Antonio Gnoli Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/antonio-gnoli/ un blog di approfondimento culturale Fri, 15 Mar 2013 15:42:36 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Antonio Gnoli Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/antonio-gnoli/ 32 32 Il meglio di Pagina3: settimana dall’11 al 15 marzo 2013 https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-11-15-marzo-2013/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-11-15-marzo-2013/#respond Fri, 15 Mar 2013 15:41:13 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=13445 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di marzo è Nicola Lagioia. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Fernando Pessoa.)
Lunedì 11 marzo:

• Julian Barbour, l’uomo che ammazzato il tempo”. Articolo di Claudio Gallo, La Stampa

 “Libertà e diritti non sono negoziabili”. Intervista a Stefano Rodotà a cura di Rossella Guadagnini, MicroMega rivista online

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Ogni settimana minima&moralia seleziona e segnala gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 per offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di marzo è Nicola Lagioia. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Fernando Pessoa.)

Lunedì 11 marzo:

• Julian Barbour, l’uomo che ammazzato il tempo”. Articolo di Claudio Gallo, La Stampa

 “Libertà e diritti non sono negoziabili”. Intervista a Stefano Rodotà a cura di Rossella Guadagnini, MicroMega rivista online

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano del giorno è  Becoming, un brano del 1962, tratto dall’album The New Tristano, eseguito e composto da Lennie Tristano

 

Martedì 12 marzo:

 “Ma quale realismo magico?. Intervista a Carlos Fuentes a cura di Massimo Rizzante, 2011, la Repubblica, p. 52-53 (ora ripubblicata dalla rivista Nuovi Argomenti)

 Conversazione con Antonio Tabucchi a cura di Fabio Gambaro, Magazine Litteraire, 2004  (Feltrinelli editore)

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano del giorno è Bound for the beauty of the south, un brano del 2001, dall’album, Strange place for snow, eseguito dallo Esbjorn Svensson Trio

 

Mercoledì 13 marzo:

 “Essere Pessoa”. Nota di Paolo Collo, Giulio Einaudi Editori online

 “La via, la Verità e Twitter”. Articolo di Gianfranco Ravasi, La Stampa, p. 28

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Blue Sphere, un brano del 1971, eseguito e composto da Thelonious Monk

 

Giovedì 14 marzo:

 “Cerati, il san Francesco dei librai”. Novant’anni del presidente custode dell’anima Einaudi. Articolodi Ernesto Ferrero, La Stampa, p. 39

 “Buon compleanno Mr. Roth”. Articolo di Antonio Monda, la Repubblica, p. 63

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano del giorno è Ancient Cape, un brano eseguito e composto da Abdullah Ibrahim; dall’album del 1991 Desert Flowers

 

Venerdì 15 marzo:

• 50 anni di Adelphi. Roberto Calasso: fare libri nell’età dell’inconsistenza”. Articolo di Antonio Gnoli, la Repubblica, p. 52-53

 “Prima del rap c’era Francesco De Gregori”. Articolo di Francesco Pacifico, IL magazine del Il Sole 24 Ore, p. 111 e ss

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano del giorno è Swive, del 1994, tratto dall’album, Loopholes, eseguito dai Piano Circus

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Il meglio di Pagina3: settimana dal 21 al 25 gennaio https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-21-25-gennaio/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina3-21-25-gennaio/#respond Fri, 25 Jan 2013 15:42:57 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12641 Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Julian Assange.)

Lunedì 21 gennaio:

 L'ora di Consolo. Cronache siciliane raccontate a sangue freddo. A un anno dalla morte dello scrittore, esce un libro che ne raccoglie gli articoli. Articolo di Francesco Erbani, la Repubblica, pp. 46-47.

 Bruce Sterling: "Sì, sono il re dei visionari, ma sul futuro ci azzecco". Scrittore culto di fantascienza lancia un nuovo paranormal romance. Articolo di Stefania Vitulli, il Giornale, p. 23.

Ascolta il podcast dell'intera puntata  - Il brano di oggi è Fire Worship di Aziza Mustafa Zadeh

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Questa rubrica è in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di gennaio è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Julian Assange.)

Lunedì 21 gennaio:

 L’ora di Consolo. Cronache siciliane raccontate a sangue freddo. A un anno dalla morte dello scrittore, esce un libro che ne raccoglie gli articoli. Articolo di Francesco Erbani, la Repubblica, pp. 46-47.

 Bruce Sterling: “Sì, sono il re dei visionari, ma sul futuro ci azzecco”. Scrittore culto di fantascienza lancia un nuovo paranormal romance. Articolo di Stefania Vitulli, il Giornale, p. 23.

Ascolta il podcast dell’intera puntata  – Il brano di oggi è Fire Worship di Aziza Mustafa Zadeh

 

Martedì 22 gennaio:

 Non si può insegnare la Shoah ai bambini. Parla lo storico Bensoussan. Articolo di Alberto Mattioli, La Stampa, pp. 32-33.

