Bill Drummond Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/bill-drummond/ un blog di approfondimento culturale Wed, 20 Mar 2019 13:28:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://minimaetmoralia.it/wp-content/uploads/2025/07/cropped-cropped-309290503_464034925751050_1790831071097755281_n-32x32.jpg Bill Drummond Archivi - Minima et Moralia https://minimaetmoralia.it/tag/bill-drummond/ 32 32 Nella terra del Pericolo https://minimaetmoralia.it/musica/nella-terra-del-pericolo/ https://minimaetmoralia.it/musica/nella-terra-del-pericolo/#comments Wed, 20 Mar 2019 13:28:53 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=39794 di Diego De Angelis

Nei corsi di sceneggiatura o in quelli che ti insegnano a pitchare che tanto vanno tra i giovani aziendalisti del nuovo millennio ti fanno la testa così sul fatto che, se vuoi raccontare una storia, allora una cosa conta davvero: la sintesi, abilità essenziale del narratore.

Sono settimane che è esploso il fenomeno Alessandro Vanetti, in arte Massimo Pericolo, uno dei migliori scrittori di pugni in faccia sotto forma di barre che sbucati dall’underground musicale italiano.

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(fonte immagine)

di Diego De Angelis

Nei corsi di sceneggiatura o in quelli che ti insegnano a pitchare che tanto vanno tra i giovani aziendalisti del nuovo millennio ti fanno la testa così sul fatto che,  se vuoi raccontare una storia, allora una cosa conta davvero: la sintesi, abilità essenziale del narratore.

Sono settimane che è esploso il fenomeno Alessandro Vanetti, in arte Massimo Pericolo, uno dei migliori scrittori di pugni in faccia sotto forma di barre che sbucati dall’underground musicale italiano.

“Mi sono fatto due anni / tu ti sei fatto due grammi”, che apre l’hit 7 Miliardi, è un incipit notevole per uno storyteller. Con una sola frase abbiamo colto l’antitesi nei confronti di una figura che torna in altre canzoni di Pericolo, una figura della quale noi vestiamo i panni tramite il transfert dell’ascolto. Pericolo fa partire il pezzo marcando una linea grossa così tra lui (l’outlaw anti-sociale, il criminale, il giovane) e l’altra parte del muro (la società borghese, le forze dell’ordine, la borghesia).

Conoscete la storia di Watch the K Foundation Burn a Million Quid? E’ un video nel quale si vedono i KLF fare quello che li consegnò alla storia come il duo house più pazzo in circolazione: bruciano un milione di sterline.

Sotto certi aspetti, il gesto iniziale che si vede all’inizio del videoclip di 7 Miliardi mi ha ricordato la storia dei soldi inceneriti da Cauty e Drummond.

C’è qualcosa di simbolico nell’incipit di 7 Miliardi. Vanetti da fuoco alla sua tessera elettorale per trasformarsi in Massimo Pericolo. Come con The KLF è un gesto dal sapore magico e fortemente caotico, caos che è d’altronde il nucleo della poetica del rapper di Brebbia. Sia chiaro che tra le due cose vogliamo tenere le debite distanze: magari la tessera anagrafica è finta e comunque non è nulla di così pazzoide come bruciare un milione di sterline. Ma stiamo parlando di simboli, nient’altro.

7 Miliardi nel giro di poco è passata dall’essere un cult del sottobosco della trap italiana a vera e propria hit (al punto tale da aver attirato l’attenzione di Diplo) . Un successo che è conseguenza del fenomeno che incarna, una combinazione di sintesi narrativa e simbolismo caotico.

La storia della musica del ‘900 di disgraziati Dottor Faust, a partire dall’arcinoto Robert Johnson. E il mondo di Pericolo è così, molto più blues di quando potrebbe sembrare.

