Anna Lamberti Bocconi Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/anna-lamberti-bocconi/ un blog di approfondimento culturale Tue, 02 Apr 2024 11:01:47 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Anna Lamberti Bocconi Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/anna-lamberti-bocconi/ 32 32 Dall’inizio: risposte sulla poesia. Anna Lamberti Bocconi https://minimaetmoralia.it/poesia-italiana/dallinizio-risposte-sulla-poesia-anna-lamberti-bocconi/ https://minimaetmoralia.it/poesia-italiana/dallinizio-risposte-sulla-poesia-anna-lamberti-bocconi/#comments Tue, 02 Apr 2024 11:01:47 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=53583 Nuovo appuntamento con la rubrica a cura di Anna Toscano. Dieci domande a poetesse e a poeti per cercare di conoscere i loro primi avvicinamenti alla poesia, per conoscere i loro albori nella poesia, quali siano stati i primi versi e i primi autori che li hanno colpiti, in quale occasione e per quali vie, […]

L'articolo Dall’inizio: risposte sulla poesia. Anna Lamberti Bocconi proviene da Minima et Moralia.

]]>
Nuovo appuntamento con la rubrica a cura di Anna Toscano. Dieci domande a poetesse e a poeti per cercare di conoscere i loro primi avvicinamenti alla poesia, per conoscere i loro albori nella poesia, quali siano stati i primi versi e i primi autori che li hanno colpiti, in quale occasione e per quali vie, e quali i primi che hanno scritto. Le altre puntate sono qui.

Qual è la poesia che hai incontrato, e quando, che ti ha fatto pensare, per la prima volta, che fosse qualcosa di fondamentale?

Fin da piccola ho amato i libri, con la spontaneità dell’approccio naturale – a casa ce n’erano tanti, alcuni piccoli alcuni grandi, copertine strane, titoli, li guardavo, li sfogliavo, vedevo che i miei genitori leggevano, quindi non avevo alcuna soggezione, era un mondo di vivacità, ci passavo le ore. E restavo colpita da quello che c’era scritto, anche se, o forse soprattutto se, capivo poco ma ne restavo catturata misteriosamente. Tutto questo per spiegare che non era una bambina di sei anni saccente e saputella, tutt’altro, ma solo una piccola molto curiosa e affascinata dai libri, quella che incontrò le prime pagine della Divina Commedia e capì che la poesia era una cosa grandiosa, molto ma molto importante, un filo solidissimo e musicale che costruiva se stesso in quella selva oscura, selvaggia e aspra e forte che avevo già dentro.

Qual è il primo autore o autrice che ti è rimasto/a in mente come poeta?

Direi Garcia Lorca, il primo poeta di cui mi sono appassionata, insieme ad Eluard. Mi ha regalato una fantasticheria completa della Spagna, un paesaggio immaginario di cui ancora sarei in grado di percorrere ogni sentiero. Mi calavo in questo paese poetico immedesimandomi totalmente nel cavaliere bruno dall’animo ardente e lirico che lo raccontava. La sua freschezza ha avuto grande potere su di me ragazzina. Insomma, oltre ad amare (e in modo acerbo imitare, anche se non me ne accorgevo!) le sue poesie, nella mia mente il suo Io lirico divenne anche un personaggio in cui mi identificavo.

C’è stata una persona o un evento nella tua infanzia, o giovinezza, che ti ha avvicinato alla poesia? Chi era? Come è accaduto?

