Arianna Testino Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/arianna-testino/ un blog di approfondimento culturale Wed, 19 Feb 2025 15:26:29 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Arianna Testino Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/arianna-testino/ 32 32 Fare casa con le parole. La poesia di Anna Toscano https://minimaetmoralia.it/poesia-italiana/fare-casa-con-le-parole-la-poesia-di-anna-toscano/ https://minimaetmoralia.it/poesia-italiana/fare-casa-con-le-parole-la-poesia-di-anna-toscano/#respond Thu, 20 Feb 2025 09:00:10 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=54838 Con le parole lavoro ormai da qualche anno. Dettano il ritmo della mia quotidianità, delle scadenze, delle mie geografie nomadi. Le parole tengono in mano le redini della logica su cui baso esistenza e mestiere. Ho imparato a non darle per scontate, eppure ogni tanto succede. Quando le lascio detonare con noncuranza fra le righe […]

L'articolo Fare casa con le parole. La poesia di Anna Toscano proviene da Minima et Moralia.

]]>
Con le parole lavoro ormai da qualche anno. Dettano il ritmo della mia quotidianità, delle scadenze, delle mie geografie nomadi. Le parole tengono in mano le redini della logica su cui baso esistenza e mestiere. Ho imparato a non darle per scontate, eppure ogni tanto succede. Quando le lascio detonare con noncuranza fra le righe di un messaggio o fra le pause di una conversazione, soltanto una persona ha la prontezza di farmelo notare.

Anna Toscano è l’unica persona amica a cui concedo il diritto di ricordarmi che le parole hanno, sempre, un peso, anche nel momento in cui siamo sovrappensiero, arrabbiati, molto felici oppure molto tristi. Anna sa toccare le parole con grazia, attenzione, ironia, saggezza e coraggio. Le intreccia, le prende per mano e le porta a passeggio nelle calli della città che ci accomuna, le condensa in versi che racchiudono una storia familiare tenera e implacabile, le apparecchia su tavole affollate da chi non c’è più, le lascia vagare lungo le rotte di cartografie sparse fra Venezia, Milano, Bologna, San Paolo.

Non è casuale, dunque, il titolo della raccolta di poesie, perlopiù inedite, pubblicata recentemente nella Collana Gialla di Pordenonelegge – Samuele Editore. Cartografie è l’eco della quotidianità di Anna, della frequentazione intellettuale con le sue personagge – da Goliarda Sapienza a Janet Frame –, degli amori che odorano di pelle e sangue, di una memoria vigile, capace di afferrare i ricordi, pure quelli che pungono, come spilli abbandonati sul fondo di una tasca. E se Milano è davvero una tasca, “Torino è una casa di ringhiera” e “Venezia è un palmo di mano”, il corpo stesso è un andirivieni di piedi che macinano passi macinano pensieri, come scrive Anna nei riflessi di una camminata.

“Perché io penso con i piedi” e allora il corpo è bussola per tuffi di testa in un passato al futuro – “L’ultima immagine che avrò di te / sarà il tuo corpo consunto dal tempo / la tua mano ossuta nella mia / la penombra e l’odore di chiuso della tua stanza” –, contenitore di un cuore che si vorrebbe “dentro una scatola da scarpe / in un armadio a muro”, punto di osservazione per scrutare le incursioni immaginarie di Susan Sontag, Iosif Brodskij, Mariano Fortuny, Daniele Del Giudice fra i banchi del mercato di Rialto la mattina presto, un lessico in cui “le parole diventano pelle”. Le parole hanno un peso, dicevamo, e hanno anche una voce, che strepita, a volte, mentre Anna discute con una virgola e ammette: “L’ho trasformata in un punto”.

Cartografie è una finestra aperta sulle mappe mentali e fisiche di Anna, che abitualmente salta leggera fra prosa e versi, trovando in questi ultimi un approdo nelle giornate di acqua alta, quando i passi sono “lunghi orizzontali cauti lenti”, oppure una cassa di risonanza per dolori antichi ma feroci. La poesia di Anna è un allenamento ad accettare le conseguenze del tempo, le raffiche dei giorni tramontati, il carico di un punto fermo, la potenziale straordinarietà di ciò che ancora si nasconde dietro l’angolo.

 

L'articolo Fare casa con le parole. La poesia di Anna Toscano proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/poesia-italiana/fare-casa-con-le-parole-la-poesia-di-anna-toscano/feed/ 0
Polvere, corpo e fotografia. La mostra di Joan Fontcuberta a Venezia https://minimaetmoralia.it/fotografia/polvere-corpo-e-fotografia-la-mostra-di-joan-fontcuberta-a-venezia/ https://minimaetmoralia.it/fotografia/polvere-corpo-e-fotografia-la-mostra-di-joan-fontcuberta-a-venezia/#respond Tue, 13 Feb 2024 09:20:32 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=53395 Immagine: Joan Fontcuberta. Cultura di polvere, installation view, Museo Fortuny. La mostra chiude il 10 marzo 2024. Quando si alza il sipario sulla fotografia, nella maggior parte dei casi è il soggetto a catalizzare sguardo e pensiero. Posa, atmosfera, tecnica di ripresa, obiettivo, tempo di esposizione contribuiscono a delineare un perimetro visivo entro il quale […]

L'articolo Polvere, corpo e fotografia. La mostra di Joan Fontcuberta a Venezia proviene da Minima et Moralia.

]]>
Immagine: Joan Fontcuberta. Cultura di polvere, installation view, Museo Fortuny. La mostra chiude il 10 marzo 2024.