Il primo impatto che ho avuto con Massimo Pericolo penso sia stato quello condiviso da molti. L’immaginario estetico è quello in parte riconducibile anche anche a un altra next big thing, il casertano Speranza, fatto di tute economiche, cappelli tamarri, gente che fuma (qualsiasi cosa), incitamento all’odio nei confronti della polizia e così via. Ma non sia mai a parlare di solo estetica e niente arrosto, perché Pericolo il carcere se l’è fatto per davvero e ne parla in Cella Senza Cesso:

“Ero dentro, in quella cella senza cesso
Mi ribecco col mio vecchio che mi chiede cosa prendo
Ma mi chiedo cosa c’entro e dice cose senza senso
Mentre penso a cosa dire senza dire a cosa penso
Ero dentro, in quella cella senza cesso
E becco questo brutto ceffo che mi chiede cosa prendo
Ma mi chiedo cosa c’entro e dice cose senza senso
Mentre penso a cosa dire senza dire a cosa penso”

CSC è un pezzo che parla del carcere e lo fa in un modo che ci interessa. C’è la rabbia contro chi l’ha sbattuto dentro, che si trasforma in offesa  (Se uno sbirro mi intercetta con i walkie-talkie

C’è sua figlia che mi dice: “Voglio che mi sfondi”) ma c’è anche altro. In sottofondo viaggia un senso di perdita e di colpa, tra frasi come “Dietro ho perso troppi soci per spararmi anch’io” o “E a volte ho così freddo, cazzo, che mi darei fuoco” .

Il disagio di Massimo Pericolo sembra provenire dall’idea di un tempo adolescenziale che scappa; lo conferma in CSC con “La vita è corta e c’ho fame” e si intuisce il senso di “Moriamo tutti, anche tua madre / Diventare adulti è solo sborrare”: muoiono i cari e da grandi si diventa degli animali senza speranze.

Per tornare a 7 Miliardi, questa è una canzone che mette sul piatto due forme di dualismo.

Il primo è già accennato, quello tra il protagonista e il suo interlocutore. Un costante io vs tu che ha svariati significati:  “Mi sono fatto due anni / Tu ti sei fatto due anni” è attivo contro passivo, forza contro debolezza o, per dirla con un vecchio filosofo tedesco, realtà contro apparenza. “Mi arresti ma tanto non parlo” è un modo per dichiarare una propria integrità nonostante il tutto, perché l’odio nei confronti delle forze dell’ordine non è un acab at cazzum, ma qualcosa di particolarmente sentito. In questa intervista rilasciata un paio di mesi fa scopriamo che le citazioni nel videoclip a Giuseppe Uva non solo casuali ma figlie di avvenimenti indirettamente personali.

“Non ho quindici case / le ho solo cambiate” è la dichiarazione di appartenenza ad uno strato sociale che ha toccato il fondo, ma anche una forma d’orgoglio per il suo retaggio sociale. In “Sabbie d’oro”, che da qualche giorno ha anche un bel videoclip, dice “Se i miei fossero ricchi non sarei chi sono / Ma sono due falliti e senti come suono”, quindi ci confessa che la sua potenza lirica viene tutta da quel mondo povero che gli ha permesso di delineare arte e confini sociali, “Tu non sai quanto cazzo costa essere poveri / I tuoi soprabiti e i tuoi soprammobili per cocainomani”. La povertà e il ghetto provocato dall’inevitabile ricchezza degli altri rende ciechi i servitori della legge – e, quindi, dei potenti: “Sbirro guarda un po’ più in là del tuo binocolo / Non c’è una scelta se i bisogni te li impongono”.

L’altro dualismo di Pericolo è tematico, legato a due stati d’animo opposti. Se da una parte c’è la violenza/caos, rappresentata da tessere elettorali da incendiare e dichiarazioni di odio nei confronti dello Stato e delle istituzioni che lo rappresentano, dall’altra vi è un disperato bisogno di essere felici. Il finale di 7 Miliardi da questo punto di vista è eloquente:

Fotte un cazzo di niente
Non so neanche chi è il presidente
Non voto che tanto non serve
Non mi sposo così scopo sempre
Voglio solo una vita decente

Dietro il caos di Pericolo si celano amare tenerezze, tutte riducibili alla necessità di una vita migliore: da “l’alcool ci ha reso più stronzi” a “Voi di che cazzo di fate per mandarmi in galera d’estate?” (ispirato a fatti autobiografici), passando per quelle frasi che sono proprio l’interazione tra il caos e la richiesta di una fine, come “In prigione da piccolo e domani m’impicco”. Sia 7 Miliardi che Sabbie d’Oro si concludono con un’atmosfera rilassata: nel primo è un sorriso che chiude tre minuti di violenza, nel secondo caso un bagno emblematico tra le fredde acque nel Lago Maggiore.