Meravigliosamente Rilke. La poesia Le parole dell’angelo, “Tu non sei più vicina a Dio di noi, siamo lontani tutti (…) Ma tu, tu sei la pianta”. Dovete sapere che la mia nonna materna era un’artista venuta dal nulla, tanto bella, tanto sorridente, che se ne è andata giovane, quando io facevo ancora l’asilo. Ma il suo ricordo è rimasto sempre vivido in me, e a poco a poco è diventato leggendario. Molto tempo dopo, ero adolescente, non so più se dal fondo di un cassetto o dalle pagine di un volume, mi venne in mano una fotografia in bianco e nero, grande, coi bordini a cornicetta zigrinati, un’immagine di tale di bellezza e purezza che mi inchiodò. Era un’Annunciazione di Beato Angelico, un grande angelo sulla sinistra che si inchinava a dire qualcosa a Maria. E sul retro, in biro blu, trascritta la prima strofa di quella poesia, con una calligrafia simile a quella di mia madre, ma un po’ diversa. Intuii la mano di mia nonna, e l’aura leggendaria si fuse con la potenza delle parole. Il nome esotico, scritto sotto, tra parentesi (Rainer Maria Rilke), e io non lo conoscevo. Rimasi fulminata dall’emozione, quei versi mi fecero l’effetto di un segno, di una predestinazione. La poesia più bella che avessi mai letto, mia nonna, l’annunciazione… L’imperscrutabile mi mandava un richiamo come dal sogno, dalla trascendenza e dall’arte. Volevano proprio me, e io c’ero.

Quali sono i primi libri di poesia che hai cercato in una biblioteca o in una libreria?

Proprio “cercare”? Perché in genere guardavo, andavo un po’ a naso, mi pareva di fare chissà che scoperte. Mi piacevano molto le bancarelle. A livello metodico, ricordo invece che ai tempi del liceo mi sono comprata, un volume dopo l’altro, tutta la collezione di Pasolini, andando in libreria apposta, cercando, con grande soddisfazione. Questi tascabili Garzanti sono ancora in bella mostra tra i miei libri, tutti insieme, e quanto mi secca che me ne sia sparito uno, La religione del mio tempo, probabilmente prestato e mai più tornato indietro.

Il primo verso, o la prima poesia, che hai scritto e che hai riconosciuto come tale: quando è stato e in quale circostanza?

A cinque anni! Ne fui orgogliosissima. La so ancora a memoria ma non la dico. Quattro decasillabi (li ho misurati per la prima volta adesso mentre rispondo a queste domande), rime AABB. La riconobbi come poesia sia perché aveva questa solida struttura strofica, sia perché da qualche parte avevo sentito una spiegazione sulla “licenza poetica”, e io ci avevo messo ben due licenze poetiche: una parola inventata, e una con la vocale finale cambiata per esigenze di rima. La circostanza non me la ricordo, probabilmente un pomeriggio a casa, mi piaceva leggere e scrivere a pancia in giù sul tappeto. Avevo anche disegnato un’illustrazione, la poesia parlava del volo avventuroso di una mosca su un sentiero.

Quando poi i versi sono arrivati copiosi, quali sono stati i tuoi pensieri?

Scrivevo già e mi piaceva, ma ci fu una volta precisa in cui pensai, quasi turbata: “Sono poetessa”. Ero al mare, avrò avuto sedici anni, sdraiata su un’amaca, dondolando leggermente vedevo gli aghi di pino sopra di me e negli spazi tra loro il cielo. La luce del sole, forse il contrasto del verde con l’azzurro del cielo, non saprei, rendevano chiarissimi gli aghi, come un verde acido, ed ebbi un fenomeno di sinestesia, sentii proprio quel colore come citrino, Lemonsoda in bocca. Rimasi immersa in questa cosa per un po’, poi mi alzai e andai a scrivere una poesia che mi parve “vera”, timbrata con la P maiuscola. Prima di allora scrivevo tanto e basta, dopo sentii la poesia come una cosa ufficiale dentro di me e per me. Vidi anche me stessa e il mio futuro in un’altra luce, cominciò a delinearsi il sogno di pubblicare. Feci vedere le mie poesie al mio grandissimo professore del liceo, Quirino Principe, che mi incoraggiò in modo fondamentale.

Quando hai avuto tra le mani le tue prime poesie pubblicate, cosa è accaduto?