 I nuovi Machiavelli. Perché Il Principe è diventato la Bibbia degli spin doctor. Articolo di Giancarlo Bosetti, la Repubblica, p. 47.

Ascolta il podcast dell’intera puntata  – Il brano di oggi è How Long Blues di Count Basie

 

Mercoledì 23 gennaio:

• Cattivi consigli sulla buona scrittura. Articolo di Lorenzo Castelli su finzionimagazine.it

 Dal Paroliere al fenomeno Ruzzle, come rimorchiare usando le parole. Articolo di Michele Boroni, Il Foglio, p. 2.

Ascolta il podcast dell’intera puntata  – Il brano di oggi è Black and Tan Fantasy di Jean-Marie Machado

 

Giovedì 24 gennaio:

 Lo scrittore riluttante. Francesco Permunian: “I libro sono il manicomio in cui vivo solo”. Articolo di Antonio Gnoli, la Repubblica, p. 39.

 Un’utopia digitale diventa film. Il sogno mancato della biblioteca di Google: tutti i libri per tutti. Articolo di Serena Danna, Corriere della Sera, p. 33.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Mon enfant (My Child) di George Winston

 

Venerdì 25 gennaio:

 Una consegna per il sig. Assange. Articolo di Helena Williams su vice.com

 “1984”, ecco la realtà dietro all’incubo. Articolo di Alessandro Gnocchi, il Giornale, p. 27.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Besame Mucho eseguito dal Dave Pike Quartet

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La guerra secondo Paolo Giordano https://minimaetmoralia.it/libri/recensione-il-corpo-umano-paolo-giordano/ https://minimaetmoralia.it/libri/recensione-il-corpo-umano-paolo-giordano/#comments Thu, 10 Jan 2013 15:59:06 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=12256 Questa recensione è uscita sul numero di dicembre dei Quaderni del Teatro di Roma.

Gli accampamenti militari “si assomigliano l’un l’altro, i soldati pure, vengono istruiti ad assomigliarsi”, scrive Paolo Giordano nel suo ultimo romanzo, Il corpo umano (Mondadori, pp. 312, euro 19). Anche i soldati da lui raccontati si assomigliano: tutti vivono dei conflitti irrisolti, tutti abitano nel buio della notte  tra il tramonto della gioventù e l’alba dell’età adulta, nella terra di nessuno tra il “non più” e il “non ancora”. A tutti spetta il compito di decidere cosa vogliono diventare, che tipo di uomini essere, come prendere il mano il proprio destino, quale posto occupare nel mondo. I loro drammi esistenziali, le difficoltà ad affrontare il decisivo passaggio che li renderà adulti si snodano in un luogo molto particolare, all’imbocco della valle del Gulistan, uno dei distretti della provincia meridionale afghana di Farah, nella base militare “Ice”, “un recinto di sabbia esposto alle avversità”. I soldati descritti ne Il corpo umano vivono in un contesto di guerra, dunque. Ma il loro baricentro è altrove, lontano, ostinatamente ancorato alle fragilità esistenziali, immerso nella vita quotidiana, succube di diffidenze ed esasperazioni emotive e sentimentali.

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Questa recensione è uscita sul numero di dicembre dei Quaderni del Teatro di Roma.

Gli accampamenti militari “si assomigliano l’un l’altro, i soldati pure, vengono istruiti ad assomigliarsi”, scrive Paolo Giordano nel suo ultimo romanzo, Il corpo umano (Mondadori, pp. 312, euro 19). Anche i soldati da lui raccontati si assomigliano: tutti vivono dei conflitti irrisolti, tutti abitano nel buio della notte  tra il tramonto della gioventù e l’alba dell’età adulta, nella terra di nessuno tra il “non più” e il “non ancora”. A tutti spetta il compito di decidere cosa vogliono diventare, che tipo di uomini essere, come prendere il mano il proprio destino, quale posto occupare nel mondo. I loro drammi esistenziali, le difficoltà ad affrontare il decisivo passaggio che li renderà adulti si snodano in un luogo molto particolare, all’imbocco della valle del Gulistan, uno dei distretti della provincia meridionale afghana di Farah, nella base militare “Ice”, “un recinto di sabbia esposto alle avversità”. I soldati descritti ne Il corpo umano vivono in un contesto di guerra, dunque. Ma il loro baricentro è altrove, lontano, ostinatamente ancorato alle fragilità esistenziali, immerso nella vita quotidiana, succube di diffidenze ed esasperazioni emotive e sentimentali.

