Bauman Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/bauman/ un blog di approfondimento culturale Sat, 22 Oct 2016 14:27:34 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Bauman Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/bauman/ 32 32 La cultura della differenza come scusa per l’indifferenza https://minimaetmoralia.it/cultura/la-cultura-della-differenza-come-scusa-per-lindifferenza/ https://minimaetmoralia.it/cultura/la-cultura-della-differenza-come-scusa-per-lindifferenza/#comments Thu, 25 Feb 2016 09:27:21 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=30083 Questo pezzo è uscito su La Repubblica C’è stato un tempo in cui la cultura era uno strumento di emancipazione e di trasformazione sociale. Giuseppe Di Vittorio a quindici anni era ancora analfabeta. Quando capì che guidare una lega bracciantile in quelle condizioni significava brandire un’arma senza punta, si procurò un vocabolario. Oggi, possedere una cultura […]

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Questo pezzo è uscito su La Repubblica

C’è stato un tempo in cui la cultura era uno strumento di emancipazione e di trasformazione sociale. Giuseppe Di Vittorio a quindici anni era ancora analfabeta. Quando capì che guidare una lega bracciantile in quelle condizioni significava brandire un’arma senza punta, si procurò un vocabolario.

Oggi, possedere una cultura è un buon biglietto da visita per l’ingresso in società. Ammessi a quella rutilante e a volte sinistra festa in maschera che è per ora il XXI secolo, ci accorgeremo molto presto che il nostro abito culturale – ciò che ci aveva fatto varcare i cancelli del palazzo con relativo inchino dei buttafuori – è il travestimento perfetto per risultare ininfluenti nel caso ci venga voglia di cambiare le regole del gioco. Anche perché, più che possedere una cultura forse ci stiamo limitando a macinare dei consumi culturali. Benvenuti nella modernità liquida, dove anche Marx è un articolo da bazar o da festival letterario.

È questo il punto di partenza di Per tutti i gusti, ultimo libro di Zygmunt Bauman appena pubblicato da Laterza. Si tratta di un’opera intelligente, utile a quei lettori che (usando a propria insaputa la cultura come foglia di fico) vogliano farsi mettere un po’ in crisi.

Il concetto di cultura come strumento di liberazione, spiega Bauman, è un lascito della Rivoluzione francese. Crollato l’Ancien Régime, la cultura doveva aiutare a ricostruire la società, riscattando l’uomo dagli abissi dell’ignoranza, cioè dalla condizione che lo rendeva schiavo. Con la nascita degli stati nazionali e la loro evoluzione democratica, la cultura diventa nel peggiore dei casi il megafono e nel migliore il fiore all’occhiello dello Stato, il che accade grazie al conflitto (sedato e rilanciato di continuo) tra intellettuali, artisti e società civile da una parte, e istituzioni dall’altra. Simone Weil, Céline, Camus, Sartre sono al tempo stesso espressione delle contraddizioni della Francia del XX secolo e la sua certificazione di grandezza.

Con la crisi degli stati nazionali questo modello va in crisi. Durata, universalità, misteriosa refrattarietà a un fine pratico. Ecco tre prerogative della bellezza artistica di cui il mondo 2.0 vorrebbe sbarazzarsi. I prodotti culturali hanno oggi un fine ben preciso (vendere), un target (per tutti i gusti, appunto), e la deperibilità necessaria al rapido rimpiazzo. La ricaduta di questo su di noi – che forse ancora aspiriamo alla cultura come conquista felice – è di viverla invece come ansiogena fuga in avanti. Il problema, scrive Bauman, è che “il progresso si è spostato da un discorso di miglioramento di vita condiviso a un discorso di sopravvivenza personale”. Di conseguenza, siamo spinti a interpretare anche i consumi culturali in termini individualistici, “nel quadro di uno sforzo disperato per non uscire di pista e evitare l’esclusione dalla corsa”.