Visto da questo punto di vista, il suo odio verso l’esistenza piccola borghese, fatta di mutui e punti spesa, il suo desiderare i miliardi, altro non è che un’iperbole linguistica e tematica, una forza centripeta, come un oggetto scagliato al massimo della forza verso l’esterno di una periferia infernale chiamata provincia italiana.

Come dicevo Massimo Pericolo, più che un punk della Trap, è una storia blues per definizione, che dice cose sull’amore, il lavoro, i soldi e l’ingiustizia tramite il “feeling blue”, il lamento musicale per eccellenza. Non si parla di assoli e bending, dei feticci da quarantenni con la passione del vinile, ma di un fluido ancestrale di cento anni fa.

In Miss il ritornello è l’ennesimo mix di amore-dolore-violenza nel quale l’immagine della ragazza amata, a letto con un altro, provoca dolore e voglia di violenza, bestemmie e così via.

Ma a ribadire il concetto, dietro il necessario caos (anzi, per ritornare a The KLF, il chaos), c’è una poetica malinconica che in un pezzo come Totoro esplode. Sicuramente grazie anche alla produzione di Xqz, ma il testo è una di quelle cose che si scrivono talmente sincere e informali che fatte da altri qualunque rischierebbero di risultare imbarazzanti.

Prima di partire con la vera e propria canzone, Totoro ha una sorta di incipit difficile da contestualizzare: sembra una fiaba scritta da un tossico o se vogliamo essere accademici una poesia di Krista Franklin, come Out of the Woods.

Ti prego, signore del bosco
Controlla i pacchetti che abbiamo nascosto
Caccia gli infami, abbonda il raccolto
Aiuta chi scappa, imbroglia il pulotto

Chi è il signore del bosco? Chi sono gli infami? Di cosa è fatto il raccolto?
L’idea, a leggere anche il nome della canzone e vederne l’estetica, è che questo sia un pezzo che sta a metà tra lo stereotipo trap e il paradiso pre-adolescenziale di chi è cresciuto guardando la TV dei bambini, tipo la Melevisione (il fantabosco). Una regressione verso un mondo migliore, ma anche l’ennesima demarcazione noi vs voi: “Wei bro, tu vieni da Milano io no, resto troppo fuori mano per giocare all’hip hop” è un modo per dire che tante cose uno di provincia non solo non può farle, ma che si deve anche sorbire la moda e il grosso della civiltà arrivare dalla città; ma è anche vero che la città è un “cesso senza cella”, dove l’erba è affogata nel cemento. Il mondo di Pericolo è un’arcadia suburbana, fatta di alberi che celano laghi, gatti randagi e condomini abitati da pazzoidi, di boschi che nascondono rituali a base di canne e ritmi tribali. Si va in città da strafatti in acido, si torna che ci sono le allucinazioni e alle fermate del bus c’è Totoro, la creatura di Miyazaki, che nell’immaginario descritto sembra averci messo mano. Torna il magico, dal simbolo caotico di 7 MIliardi ora si passa alla ritualità del bosco sacro.

Massimo Pericolo è non troppo lontano da alcuni volti nuovi della “nuova scuola”, come il già citato Speranza o Ketama126. A proposito, con il rapper di Trastevere condivide la fragilità emo e manco a farlo apposta entrambi hanno collaborato con Generic Animal, figlioccio artistico di Jacopo Lietti. Ma detto ciò, il binomio tra caos e romanticismo che attraversano le sue canzoni lo rendono uno dei momenti più interessanti e profondi dell’attuale scena italiana.