Si prenda uno dei protagonisti principali, il tenente Alessandro Egitto: abituato a tenersi da parte, “uno spettatore, prudente e scrupoloso: un eterno secondogenito”, Egitto è alle prese con “certi antichi conflitti privati” da cui non riesce a liberarsi. Per farlo, per “tenere a distanza ogni genere di affanno e coinvolgimento emotivo”, ricorre metodicamente agli psicofarmaci, di cui è ormai assuefatto, perché nascondono “una grande, burrosa piacevolezza”, simile a quella che gli deriva dall’autocommiserazione. Ha cominciato a prenderli qualche giorno dopo la morte del padre Ernesto, medico come lui, attaccato alla figlia Marianna in modo ossessivo e patologico, tanto da spingerla a rendersi “impenetrabile a chiunque”. Il tenente Egitto vorrebbe “scavare una trincea tra passato e presente”, ma non ci riesce, perché la vischiosità di questa storia familiare arriva perfino nel Gulistan. Neanche questa sua ennesima, tacita fuga gli consente di “riposare, di scomparire”. Le pillole che trangugia lo aiutano, ma i fantasmi del passato, le conferme del suo torpore e della sua indolenza continuano a inseguirlo, per incarnarsi in Irene Sammartino, una donna con cui tempo addietro ha avuto una breve storia d’amore conclusa senza che lei se ne rassegnasse del tutto, arrivata in quel posto sperduto “come un cavallo di Troia che il destino ha introdotto nottetempo nel suo nascondiglio”.

In quello stesso nascondiglio vive i suoi tormenti il maresciallo René, soldato esperto, “due volte in Libano, poi il Kosovo”, uomo fragile e indeciso, “abituato a indirizzare gli istinti erotici, a indirizzarli al pari dei suoi arti, delle armi da fuoco”, ma incapace di orientare i propri sentimenti. Già spogliarellista, ora che è un militare in carriera René continua a fare il gigolò, più che per piacere o per necessità a causa di quella forza inerziale che gli impedisce di “immaginare una versione nuova di sé”. Nel corso degli anni ha imparato a gestire il peso del comando, a sopportare le conseguenze “di avere nelle proprie mani il destino di ventisette uomini”, ma alla vigilia della partenza per la missione afghana si trova schiacciato da un interrogativo: ha senso condividere un figlio con “una donna che conosce appena, anzi non conosce affatto, una donna più vecchia di lui di quindici anni, una che lo paga per godere del suo corpo?”. In Afghanistan, il maresciallo René cerca risposta alle sue domande più intime, come fa l’inquieto caporalmaggiore Roberto Ietri, inseguito dal demone dell’insoddisfazione, che gli fa desiderare “troppe cose e sempre quelle che non può avere, quelle passate o, peggio ancora, quelle che non arriveranno mai”. Tra queste, la voglia di affrancarsi dalla sua verità scabrosa, il fatto che “non è mai stato con una donna, non nel modo che lui definisce completo”, oltre che di liberarsi dall’abbraccio soffocante ed eccessivamente premuroso della madre. Per tutti e tre, e per molti altri personaggi che costellano il romanzo di Paolo Giordano, i drammi privati, individuali, vissuti in solitudine, troveranno una soluzione ora tragica ora favorevole grazie alla tragedia collettiva, pubblica. In altre parole, grazie alla guerra, a quei venti chilogrammi di esplosivo su cui salta in aria “il Lince guidato da Salvatore Camporesi…..dilaniando i passeggeri a bordo, tutti tranne uno”. Subito dopo l’attentato, quando il caporalmaggiore Cederna è ancora intento a raccogliere brandelli sanguinanti dei suoi colleghi, il maresciallo René decide finalmente di tenere il figlio; subito dopo l’attentato, Roberto Ietri muore, nel momento stesso in cui afferma la sua virilità eroica, cercando di salvare un uomo rimasto ferito; subito dopo l’attentato, di fronte alla Commissione disciplinare che gli imputa la responsabilità di aver mandato in missione un soldato debilitato dall’intossicazione alimentare, il tenente Alessandro Egitto abbandona il suo torpore, rinuncia alle sue fughe, per assumersi “la piena responsabilità dell’accaduto”.

Sta qui la chiave di volta del romanzo di Paolo Giordano: la guerra come momento di passaggio, come ponte tra le età, come elemento che conferisce densità di significato e trasparenza a ciò che altrimenti sarebbe intangibile, opaco e insensato. Ma sta qui anche la sua debolezza: l’attentato appare una scorciatoia narrativa, un espediente per segnare l’ingresso dei personaggi nell’età adulta. Più in generale, la stessa ambientazione in un contesto bellico appare come un pretesto per “redimere” caratteri altrimenti irredimibili, perché assuefatti al loro squilibrio emotivo.

A differenza dei veri romanzi di guerra, qui la guerra non è che un palcoscenico, una semplice scenografia – predisposta con cura ed efficacia – per allestire una messa in scena ben riuscita. Quelli descritti da Paolo Giordano non sono veri soldati, ma ragazzi comuni travestiti con l’uniforme militare: pur volendosene emancipare (si veda l’intervista di Antonio Gnoli su La Repubblica del 15 ottobre 2012), per costruire le sue storie lo scrittore torinese attinge ancora all’universo familiare da “interno borghese” del suo primo romanzo, La solitudine dei numeri primi.

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