Qui c’è la parte più interessante e destabilizzante del discorso di Bauman. Se la cultura è solo la cresta dell’onda nell’oceano globalizzato in cui viviamo, cosa si muove sotto i consumi usa e getta di quella che, con buona pace di Steve Jobs, potremmo definire iCulture? Ovviamente l’economia, che nel XXI secolo ha riallargato paurosamente la forbice tra ricchi e poveri, tra inclusi e esclusi. È di questo modello che saremmo gli utili idioti quando calziamo Proust o Lady Gaga per non venire esclusi da un altro ballo in società. Dismesso il ruolo di promotori di grandi trasformazioni, molti intellettuali si rifugiano nella difesa della multiculturalità. Cioè proprio dove, secondo Bauman, si cela un grande equivoco del pensiero progressista degli ultimi anni. Da una parte difendiamo le differenze culturali e i diritti delle minoranze, dall’altra leggiamo anche la disuguaglianza come una differenza culturale. “Con questo espediente linguistico la bruttezza morale della povertà si trasforma magicamente nell’appeal estetico della diversità culturale”.

La cultura della differenza come scusa per l’indifferenza davanti alle disparità.

Non c’è libertà senza giustizia sociale, si diceva un tempo, e il libro di Bauman esce proprio mentre il famigerato 1% detiene per la prima volta più ricchezza del restante 99%. La prossima volta che leggiamo le parole Think different, ricordiamoci che si tratta solo di pubblicità.

 

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Il meglio di Pagina 3: settimana dal 19 al 23 novembre 2012 https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina-3-19-23-novembre-2012/ https://minimaetmoralia.it/cultura/il-meglio-di-pagina-3-19-23-novembre-2012/#comments Fri, 23 Nov 2012 15:40:43 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=11594 Oggi parte una nuova rubrica in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di novembre è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Maria Friberg, Still Lives.)

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Oggi parte una nuova rubrica in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di novembre è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Maria Friberg, Still Lives.)

Lunedì 19 novembre:

  “Ecco cosa vuol dire subire una fatwa”. Salman Rushdie, perseguitato dagli ultrà islamici, racconta la sua vita da fuggitivo. Articolo di Matteo Sacchi, il Giornale, p. 20.

 Roth: ora sono libero, gioco con l’iPhone. Articolo di Paolo Mastrolilli, La Stampa, p. 23.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Sweet Lorraine di Teddy Wilson

 

Martedì 20 novembre:

 A qualcuno piace usato. Nell’anno nero dell’editoria, il settore dei libri di seconda mano va in controtendenza. Articolo di Mario Baudino, La Stampa, pp. 34-35.

 La filosofia della routine. Bauman: “Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati”. Articolo di Raffaella De Santis, la Repubblica, p. 35.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Play Piano Play di Erroll Garner

 

Mercoledì 21 novembre:

 Lo stato culturale. Troppi soldi pubblici uccidono la creatività? Articolo di Francesco Merlo, la Repubblica, p. 35.

 Sotto il segno di Andy Warhol. Articolo di Gian Maria Annovi, il manifesto, p. 10.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Peu de chose di Enrico Pieranunzi.

 

Giovedì 22 novembre:

 Sesso, droga e computer. In fuga il re dell’antivirus, John McAfee. Articolo di Angelo Aquaro, la Repubblica, p. 33.

 Loach rifiuta il premio torinese: “Difendo gli operai sfruttati“. Accuse al Museo del cinema. Barbera: è male informato. Articolo di Valerio Cappelli, Corriere della Sera, p. 45.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Pixie #6 in A Minor di George Winston

 

Venerdì 23 novembre:

 Il calendario Maya dell’editoria. Articolo di Ilaria Bussoni su alfabeta2.it

 L’utopia del Signor G. Una breve storia della Sinistra secondo Gaber. Articolo di Laura Franza, la Repubblica, p. 44.

Ascolta il podcast dell’intera puntata – Il brano di oggi è Jubilee di Bill Charlap

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