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Complotto! Storia paranoica dei KLF https://minimaetmoralia.it/letteratura/complotto-storia-paranoica-dei-klf/ https://minimaetmoralia.it/letteratura/complotto-storia-paranoica-dei-klf/#comments Sat, 12 May 2018 06:00:59 +0000 https://minimaetmoralia.it/?p=37189 Pubblichiamo un pezzo uscito sul Mucchio, che ringraziamo. La siglia KLF, vi dice qualcosa? Gran Bretagna, seconda metà degli anni Ottanta. Bill Drummond (ex Big in Japan) e Jimmy Cauty (musicista anche lui, ex disegnatore di copertine di libri, tra le altre una del Signore degli anelli) mettono in piedi un duo elettronico – inizialmente […]

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Mucchio, che ringraziamo.

La siglia KLF, vi dice qualcosa? Gran Bretagna, seconda metà degli anni Ottanta. Bill Drummond (ex Big in Japan) e Jimmy Cauty (musicista anche lui, ex disegnatore di copertine di libri, tra le altre una del Signore degli anelli) mettono in piedi un duo elettronico – inizialmente noto come The Justified Ancients of Mu Mu – che sforna un album ricco di saccheggi di vario genere: pezzi rubati da Abba e Beatles e Samantha Fox e persino John Coltrane campionati e distorti in vario modo.

Il disco lo trovate su Youtube, si chiama 1987 – What the Fuck Is Going On?, e ai tempi gli Abba ne ottennero il ritiro dal mercato per violazione di copyright. Una ventina di anni dopo sarebbe venuta fuori Hung Up di Madonna, con un bel campionamento di Gimme! Gimme! Gimme!, ma che volete, i visionari sono spesso incompresi.

E, be’, Drummond e Cauty erano tipi decisamente visionari. Direi anzi che scorrendo il dizionario alla voce Pazzi i due in questioni dovrebbero trovare piena ospitalità. Situazionisti in un senso decisamente radicale (a pensarci, un situazionismo non radicale serve a poco); con una serie di iniziative musicali e artistiche al loro attivo che sarebbero piaciute ad Alfred Jarry, il padre della patafisica; due personaggi che farebbero la loro discreta figura nell’Incanto del lotto 49 di Thomas Pynchon.

Intanto, prima che i dizionari vengano aggiornati a dovere, c’è di meglio: John Higgs, romanziere e saggista inglese, ha raccontato la loro storia, e il risultato è Complotto! Caos, magia e musica house (Nero editions, collana Not), un libro concentrico, multidirezionale, una biografia esplosiva, diciamo un Carrère sotto acido, può andar bene?
C’è un episodio che viene raccontato subito, nel prologo al libro, ed è questo. Il 23 agosto, quando i KLF sono considerati ormai superati, e Drummond e Cauty si fanno chiamare K Foundation, vanno sull’isola di Jura in Scozia. E che fanno? Si riprendono mentre gettano al fuoco un milione di sterline. Letteralmente. Il video che girano, dal didascalico titolo Watch the K Foundation Burn a Million Quid, è, anche quello, facilmente a disposizione in giro sull’Internet.

Se queste sono le premesse, si può immaginare come prosegua la cronaca psichedelica di Higgs. È come mettere un disco su un piatto e farlo scorrere al contrario, per imbattersi in una centrifuga con Julian Cope e Alan Moore, o John Fitzgerald Kennedy e Guy Debord. Una ricerca al cuore di quel gesto a Jura, in cui si alternano teorie di vario genere, un affresco lisergico costruito con videoarte e rave e massicce dosi di controcultura.

Nel suo racconto, poi, Higgs ci seduce con una qualità essenziale per un buon affabulatore: costruisce ponti, manda segnali in direzioni diverse, tira dentro la sua storia faccende come la curva dell’oblio di Ebbinghaus (di cui, beninteso, non avevo sentito mai parlare) o il discordianesimo, un fenomeno che «di solito viene descritto come una complessa satira travestita da religione, oppure come una complessa religione travestita da satira»; e poi Carl Gustav Jung e il modo in cui leggeva i sogni, eccetera.

Il risultato – che passa pure attraverso la Società Segreta degli Illuminati, e qui il libro di Higgs si fa veramente pynchoniano e paranoide in un senso piacevole –  è un racconto che non può non incuriosire, nelle pieghe underground della musica e della storia. In definitiva Complotto è un libro che ti attira a sé verso un terreno friabile; un terreno dove è tuttavia divertente affondare, roteare le braccia e gridare Aiuto, dove sono finito?

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