Quando si alza il sipario sulla fotografia, nella maggior parte dei casi è il soggetto a catalizzare sguardo e pensiero. Posa, atmosfera, tecnica di ripresa, obiettivo, tempo di esposizione contribuiscono a delineare un perimetro visivo entro il quale si staglia il soggetto, qualunque esso sia. Ma cosa succede nel momento in cui l’oggetto fotografico guadagna sostanza? Qual è la sua cornice e, soprattutto, il suo destino?

Ad avventurarsi sul terreno scavato da simili interrogativi è Joan Fontcuberta (Barcellona, 1955), protagonista della mostra veneziana allestita negli ambienti al pianterreno del Museo Fortuny, un tempo studio e laboratorio del geniale Mariano Fortuny y Madrazo. Le passioni policentriche dell’illustre padrone di casa – abile sperimentatore in ambito pittorico, scenotecnico, tessile, fotografico ‒ impregnano tuttora le pareti della dimora museo, custode della ricchissima collezione di famiglia, stabilendo un legame a distanza con la pratica e l’indagine di Fontcuberta. Nelle mani dell’artista catalano la fotografia diventa infatti un organismo mutevole, da porre costantemente in discussione grazie a un approccio che affonda le radici in una intelligente – e a tratti ironica – sfida al dato di fatto.

Ne è conferma la “materia prima” da cui trae origine la mostra lagunare, riscoperta dallo stesso Fontcuberta durante la sua residenza d’artista a Roma presso l’ICCD – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. Potendo attingere da una delle più vaste raccolte di fotografie storiche in Italia, Fontcuberta ha scelto di accendere la luce su materiali che versano in condizioni critiche. Si tratta di oggetti fotografici il cui “corpo” è deteriorato dallo scorrere delle epoche e dall’attacco di microrganismi vivi e implacabili come muffe, microbi e funghi.

A finire sotto i riflettori sono alcune delle fotografie originali realizzate dal principe Francesco Chigi Albani della Rovere fra il 1896 e il 1943, poi confluite nel cosiddetto Fondo Chigi donato dagli eredi all’istituto romano nel 1970. Interessato a ritrarre il paesaggio circostante con piglio quasi scientifico, il nobile autore giocava con i limiti della fotografia, erodendoli a suon di fotomontaggi e salti mortali cromatici. Anche in questo caso il legame a distanza con Fontcuberta è palpabile. L’artista spagnolo sembra raccogliere il metaforico testimone dal suo predecessore, esaltando ciò che abitualmente si vuole tenere lontano dai propri occhi: gli esiti traumatici del deterioramento.

“Questo lavoro analizza l’agonia materiale della fotografia” ‒ dice Fontcuberta a Francesca Fabiani, curatrice del progetto di residenza e autrice del testo riportato nel libro d’artista che accompagna la mostra. “La fotografia è un dispositivo di memoria legato alla materia. Il suo deterioramento materiale genera una fotografia paradossalmente ‘amnesica’, senza più memoria. L’immortalità simbolica della fotografia pertanto si è rivelata falsa, anch’essa è destinata a scomparire”.  Non a caso il lavoro compiuto da Fontcuberta presso l’ICCD è parte integrante di Trauma, la ricerca condotta dall’artista nell’arco degli ultimi anni per riflettere sulla sofferenza che investe l’oggetto fotografico.

Fontcuberta non agisce sulle piccole lastre in vetro che riportano in negativo le immagini volute dal principe Chigi – prologo della mostra ‒, ma le espone, cogliendo e ingrandendo le cicatrici impresse dai decenni e dagli organismi fioriti in presenza della gelatina ai sali d’argento sul retro della lastra. L’artista si limita a isolare un frammento della composizione fotografica e a renderlo protagonista di un racconto visivo destinato a concludersi, forse, soltanto in seguito al definitivo annientamento del corpo fotografico.

Le dodici light box al centro della mostra Cultura di polvere sono prelievi da un passato che cessa di essere tale nella misura in cui la pelle fotografica che lo sigilla è riconosciuta come epidermide modificata non solo da ciò che è stato – la critica di Fontcuberta alle teorie di Roland Barthes echeggia inevitabilmente sullo sfondo ‒, ma anche da ciò che continua a essere, a riverberarsi nel presente e a muoversi verso il futuro.

Tempo, deterioramento, corpo della fotografia che si riduce in polvere, la stessa capace di offuscare il Grande Vetro di Duchamp nel celebre scatto fotografico dell’amico Man Ray datato 1920. Quella fotografia, denominata emblematicamente Élevage de poussière, innesca l’ennesimo rimando che scandisce la mostra veneziana di Fontcuberta, il cui titolo, in prima battuta, era Coltura di polvere. Dall’allevamento (élevage) di polvere alla coltura di “colonie batteriche che nel loro indaffarato agire producono polvere e detriti”, definite tali dalla curatrice Fabiani nel già menzionato libro d’artista a corredo dell’esposizione, il passo è breve e il comune denominatore è la patina di particelle leggere e implacabili in grado di rendere tangibili gli effetti di un’entità organica solo di riflesso come il tempo.

 

L'articolo Polvere, corpo e fotografia. La mostra di Joan Fontcuberta a Venezia proviene da Minima et Moralia.

]]>
https://minimaetmoralia.it/fotografia/polvere-corpo-e-fotografia-la-mostra-di-joan-fontcuberta-a-venezia/feed/ 0