n.s.a.n. è un libro non riuscito perché ha delle premesse narrative che si rivelano deboli. Il primo limite è quello di fare della saggistica invece di fare della narrazione. Siti vuole catalogare il mondo, come un Flaubert, come un Balzac, come uno scrittore “realista” (dove realista, capiamo bene nel suo pamphlet Il realismo è l’impossibile, sta proprio per il suo opposto, direi che sta per onnicomprensivo, famelico, bulimico, che si accaparra e distorce il mondo); ma l’ossessione che fa di questo catalogo un’autopsia e non un rito è quella per il controllo. Siti non si limita a voler padroneggiare i suoi personaggi, ma vuole controllare le reazioni del lettore. Ed è per questo che depotenzia se stesso.

Ti faccio un esempio. A pag. 287 (siamo alle pagine finali: il personaggio di Tommaso sta subendo uno sorta di crollo: da uomo con la fortuna in pugno, ora c’è qualcosa che gli sfugge, la sua imbattibilità comincia a incrinarsi) Tommaso incontra due ragazzine che si divertono a fare le pazze: pisciano davanti a un ristorante di lusso. Vengono umiliate, e Tommaso si avvicina a loro, volendogli invece mostrare la sua complicità. Ma loro rispondono al contrario.

“Lo sputo arriva di sbieco, più denso e vischioso di quanto ci si potrebbe attendere da una ragazzina di quell’età; la traiettoria è dal basso verso l’alto e non raggiunge il viso di Tommaso, gli sfiora il mento ricadendo sulla spalla della giacca. Come se fosse la clausola finalmente trovata, la licenza di una fine di un componimento, le due amiche si confondono tra i turisti – quell’istante di desiderio e sì, di soggezione, che il ricco maiale ha avuto negli occhi ha trasmesso loro la superiorità necessaria per abbandonare il luogo della rivoluzione e dello scorno. Quanto a Tommaso più delle auto in fiamme e dei cartelli stradali usati come arieti, quell’umidore carnale è il marchio a fuoco della giovinezza finita e di una progressiva, inquietante, perdita di lucidità. 

Una scena così potente, uno sputo che ti arriva di sbieco da due ragazzine, non ti sembra depotenziata da questo gusto manierista di trovare una definizione emotiva e simbolica, di dare a chi legge non solo quello che desidera ardentemente (i simboli) ma anche le chiavi dei simboli, che non vorrebbe avere, almeno non così in fretta, che vorrebbe costruirsi da sé, o godere di questa mancanza?
Il secondo limite te lo dico dopo.

 

FL Hai letto il libro in un “tempo dilatato” perché il romanzo è «digressivo”. Lo scoglio più grande invece io l’ho trovato nella prima pagina, dov’è parcheggiato un “camioncino Iveco”. Lasciato lì di traverso mi ha respinto, mi impediva di procedere oltre. Per me il camioncino Iveco è un perfetto correlativo oggettivo del realismo di Walter Siti. Quando vedo un camioncino Iveco sulla soglia di un libro, lascio ogni speranza, prima di entrare.

Promette subito di portare il lettore nell’ennesimo reportage dallo squallore della realtà, quell’attrazione verso la miseria umana e urbanistica che fa dirigere tutti i narratori di Siti inevitabilmente verso varie forme di periferie, culturali, morali, estetiche («tenta di vomitare piantandosi in gola uno scopettino del cesso»), tra i borgatari che grugniscono in dialetto. Nella nota alla fine del libro Siti scrive: «La mia fascinazione per il male è oscura anche a me stesso». Lo so che per Siti il male non è la periferia, i camioncini Iveco o il dialetto, ma se lui non sa da dove gli viene quella  fascinazione, un’idea io comincio a farmela.

Confesso che non ho mai capito che cosa intenda Siti per realismo. Ma so che superato il camioncino Iveco ho poi incontrato Sgarbi, la Balivo, Antonio Franchini di Mondadori, Carlo Rossella, la D’Urso, termini come “sellerone”, “precari”, “toyboy”, “pulciari”… Resistere non serve a niente sprigiona un’ansia micidiale nel voler descrivere il nostro presente, in modo definitivo, e sono serio quando penso che nella copertina dei libri avvelenati da questo intento andrebbe aggiunta la fascetta con scritto: «Da leggersi preferibilmente entro il 2013». Non restano.

Per questo non tirerei fuori Flaubert o Balzac, che avevano a cuore per prima cosa l’animo umano e che da lì, per cerchi concentrici, raccontavano il mondo. Se pensi a Le rane di Mo Yan, per dire un libro appena uscito, sul controllo delle nascite in Cina – quindi sulle tragedie della coscienza, i rimorsi, la sacralità della vita, il destino, la colpa -– ti accorgi che ci sono temi che resistono al tempo e che tutto il resto è destinato all’oblio.

Prima di andare avanti ho subito delle domande. Hai trovato almeno una frase bella in tutto il libro? Te lo chiedo perché io non ne ho trovata neanche una. E mi domando come fai a dire, rispetto alle recensioni positive che hai letto: «Non potevo che essere d’accordo con entrambe sulle lodi allo stile». Lodi sullo stile? Non mi sembra un caso che poi non citi neanche una frase per mostrare questo lodevole “stile”.

Altra domanda. Perché tutti quelli che parlano bene di R.n.s.a.n. parlano soprattutto degli altri libri di Siti? Mi chiedo: se questo libro lo avesse scritto un altro scrittore credi che saremmo qui a discuterne? Siamo qui a discuterne perché molto probabilmente vincerà il Premio Strega. Da quando lo Strega è diventato un premio alla carriera?

Abbiamo già scritto migliaia di caratteri su Siti e ancora non è uscito fuori il nome di Pasolini; è un record.

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