Un’emozione incredibile e poi un bel problema: non potevo più tenere nascosto il fatto che scrivevo ai miei genitori. Non ho mai capito perché ma per anni, prima appunto del primo libro, che non per nulla aspettai fino ai ventinove anni a pubblicare, se dovevo pensare all’evento più terribile per me era vedere mio padre o mia madre che scoprivano le mie poesie. Mi sembrava che ne sarei morta. Mi veniva paura come in un incubo. Notare: con i miei genitori ho sempre avuto un rapporto bellissimo, e in seguito sono stati sempre contenti e orgogliosi di me per la poesia. Insomma, non so, mi vergognavo da morire. Poi dovetti gettarmi dall’aereo, e come ovvio il paracadute si aprì e non successe niente. Ma quanta ansia! Del libro, piccolino, a mio parere stupendo, costruito con la massima cura, che si chiamava Sale Rosso e fu edito dal benemerito Marcello Baraghini per i mitici “Millelire” di Stampa Alternativa, ero innamorata. E poi sono successe moltissime cose.

Ricordo il mio primo reading, al Café Portnoy, in Porta Ticinese, e poi tanti altri. Il mio totale impaccio di fronte a quelli che si complimentavano ma soprattutto nei confronti di chi si interessava a me anche seriamente come “contatto” per sviluppi a livello di collaborazioni o pubblicazioni – e questo mio deficit, alla fine, mi ha molto penalizzato, infatti non sono mai entrata in nessun circuito e sono rimasta un cane sciolto. Ultima conseguenza che mi viene in mente sul versante della confusione dopo quel primo libro sono stati i diversi uomini, tra critici e poeti, che a partire dalla poesia hanno cercato di portarmi a letto, lo dico brutalmente; e che poi in fondo che male ci sarebbe! Solo che io non ho mai capito niente, è la cifra della mia vita, e quindi anche lì facevo dei gran minestroni, e sostanzialmente ci restavo male. Come cose positive, invece, ho girato molto per le presentazioni, ho visto tanti bei posti e conosciuto tante stupende persone, ho pubblicato altri libri e via così, con massima soddisfazione.

La poesia per te è più di una fede o quasi una fede?

E’ stata proprio una fede per quasi tutta la vita, nel senso che ho spiegato nel punto 3. Io una fede religiosa non ce l’ho, quindi non posso fare paragoni (“più di una fede” o “quasi una fede”). Ho sempre creduto in certi valori ferrei, mitologie personali che mi tengono su, per esempio la bellezza, e la mia poesia li ha seguiti. Da qualche anno purtroppo ho perso la fede nella poesia. Prima andavo in giro con un quadernetto, quando mi veniva qualche intuizione la scrivevo, o annotavo le impressioni se vedevo qualcosa che mi colpiva, insomma, io e la poesia stavamo sempre gomito a gomito. Proprio perché “ci credevo”. Nel vivere mettevo continuamente e consapevolmente benzina nel motore della poesia. Adesso invece lascio perdere tutto, scrivo raramente, in genere al mattino bevendo il caffè, prendendo la penna tanto per, senza particolare ispirazione. Poi però il demonietto poetico mi arriva subito, innescato proprio dall’atto dello scrivere; come quella cosa che “Dio esiste anche se non ci credi”. Il tutto succede raramente, tipo una volta al mese, e solo perché desidero differire di un po’ l’inizio delle mie ansiose giornate. In questo senso dico che ho perso la fede.

La poesia inizia?

Se sei poeta, inizia quando comprendi la meraviglia delle parole e in qualche modo infantile ci ragioni sopra e ti viene da scrivere.

La poesia finisce?

Soggettivamente, può finire la fede nella poesia, il “crederci”, come nel mio caso, ma non la poesia. Oggettivamente, poverina, la poesia finisce anche lei col mare di dolore, piattezza e idiozia in cui sta finendo il mondo. E non se lo meriterebbe.

 

L'articolo Dall’inizio: risposte sulla poesia. Anna Lamberti Bocconi proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/poesia-italiana/dallinizio-risposte-sulla-poesia-anna-lamberti-bocconi/feed/ 1